MAI DIRE MAI!!!! La meravigliosa storia di Rebecca

Mi chiamo Vita Maria e sono mamma di tre splendide bambine, sposata con Filippo da 14 anni ma stiamo insieme da 20 anni.

Quando sono rimasta incinta di Rebecca - dopo Vanessa e Matilde - è stata una grande emozione. Crescere tre donnine era quello che avevo sempre sognato. Comincia quel cammino della gravidanza, quei kg portati con orgoglio... Arriva il grande giorno della sua nascita, tutto pronto, salgo sulla barella saluto i miei parenti, mia madre piangeva nel corridoio e mi mandava baci (amore di mamma). Mio marito tutto serio (lacrime nascoste) mi guardava e stringeva le mani delle nostre bambine.

Eccomi sul quel letto freddo della sala operatoria, sola a fare mille pensieri, paura e eccitazione, stavo per vedere la mia piccola Rebecca… Però non ne so il motivo ma sentivo una sensazione di malessere… pensavo che da lì a poco sarebbe successo qualcosa di brutto…
Eccolo quel pianto tanto atteso, era nata la mia piccola principessa, ore 10;30 del 1° ottobre. Per arrivare in camera passarono minuti interminabili, sapere che tua figlia è nata ma non la puoi abbracciare è una sensazione di vuoto e di abbandono… Ma ero consapevole che ormai niente e nessuno poteva dividerci. Finalmente arrivo in camera, chiedo a mia madre. "Dov’è Rebecca mamma?" "La vado a prendere" rispose. "Guarda che meraviglia di bambina… è bellissima…" E io: “Ciao amore…amore mio.. calda calda, tutta rosa, che profumo di neonata, inconfondibile…"

Arriva l’infermiera “Signora mi deve ridare la bambina…. Venga papà devo dirle una cosa”. Filippo ritorna in camera con le lacrime, dietro di lui l’infermiera con Rebecca in braccio… “Signora, guardi, sua figlia è nata con una fessura al palato molle, la dobbiamo trasferire d’urgenza in terapia intensiva… 5 minuti di coccole, signora, l’ambulanza per il trasferimento aspetta sotto”.
Ecco… io penso che in quel momento sono morta. Dovevo abbracciare 5 minuti mia figlia e lasciarla andare via? è successo a me? è successo veramente? Palatoschisi, che cos’è? Oddio di cosa stiamo parlando?
Arrivederci amore, la mamma guarisce presto e ti vengo a prendere, non piangere amore, ti amo amore mio ci vediamo presto… Non so quanto ho pianto, veramente non ho mai smesso di piangere perché il.senso di vuoto lo sento ancora.
Ok sono passati 3 giorni interminabili. Mio marito poverino faceva avanti e indietro. Io a Sciacca, Rebecca a Palermo e la gestione delle bambine a casa, a Castelvetrano. Fortunatamente parenti e amici tutti disponibili... Basta! dovevo andare da mia figlia! “Non posso più restare qui! Dimettetemi o scappo, devo andare da lei!" Lo stesso giorno delle dimissioni sono andata a trovarla. Correvo con la cicatrice dolorante, ogni buca nell’asfalto era una lama conficcata, ma stavo andando da lei e niente poteva fermarmi.

Policlinico Giaccone di Palermo - terapia intensiva neonatale… Primo piano: calzari, camice, lavarsi le mani… Eccola avvolta in un lenzuolino dell’ospedale.. raggomitolata come un cucciolo… Amore…… ooooooh che meraviglia di bambina “Eccoti amore, hai sentito la mia voce e ti sei svegliata, ciao… amore della mamma ti do tanti baci, che profumo che fai , ok adesso mamma ti dà la tetta”. Non la prende, non ciuccia, perché forse ha già mangiato, effettivamente le danno il latte artificiale, siamo arrivati tardi.

Non avevo capito che cosa fosse la palatoschisi e non mi rendevo conto. Mi ricoverano con lei in reparto, ostinata a dare il mio seno. Nel frattempo tiravo con il tiralatte manuale e le davo il latte e pensavo: “Appena arriviamo a casa sarà diverso, ti attacchi al mio seno e basta biberon!”

Arrivato il momento della dimissione il pediatra del reparto mi dice che mi deve presentare un’infermiera professionale che tanti anni fa ha avuto un figlio con palatoschisi. Regina, si chiama. Eccola lì, mi parla con dolcezza e mi spiega che Rebecca non poteva ciucciare normalmente dal mio seno. Regina mi ha spiegato come fare ad estrarre il latte, a fare latte, a chi rivolgermi, numeri di telefono, libri da leggere, siti dove acquistare i dispositivi per l’allattamento. Frastornata avevo memorizzato un po’ di informazioni. In 20 minuti mi ha aperto gli occhi, che avevo ancora chiusi dal trauma.

“Andiamo a casa amore mio”.
Punto la sveglia del telefonino ogni due ore “Tirare il latte”! Anche la notte suonava e io che dormivo nel divano con il tiralatte in mano. Piangevo perché ero stanca e volevo dormire, piangevo perché mi rifiutavo di tirarmi il latte, piangevo perché ero triste che non potevo attaccare Rebecca al seno e non avevo la possibilità di allattare come gli altri. Ero confusa perché alcuni parenti mi davano per pazza esaurita che mi tiravo il latte e dicevano di dare latte artificiale che sarebbe cresciuta lo stesso, non capivano che per me era un lutto non aver potuto allattare.
Ok, basta piangere facciamo vedere i litri di latte congelato e prendiamo questa cosa come rivincita e vittoria! Ero fiera di me e non mi facevo abbattere dai commenti negativi. Ero io la mamma e sapevo che stavo facendo bene. Ora prendiamo il DAS, un dispositivo per l’allattamento, preparo tutto, coppette latte, cuscini ma niente! Anche questa volta Rebecca si rifiuta di attaccarsi al seno.

La mia speranza a questo punto era aspettare la chiusura del palato. E infatti il 30 ottobre eravamo dentro la saletta di attesa dell’ospedale Santa Chiara di Pisa e da lì eravamo ufficialmente entrati nel mondo della labiopalato- e palatoschisi. Io e Filippo eravamo sorpresi dalla gioia delle facce dei bambini che giocavano, dai genitori tranquilli e soprattutto dalle facce di tutto il personale. Abbiamo conosciuto persone straordinarie che ci hanno indirizzato su come affrontare l’operazione di Rebecca. Abbiamo incontrato psicologi, infermieri, abbiamo conosciuto anestesiste e pediatre, abbiamo conosciuto i medici, abbiamo visitato i reparti, ma mai mi potevo immaginare di incontrare una Consulente dell’allattamento materno; Chiara, una signora dolce e calma che ci ha spiegato come fare ad estrarre il latte, quali metodi per aumentare la produzione di latte… Ho ascoltato tutti i suoi meravigliosi consigli e preso a cuore quelle ore passate con lei. Posso solo dire “Grazie” a tutte queste persone che in realtà sono angeli che aiutano i genitori in bilico, che sanno trasmettere calma e incoraggiamento. Grazie a loro poi abbiamo anche scoperto il mondo dei gruppi chiusi di FaceBook dove i genitori si confrontano e soprattutto si confortano a vicenda, conoscendo persone in modo virtuale che provano gli stessi sentimenti, persone che hanno mille paure e nel frattempo danno forza agli altri… post di bambini con sorrisi speciali che aspettano di entrare in sala operatoria, foto del personale affettuoso e professionale che ti assiste nei reparti dell’ospedale, anche gruppi di whatsapp con mamme straordinarie che dovevano ancora partorirei e già sapevano della malformazione dei propri cuccioli. Insomma non sono mai stata sola, anzi! Grazie a questi canali ho scoperto un sacco di cose che ignorantemente non sapevo. Arrivati in Sicilia andammo a noleggiare il tiralatte elettrico con doppio pompaggio, cosi ci aveva consigliato la nostra amica Chiara dell’Aismel, e finalmente con questo metodo potevo tirare il latte in 20 minuti, e avere più tempo per fare il resto.

Adesso c’erano altri problemi, la gestione della casa e delle tre bambine, la scuola, la palestra… Non avevo più il tempo di sedermi ogni due ore per tirare il latte, mi ero ripromessa almeno 5 volte di tirarlo e gestire tutto il resto. Arriviamo fino a maggio: è arrivata la chiamata per Pisa, Rebecca si opera il 18 maggio da due Angeli scesi sulla terra. Adesso è tutto in discesa! Finalmente la mia piccola principessa può mangiare senza che niente salga nel naso. Ora proviamo se Rebecca si attacca al seno, ma niente da fare! Ennesima delusione, calo di produzione di latte! Allora eccomi a bere due litri di acqua, integratori… Niente! Non cambia niente!
Purtroppo la decisione di prendere la formula artificiale non è stata facile, quasi dalla sanitaria mi mettevo a piangere perché non sapevo cosa comprare. Ok, dai, lo fanno vedere anche in TV… È buono, latte super per Rebecca… Leggo gli ingredienti: era meglio non farlo, ma cercavo di dare esclusivamente il mio latte e stavolta non riuscivo più a congelare il latte mio, e di bottiglie in frigo sempre meno. Che tragedia! Non avevo più latte a sufficienza per lei. E in più sentirmi dire “Dai, adesso puoi smettere di tirare il latte, è cresciuta e hai fatto tutto il possibile per lei!” Mi sono convinta che era la scelta giusta, avevo deciso. Non tiro più. Non ho più latte per lei". Ho lavato per l’ultima volta il tiralatte. Quasi piangevo perché mi sentivo un po’ fallita. Ho smontato e messo da parte i pezzi. Che senso di tristezza, di sconfitta.

Due giorni senza tirare il latte e sembrava che i miei seni si fossero ribellati alla mia decisione di non tirare: ogni volta che spremevo il capezzolo usciva quella goccia di latte bianco candido. Ma adesso era troppo tardi, non potevo più soddisfare la mia piccola con soltanto 100ml al giorno, poi 60, e poi 30…. Basta! Posso dire che ho fatto tutto per lei! E poi pensavo la notte: “È così!?? Davvero non posso più fare niente per lei? 9 mesi… Svezzata! A momenti cammina… Non le interessa più il mio latte! Devo smettere di pensare al mio latte materno. Tanti bimbi sono cresciuti con la formula artificiale… anche mia figlia Vanessa. Quindi… Ti faccio la pappa amore mio. Hai sonno, ti canto la ninna nanna e ti dondolo un po’. Questo devo fare per te! Eppure quel ditino in bocca che ti ciucci quando hai sonno potrebbe essere un segno che vuoi ciucciare qualcosa, strano… Eppure non hai preso il ciuccio a parte in terapia intensiva. Boh... Ma chissà, se prendo il paracapezzolo di silicone e ti porto a letto magari mi sorprendi e comincio ad allattarti”

Rebecca

Mentre camminavo per la camera da letto ero in preda al panico e mi dicevo che anche questa volta sarebbe stato solo una perdita di tempo e che non avre

sti preso mai il mio seno...

Non ci credo! Stai ciucciando la tetta… Oooohhh!.... Sono messa in una posizione scomodissima che mi fa male tutto, ma per non distrarti non mi muovo! È strano perché in quel momento ero impaurita e non sapevo cosa fare. Ti guardo e tu mi guardi. Faccio scorrere il latte nella tua bocca, lo spremo quel seno, per farti capire che c’è amore per te in tutte le gocce di latte! E tu - a 9 mesi - hai deciso di prendere la tetta! Guardarti mente ciucci, sprofondare nei tuoi occhi, e accarezzati la testa… Che sensazione meravigliosa, di appagamento, di benessere, stai ciucciando a 9 mesi per la prima volta, eppure è tutto così normale. Sembra che tu lo abbia sempre fatto! E io - guardando nei tuoi occhi - sprofondo nel tuo amore immenso.

Sei la mia piccola guerriera...
Ti amo, Rebecca…
Grazie, amore, per esistere…

Quando il bambino "non vuole" poppare

di Antonella Sagone, pubblicato su Da mamma a mamma n. 98

 

Uno dei motivi per cui l’allattamento non ha successo, o viene interrotto prima di quanto si era previsto, è che “il bambino non vuole poppare”. Dietro questa frase ci possono essere in realtà situazioni molto diverse le une dalle altre: dal bambino che non si è mai attaccato al seno, a quello che poppa male o piange al seno, a quello che dopo un periodo di felice allattamento improvvisamente sembra non volerne più sapere. Una cosa però accomuna molte mamme che si trovano in questa situazione: la dolorosa sensazione di essere rifiutata, il senso di inadeguatezza e la preoccupazione che il bambino possa non nutrirsi a sufficienza. Il bambino che “non vuole il seno” è un paradosso difficilmente comprensibile, differente da altri problemi come il dolore al seno o al capezzolo, l’ittero, le coliche del lattante: quando non si riesce a portare il bambino al seno, viene colpito proprio il cuore dell’allattamento, quella relazione speciale fatta di intimità e di intensa comunicazione fra madre e figlio che si realizza attraverso la poppata.

Il paradosso è però solo apparente. il cosiddetto “rifiuto” del seno è solo un’altra difficoltà, l’espressione di un ostacolo all’allattamento che è solo più difficile da identificare, meno evidente nelle sue cause. Il bambino non rifiuta il seno o la mamma: sta solo esprimendo un disagio che dobbiamo ancora comprendere. I termini che generalmente vengono usati (“non vuole” poppare, “rifiuta” il seno), sembrano implicare una scelta del bambino, ma il bambino non ha una scelta: tutti i bambini vorrebbero poppare quando ne hanno bisogno, ma non sempre ci riescono.

La nostra cultura, così propensa a ricorrere a certi luoghi comuni sulla scarsa quantità o qualità del latte, è sempre pronta ad attribuire il rifiuto del bambino a qualcosa che non funziona nella mamma. Si dice così che il bambino non poppa perché “non trova nulla”, oppure che “rifiuta il sapore del latte”. È importante sapere che questi non sono quasi mai motivi reali del rifiuto di poppare. I bambini vanno al seno perché sono nati per questo, vi trovano non solo nutrimento ma anche conforto, e non rinunciano a poppare semplicemente e solo perché il latte “non c’è più”. Il più delle volte, la produzione non è il problema centrale, anche se il bambino può avere difficoltà a ottenere questo latte dal seno per motivi che verranno spiegati meglio più avanti. Se il bambino vuole più latte, il suo istinto lo ha programmato proprio per fare l’opposto di uno sciopero: poppare di più.

C’è poi tutta una mitologia sul sapore del latte e sulle tante cose che indurrebbero il bambino a rifiutarlo per questo motivo, fino a spingersi a cercare di rendere il latte insapore (vietando alla mamma qualsiasi spezia o cibo saporito) nel timore che il bambino reagisca male. In effetti, questo è assurdo, dato che uno degli scopi del latte è anche abituare il bambino all’alimentazione famigliare, e tutti gli studi fatti mostrano che il lattante va matto per i sapori anche forti che possono passare nel latte, rendendolo sempre vario e gustoso. Raramente, un bambino può avere avversione per un particolare sapore assunto dal latte: in questo caso, una semplice prova potrà dimostrarlo. Basterà offrire al bimbo il latte materno spremuto, con una tazzina o un altro mezzo che non sia il seno. Il bambino che rifiuta di poppare in genere accetta con entusiasmo il latte della mamma spremuto e offerto in altro modo.

ALCUNI PUNTI FERMI

Nell’affrontare il rifiuto del seno è importante mantenere alcuni punti fermi.
Il bambino deve essere nutrito adeguatamente. Se al momento questo non è possibile al seno, al bambino deve essere dato un sufficiente apporto di latte in altri modi1.
La produzione di latte deve essere mantenuta. Il latte si produce perché il seno viene regolarmente “svuotato”: più latte viene rimosso dal seno, più intensa sarà la produzione di nuovo latte. Se il seno non viene drenato perché il bambino non poppa o lo fa in modo poco efficace o per troppo poco tempo, occorre estrarre il latte con altri metodi (tiralatte o spremitura manuale)2 in modo da mantenere lo stimolo alla produzione. Il latte estratto può essere offerto al bambino con altri sistemi. Una volta assicurato il mantenimento della lattazione, e nutrito bene il bambino, la risoluzione del “rifiuto” diviene solo una questione di tempo; non si sa quanto ci vorrà, ma tu e il tuo bambino potete prendervi tutto il tempo che vi serve per risolvere il problema.
Si può recuperare la relazione con il bambino in altri modi. Mentre si lavora alla risoluzione del problema, occorre recuperare in altri modi quello che è venuto a mancare: il tenero, intimo contatto pelle a pelle con il bambino, il senso di vicinanza e di comunicazione speciale che si instaura naturalmente durante la poppata. Questo può essere fatto in molti modi. Per prima cosa, usare una fascia o un marsupio e portare “addosso” il bambino il più possibile: anche in casa la fascia può essere un modo non solo piacevole di stare con il bambino, ma anche utile per tenerlo tranquillo e soddisfatto mentre si fanno le faccende domestiche. Il contatto pelle a pelle può essere assicurato in casa “indossando” il bambino a diretto contatto con il tuo petto: questo faciliterà il ritorno al seno del piccolo. Fare il bagno assieme, praticare il massaggio del neonato, dormire insieme o anche semplicemente giocare e scambiarsi le coccole che ogni mamma conosce, sono altri modi per mantenere viva quella connessione che ti aiuterà a trovare la strada per riportare al seno il tuo piccolo, e soprattutto ti darà l’intima certezza che tuo figlio non ti “rifiuta”, ma sta solo attraversando un momento di difficoltà.
Trovare un sostegno è fondamentale. La nostra cultura è poco supportiva verso la mamma che allatta anche quando l’allattamento va bene, ed è ancora più pronta a scoraggiarla alle prime difficoltà. Ecco perché è utile cercare l’aiuto di persone competenti in allattamento (una Consulente de La Leche League o una Consulente Professionale in allattamento materno-IBCLC); inoltre fare parte di una rete di relazioni con persone che hanno un approccio positivo verso l’allattamento, essere in un gruppo di donne che allattano e si sostengono reciprocamente, diventa in questi casi ancora più fondamentale: per molte mamme in questi momenti ha fatto la differenza andare a un incontro mensile de La Leche League, dove spesso possono trovare altre donne che già hanno superato una difficoltà simile.

Spesso la mamma che si trova in questa situazione, infatti, deve fronteggiare anche lo scarso sostegno delle persone intorno a lei. La nostra cultura, che considera generalmente allattare al seno un’impresa difficoltosa, impegnativa e dall’esito incerto, e d’altra parte ritiene normale nutrire il bambino con un alimento di sintesi somministrato con una bottiglia, può non comprendere gli sforzi che la mamma fa per portare o riportare al seno il suo bambino. Animata da buone intenzioni ma poco informata, la gente può ritenere che non valga la pena che tu ti dia tanta pena, quando il biberon “è praticamente la stessa cosa”; può essere preoccupata per la tua salute ed esortarti a non stressarti, a non “perderci la salute”. A volte le persone vicine alla madre possono temere che il bambino non si nutra a sufficienza e arrivare anche ad accusare la mamma di volerlo “affamare”; possono soggiacere a certi miti propri della nostra società, per cui il bambino sarebbe in qualche modo male intenzionato, “furbo”, “viziato” o prepotente, e addossare a lui la “colpa” del fallito allattamento: “ti tiene in ostaggio”, “non ne vuole sapere del tuo seno”, “è capriccioso”, sono cose che una mamma, già provata dalla difficoltà in cui si trova, può sentirsi dire. Se il bambino è più grande, poi, e rifiuta il seno dopo un periodo in cui l’allattamento procedeva bene, le persone intorno a te possono suggerire che sia pronto a svezzarsi, anche se l’allattamento dura da meno di un anno, dato che nella nostra cultura è insolito che si allatti oltre i primi mesi.

TANTE CAUSE, TANTE DIVERSE SITUAZIONI

Cerchiamo di definire le diverse situazioni che vengono genericamente definite “rifiuto del seno”. Per prima cosa, il periodo in cui sorge il problema.
Il bambino rifiuta il seno dalla nascita. Può risentire dei farmaci somministrati alla mamma durante il travaglio; aver subito un parto traumatico e avere qualche dolore in determinate posizioni4, oppure aver bisogno di tempo per recuperare un uso coordinato dei riflessi di orientamento, attacco e suzione5; può darsi che in nursery stia ricevendo delle aggiunte e venga portato alla mamma quando non ha fame, oppure sia confuso su come poppare, avendo succhiato il ciuccio o la tettarella del biberon.
Il bambino rifiuta il seno dopo un periodo in cui l’allattamento procedeva bene. Può trattarsi del cosiddetto “sciopero del poppante”, un fenomeno che può verificarsi per una quantità di motivi molto diversi fra loro. Spesso le cause dello sciopero si comprendono solo dopo la sua risoluzione, e a volte restano un mistero. Lo sciopero può protrarsi per poche ore o per molti giorni, e il bambino può tornare al seno di punto in bianco, oppure gradualmente. Nel bambino più grande, lo sciopero si distingue da un autosvezzamento per il fatto che nel secondo caso (che in genere non si verifica mai comunque nel primo anno) il bambino è sereno e soddisfatto ed è semplicemente poco interessato a poppare; mentre nello sciopero il bambino è visibilmente infelice, irrequieto e insoddisfatto, e sembra voler poppare, anche se poi quando viene messo al seno non lo fa.

 

Esistono poi vari gradi di rifiuto del seno; anche questi ci aiutano a comprendere le cause del disagio, o almeno a escludere certe possibilità.

Il bambino rifiuta attivamente il seno. Se accostato al seno, piange, volta la testa dall’altra parte, respinge il seno con le braccia e sembra “lottare” contro di esso. Può aver associato al seno un’esperienza negativa (ad esempio una procedura medica effettuata tenendo il bambino nella posizione di allattamento), ma può anche essere, specie nei neonati, il risultato di una manipolazione errata. Il caso più comune è quello di premere la testa del bambino verso il seno per indurlo a poppare, una manovra che ancora oggi diverse persone ben intenzionate fanno, sperando in questo modo di aiutare mamma e bambino e provocando invece nel neonato il riflesso, uguale e contrario, di spingere indietro con la testa (riflesso di retropulsione del capo). Questo viene erroneamente interpretato come “rifiuto del seno”. Un altro motivo per cui il bambino si ritrae bruscamente dal seno è quando non respira bene: può avvenire per un raffreddore, ma anche quando viene posizionato al seno “dall’alto”, cioè con il capo flesso verso il basso, il naso affondato nel seno e il mento scostato. Riposizionarlo in modo che sia ben accostato al corpo della mamma, con il capo leggermente esteso all’indietro, il mento proteso in avanti e affondato nel seno, e una porzione di areola (la parte scura intorno al capezzolo) maggiore in bocca dalla parte del mento, fa sì che il nasino sia naturalmente meno accostato e il bambino possa respirare bene. Il bambino può lottare col seno anche nel caso in cui il flusso di latte sia più abbondante o vivace di quanto lui riesca a gestire: in questo caso, annaspa e si stacca per evitare che il latte gli vada per traverso. Il flusso del latte, infatti, non è sempre uniforme durante la poppata, bensì viene a “ondate” successive chiamate riflessi di emissione o discesa (o calate). Si è visto che possono esserci anche diverse di queste ondate in una singola poppata, e che un neonato su tre si stacca brevemente in questo momento, per poi riattaccarsi quando il flusso è di nuovo più moderato6.
Il bambino non cerca di attaccarsi e sembra non interessato al seno. Alcuni bambini sembrano non essere interessati alla suzione, oppure totalmente disorientati, come se non sapessero cosa fare. Un neonato può avere subito la compressione del cranio durante un parto difficile, e avere difficoltà a coordinare i riflessi di ricerca e suzione: in tali casi, qualche seduta di terapia cranio-sacrale spesso risolve i problemi. Può anche essere sonnolento per i farmaci dell’anestesia di parto, oppure a causa di una lieve prematurità o dell’ittero. Si tratta di situazioni transitorie ma che sopraggiungono in un momento delicato, quello dell’avvio dell’allattamento, per cui occorre pazienza, perseveranza, tecniche adeguate per stimolare la suzione del bambino7, e se necessario tirarsi il latte.
Il bambino cerca di attaccarsi ma non riesce. Succhia avidamente le dita e i pugnetti, ma messo al seno si agita, “becchetta”, ruota la testa in tutte le direzioni, si contorce ma non si attacca, e alla fine piange per la frustrazione e non vuole più essere avvicinato. Spesso si tratta di imparare ad accostare il bambino al seno in modo che sia allineato bene: il capezzolo, prima di attaccare il bambino, deve essere all’altezza del suo nasino, la testa deve essere libera di flettersi leggermente all’indietro, il corpo deve essere ben sostenuto e non in torsione (cioè deve essere “pancia contro pancia” e non con il pancino all’aria), e il seno va sostenuto in modo che le dita siano lontane dall’areola, perché non devono impedire al bambino di afferrarne una buona porzione in bocca. Chiedi a qualcuno di osservare cosa succede al momento di portare al seno tuo figlio; aiutati con dei cuscini ed eventualmente vai a un incontro LLL o chiedi l’aiuto di una Consulente per migliorare la tua tecnica di approccio al seno. Il bambino può faticare ad attaccarsi anche se il seno viene offerto tardivamente, facendolo aspettare. Può essere allora troppo agitato per poppare in modo coordinato. Il pianto è un segnale tardivo di fame; se offri il seno al bambino ai primi segni di attività e interesse per la suzione, otterrai risultati migliori.
Il bambino si attacca ma non poppa. Può essere disorientato nel riflesso di suzione. Questo può avvenire, oltre che per i motivi già descritti sopra, anche perché è confuso dall’esperienza di succhiare una tettarella o un ciuccio, che richiedono movimenti muscolari della lingua e della bocca molto diversi da quelli richiesti dal poppare al seno. Inoltre il bambino, se è abituato al flusso costante del biberon, può aspettarsi la stessa cosa dal seno e restare passivo in attesa del latte, invece di succhiare attivamente. In questo caso, la prima cosa da fare è rimuovere tutti gli elementi di confusione: tutta la suzione del bambino dovrebbe essere al seno. Se è necessario somministrare un’integrazione di latte (preferibilmente quello della mamma), può essere offerto in modi diversi dal biberon, ad esempio con una siringa di plastica, un contagocce, un bicchierino, o un dispositivo per l’alimentazione supplementare (DAS)8. I riflessi di suzione del bambino seguono una sequenza precisa. Per attaccarsi al seno ha bisogno di essere posizionato a contatto con il corpo materno, ben sostenuto, e di sfiorare il capezzolo con le labbra: allora ruota la testa, cerca il seno e si attacca. Per poter iniziare a poppare, però, il bambino ha bisogno di un diverso tipo di stimolo, e cioè di sentire il capezzolo ben in profondità nella sua bocca. Questo avviene se l’attacco è adeguato, cioè il bambino spalanca bene la bocca, porta la lingua sotto il seno e afferra una grande porzione di areola. In questo modo può comprimere il tessuto dell’areola fra la lingua e il palato, le labbra sono stirate e rivoltate in fuori, e il capezzolo è in fondo alla bocca. Se invece, come spesso succede, il bambino viene attaccato al seno come al biberon, cioè troppo in punta, con le labbra ad “O” che si stringono attorno alla base del capezzolo, allora questo stimolo in fondo alla bocca viene a mancare. Il bambino si attacca e poi spesso guarda la mamma con aria stupita, come se non capisse come andare avanti; ed è proprio così.
Il bambino si attacca, succhia, ma poi si stacca. Oltre alle cause già viste prima per il bambino che non si attacca al seno (manovre sbagliate, naso chiuso, riflesso di emissione forte), può darsi il caso del bambino che non è correttamente posizionato e quindi “perde la presa”. Può essere un problema di posizione o di attacco da modificare. Spesso semplicemente il bambino è troppo lontano dal seno e fatica a raggiungerlo; oppure non è orientato di fronte alla mamma e deve ruotare il capo per poppare (avete mai provato a bere un bicchiere d’acqua con il capo girato verso la spalla?). A volte una delle labbra è rigirata in dentro e questo fa sfuggire il seno dalla bocca dopo poche suzioni. Correggere la posizione e l’attacco in questi casi risolve il problema.
Il bambino rifiuta un seno ma non l’altro. Può essere un problema legato al seno, ma anche alla posizione del bambino. Una semplice prova potrà escludere l’una o l’altra ipotesi. Si attacca il bambino al seno “accettato” tenendolo nella posizione tradizionale (a culla): ad esempio, se il bambino poppa al seno sinistro, sarà con il capo a sinistra e i piedi verso il seno destro della mamma, e sarà sostenuto dal braccio sinistro di sua madre. Poi, quando si stacca, senza cambiargli orientamento, si cambia il braccio che lo sostiene (ad esempio, in questo caso si passa sotto la sua schiena il braccio destro), e si fa “scivolare” il bambino verso il seno destro, in modo che abbia il corpo a contatto con il fianco destro della mamma e i piedi che puntano verso la schiena materna, oltre il fianco destro (posizione sottobraccio). Se il problema è il seno, il bambino rifiuterà comunque di poppare, quale che sia la posizione; se il problema è la posizione, in questo caso accetterà di poppare senza problemi. Il rifiuto della posizione è generalmente causato da situazioni dolorose: in alcuni casi, il neonato può aver subito un trauma nascendo (ad esempio la dislocazione della clavicola) che gli rende difficile o spiacevole giacere su un dato fianco; oppure può avere una narice otturata, o un’otite (che peggiora quando l’orecchio interessato è in basso). Il rifiuto di uno specifico seno, invece, ha cause diverse. Può derivare da una preferenza per il flusso di uno dei due seni (che generalmente non sono mai uguali in quanto a quantità e velocità di flusso); oppure la mamma lo posiziona meglio da un lato piuttosto che dall’altro. Uno dei due seni può essere troppo pieno di latte e quindi più difficile da afferrare. Può anche darsi che quel seno stia sviluppando una mastite, causata dalla stasi del latte o da un’infezione9. Quando un seno è infiammato a causa di una mastite, il latte può assumere un sapore “salato”, che non è nocivo per il bambino, ma alcuni non lo gradiscono e smettono di poppare, aggravando i sintomi; in tal caso è importante tirare il latte da quel seno fino a risoluzione del problema. Se il bambino, che ha sempre poppato felicemente a entrambi i seni, improvvisamente ne rifiuta uno, e non si riesce a identificare né una causa nel bambino, né sembra esserci ingorgo o mastite nella mamma, si consiglia di consultare uno specialista per un controllo al seno10.

LO SCIOPERO DEL POPPANTE

Il più sconcertante, stressante e faticoso tipo di rifiuto è il cosiddetto “sciopero” del poppante, che coglie di sorpresa la mamma dopo mesi di felice allattamento. Improvvisamente, o alcune volte in modo “strisciante” e progressivo, il bambino non vuole più saperne del seno. Non sembra però soddisfatto: piange, è irrequieto e visibilmente gli manca la sua principale fonte di conforto. Solo che sembra non volere, o non potere, farne uso. Accetta il latte della mamma nel bicchiere, si succhia le dita, ma piange e respinge la poppata. La mamma si può sentire rifiutata, spaventata o disorientata quanto il bambino; e spesso è preoccupata che non si nutra abbastanza.
Per prima cosa, occorre affrontare il problema tenendo presenti i punti fermi che sono descritti all’inizio di questo articolo: nutrire il bambino, tirarsi il latte, restare in contatto. Non è utile accanirsi a cercare di “convincere” il bambino a poppare se non ne vuole sapere: il ritorno al seno ha i suoi tempi e va compiuto un passo alla volta, e sarà il bambino a decidere il ritmo di questi passi (vedi box). Ci vorrà il tempo che ci vorrà, l’importante in questo lasso di tempo è assicurare al bambino il nutrimento, alla mamma un buon drenaggio del seno, e a entrambi il conforto della vicinanza reciproca.

Le cause dello sciopero possono essere le più svariate. Alcune di queste possono, ovviamente, anche applicarsi a un rifiuto del seno che si verifica fin dalle prime poppate; altre sono caratteristiche dei bambini più grandi. Quando si indaga sul motivo di uno sciopero, è utile porsi alcune domande.

Cause materne

• Hai cambiato sapone, detersivo, usato un profumo che possa aver alterato l’odore della tua pelle e del tuo seno? Prova a usare la semplice acqua e a lavare gli indumenti con detersivi non profumati.
• Stai mettendo sul capezzolo unguenti o detergenti (i cosiddetti “topici”) per prevenire le ragadi o per disinfettare? Potrebbero infastidire il bambino. Il capezzolo non ha bisogno né di disinfettanti, né di emollienti, né di creme protettive: se la suzione è corretta, allattare non è doloroso e non danneggia la pelle del capezzolo e dell’areola, che possiedono in sé la capacità di produrre sostanze protettive ed emollienti.
• Il bambino ha iniziato a dormire tutta la notte o a mangiare un pasto solido, e il tuo seno è troppo pieno e teso? Potrebbe rendere difficile al piccolo attaccarsi e poppare. Prova a spremere un po’ di latte per ammorbidire l’areola prima di attaccare il bambino al seno. Controlla anche di non avere noduli o zone infiammate, potresti stare sviluppando una mastite.
• Stai assumendo un integratore o un farmaco? Alcuni di questi possono alterare il sapore del latte in un modo tale da farlo rifiutare dal bambino.
• Ti è tornato il ciclo? Sono passati più di sei mesi di allattamento? Con il ritorno della fertilità esiste anche la possibilità di rimanere di nuovo incinta. Una nuova gravidanza può diminuire drasticamente la produzione di latte e questo può anche cambiare di sapore. Alcuni bambini reagiscono interrompendo le poppate.

Cause riguardanti il bambino

• Il bambino sta bene? A volte comportamenti di rifiuto precedono una malattia, oppure il bambino può avere un’otite o un raffreddore che gli rendono dolorosa la suzione o difficile respirare quando poppa.
• Hai controllato nella bocca del bambino? A volte ci può essere una piccola afta, una gengiva infiammata per un dentino, oppure il mughetto (un fungo che attacca la mucosa della bocca del bambino, e si manifesta con delle chiazze bianche e arrossate). Tutto questo può rendere la suzione al seno dolorosa, anche se il bambino invece riesce a bere da un bicchiere o da un biberon.
• Il bambino comincia a essere molto reattivo all’ambiente circostante? Crescendo, la curiosità in alcuni bambini è così forte che li fa distrarre dal poppare, così si staccano per guardarsi intorno. Un ambiente tranquillo e lontano da fonti di rumore, televisione, confusione, può aiutare a portare a termine le poppate senza che si interrompano troppo presto.
• Il bambino ha iniziato da poco a mangiare cibi solidi? A volte l’introduzione troppo veloce delle pappe, l’imposizione di orari o la limitazione delle poppate in un allattamento che fino a quel momento era proceduto a richiesta, stimolano nel bambino questa forma di “protesta”: sta comunicando il suo disagio e disorientamento. Continuare ad allattare a richiesta mentre si introducono i pasti solidi non rallenta il processo di svezzamento e permette al bambino di procedere secondo i suoi tempi.
• Hai introdotto di recente l’uso del biberon o del ciuccio? La confusione nella suzione si può verificare in qualsiasi momento dell’allattamento, anche se è più frequente nelle prime settimane. Prova a tornare all’allattamento esclusivo eliminando il ciuccio, oppure, se il bambino è più grande, offrendo i liquidi con il bicchiere invece che con il biberon.

Esperienze traumatiche legate alla poppata

• Recentemente è successo qualcosa che può aver spaventato il bambino mentre poppava? Gli scioperi a volte iniziano perché il bambino ha avuto uno spavento o un dolore mentre poppava al seno. Può essere un rumore forte, come anche una sensazione interna del bambino (ad esempio un reflusso11). Non sempre è facile identificare questi fattori.
• Tuo figlio sta mettendo i denti e ti ha morso? Una reazione forte o un grido acuto della mamma mentre il bambino poppa può averlo spaventato molto, e ci vorrà un po’ di pazienza per rassicurarlo e riportarlo a poppare12.
• Hai smesso di dedicare attenzione al bambino durante la poppata, e sei presa dalla TV, rispondi al telefono o badi agli altri bambini più grandi? Con l’andare delle settimane, si può diventare così disinvolte nell’allattare da riuscire a fare contemporaneamente di tutto: mangiare, chiacchierare al telefono e, con l’aiuto di una fascia, sfaccendare per casa. Questo non sembra turbare la maggioranza dei bambini, ma altri manifestano con lo sciopero il loro bisogno di avere per un po’ di tempo l’attenzione della mamma tutta per sé.
• Hai tenuto il bambino in posizione di poppata mentre veniva effettuata una procedura spiacevole o dolorosa? A volte si suggerisce alla madre di attaccare il bambino al seno, per farlo stare tranquillo, mentre si effettua la vaccinazione o un prelievo di sangue. Questo può far associare tale spiacevole esperienza alla poppata. Tenere il bambino in braccio durante queste procedure è corretto, ma è meglio che il bambino venga attaccato al seno subito dopo la procedura, per consolarlo, piuttosto che subito prima.
• Dove allatti? Il rumore della TV accesa o lo squillo improvviso del telefono possono disturbare tuo figlio inducendolo a interrompere la poppata?
• Altri bambini più grandi sono troppo “espansivi” mentre allatti il piccolo? A volte i fratelli maggiori manifestano la loro gelosia colpendo il fratellino che poppa, gridando e facendo confusione intorno a voi, “assaltando” la mamma o con effusioni d’affetto un po’ troppo vigorose sul poppante. Questo può essere un motivo di sciopero. Cerca di organizzare vicino al luogo dove allatti dei passatempi tranquilli che possano impegnare il bambino più grande (un libro che puoi leggere con lui, un puzzle, eccetera)13.

 Fattori legati alla situazione o alla relazione

• C’è stato di recente un cambiamento nella routine della tua famiglia? I bambini sono delle antenne che segnalano ogni elemento di stress della famiglia e a volte diventano il sistema di allarme di una situazione difficile che interessa tutto il nucleo famigliare.
• Hai traslocato (o stai per traslocare), c’è stato un viaggio o una vacanza, hai cambiato la disposizione delle stanze, trasferito tuo figlio di recente nella sua cameretta o in un nuovo letto, c’è stata una malattia grave o un lutto in famiglia, hai ripreso a lavorare, qualcuno è partito o, al contrario, è venuto ad abitare con voi? Ogni grande cambiamento può causare disorientamento nel bambino, e lo sciopero è un modo per esprimerlo e far sapere all’adulto che ha bisogno di rassicurazione e sostegno.
• Stai cercando di cambiare i suoi ritmi imponendo un orario o delle nuove regole? Ad esempio stai cercando di non allattarlo più la notte, insegnargli ad addormentarsi da solo o dormire nel suo lettino, a mangiare le pappe in una certa quantità o a certi orari? La protesta di tuo figlio forse ti sta segnalando che stai procedendo troppo in fretta o in un modo che il bambino non è ancora pronto ad affrontare.
• Ci sono state esperienze di separazione fra te e il tuo bambino? Stai cercando di inserire tuo figlio al nido perché ti hanno detto che deve socializzare? I bambini nei primi anni di vita hanno bisogno di stare insieme alla mamma, e socializzano meglio se sono rassicurati dalla loro presenza; e se alcuni sembrano affrontare abbastanza bene la separazione, altri non riescono a superare l’angoscia e reagiscono in modi diversi, fra i quali anche lo sciopero. Cerca di evitare le separazioni non necessarie, e se non puoi evitare di separarti da lui, come nel caso del ritorno al lavoro, cerca di minimizzarne la durata e di dedicare del tempo per riprendere il “contatto” con lui appena vi ritrovate insieme.

Riportare il bambino al seno

Il segreto per riportare il bambino al seno è armarsi di pazienza, tempo, perseveranza e fiducia: prima o poi, se il bambino non è pronto a svezzarsi (il che in genere non avviene mai spontaneamente prima del secondo anno), il bambino tornerà a godere delle gioie della poppata. Ma può volerci tempo, e non si può prevedere quanto.
Nel frattempo, godete del contatto e della vicinanza reciproca svincolando i momenti di intimità dalla poppata; non farti prendere dall’ansia e dalla fretta di riportare subito e a tutti i costi il tuo bambino al seno, le forzature sono sempre controproducenti14. Se vedi che le cose stanno prendendo una brutta piega, fai uno stacco, rinuncia a fare tentativi per qualche giorno, sempre continuando a tirarti il latte e a offrirlo in altro modo, e poi riprova qualche giorno più tardi.
Ecco alcuni espedienti che hanno funzionato per molte madri15.
• Prova a offrire il seno in un momento in cui il bambino non è affamato e l’atmosfera è rilassata.
• Prova a offrire il seno quando c’è penombra, silenzio, e il bambino è ancora nel dormiveglia: molti bambini cominciano a interrompere lo sciopero dapprima nelle poppate notturne, e in seguito anche durante il giorno.
• Quando il bambino accetta di stare con la bocca vicino al capezzolo, fai colare sul seno un po’ di latte spremuto, in modo da incoraggiarlo ad attaccarsi e poppare.
• Prova ad allattare in una posizione o un luogo diverso dal solito, o ad allattare passeggiando.
• Passa del tempo semplicemente con il bambino addosso, in posizione semiseduta, in un ambiente riscaldato, spogliandolo completamente e tenendolo a contatto con il tuo petto nudo, ma senza offrire il seno o spingerlo verso di esso; a volte dopo un certo tempo di contatto pelle a pelle il bambino va spontaneamente al seno16,17.
• Impara a riconoscere i progressi graduali del tuo bambino, magari tenendo un diario. Il ritorno al seno può essere improvviso, come viene meno la causa che lo ha scatenato, o richiedere tempo e gradualità; ma molte madri hanno sperimentato, una volta risolta la situazione, ancora molti mesi di felice allattamento18.

 

Note e Bibliografia

1. Per informazioni su come valutare se il bambino prende abbastanza latte, vedi Da mamma a mamma n. 95, oppure sul Manuale de La Leche League L’arte dell’allattamento materno, LLLItalia 2005, pp. 148-70.
2. Informazioni sulla raccolta e conservazione del latte si trovano su: Crase B, Doddler Fur S. LLL rivede le linee guida di conservazione del latte materno. L’allattamento moderno
2009;92:11-14,16; Sears W. Venti suggerimenti per allattare e lavorare, Da mamma a mamma 2009;92:7-8. Vedi anche: Carabetta M. Si può allattare e lavorare. Da mamma a mamma 2009;92:16-17.
3. Vedi dettagli sul Manuale de La Leche League L’arte dell’allattamento materno, LLLItalia 2005,pp. 162-64.
4. Smith L. Impact of birth practice on infant suck. in: Watson-Genna c. Supporting sucking skills in breastfeeding infants. Jones and Bartlett Publishers, 2007.
5. Watson-Genna C. Sensory Integration and Breastfeeding. In: Watson-Genna C. Supporting sucking skills in breastfeeding infants. Jones and Bartlett Publishers, 2007.
6. Informazioni sul riflesso di emissione forte si trovano sul n. 58 di Da mamma a mamma, e uno speciale è previsto per il prossimo numero. Vedi anche sul Manuale de La Leche League L’arte dell’allattamento materno, LLLItalia 2005, pp.. 180-85.
7. Vedi lo speciale sul bambino sonnolento nel numero 96 di Da mamma a mamma.
8. Il DAS è un dispositivo che permette di erogare il latte, raccolto in un piccolo contenitore portato al collo, tramite un tubicino direttamente al bambino mentre questi poppa al seno, prendendo in bocca contemporaneamente il seno e il tubicino stesso. Vedi lo speciale nel n. 89 di Da mamma a mamma.
9. Il tema dei problemi al seno (ingorghi e mastiti) è stato trattato ampiamente nel n. 97 di Da mamma a mamma.
10. Mathers LJ, Mathers RA, Brotherton DR. Herpes zoster in the T4 dermatome: a possible cause of breastfeeding strike. J Hum Lact 2007;23(1):70-1.
11. Heine RG. Allergic gastrointestinal motility disorders in infancy and early childhood. Ped allerg immunol 2008;19(5):383-91.
12. Leggi qui come fare se un bambino morde al seno
13. Per sapere come organizzare l’angolo della poppata, vedi sul Manuale de La Leche League L’arte dell’allattamento materno, LLLItalia 2005, pp. 88, 218-19.
14. Wright CM, Parkinson KN, Drewett RF. How does maternal and child feeding behavior relate to weight gain and failure to thrive? Data from a prospective birth cohort. Pediatrics 2006;117(4):1262-9.
15. Mohrbacher N. Breastfeeding answers made simple. Hale Publishing 2010;146-48.
16. Pitman T. Quando il bambino si attacca da solo. L’allattamento moderno 2003;41.
17. Colson S. An introduction to biological nurturing. Hale Publishing 2010.
18. Una trattazione esauriente del problema del bambino irrequieto al seno o che rifiuta di poppare si trova nel Manuale de LLL L’arte dell’allattamento materno, pp. 173-76, come anche nel testo di N. Mohrbacher e J. Stock Allattamento al seno: il libro delle Risposte, vol. 1, LLL Italia 2004, pp. 140-49. Vedi anche: Zeretzke K. Aiutare una madre il cui bambino rifiuta di poppare. L’allattamento moderno 2001;30:1-8.

Che cosa si intende per "scambiare il seno per un ciuccio"

di Nancy Mohrbacher

 

Le madri che allattano vengono comunemente avvertite: “Non lasciare che il tuo bambino usi il seno come un ciuccio”.

Anche se spesso lo si dice, si tratta di una dichiarazione incredibilmente curiosa. Dopo tutto, chi è venuto prima, il seno o il ciuccio? Il seno, naturalmente, precede di molto il ciuccio (in inglese “dummy”, che vuol dire anche “fantoccio”), un dispositivo artificiale progettato piuttosto tardi nella storia umana per calmare i bambini come sostituto del seno.

Se il ciuccio è davvero un sostituto del seno, cosa mai potrebbe significare lasciare che il vostro bambino “usi il seno come un ciuccio?”

 

QUAL E' IL VERO MESSAGGIO?

L’ipotesi alla base di questo consiglio è che il desiderio del bambino per il seno sia irragionevole. Dopo tutto, se il bisogno di latte del bambino fosse riconosciuto, il ciuccio non sarebbe mai servito. Per definizione, nessun latte esce da un ciuccio. Il punto sembra essere che se il bambino ha poppato “abbastanza” (e il numero di minuti accettabili varia secondo i soggetti), non ha più bisogno di latte, così succhiare un ciuccio dovrebbe essere abbastanza giusto.

Tuttavia, alcuni bambini sono poppatori veloci e altri sono poppatori lenti[1]. Il numero di minuti che un bambino ciuccia non ci dice nulla sul volume di latte consumato. I bambini a volte poppano senza prendere latte? Può capitare. Di tanto in tanto potrai notare il tuo bambino tenere in bocca dolcemente il seno mentre è quasi completamente addormentato. In questo caso, il bambino può effettivamente succhiare, ma non bere.

È a questo a cui si sta riferendo chi dice: “Non lasciare che il tuo bambino scambi il seno per un ciuccio” ? Non credo proprio. Questo consiglio di solito segue al racconto di una madre stanca per una maratona d’allattamento, un evento comune nelle prime settimane. Le “poppate a grappolo”, o poppate ravvicinate durante parte della giornata, sono il modo che ha un bambino in rapida crescita per incrementare la produzione di latte in caso di necessità (scatto di crescita o altro). Questo funziona perché “i seni drenati producono latte più velocemente”. Tuttavia, se una madre sostituisce regolarmente un ciuccio al seno in questo periodo, questo può vanificare gli sforzi del suo bambino per far aumentare il latte. È per questo che l’American Academy of Pediatrics (AAP) raccomanda che i bambini siano allattati al seno a richiesta[2]. L’AAP invita i genitori a nutrire i loro bambini ogni volta che mostrano segnali di fame (maggiore attività, girare la testa, succhiare le manine o altro), non importa quante volte questi segnali appaiano. I segnali della fame dei neonati non sono mai irragionevoli, secondo l’AAP. Infatti, durante il primo mese, durante il periodo di calibrazione della produzione di latte, l’AAP raccomanda in particolare di evitare il ciuccio proprio perché un uso troppo frequente di questo “sostituto del seno” può minare lo stabilizzarsi di una sana produzione di latte.

 

PUOI FIDARTI DEL TUO BAMBINO?

Ma c’è un altro aspetto del consiglio “Non lasciare che il tuo bambino scambi il seno per un ciuccio” che è decisamente insidioso. L’idea che una madre debba fare attenzione a non lasciare che il suo bambino “la usi” ha la capacità di minare la sua fiducia nel suo bambino, di scavare un solco tra loro, impedendo loro di entrare in sintonia come natura vuole. Questo curioso consiglio è il cugino (non troppo lontano) dell’indifendibile mito occidentale che i neonati possano “manipolare” i loro genitori, anche prima di avere la capacità mentale per farlo.

DMAM 111

 

Eccone un caso. Una mamma mi ha detto di recente in un incontro di sostegno fra donne, che la sua bambina non aveva davvero bisogno di poppare ogni volta che mostrava segnali di fame, perché stava per lo più facendo una “suzione non nutritiva”. Questa mamma era stata alle prese con un lento aumento di peso della sua bambina e aveva da poco iniziato a allattare più spesso invece di attenersi allo schema di poppate a orario che aveva inizialmente adottato. Da quando questa bambina era stata più al seno, il suo peso era migliorato. Ho chiesto a questa donna come facesse a sapere che la sua bambina non stesse prendendo latte mentre stava attaccata al seno (che è quello che accade durante la “suzione non nutritiva”). Ho potuto vedere brillare l’intuizione nei suoi occhi. Sorridendo, la mamma ha ammesso che in realtà non lo sapeva. Le ho detto che io presumo che quando un bambino è al seno stia sempre prendendo latte. In quel momento, la madre si rese conto che tentare di interpretare ciò che la sua bambina faceva era stato controproducente per entrambe. Ha capito che per risolvere completamente i problemi di peso avrebbe dovuto fidarsi di lei, per sapere di che cosa avesse bisogno, quando e per quanto tempo (la sua bambina era a termine e sana, e lei poteva fidarsi delle sue richieste con fiducia.) Quando ha preso la decisione di fidarsi della bambina, è diventato un compito della bambina e non più suo sapere quando poppare. Mentre guardavo queste rotelle mentali girare, la mamma appariva visibilmente rilassata mentre si sentiva sollevata del suo fardello.

 

 

CHI HA BISOGNO DI QUESTA SOFFERENZA?

Che cosa significa per il tuo bambino “usare il seno come un ciuccio?” Quando ci si pensa in relazione a come funziona l’allattamento, in realtà è una sciocchezza totale. Ma se una madre accetta i presupposti che stanno alla base di tale consiglio, si apre per lei un mondo di dolore. Credere di dover stare in guardia affinché il suo bambino “non la usi” ha il potenziale di minare l’allattamento, il suo rapporto con il suo bambino, e perfino tutta la sua visione della maternità. E chi ha bisogno di questo tipo di rapporto negativo col proprio bambino? Una nuova maternità è già sufficientemente impegnativa anche senza!

Da dove viene questa strana prospettiva? Suppongo che derivi dalle norme dell’alimentazione artificiale. In fondo, quando i bambini sono nutriti artificialmente, la sovralimentazione è un rischio reale. Il latte da un biberon scende in maniera così veloce e costante che i bambini hanno poco controllo sulla loro assunzione di formula. Al seno, invece, a causa della rapida alternanza fra flusso lento e veloce, l’allattamento insegna automaticamente ai nostri bambini una sana autoregolamentazione[3]. Per evitare la sovralimentazione durante la nutrizione con formula artificiale, può effettivamente avere un senso soddisfare un bisogno del bambino e dargli da succhiare un sostituto del seno in modo che il suo meccanismo di controllo dell’appetito abbia la possibilità di attivarsi[4].

Ma anche se questa strategia può essere corretta durante la nutrizione con formula artificiale, non è sicuramente corretta durante l’allattamento. I bambini sanno di che cosa hanno bisogno. Un allattamento felice e soddisfacente è costruito sulla fiducia della mamma nel suo bambino. Solo nei luoghi in cui le regole dell’alimentazione artificiale sono ancora vive nella memoria culturale il “Non lasciare che il tuo bambino usi il seno come un ciuccio” può radicarsi e trainare.

Se vogliamo rendere il nostro mondo più accogliente nei confronti dell’allattamento, parte del nostro lavoro deve essere screditare queste opinioni sbagliate.

 

 

(Articolo originale di Nancy Mohrbacher pubblicato su:

 http://www.nancymohrbacher.com/blog/2015/8/21/whatdoes-it-mean-to-use-your-breast-as-a-pacifier  

Traduzione di Carla Scarsi, revisione di Silvia Scozzafava)


[1] VEDI QUI: N. Mohrbacher, The clock and early breastfeeding, www.nancymohrbacher.com.

[2] VEDI QUI: AAP, Breastfeeding and the Use of Human Milk, http://pediatrics.aappublications.org.

[3] Per ulteriori informazioni su come seno e biberon influenzino il rischio di sovralimentazione e obesità, si può vedere qui uno studio del 2012: Li R, Magadia J, Fein SB, Grummer-Strawn LM. Risk of Bottle-feeding for Rapid Weight Gain During the First Year of Life, Arch Pediatr Adolesc Med. 2012;166(5):431-436

[4] Dare ad un bambino pause regolari nel flusso veloce della formula pur nutrendolo con il biberon è un modo per prevenire la sovralimentazione ed è un aspetto della nutrizione al biberon descritta nella dispensa For the Caregiver of a Breastfed Baby scaricabile da: www.nancymohrbacher.com

Il riflesso di emissione forte

di F. Raillhet, H. Declerck, H. Perez, Les Dossiers de l’Allaitment, n.28, luglio-settembre 1996. Traduzione pubblicata in "L'allattamento moderno" n. 16, autunno 1997. Traduzione di Margherita Colaci e Silvia Colombini

 

Il riflesso di emissione forte è una situazione frequente e spesso disorientante, poiché può portare a sintomi, conseguenze e terapie differenti a seconda delle madri. Le conseguenze principali sono: un neonato che soffre di coliche e una madre stressata e scoraggiata. Non sempre è possibile trovare un rimedio totalmente efficace per questa situazione, che molto spesso migliora solo con il tempo. D’altronde, alcuni suggerimenti possono rendere il momento dell’allattamento più gratificante per la madre e per il neonato.

Il riflesso di emissione è il meccanismo di rilascio del latte: l’espulsione attiva del latte fuori dalla ghiandola mammaria, provocata dalla contrazione delle fibre muscolari (cellule a canestro) che circondano gli alveoli. Il riflesso di emissione è stimolato dall’ossitocina. Una quantità variabile di latte si raccoglie nella mammella tra una poppata e l’altra. In particolare, il primo latte della poppata, accumulato nei seni lattiferi situati sotto le areole, incoraggia il neonato a poppare, cosa che scatenerà i riflessi di emissione. Tutte le madri hanno riflessi di emissione a intervalli di pochi minuti, anche se, generalmente, solo il primo viene percepito.

I possibili segnali sono:

· Sensazione di tensione mammaria, prurito, formicolio al seno.

· Fuoriuscita di latte dal seno succhiato e, spesso, dal seno opposto.

· Contrazioni uterine (nel periodo immediatamente post-partum).

· Sensazione di rilassamento e di sete da parte della madre.

· Cambiamenti nel ritmo della suzione del neonato: da rapido, diventa lento e regolare, con deglutizioni ogni 1 o 2 movimenti di suzione.

· Comparsa di latte agli angoli delle labbra del neonato.

Per alcune madri questo riflesso è molto forte; il latte può schizzare fuori con violenza anche a distanza di un metro o più. Il problema per queste mamme è: “troppo e troppo veloce”. Una tale quantità di latte, che arriva con tanta forza, potrebbe superare le capacità di deglutizione del neonato. Per alcune madri questo si accompagna ad una secrezione di latte molto abbondante, così come per altre la secrezione di latte è “normale”.

Le conseguenze e i metodi per ovviare a questa situazione, quindi, variano a seconda delle circostanze e dell’età del neonato.

Durante le prime settimane

Alcune volte la mamma capisce qual è la natura del problema, poiché vede il suo latte schizzare fuori con una tale forza che il suo bambino rimane quasi "soffocato" durante la poppata. Generalmente, però, succede che lei non capisce il comportamento del suo bambino, che semplicemente si divincola e si stacca dal seno, e lei resta disorientata. Per questo motivo, la descrizione che la mamma potrebbe dare del problema potrebbe essere:

· il mio bambino ha le coliche

· il mio bambino vomita spesso

· il mio bambino ha il reflusso

· al mio bambino non piace ciucciare

· il mio bambino è troppo ingordo, ha una suzione troppo forte

· non ho abbastanza latte

· ho troppo latte

· il mio bambino è allergico al mio latte.

 

I sintomi

Possono variare molto, e molti di questi possono avere altre cause. Bisognerà quindi riflettere bene prima di attribuire questi sintomi a un riflesso di emissione troppo forte.

Þ Molto spesso il neonato ha una curva di crescita soddisfacente; il suo aumento di peso può anche essere di una rapidità impressionante. Inzuppa i pannolini; ha frequenti evacuazioni solide che possono essere verdi e schiumose, poiché all’inizio della poppata egli ingerisce molta aria e/o molto del primo latte, ricco di lattosio, e ciò accelera il passaggio delle feci nell’intestino e aumenta la fermentazione. Il neonato è tonico e sveglio. Può avere una suzione vigorosa. Alcuni neonati possono fare poppate molto corte (qualche minuto per volta) e/o poppano solo per mangiare, non per appisolarsi o per consolarsi.

Þ Il principio della poppata avviene generalmente bene per poi peggiorare non appena sopraggiunge il riflesso di emissione: davanti al flusso di latte il neonato tossisce, s’ingozza, sputa, deglutisce rumorosamente... Alcuni neonati riescono a tenere sotto controllo il problema lasciando colare il latte, mentre altri si staccano dal seno urlando, oppure ve ne sono alcuni che si rifiutano del tutto di prendere il seno.

Þ Il neonato è spesso agitato durante la poppata, e può dare l’impressione di essere continuamente affamato e succhiarsi frequentemente le dita, il che potrebbe far credere alla madre di non avere abbastanza latte.

Þ Il neonato rigurgita spesso. Soffre di coliche e piange per ore. Ha molta aria nella pancia perché ingurgita molta aria durante la poppata. Dorme male, si sveglia spesso, soprattutto durante il pomeriggio e la sera, cosa che, una volta di più, dà alla madre l’impressione di non avere abbastanza latte.

Þ Sebbene la maggior parte delle donne quasi non percepisca il primo riflesso di emissione, la mamma potrebbe sentirne diversi durante la poppata, provocando dolore sufficiente da indurla a limitare il tempo in cui il neonato e attaccato al seno. Nell’immediato post-partum questi riflessi d’emissione possono essere accompagnati da contrazioni uterine, anche queste a volte dolorose.

Þ Può accadere che una madre abbia lo stesso problema con diversi figli successivi. Ella potrebbe quindi descrivere neonati molto tonici, con una suzione molto forte. È possibile che un simile quadro clinico sia il risultato della compresenza di una predisposizione materna con una particolare maniera di succhiare del bambino.

 

Riconoscere il problema

Non si incontrano obbligatoriamente tutti i sintomi sopra descritti; alcuni neonati tollerano la situazione meglio di altri. Dall’altro lato, non bisogna dimenticare che i neonati che non ricevono abbastanza latte possono presentare un certo numero di sintomi simili, quali l’irrequietezza al seno il pianto frequente e il desiderio di poppare frequentemente.

Sarà quindi necessario valutare accuratamente la situazione, fino a quando non sarà risolta, poiché un riflesso di emissione troppo forte potrebbe anche provocare una stagnazione staturo-ponderale, se il rifiuto del neonato a poppare è particolarmente accentuato. Sarà indispensabile tenere sotto osservazione la curva di crescita, e seguire la frequenza delle evacuazioni liquide e solide. In ogni caso, l’insieme dei seguenti sintomi sarà indicativo:

Þ Il comportamento del neonato durante la poppata e in particolare al momento del riflesso di emissione.

Þ Una gran quantità di pannolini bagnati.

Þ Una crescita ponderale soddisfacente o rapida.

Þ Uno sviluppo normale

Þ L’assenza di patologie nel bambino.

 

Alcuni suggerimenti

Le tecniche suggerite potranno essere diversamente efficaci a seconda delle madri. Bisognerà quindi perseverare e provarne parecchie, trovando quelle che si adattano meglio a al proprio caso.

Þ Staccare il neonato dal seno al momento in cui si manifesta il riflesso di emissione e lasciar colare il latte (preparare un asciugamano per tamponare o un bicchiere o una tazza per raccoglierlo). Riattaccare il neonato al seno quando il latte ha cessato di uscire con forza. Alcuni neonati attendono pazientemente (oppure si staccano essi stessi dal seno per riprendere un istante dopo), ma altri si possono sentire molto frustrati. A volte si manifesta dopo poco un nuovo riflesso di emissione e bisogna staccare di nuovo il neonato dal seno.

Þ Spremere un po’ di latte poco prima di attaccare il neonato al seno in modo da stimolare il primo riflesso di emissione che è generalmente il più violento. Ciò sarà particolarmente utile se il bambino dovesse irritarsi molto quando lo si stacca dal seno. In genere sarà sufficiente spremere il latte da un solo seno e lasciar colare il latte dall’altro seno mentre il bambino poppa.

Þ Alcune madri trovano molto efficace attaccare il neonato al seno a orari ravvicinati (almeno ogni 2 ore). Intervalli brevi fra le poppate ridurranno la quantità di latte presente nei canali lattiferi, il che potrà far diminuire la pressione intramammaria e quindi la forza del riflesso di emissione. Per alcune madri, più frequentemente il neonato si attaccherà al seno, meno abbondante sarà il flusso del latte emesso.

Þ Altre madri, al contrario, trovano molto più efficace distanziare le poppate (ogni 3 ore e mezza) oppure offrire un solo seno a ciascuna poppata. Benché ciò sia l’opposto di quanto spesso si consiglia alle madri, in questo caso potrà servire a diminuire la stimolazione mammaria, soprattutto se la madre ha una produzione di latte molto abbondante. La maggior parte delle madri penserà di non avere abbastanza latte, se i loro piccoli sono irrequieti durante la poppata e tra una poppata e l’altra, poiché questo è il principale timore di tutte le madri. Persino in presenza di un’accelerazione dell’aumento di peso dei loro bambini, esse potrebbero non rendersi conto di avere, al contrario, una produzione eccessiva di latte. Prima di dare distanziare le poppate, è tuttavia molto importante verificare la crescita ponderale, e pensare questa soluzione solo quando i bambini hanno una buona crescita, conoscere bene la legge della domanda e dell’offerta e sorvegliare la quantità di pannolini bagnati. Quando il bambino sarà nervoso e vorrà attaccarsi spesso al seno, potrà essere utile offrirgli lo stesso seno numerose volte di seguito anche per alcune ore. Se l’altro seno incomincia a ingorgarsi la mamma potrà spremerne un po’ per alleviare il fastidio, ma unicamente a questo scopo: il fine non è quello di svuotare il seno.

Þ Far fare spesso il ruttino al bambino. Staccarlo spesso dal seno, soprattutto se è irrequieto mentre poppa o sembra in difficoltà ad inghiottire tutto il latte che arriva, e farlo ruttare per eliminare l’aria inghiottita. Massaggiargli il pancino e dargli piccole pacche sulla schiena.

Þ Allattare il neonato appena si sveglia o quando è sul punto di svegliarsi o di addormentarsi. Sarà più calmo e disteso. Se non è troppo affamato, popperà con meno forza e il latte affluirà meno velocemente. Spesso le poppate notturne vanno meglio: il neonato succhia con più calma, ingerisce meno aria e si riaddormenta con più facilità. Durante la giornata conviene allattare in un ambiente tranquillo, lontano dal baccano dei giochi degli altri bambini (nei limiti del possibile!).

Þ Variare le posizioni. Potrà andare meglio se il neonato viene attaccato al seno in una posizione che faciliti l’eliminazione del latte in eccesso. Se la madre è seduta, potrà sistemare il bambino in una posizione più verticale, inclinando il busto all’indietro o sistemandolo a cavalcioni sulle proprie ginocchia (procurandosi alcuni cuscini). Potrà allattare sdraiandosi sul fianco, oppure potrà sdraiarsi sulla schiena e sistemarsi il neonato prono su di lei, sull’addome o per traverso sul proprio petto (sostenendogli la fronte con una mano).

Þ Sarebbe preferibile che la madre non spremesse regolarmente il latte dal seno perché questa stimolazione potrebbe aggravare la situazione. Se lo fa già, potrebbe smettere gradualmente. Allo stesso modo, l’uso regolare di dischetti per i capezzoli con lo scopo di raccogliere il latte può far persistere il problema a causa della stimolazione che provocano sul seno. Eliminare le coppette (utilizzando delle compresse per l’allattamento, dei fazzoletti, dei pezzetti di pannolini, di asciugamani, per assorbire il latte) potrebbe gradualmente migliorare la situazione.

 

Dopo le prime settimane

Quando il bebè cresce, alcuni dei problemi causati da un riflesso d'emissione troppo forte si attenuano. Altri, al contrario, possono divenire evidenti con il passare del tempo. Può succedere che la madre si accorga tardivamente che le cose non procedono bene sia perché il bambino non aveva troppe coliche sia perché le era stato detto che le coliche passavano col tempo. La madre può anche aver pensato fosse normale che il suo bambino soffocasse sotto la quantità di latte.

 

Vissuto materno

Þ Ho l'impressione che il mio bambino non ami più ciucciare e voglia svezzarsi.

Þ Ho sempre meno latte.

Þ Il mio bambino si rifiuta spesso di poppare.

Þ Il mio bambino ha molte coliche, vomita spesso.

Þ Ho le ragadi, ho i seni dolenti.

Þ Il mio bambino non aumenta sufficientemente di peso.

Þ Ho molte difficoltà a comprendere il comportamento del mio bambino, non so cosa vuole.

 

Sintomi

* Uno dei principali sintomi di questo periodo è che il bambino ciuccia male:

* continua ad andargli di traverso il latte; tossisce e sputa il latte dappertutto;

* può rifiutare il seno più o meno regolarmente, mettere in atto degli "scioperi del poppante";

* può essere molto agitato durante la poppata, respingere il seno, colpirlo o morderlo;

* può rifiutare di prendere più di un seno per poppata;

* a volte, avendo imparato a considerare le poppate come esperienza stressante, ciuccia solo quando è affamato e unicamente per soddisfare la sua fame; preferirà succhiare il suo pollice o un suo sostituto qualsiasi per soddisfare il suo bisogno di suzione;

* può anche ciucciare in modo scorretto, in modo da non stimolare il riflesso d'emissione o in modo che sia minimo, dato che quando ciuccia correttamente riceve troppo latte. Impara quindi a utilizzare la lingua, le gengive e le labbra in maniera anomala per poter controllare meglio il flusso del latte. Spesso, se la secrezione del latte materno cala, il bambino sarà più a suo agio nel poppare. Tuttavia può a volte succedere che non sappia più poppare in modo corretto o che sia talmente abituato ad avere molto latte senza sforzarsi da non provare neanche più a farlo efficacemente.

* la madre può avere i seni dolenti a causa della suzione scorretta del bambino, se questi serra le gengive per limitare il flusso di latte.

* I riflessi d'emissione possono rimanere sempre così forti; oppure possono essere sentiti molto meno dalla mamma, cosa di per sé normale, ma quando si presenta questa circostanza sarà opportuno verificare che non ci sia un abbassamento importante della secrezione lattea, soprattutto quando la mamma è passata da un riflesso molto forte a nessuna sensazione durante il riflesso e, in particolare se questo passaggio avviene in poco tempo. Questo può anche avvenire in modo graduale, cosicché la madre non si accorge di niente. La madre può considerare il cambiamento del ritmo delle poppate come un segno di miglioramento.

* Il bebè soffre spesso di coliche violente. Può avere delle scariche schiumose e verdi e molta aria. Può rigurgitare molto latte.

* Certi bambini continuano a prendere molto peso, e possono anche presentare disturbi caratteristici dovuti alla sovralimentazione. Ma, in alcune madri, si osserva più o meno rapidamente un abbassamento della secrezione lattea o una secrezione lattea con livelli che oscillano in maniera estremamente variabile. Questo andamento può indurre nel bambino un arresto della crescita staturo-ponderale dovuto al fatto che egli manda giù molta aria, che riceve pochissimo del 2° latte, che assorbe grandi quantità del primo latte poco calorico, e che distanzia le poppate. Questa debole crescita può non venire rilevata a causa del fatto che la sorveglianza medica è generalmente meno stretta dopo le prime settimane.

* Il vissuto materno è poco gratificante. La madre può vivere in maniera negativa l'allattamento di questo bambino poco soddisfatto, e che le dà l'impressione di non amare né il suo latte, né le poppate. Di fronte ad un bambino "difficile", non è facile sentirsi competente, sviluppare il proprio istinto materno e imparare a riconoscere la causa dei pianti. La madre può anche avere dei problemi di abbigliamento soprattutto se ha troppo latte: può trovarsi "bagnata" in continuazione, cosa che può anche porre un problema a livello di coppia. Allattare in pubblico le sarà difficile: il latte cola dappertutto, deve avere l’asciugamano. Tutto questo potrà portare a uno svezzamento precoce, sia che il bambino non voglia più ciucciare, sia che la madre non sopporti più la difficile situazione.

 

Bibliografia:

· The effects of an overactive let-down reflex. F. Andrusiak, M. Larosa-Kuzenko. Lactation Consultant Series, Lactation Dep, LLLI 1987.

· Experiences d'animatrices concernant le rèflex d'ejection trop fort. N. Bellot, MP Fredaigues 1994.

· Le rèflex d'ejection violent: comment le détecteur et l'atténeur. D. Elkhoury, La Berceuse, sept 1990.

· Overactive let-down: consequences & treatments. M. Jozwiak, Leaven sept-oct 1995.

· Ainsi que les résultantes de l'enquete sur le vécu des mères ayant un réflexe d'ejection trop fort, menée pour le congrès national de LLL de 1994.

Candida e fluconazolo

di Jack Newman, in L’allattamento moderno n 26.