di Antonella Sagone, pubblicato su Da mamma a mamma n. 98

 

Uno dei motivi per cui l’allattamento non ha successo, o viene interrotto prima di quanto si era previsto, è che “il bambino non vuole poppare”. Dietro questa frase ci possono essere in realtà situazioni molto diverse le une dalle altre: dal bambino che non si è mai attaccato al seno, a quello che poppa male o piange al seno, a quello che dopo un periodo di felice allattamento improvvisamente sembra non volerne più sapere. Una cosa però accomuna molte mamme che si trovano in questa situazione: la dolorosa sensazione di essere rifiutata, il senso di inadeguatezza e la preoccupazione che il bambino possa non nutrirsi a sufficienza. Il bambino che “non vuole il seno” è un paradosso difficilmente comprensibile, differente da altri problemi come il dolore al seno o al capezzolo, l’ittero, le coliche del lattante: quando non si riesce a portare il bambino al seno, viene colpito proprio il cuore dell’allattamento, quella relazione speciale fatta di intimità e di intensa comunicazione fra madre e figlio che si realizza attraverso la poppata.

Il paradosso è però solo apparente. il cosiddetto “rifiuto” del seno è solo un’altra difficoltà, l’espressione di un ostacolo all’allattamento che è solo più difficile da identificare, meno evidente nelle sue cause. Il bambino non rifiuta il seno o la mamma: sta solo esprimendo un disagio che dobbiamo ancora comprendere. I termini che generalmente vengono usati (“non vuole” poppare, “rifiuta” il seno), sembrano implicare una scelta del bambino, ma il bambino non ha una scelta: tutti i bambini vorrebbero poppare quando ne hanno bisogno, ma non sempre ci riescono.

La nostra cultura, così propensa a ricorrere a certi luoghi comuni sulla scarsa quantità o qualità del latte, è sempre pronta ad attribuire il rifiuto del bambino a qualcosa che non funziona nella mamma. Si dice così che il bambino non poppa perché “non trova nulla”, oppure che “rifiuta il sapore del latte”. È importante sapere che questi non sono quasi mai motivi reali del rifiuto di poppare. I bambini vanno al seno perché sono nati per questo, vi trovano non solo nutrimento ma anche conforto, e non rinunciano a poppare semplicemente e solo perché il latte “non c’è più”. Il più delle volte, la produzione non è il problema centrale, anche se il bambino può avere difficoltà a ottenere questo latte dal seno per motivi che verranno spiegati meglio più avanti. Se il bambino vuole più latte, il suo istinto lo ha programmato proprio per fare l’opposto di uno sciopero: poppare di più.

C’è poi tutta una mitologia sul sapore del latte e sulle tante cose che indurrebbero il bambino a rifiutarlo per questo motivo, fino a spingersi a cercare di rendere il latte insapore (vietando alla mamma qualsiasi spezia o cibo saporito) nel timore che il bambino reagisca male. In effetti, questo è assurdo, dato che uno degli scopi del latte è anche abituare il bambino all’alimentazione famigliare, e tutti gli studi fatti mostrano che il lattante va matto per i sapori anche forti che possono passare nel latte, rendendolo sempre vario e gustoso. Raramente, un bambino può avere avversione per un particolare sapore assunto dal latte: in questo caso, una semplice prova potrà dimostrarlo. Basterà offrire al bimbo il latte materno spremuto, con una tazzina o un altro mezzo che non sia il seno. Il bambino che rifiuta di poppare in genere accetta con entusiasmo il latte della mamma spremuto e offerto in altro modo.

ALCUNI PUNTI FERMI

Nell’affrontare il rifiuto del seno è importante mantenere alcuni punti fermi.
Il bambino deve essere nutrito adeguatamente. Se al momento questo non è possibile al seno, al bambino deve essere dato un sufficiente apporto di latte in altri modi1.
La produzione di latte deve essere mantenuta. Il latte si produce perché il seno viene regolarmente “svuotato”: più latte viene rimosso dal seno, più intensa sarà la produzione di nuovo latte. Se il seno non viene drenato perché il bambino non poppa o lo fa in modo poco efficace o per troppo poco tempo, occorre estrarre il latte con altri metodi (tiralatte o spremitura manuale)2 in modo da mantenere lo stimolo alla produzione. Il latte estratto può essere offerto al bambino con altri sistemi. Una volta assicurato il mantenimento della lattazione, e nutrito bene il bambino, la risoluzione del “rifiuto” diviene solo una questione di tempo; non si sa quanto ci vorrà, ma tu e il tuo bambino potete prendervi tutto il tempo che vi serve per risolvere il problema.
Si può recuperare la relazione con il bambino in altri modi. Mentre si lavora alla risoluzione del problema, occorre recuperare in altri modi quello che è venuto a mancare: il tenero, intimo contatto pelle a pelle con il bambino, il senso di vicinanza e di comunicazione speciale che si instaura naturalmente durante la poppata. Questo può essere fatto in molti modi. Per prima cosa, usare una fascia o un marsupio e portare “addosso” il bambino il più possibile: anche in casa la fascia può essere un modo non solo piacevole di stare con il bambino, ma anche utile per tenerlo tranquillo e soddisfatto mentre si fanno le faccende domestiche. Il contatto pelle a pelle può essere assicurato in casa “indossando” il bambino a diretto contatto con il tuo petto: questo faciliterà il ritorno al seno del piccolo. Fare il bagno assieme, praticare il massaggio del neonato, dormire insieme o anche semplicemente giocare e scambiarsi le coccole che ogni mamma conosce, sono altri modi per mantenere viva quella connessione che ti aiuterà a trovare la strada per riportare al seno il tuo piccolo, e soprattutto ti darà l’intima certezza che tuo figlio non ti “rifiuta”, ma sta solo attraversando un momento di difficoltà.
Trovare un sostegno è fondamentale. La nostra cultura è poco supportiva verso la mamma che allatta anche quando l’allattamento va bene, ed è ancora più pronta a scoraggiarla alle prime difficoltà. Ecco perché è utile cercare l’aiuto di persone competenti in allattamento (una Consulente de La Leche League o una Consulente Professionale in allattamento materno-IBCLC); inoltre fare parte di una rete di relazioni con persone che hanno un approccio positivo verso l’allattamento, essere in un gruppo di donne che allattano e si sostengono reciprocamente, diventa in questi casi ancora più fondamentale: per molte mamme in questi momenti ha fatto la differenza andare a un incontro mensile de La Leche League, dove spesso possono trovare altre donne che già hanno superato una difficoltà simile.

Spesso la mamma che si trova in questa situazione, infatti, deve fronteggiare anche lo scarso sostegno delle persone intorno a lei. La nostra cultura, che considera generalmente allattare al seno un’impresa difficoltosa, impegnativa e dall’esito incerto, e d’altra parte ritiene normale nutrire il bambino con un alimento di sintesi somministrato con una bottiglia, può non comprendere gli sforzi che la mamma fa per portare o riportare al seno il suo bambino. Animata da buone intenzioni ma poco informata, la gente può ritenere che non valga la pena che tu ti dia tanta pena, quando il biberon “è praticamente la stessa cosa”; può essere preoccupata per la tua salute ed esortarti a non stressarti, a non “perderci la salute”. A volte le persone vicine alla madre possono temere che il bambino non si nutra a sufficienza e arrivare anche ad accusare la mamma di volerlo “affamare”; possono soggiacere a certi miti propri della nostra società, per cui il bambino sarebbe in qualche modo male intenzionato, “furbo”, “viziato” o prepotente, e addossare a lui la “colpa” del fallito allattamento: “ti tiene in ostaggio”, “non ne vuole sapere del tuo seno”, “è capriccioso”, sono cose che una mamma, già provata dalla difficoltà in cui si trova, può sentirsi dire. Se il bambino è più grande, poi, e rifiuta il seno dopo un periodo in cui l’allattamento procedeva bene, le persone intorno a te possono suggerire che sia pronto a svezzarsi, anche se l’allattamento dura da meno di un anno, dato che nella nostra cultura è insolito che si allatti oltre i primi mesi.

TANTE CAUSE, TANTE DIVERSE SITUAZIONI

Cerchiamo di definire le diverse situazioni che vengono genericamente definite “rifiuto del seno”. Per prima cosa, il periodo in cui sorge il problema.
Il bambino rifiuta il seno dalla nascita. Può risentire dei farmaci somministrati alla mamma durante il travaglio; aver subito un parto traumatico e avere qualche dolore in determinate posizioni4, oppure aver bisogno di tempo per recuperare un uso coordinato dei riflessi di orientamento, attacco e suzione5; può darsi che in nursery stia ricevendo delle aggiunte e venga portato alla mamma quando non ha fame, oppure sia confuso su come poppare, avendo succhiato il ciuccio o la tettarella del biberon.
Il bambino rifiuta il seno dopo un periodo in cui l’allattamento procedeva bene. Può trattarsi del cosiddetto “sciopero del poppante”, un fenomeno che può verificarsi per una quantità di motivi molto diversi fra loro. Spesso le cause dello sciopero si comprendono solo dopo la sua risoluzione, e a volte restano un mistero. Lo sciopero può protrarsi per poche ore o per molti giorni, e il bambino può tornare al seno di punto in bianco, oppure gradualmente. Nel bambino più grande, lo sciopero si distingue da un autosvezzamento per il fatto che nel secondo caso (che in genere non si verifica mai comunque nel primo anno) il bambino è sereno e soddisfatto ed è semplicemente poco interessato a poppare; mentre nello sciopero il bambino è visibilmente infelice, irrequieto e insoddisfatto, e sembra voler poppare, anche se poi quando viene messo al seno non lo fa.

 

Esistono poi vari gradi di rifiuto del seno; anche questi ci aiutano a comprendere le cause del disagio, o almeno a escludere certe possibilità.

Il bambino rifiuta attivamente il seno. Se accostato al seno, piange, volta la testa dall’altra parte, respinge il seno con le braccia e sembra “lottare” contro di esso. Può aver associato al seno un’esperienza negativa (ad esempio una procedura medica effettuata tenendo il bambino nella posizione di allattamento), ma può anche essere, specie nei neonati, il risultato di una manipolazione errata. Il caso più comune è quello di premere la testa del bambino verso il seno per indurlo a poppare, una manovra che ancora oggi diverse persone ben intenzionate fanno, sperando in questo modo di aiutare mamma e bambino e provocando invece nel neonato il riflesso, uguale e contrario, di spingere indietro con la testa (riflesso di retropulsione del capo). Questo viene erroneamente interpretato come “rifiuto del seno”. Un altro motivo per cui il bambino si ritrae bruscamente dal seno è quando non respira bene: può avvenire per un raffreddore, ma anche quando viene posizionato al seno “dall’alto”, cioè con il capo flesso verso il basso, il naso affondato nel seno e il mento scostato. Riposizionarlo in modo che sia ben accostato al corpo della mamma, con il capo leggermente esteso all’indietro, il mento proteso in avanti e affondato nel seno, e una porzione di areola (la parte scura intorno al capezzolo) maggiore in bocca dalla parte del mento, fa sì che il nasino sia naturalmente meno accostato e il bambino possa respirare bene. Il bambino può lottare col seno anche nel caso in cui il flusso di latte sia più abbondante o vivace di quanto lui riesca a gestire: in questo caso, annaspa e si stacca per evitare che il latte gli vada per traverso. Il flusso del latte, infatti, non è sempre uniforme durante la poppata, bensì viene a “ondate” successive chiamate riflessi di emissione o discesa (o calate). Si è visto che possono esserci anche diverse di queste ondate in una singola poppata, e che un neonato su tre si stacca brevemente in questo momento, per poi riattaccarsi quando il flusso è di nuovo più moderato6.
Il bambino non cerca di attaccarsi e sembra non interessato al seno. Alcuni bambini sembrano non essere interessati alla suzione, oppure totalmente disorientati, come se non sapessero cosa fare. Un neonato può avere subito la compressione del cranio durante un parto difficile, e avere difficoltà a coordinare i riflessi di ricerca e suzione: in tali casi, qualche seduta di terapia cranio-sacrale spesso risolve i problemi. Può anche essere sonnolento per i farmaci dell’anestesia di parto, oppure a causa di una lieve prematurità o dell’ittero. Si tratta di situazioni transitorie ma che sopraggiungono in un momento delicato, quello dell’avvio dell’allattamento, per cui occorre pazienza, perseveranza, tecniche adeguate per stimolare la suzione del bambino7, e se necessario tirarsi il latte.
Il bambino cerca di attaccarsi ma non riesce. Succhia avidamente le dita e i pugnetti, ma messo al seno si agita, “becchetta”, ruota la testa in tutte le direzioni, si contorce ma non si attacca, e alla fine piange per la frustrazione e non vuole più essere avvicinato. Spesso si tratta di imparare ad accostare il bambino al seno in modo che sia allineato bene: il capezzolo, prima di attaccare il bambino, deve essere all’altezza del suo nasino, la testa deve essere libera di flettersi leggermente all’indietro, il corpo deve essere ben sostenuto e non in torsione (cioè deve essere “pancia contro pancia” e non con il pancino all’aria), e il seno va sostenuto in modo che le dita siano lontane dall’areola, perché non devono impedire al bambino di afferrarne una buona porzione in bocca. Chiedi a qualcuno di osservare cosa succede al momento di portare al seno tuo figlio; aiutati con dei cuscini ed eventualmente vai a un incontro LLL o chiedi l’aiuto di una Consulente per migliorare la tua tecnica di approccio al seno. Il bambino può faticare ad attaccarsi anche se il seno viene offerto tardivamente, facendolo aspettare. Può essere allora troppo agitato per poppare in modo coordinato. Il pianto è un segnale tardivo di fame; se offri il seno al bambino ai primi segni di attività e interesse per la suzione, otterrai risultati migliori.
Il bambino si attacca ma non poppa. Può essere disorientato nel riflesso di suzione. Questo può avvenire, oltre che per i motivi già descritti sopra, anche perché è confuso dall’esperienza di succhiare una tettarella o un ciuccio, che richiedono movimenti muscolari della lingua e della bocca molto diversi da quelli richiesti dal poppare al seno. Inoltre il bambino, se è abituato al flusso costante del biberon, può aspettarsi la stessa cosa dal seno e restare passivo in attesa del latte, invece di succhiare attivamente. In questo caso, la prima cosa da fare è rimuovere tutti gli elementi di confusione: tutta la suzione del bambino dovrebbe essere al seno. Se è necessario somministrare un’integrazione di latte (preferibilmente quello della mamma), può essere offerto in modi diversi dal biberon, ad esempio con una siringa di plastica, un contagocce, un bicchierino, o un dispositivo per l’alimentazione supplementare (DAS)8. I riflessi di suzione del bambino seguono una sequenza precisa. Per attaccarsi al seno ha bisogno di essere posizionato a contatto con il corpo materno, ben sostenuto, e di sfiorare il capezzolo con le labbra: allora ruota la testa, cerca il seno e si attacca. Per poter iniziare a poppare, però, il bambino ha bisogno di un diverso tipo di stimolo, e cioè di sentire il capezzolo ben in profondità nella sua bocca. Questo avviene se l’attacco è adeguato, cioè il bambino spalanca bene la bocca, porta la lingua sotto il seno e afferra una grande porzione di areola. In questo modo può comprimere il tessuto dell’areola fra la lingua e il palato, le labbra sono stirate e rivoltate in fuori, e il capezzolo è in fondo alla bocca. Se invece, come spesso succede, il bambino viene attaccato al seno come al biberon, cioè troppo in punta, con le labbra ad “O” che si stringono attorno alla base del capezzolo, allora questo stimolo in fondo alla bocca viene a mancare. Il bambino si attacca e poi spesso guarda la mamma con aria stupita, come se non capisse come andare avanti; ed è proprio così.
Il bambino si attacca, succhia, ma poi si stacca. Oltre alle cause già viste prima per il bambino che non si attacca al seno (manovre sbagliate, naso chiuso, riflesso di emissione forte), può darsi il caso del bambino che non è correttamente posizionato e quindi “perde la presa”. Può essere un problema di posizione o di attacco da modificare. Spesso semplicemente il bambino è troppo lontano dal seno e fatica a raggiungerlo; oppure non è orientato di fronte alla mamma e deve ruotare il capo per poppare (avete mai provato a bere un bicchiere d’acqua con il capo girato verso la spalla?). A volte una delle labbra è rigirata in dentro e questo fa sfuggire il seno dalla bocca dopo poche suzioni. Correggere la posizione e l’attacco in questi casi risolve il problema.
Il bambino rifiuta un seno ma non l’altro. Può essere un problema legato al seno, ma anche alla posizione del bambino. Una semplice prova potrà escludere l’una o l’altra ipotesi. Si attacca il bambino al seno “accettato” tenendolo nella posizione tradizionale (a culla): ad esempio, se il bambino poppa al seno sinistro, sarà con il capo a sinistra e i piedi verso il seno destro della mamma, e sarà sostenuto dal braccio sinistro di sua madre. Poi, quando si stacca, senza cambiargli orientamento, si cambia il braccio che lo sostiene (ad esempio, in questo caso si passa sotto la sua schiena il braccio destro), e si fa “scivolare” il bambino verso il seno destro, in modo che abbia il corpo a contatto con il fianco destro della mamma e i piedi che puntano verso la schiena materna, oltre il fianco destro (posizione sottobraccio). Se il problema è il seno, il bambino rifiuterà comunque di poppare, quale che sia la posizione; se il problema è la posizione, in questo caso accetterà di poppare senza problemi. Il rifiuto della posizione è generalmente causato da situazioni dolorose: in alcuni casi, il neonato può aver subito un trauma nascendo (ad esempio la dislocazione della clavicola) che gli rende difficile o spiacevole giacere su un dato fianco; oppure può avere una narice otturata, o un’otite (che peggiora quando l’orecchio interessato è in basso). Il rifiuto di uno specifico seno, invece, ha cause diverse. Può derivare da una preferenza per il flusso di uno dei due seni (che generalmente non sono mai uguali in quanto a quantità e velocità di flusso); oppure la mamma lo posiziona meglio da un lato piuttosto che dall’altro. Uno dei due seni può essere troppo pieno di latte e quindi più difficile da afferrare. Può anche darsi che quel seno stia sviluppando una mastite, causata dalla stasi del latte o da un’infezione9. Quando un seno è infiammato a causa di una mastite, il latte può assumere un sapore “salato”, che non è nocivo per il bambino, ma alcuni non lo gradiscono e smettono di poppare, aggravando i sintomi; in tal caso è importante tirare il latte da quel seno fino a risoluzione del problema. Se il bambino, che ha sempre poppato felicemente a entrambi i seni, improvvisamente ne rifiuta uno, e non si riesce a identificare né una causa nel bambino, né sembra esserci ingorgo o mastite nella mamma, si consiglia di consultare uno specialista per un controllo al seno10.

LO SCIOPERO DEL POPPANTE

Il più sconcertante, stressante e faticoso tipo di rifiuto è il cosiddetto “sciopero” del poppante, che coglie di sorpresa la mamma dopo mesi di felice allattamento. Improvvisamente, o alcune volte in modo “strisciante” e progressivo, il bambino non vuole più saperne del seno. Non sembra però soddisfatto: piange, è irrequieto e visibilmente gli manca la sua principale fonte di conforto. Solo che sembra non volere, o non potere, farne uso. Accetta il latte della mamma nel bicchiere, si succhia le dita, ma piange e respinge la poppata. La mamma si può sentire rifiutata, spaventata o disorientata quanto il bambino; e spesso è preoccupata che non si nutra abbastanza.
Per prima cosa, occorre affrontare il problema tenendo presenti i punti fermi che sono descritti all’inizio di questo articolo: nutrire il bambino, tirarsi il latte, restare in contatto. Non è utile accanirsi a cercare di “convincere” il bambino a poppare se non ne vuole sapere: il ritorno al seno ha i suoi tempi e va compiuto un passo alla volta, e sarà il bambino a decidere il ritmo di questi passi (vedi box). Ci vorrà il tempo che ci vorrà, l’importante in questo lasso di tempo è assicurare al bambino il nutrimento, alla mamma un buon drenaggio del seno, e a entrambi il conforto della vicinanza reciproca.

Le cause dello sciopero possono essere le più svariate. Alcune di queste possono, ovviamente, anche applicarsi a un rifiuto del seno che si verifica fin dalle prime poppate; altre sono caratteristiche dei bambini più grandi. Quando si indaga sul motivo di uno sciopero, è utile porsi alcune domande.

Cause materne

• Hai cambiato sapone, detersivo, usato un profumo che possa aver alterato l’odore della tua pelle e del tuo seno? Prova a usare la semplice acqua e a lavare gli indumenti con detersivi non profumati.
• Stai mettendo sul capezzolo unguenti o detergenti (i cosiddetti “topici”) per prevenire le ragadi o per disinfettare? Potrebbero infastidire il bambino. Il capezzolo non ha bisogno né di disinfettanti, né di emollienti, né di creme protettive: se la suzione è corretta, allattare non è doloroso e non danneggia la pelle del capezzolo e dell’areola, che possiedono in sé la capacità di produrre sostanze protettive ed emollienti.
• Il bambino ha iniziato a dormire tutta la notte o a mangiare un pasto solido, e il tuo seno è troppo pieno e teso? Potrebbe rendere difficile al piccolo attaccarsi e poppare. Prova a spremere un po’ di latte per ammorbidire l’areola prima di attaccare il bambino al seno. Controlla anche di non avere noduli o zone infiammate, potresti stare sviluppando una mastite.
• Stai assumendo un integratore o un farmaco? Alcuni di questi possono alterare il sapore del latte in un modo tale da farlo rifiutare dal bambino.
• Ti è tornato il ciclo? Sono passati più di sei mesi di allattamento? Con il ritorno della fertilità esiste anche la possibilità di rimanere di nuovo incinta. Una nuova gravidanza può diminuire drasticamente la produzione di latte e questo può anche cambiare di sapore. Alcuni bambini reagiscono interrompendo le poppate.

Cause riguardanti il bambino

• Il bambino sta bene? A volte comportamenti di rifiuto precedono una malattia, oppure il bambino può avere un’otite o un raffreddore che gli rendono dolorosa la suzione o difficile respirare quando poppa.
• Hai controllato nella bocca del bambino? A volte ci può essere una piccola afta, una gengiva infiammata per un dentino, oppure il mughetto (un fungo che attacca la mucosa della bocca del bambino, e si manifesta con delle chiazze bianche e arrossate). Tutto questo può rendere la suzione al seno dolorosa, anche se il bambino invece riesce a bere da un bicchiere o da un biberon.
• Il bambino comincia a essere molto reattivo all’ambiente circostante? Crescendo, la curiosità in alcuni bambini è così forte che li fa distrarre dal poppare, così si staccano per guardarsi intorno. Un ambiente tranquillo e lontano da fonti di rumore, televisione, confusione, può aiutare a portare a termine le poppate senza che si interrompano troppo presto.
• Il bambino ha iniziato da poco a mangiare cibi solidi? A volte l’introduzione troppo veloce delle pappe, l’imposizione di orari o la limitazione delle poppate in un allattamento che fino a quel momento era proceduto a richiesta, stimolano nel bambino questa forma di “protesta”: sta comunicando il suo disagio e disorientamento. Continuare ad allattare a richiesta mentre si introducono i pasti solidi non rallenta il processo di svezzamento e permette al bambino di procedere secondo i suoi tempi.
• Hai introdotto di recente l’uso del biberon o del ciuccio? La confusione nella suzione si può verificare in qualsiasi momento dell’allattamento, anche se è più frequente nelle prime settimane. Prova a tornare all’allattamento esclusivo eliminando il ciuccio, oppure, se il bambino è più grande, offrendo i liquidi con il bicchiere invece che con il biberon.

Esperienze traumatiche legate alla poppata

• Recentemente è successo qualcosa che può aver spaventato il bambino mentre poppava? Gli scioperi a volte iniziano perché il bambino ha avuto uno spavento o un dolore mentre poppava al seno. Può essere un rumore forte, come anche una sensazione interna del bambino (ad esempio un reflusso11). Non sempre è facile identificare questi fattori.
• Tuo figlio sta mettendo i denti e ti ha morso? Una reazione forte o un grido acuto della mamma mentre il bambino poppa può averlo spaventato molto, e ci vorrà un po’ di pazienza per rassicurarlo e riportarlo a poppare12.
• Hai smesso di dedicare attenzione al bambino durante la poppata, e sei presa dalla TV, rispondi al telefono o badi agli altri bambini più grandi? Con l’andare delle settimane, si può diventare così disinvolte nell’allattare da riuscire a fare contemporaneamente di tutto: mangiare, chiacchierare al telefono e, con l’aiuto di una fascia, sfaccendare per casa. Questo non sembra turbare la maggioranza dei bambini, ma altri manifestano con lo sciopero il loro bisogno di avere per un po’ di tempo l’attenzione della mamma tutta per sé.
• Hai tenuto il bambino in posizione di poppata mentre veniva effettuata una procedura spiacevole o dolorosa? A volte si suggerisce alla madre di attaccare il bambino al seno, per farlo stare tranquillo, mentre si effettua la vaccinazione o un prelievo di sangue. Questo può far associare tale spiacevole esperienza alla poppata. Tenere il bambino in braccio durante queste procedure è corretto, ma è meglio che il bambino venga attaccato al seno subito dopo la procedura, per consolarlo, piuttosto che subito prima.
• Dove allatti? Il rumore della TV accesa o lo squillo improvviso del telefono possono disturbare tuo figlio inducendolo a interrompere la poppata?
• Altri bambini più grandi sono troppo “espansivi” mentre allatti il piccolo? A volte i fratelli maggiori manifestano la loro gelosia colpendo il fratellino che poppa, gridando e facendo confusione intorno a voi, “assaltando” la mamma o con effusioni d’affetto un po’ troppo vigorose sul poppante. Questo può essere un motivo di sciopero. Cerca di organizzare vicino al luogo dove allatti dei passatempi tranquilli che possano impegnare il bambino più grande (un libro che puoi leggere con lui, un puzzle, eccetera)13.

 Fattori legati alla situazione o alla relazione

• C’è stato di recente un cambiamento nella routine della tua famiglia? I bambini sono delle antenne che segnalano ogni elemento di stress della famiglia e a volte diventano il sistema di allarme di una situazione difficile che interessa tutto il nucleo famigliare.
• Hai traslocato (o stai per traslocare), c’è stato un viaggio o una vacanza, hai cambiato la disposizione delle stanze, trasferito tuo figlio di recente nella sua cameretta o in un nuovo letto, c’è stata una malattia grave o un lutto in famiglia, hai ripreso a lavorare, qualcuno è partito o, al contrario, è venuto ad abitare con voi? Ogni grande cambiamento può causare disorientamento nel bambino, e lo sciopero è un modo per esprimerlo e far sapere all’adulto che ha bisogno di rassicurazione e sostegno.
• Stai cercando di cambiare i suoi ritmi imponendo un orario o delle nuove regole? Ad esempio stai cercando di non allattarlo più la notte, insegnargli ad addormentarsi da solo o dormire nel suo lettino, a mangiare le pappe in una certa quantità o a certi orari? La protesta di tuo figlio forse ti sta segnalando che stai procedendo troppo in fretta o in un modo che il bambino non è ancora pronto ad affrontare.
• Ci sono state esperienze di separazione fra te e il tuo bambino? Stai cercando di inserire tuo figlio al nido perché ti hanno detto che deve socializzare? I bambini nei primi anni di vita hanno bisogno di stare insieme alla mamma, e socializzano meglio se sono rassicurati dalla loro presenza; e se alcuni sembrano affrontare abbastanza bene la separazione, altri non riescono a superare l’angoscia e reagiscono in modi diversi, fra i quali anche lo sciopero. Cerca di evitare le separazioni non necessarie, e se non puoi evitare di separarti da lui, come nel caso del ritorno al lavoro, cerca di minimizzarne la durata e di dedicare del tempo per riprendere il “contatto” con lui appena vi ritrovate insieme.

Riportare il bambino al seno

Il segreto per riportare il bambino al seno è armarsi di pazienza, tempo, perseveranza e fiducia: prima o poi, se il bambino non è pronto a svezzarsi (il che in genere non avviene mai spontaneamente prima del secondo anno), il bambino tornerà a godere delle gioie della poppata. Ma può volerci tempo, e non si può prevedere quanto.
Nel frattempo, godete del contatto e della vicinanza reciproca svincolando i momenti di intimità dalla poppata; non farti prendere dall’ansia e dalla fretta di riportare subito e a tutti i costi il tuo bambino al seno, le forzature sono sempre controproducenti14. Se vedi che le cose stanno prendendo una brutta piega, fai uno stacco, rinuncia a fare tentativi per qualche giorno, sempre continuando a tirarti il latte e a offrirlo in altro modo, e poi riprova qualche giorno più tardi.
Ecco alcuni espedienti che hanno funzionato per molte madri15.
• Prova a offrire il seno in un momento in cui il bambino non è affamato e l’atmosfera è rilassata.
• Prova a offrire il seno quando c’è penombra, silenzio, e il bambino è ancora nel dormiveglia: molti bambini cominciano a interrompere lo sciopero dapprima nelle poppate notturne, e in seguito anche durante il giorno.
• Quando il bambino accetta di stare con la bocca vicino al capezzolo, fai colare sul seno un po’ di latte spremuto, in modo da incoraggiarlo ad attaccarsi e poppare.
• Prova ad allattare in una posizione o un luogo diverso dal solito, o ad allattare passeggiando.
• Passa del tempo semplicemente con il bambino addosso, in posizione semiseduta, in un ambiente riscaldato, spogliandolo completamente e tenendolo a contatto con il tuo petto nudo, ma senza offrire il seno o spingerlo verso di esso; a volte dopo un certo tempo di contatto pelle a pelle il bambino va spontaneamente al seno16,17.
• Impara a riconoscere i progressi graduali del tuo bambino, magari tenendo un diario. Il ritorno al seno può essere improvviso, come viene meno la causa che lo ha scatenato, o richiedere tempo e gradualità; ma molte madri hanno sperimentato, una volta risolta la situazione, ancora molti mesi di felice allattamento18.

 

Note e Bibliografia

1. Per informazioni su come valutare se il bambino prende abbastanza latte, vedi Da mamma a mamma n. 95, oppure sul Manuale de La Leche League L’arte dell’allattamento materno, LLLItalia 2005, pp. 148-70.
2. Informazioni sulla raccolta e conservazione del latte si trovano su: Crase B, Doddler Fur S. LLL rivede le linee guida di conservazione del latte materno. L’allattamento moderno
2009;92:11-14,16; Sears W. Venti suggerimenti per allattare e lavorare, Da mamma a mamma 2009;92:7-8. Vedi anche: Carabetta M. Si può allattare e lavorare. Da mamma a mamma 2009;92:16-17.
3. Vedi dettagli sul Manuale de La Leche League L’arte dell’allattamento materno, LLLItalia 2005,pp. 162-64.
4. Smith L. Impact of birth practice on infant suck. in: Watson-Genna c. Supporting sucking skills in breastfeeding infants. Jones and Bartlett Publishers, 2007.
5. Watson-Genna C. Sensory Integration and Breastfeeding. In: Watson-Genna C. Supporting sucking skills in breastfeeding infants. Jones and Bartlett Publishers, 2007.
6. Informazioni sul riflesso di emissione forte si trovano sul n. 58 di Da mamma a mamma, e uno speciale è previsto per il prossimo numero. Vedi anche sul Manuale de La Leche League L’arte dell’allattamento materno, LLLItalia 2005, pp.. 180-85.
7. Vedi lo speciale sul bambino sonnolento nel numero 96 di Da mamma a mamma.
8. Il DAS è un dispositivo che permette di erogare il latte, raccolto in un piccolo contenitore portato al collo, tramite un tubicino direttamente al bambino mentre questi poppa al seno, prendendo in bocca contemporaneamente il seno e il tubicino stesso. Vedi lo speciale nel n. 89 di Da mamma a mamma.
9. Il tema dei problemi al seno (ingorghi e mastiti) è stato trattato ampiamente nel n. 97 di Da mamma a mamma.
10. Mathers LJ, Mathers RA, Brotherton DR. Herpes zoster in the T4 dermatome: a possible cause of breastfeeding strike. J Hum Lact 2007;23(1):70-1.
11. Heine RG. Allergic gastrointestinal motility disorders in infancy and early childhood. Ped allerg immunol 2008;19(5):383-91.
12. Leggi qui come fare se un bambino morde al seno
13. Per sapere come organizzare l’angolo della poppata, vedi sul Manuale de La Leche League L’arte dell’allattamento materno, LLLItalia 2005, pp. 88, 218-19.
14. Wright CM, Parkinson KN, Drewett RF. How does maternal and child feeding behavior relate to weight gain and failure to thrive? Data from a prospective birth cohort. Pediatrics 2006;117(4):1262-9.
15. Mohrbacher N. Breastfeeding answers made simple. Hale Publishing 2010;146-48.
16. Pitman T. Quando il bambino si attacca da solo. L’allattamento moderno 2003;41.
17. Colson S. An introduction to biological nurturing. Hale Publishing 2010.
18. Una trattazione esauriente del problema del bambino irrequieto al seno o che rifiuta di poppare si trova nel Manuale de LLL L’arte dell’allattamento materno, pp. 173-76, come anche nel testo di N. Mohrbacher e J. Stock Allattamento al seno: il libro delle Risposte, vol. 1, LLL Italia 2004, pp. 140-49. Vedi anche: Zeretzke K. Aiutare una madre il cui bambino rifiuta di poppare. L’allattamento moderno 2001;30:1-8.