Ti sei mai domandata come funzioni l'allattamento, questo meccanismo biologico messo a punto in milioni di anni dalla natura per garantire la salute e il nutrimento dei cuccioli umani? Come effettivamente il latte entri nei seni? Come questo meccanismo continui a ripetersi più e più volte? Che cosa si pensava su questo argomento nel passato? Che cosa noi sappiamo oggi? Questo articolo si occuperà di queste domande. Comprendere l’anatomia di un seno al lavoro, ci permette di apprezzare profondamente questo processo e di comprendere meglio le ragioni di alcune difficoltà comuni, nonché dei modi per superarle.

Storia

Da migliaia di anni l’anatomia e la fisiologia del seno suscitano interesse. Gli scritti medici più antichi sull’argomento risalgono all’antico Egitto. Questi testi descrivevano come stabilire se il latte della mamma fosse buono o cattivo e come incrementare la produzione. Un autore raccomandava massaggi con emulsione di olio di pesce e lo “stare seduta con le gambe incrociate… frizionando i seni con una pianta di papavero” per incrementare il flusso del latte (Fildes 1985). Una commentatrice moderna, Marilyn Yalom, scrive: “Entrambi i trattamenti avevano almeno il merito di rilassare la madre che allattava”, e avrebbero dovuto aiutarla a migliorare la funzione del riflesso d’emissione, ma probabilmente non hanno un effetto diretto sulla produzione di latte. Il medico Ippocrate (460-377 a.C.) credeva che il sangue mestruale in qualche modo si trasformasse in latte umano. Questa credenza durò fino al XVII secolo!

Leonardo Da Vinci (1452-1519 d.C.), per esempio, nel suoi schizzi anatomici disegnò vene che collegavano l’utero e i seni. Anche il filosofo Aristotele (384-322 a.C.) ci ha lasciato riflessioni sull’allattamento. Egli credeva che le donne di pelle più scura avessero un latte più salutare delle donne di pelle chiara e che i bambini che bevevano latte di una mamma più affettuosa (calda) sviluppassero denti in età più precoce (aveva torto su entrambe le ipotesi). Aristotele, inoltre, affermava che i neonati non dovessero bere colostro, un concetto errato che persiste ancora oggi in diverse culture.

Commentando i rimedi per una bassa produzione di latte, Sorano, un ginecologo dell’antichità che esercitò la sua professione tra il 100 e il 140 circa, pensava che massaggiare il seno e autoindurre il rutto avrebbe potuto essere d’aiuto, ma sconsigliava fermamente bevande mescolate con ceneri di gufi e pipistrelli bruciati.

Dal 1500 gli anatomisti imboccarono il binario giusto. Impararono, sezionando cadaveri, che i seni erano composti da tessuto ghiandolare, il quale – essi concludevano – “trasforma in latte il sangue trasportato loro dalle vene” (Vesalius 1969).

Molti degli antichi scritti sull’allattamento riguardavano le balie: donne che allattavano e che venivano assunte per allattare il bambino di un’altra donna. La balia è menzionata nel Codice di Hammurabi (circa 1700 a.C.), nella Bibbia, nel Corano, negli scritti di Omero, per fare qualche esempio tra molti altri. Le opinioni su quale tipo di donne fossero le balie migliori specificavano ogni cosa, dal colore dei capelli all’aspetto del seno, sia al fatto che la donna avesse partorito un maschio o una femmina (Yalom 1997).

Nel corso del 1700, i medici finalmente iniziarono a capire che è più sano per una madre nutrire il proprio bambino piuttosto che usare una balia, e che bere il colostro materno è un bene per i bambini (Riordan 2005).

Negli ultimi 50 anni, la scienza medica ha imparato moltissimo sul latte umano, particolarmente nell’area dell’immunologia. Noi ora sappiamo che il colostro è carico di anticorpi che proteggono i neonati dalle malattie, che il latte maturo ha un perfetto equilibrio di nutrienti per i bambini e che dopo il primo anno il latte ha una maggiore concentrazione di fattori immunitari, poiché il bambino più grandicello inizia a poppare di meno. Il latte prodotto dopo un parto prematuro è differente dal latte di madri i cui bambini sono nati a termine, e queste proprietà uniche sono vantaggiose. L’Arte dell’Allattamento Materno afferma: Ciascuna madre produce un latte unico… La composizione del tuo latte varia di giorno in giorno e nei diversi momenti della giornata… Il colostro che il tuo bambino riceve il primo giorno della sua vita è diverso dal colostro del secondo o terzo giorno. Il latte umano è una sostanza complessa e viva, è la chiave per una salute buona e per uno sviluppo ottimale dei cuccioli umani. Poiché il latte umano è così importante, è anche importante sapere come viene prodotto. Lo sviluppo del seno Lo sviluppo del seno inizia già nell’utero, sia nei feti di sesso maschile sia in quelli di sesso femminile. Tra la quarta e la settima settimana della vita embrionale, lo strato esterno della pelle inizia a ispessirsi lungo una linea che si estende dall’ascella all’inguine. Questa costituisce lo spartiacque mammario. Più tardi molta di questa “linea del latte” svanisce, ma una piccola parte rimane nel torace e forma da 16 a 24 "germogli" (papille) che si sviluppano in dotti e alveoli, gli acini che secernono e forniscono latte nel seno. All’inizio i dotti lattiferi si aprono in una piccola cavità sotto la pelle, ma presto dopo la nascita questa si trasforma nel capezzolo (Sadler 2000). Il capezzolo è circondato dall’areola. Le ghiandole mammarie, poi, rimangono inattive fino alla pubertà.

Il successivo stadio dello sviluppo del seno inizia quando le bambine entrano nella pubertà, intorno ai 10-12 anni di età. I seni iniziano a crescere uno o due anni prima dell’arrivo della prima mestruazione. A ogni ciclo ovulatorio, il tessuto del seno cresce un po’ di più. La crescita è concentrata di più nel periodo dell’adolescenza, ma continua fino a circa 35 anni di età (Riordan 2005). Il seno non è considerato pienamente maturo, finché una donna non partorisce e non inizia a produrre latte (Love & Lindsey 1995). Il testo per operatori Allattamento al seno: il libro delle risposte, spiega che un seno maturo è composto di tessuto ghiandolare per produrre e trasportare latte; tessuto connettivo di sostegno; sangue, che fornisce i nutrienti necessari a fare il latte; linfa, il fluido che rimuove le sostanze di scarto attraverso il sistema linfatico del corpo; nervi che inviano messaggi al cervello; e tessuto grasso per proteggere dai traumi (Mohrbacher & Stock 2005).

Il tessuto ghiandolare è composto di alveoli, che secernono e conservano il latte finché le cellule muscolari circostanti lo spingono nei dottuli. I dottuli poi si uniscono a dotti più grandi, che sfociano in 5-10 aperture nel capezzolo sulla superficie dell’areola. Fino a poco tempo fa si credeva che il latte si immagazzinasse non solo negli alveoli, ma anche nei seni lattiferi (o cisterne), dilatazioni dei dotti situate proprio dietro i capezzoli. Comunque recenti studi hanno mostrato che i seni lattiferi non sono strutture permanenti, ma solo una condizione dinamica dei dotti (Kent 2002). I dotti lattiferi si dilatano in risposta al riflesso d’emissione del latte, ma si restringono nuovamente quando la poppata è finita, e il latte "risale" indietro negli alveoli.

Un modo per visualizzare le strutture del seno è disegnare un albero. Gli alveoli sono le foglie e i dotti sono i rami. Molti rami più piccoli si uniscono a pochi rami più grandi che infine diventano il tronco dell’albero. Analogamente, il seno è formato di unità chiamate lobi, ognuna composta da un singolo dotto più grande con molteplici dotti più piccoli e alveoli che confluiscono in esso. Diversi studiosi nel campo dell’allattamento affermavano che vi fossero approssimativamente da 15 a 20 lobi per seno, ma uno studio più recente suggerisce che il numero reale sia più vicino a 7-10 lobi per seno (Kent 2002).

L’areola, l’area più scura che circonda il capezzolo, prende il suo colore dai molti capillari sotto pelle che portano sangue al capezzolo. Nell’areola ci sono ghiandole sebacee (che secernono una sostanza grassa per ammorbidire e proteggere la pelle), ghiandole sudorifere e ghiandole di Montgomery, che si crede producano una sostanza che lubrifica il capezzolo e lo protegge dai germi.

Gravidanza e Allattamento

Gli ormoni della gravidanza, compresi gli estrogeni, il progesterone, la prolattina e altri, sono la causa di complessi cambiamenti nel seno. I vari ormoni giocano ognuno un ruolo specifico nel preparare il corpo all’allattamento. Comunque il cambiamento del seno che la maggior parte delle donne osserva per primo si può riassumere in una sola parola: accrescimento.

Durante il primo trimestre di gravidanza, i dotti e gli alveoli nel seno crescono rapidamente. I seni possono essere sensibili al tatto e la loro misura aumenta, in preparazione all’allattamento.

Lattogenesi è il termine che indica l’origine o l’inizio della lattazione, e si evolve in tre stadi. La prima lattogenesi inizia circa 12 settimane prima del parto, quando le ghiandole mammarie iniziano a secernere colostro. La misura del seno aumenta ancora quando gli alveoli diventano pieni di colostro, ma la presenza di alti livelli dell’ormone progesterone nel sangue della madre inibiscono la piena produzione di latte fino a dopo la nascita. La seconda lattogenesi inizia dopo la nascita, quando la placenta viene espulsa (secondamento). I livelli di progesterone precipitano, mentre i livelli di prolattina rimangono alti. La prolattina è l’ormone principale ai fini della lattazione, ed è a sua volta controllata da ormoni secreti dall'ipofisi, dalla tiroide, dalle surrenali, dalle ovaie e dal pancreas. I seni sono irrorati da un abbondante flusso sanguigno, che porta molto ossigeno. Due-tre giorni dopo il parto, il latte “arriva”. La quantità di latte prodotto aumenta rapidamente e la sua composizione gradualmente cambia da colostro a latte maturo. I livelli di sodio, cloruro e proteine nel latte decrescono e i livelli di lattosio e altri nutrienti aumentano. Gradualmente cambia il colore, dal giallo tipico del colostro a un bianco opalescente. Dato che questo processo è controllato dagli ormoni, i seni iniziano a produrre latte sia che una madre stia allattando oppure no. A questo stadio della lattogenesi è importante allattare spesso (e/o estrarre il latte manualmente o con un tiralatte, se il bambino non può poppare bene), perché un allattamento frequente nella prima settimana dopo il parto sembra aumentare il numero di recettori della prolattina nel seno. Un compito del recettore è riconoscere e rispondere ad un ormone specifico. Avere più recettori della prolattina rende il seno più sensibile alla prolattina, e i ricercatori credono che questo abbia effetto su quanto latte una madre produrrà nel corso del successivo stadio di lattogenesi. Il terzo stadio del processo di lattogenesi è anche conosciuto come galattopoiesi. Questo è lo stadio nel quale si stabilizza la produzione di latte maturo. In questo periodo la produzione di latte si sposta dal controllo endocrino a quello autocrino. Questo significa che il mantenimento della produzione di latte dipende più dalla rimozione effettiva del latte dai seni piuttosto che dagli ormoni che circolano nel sangue. In altre parole, l'elemento cruciale diviene il principio di "domanda e offerta". Più una madre allatta, più latte produrrà. Se allatta poco, la produzione di latte rallenterà. Fisiologia e produzione di latte

Capire come funzioni la produzione di latte può aiutare una madre ad essere sicura che il suo bambino stia assumendo al seno una quantità adeguata di latte. Per esempio, talvolta le madri sentono che i loro bambini hanno completamente svuotato il loro seno e che non c’è più latte disponibile, anche se il bambino vuole poppare. Sapere che nuovo latte viene costantemente prodotto negli alveoli darà alla madre la fiducia di cui necessita per attaccare il suo bambino al seno, anche quando esso appare “vuoto”. Uno studio dichiara che i bambini rimuovono una media di solo il 76% del latte disponibile dai seni, in un periodo di 24 ore (Hartmann et al. 1993).

Svuotare i seni è ciò che aiuta la produzione di latte ad andare avanti. La suzione del bambino invia messaggi al cervello, che poi rilascia l’ormone ossitocina. L’ossitocina fa sì che le cellule muscolari intorno agli alveoli si contraggano, spingendo il latte giù attraverso i dotti fino al capezzolo. Questo movimento del latte lungo i dotti è chiamato riflesso d’emissione del latte. Le madri possono sperimentarlo come una sensazione di formicolio o un senso di liberazione (rilascio, allentamento) nel seno – che è il motivo per cui è anche chiamato “calata”. La calata svuota gli alveoli e rende il latte disponibile al bambino in prossimità del capezzolo. Quando gli alveoli sono vuoti, essi rispondono producendo più in fretta il latte. Recenti ricerche sostengono che una speciale proteina nel latte umano, chiamata Feedback di Inibizione della Lattazione (FIL), regola la produzione di latte (Wilde 1995). Quando c’è molto latte nel seno, la FIL inibisce, o ostacola, gli alveoli dal produrne di più. Quando il latte viene rimosso dal seno – e la FIL non è là a fermare la produzione di latte – gli alveoli si danno da fare e producono più latte. Questo è il motivo per cui è importante offrire il seno spesso e incoraggiare il bambino a svuotare il seno il più possibile ai fini di un'ottimale produzione di latte.

Un’altra considerazione relativa alla produzione di latte è la capacità di stoccaggio del seno. Talvolta donne con il seno piccolo si preoccupano di non poter essere capaci di produrre latte sufficiente per i loro bambini, ma il processo di produzione di latte si adatta alla misura del seno. Seni molto piccoli possono non essere capaci di immagazzinare tanto latte tra le poppate quanto seni più grandi, ma se vengono svuotati spesso e molto, nell'arco di una giornata essi produrranno tanto latte quanto ne serve al bambino. Le donne con seni più grandi e una capacità di stoccaggio maggiore possono essere capaci di prolungare il tempo tra le poppate senza interferire con la loro produzione. In altre parole, le donne con seni più piccoli possono aver bisogno di offrire il seno più frequentemente, poiché i loro seni si riempiono più velocemente e la produzione di latte diminuisce quando gli alveoli diventano pieni. Allattare a brevi intervalli non è solo un bene per la produzione, ma è anche un’abitudine salutare che aiuta le madri ad evitare dotti ostruiti e infezioni al seno.

Una madre ha bisogno di sapere quanto latte i suoi seni possono immagazzinare, allo scopo di sapere quanto spesso dovrebbe allattare il suo bambino? No.
Bambini sani capaci di poppare adeguatamente prendono tanto latte quanto a loro necessario quando ne hanno bisogno, senza che le madri stiano a pensare molto all’intero processo. Ma sapere come funziona l’intero processo può aiutare una madre a risolvere alcune difficoltà che potrebbe avere con la produzione di latte. Può inoltre aiutarla a riflettere su alcuni dei miti e malintesi che le persone hanno sull’allattamento. Per esempio, ella saprà che non deve aspettare che i suoi seni “si riempiano” tra le poppate: dentro c’è sempre latte per il bambino e anzi, un seno rallenta la produzione via via che si riempie, quindi non è opportuno lasciare che i seni si riempiano troppo. Ella saprà anche che, se il suo bambino appare affamato o sta attraversando uno scatto di crescita, allattare più spesso aumenterà la velocità della sua produzione lattea quasi istantaneamente.

Come entrano le sostanze nel latte umano? Approfondire le conoscenze sulla lattazione aiuta anche una donna a capire come entrino nel latte umano le proteine del cibo, i contaminanti, i medicinali, etc. Questo può aiutarla a prendere decisioni informate riguardo a che cosa espone il suo corpo quando sta allattando.

Quando qualcuno assume farmaci o mangia cibi, le sostanze di solito vengono trasformate dall’apparato digerente e poi i componenti delle sostanze, ridotti in molecole, vengono assorbiti nel sangue. Quando queste molecole giungono ai capillari vicino al tessuto del seno, esse possono trasferirsi nel latte attraverso le cellule che rivestono gli alveoli, un meccanismo conosciuto come diffusione.

Questo è il modo in cui gli ingredienti necessari a produrre latte entrano nel latte, ed anche il modo in cui alcuni farmaci ed altre sostanze estranee entrano nel latte. Ma molti fattori influenzano se o in quale quantità una sostanza effettivamente entrerà nel latte. Fra i lattociti (le cellule produttrici di latte) e le cellule che rivestono gli alveoli esistono dei varchi; secondo l'ampiezza di questi varchi, le sostanze verranno bloccate o lasciate passare. Il primo giorno dopo la nascita, questi varchi sono più ampi, il che significa che le sostanze passano piuttosto liberamente nel latte nei primi giorni di vita. Dopo pochi giorni, i varchi si chiudono. Da quel momento in poi è più difficile per le sostanze attraversare la barriera tra sangue e latte. Il processo di diffusione lascia che entrino più facilmente cose buone, come per esempio anticorpi, nel colostro e nel latte maturo. Gli anticorpi sono un tipo di proteine che si trova nel sangue per aiutare il corpo a combattere le infezioni. Ne sono stati trovati in concentrazioni più grandi nel latte umano all’inizio e alla fine della lattazione. Un importante anticorpo, l'immunoglobulina A secretoria (SigA), è sia sintetizzata sia immagazzinata nel seno. La SigA è in buona compagnia, con circa 50 altri fattori antibatterici, molti dei quali entrano nel latte umano dal sangue materno. E questo non comprende i fattori che non sono stati ancora identificati! Questo è uno dei grandi vantaggi dell’allattamento. Tutte le donne trasferiscono anticorpi ai loro bambini durante la gravidanza e la nascita, ma l’allattamento prolunga il periodo nel quale il corpo della madre aiuta a proteggere il bambino dalle malattie. Tuttavia, anche altre sostanze entrano nel seno tramite diffusione. Una credenza abbastanza comune sull’allattamento è che se le madri mangiano cibi che producono in lei gas (aria), come per esempio broccoli o cavoli, il bambino avrà coliche gassose. È vero? No. Il gas (aria) non può passare dal tratto intestinale della madre nel suo sangue e depositarsi nel seno pronto da bere per il suo bambino. Comunque, quando il cibo è digerito, alcune delle proteine entrano nel sangue e possono poi passare nel latte materno. Alcuni bambini possono essere sensibili a particolari proteine e reagire con coliche gassose e agitazione. Se un bambino ha una reazione evidente ogni volta che la madre mangia un certo cibo, lei può eliminare quel cibo dalla sua dieta, ma è importante ricordare che, per molti bambini agitati e sofferenti di coliche gassose, il problema deriva da alcune altre motivazioni piuttosto che dal latte materno. Reazioni allergiche alle sostanze presenti nel latte materno possono anche comparire come problemi di pelle, respiratori e/o intestinali. Detto tutto questo, la madre che allatta dovrebbe generalmente sentirsi libera di mangiare qualsiasi cosa le piaccia ed essere sicura che la stragrande maggioranza dei bambini non ha alcun problema con le proteine dei cibi. I farmaci che le madri assumono potrebbero anche entrare nel suo latte, ma questo non è automatico né scontato. Secondo il dottor Thomas Hale, autore di Medications and Mothers' Milk, ci sono diversi fattori che influenzano il trasferimento dei farmaci, o per meglio dire dei principi attivi che li compongono, nel latte. Un fattore importante e determinante è il livello di principio attivo nel sangue materno. Quando la concentrazione del principio attivo è alta nel sangue, una maggior quantità si diffonderà nel latte, dove la concentrazione del principio attivo è bassa. La diffusione cerca di mantenere la concentrazione di una sostanza uguale in entrambe le parti, qualunque sia la barriera tra di loro. Perciò, se la concentrazione di una sostanza nel sangue della madre inizia ad abbassarsi, le particelle della sostanza nel latte defluiranno "in retromarcia", potremmo dire nel sangue, e anche la concentrazione nel latte si abbasserà. Capire questo è importante. Le madri talvolta pensano che, dopo aver bevuto un bicchiere di vino, l’alcool resti nel loro latte fino a quando non sia rimosso dal seno. Di conseguenza, esse possono esitare nell’allattare i loro bambini e decidere di estrarre invece il latte manualmente o con un tiralatte per poi buttarlo. In realtà, il livello di alcool nel latte si abbassa se si abbassa il livello nel sangue materno. Occorrono 2-3 ore per una donna di 55 Kg per eliminare dal suo corpo la quantità di alcool presente in un singolo bicchiere di vino o birra. Quando l’alcool viene eliminato dal suo sangue, se ne è andato anche dal suo latte. Altre considerazioni che influenzano quanto di un principio attivo entri nel latte materno includono il peso molecolare del principio attivo (ossia, quanto sia grande la molecola), la sua capacità di legarsi alle proteine e la solubilità lipidica (cioè nei grassi). Principi attivi con basso peso molecolare si trasferiscono nel latte più facilmente. Principi attivi che hanno alta capacità di legarsi alle proteine formano nel plasma agglomerati più grandi e non sono quindi liberi di passare nel latte. Il latte umano contiene più lipidi che il plasma, perciò i principi attivi che sono solubili nei grassi possono concentrarsi maggiormente nel latte. In Medications and Mothers' Milk, Hale scrive che la maggior parte delle sostanze terapeutiche è compatibile con l’allattamento. Quando un farmaco non lo è, un farmaco alternativo è quasi sempre disponibile. Come per tutte le questioni mediche, le donne vorranno consultarsi con i loro medici e con il pediatra. La scienza medica ora comprende più cose riguardo al processo fisico della lattazione. Sappiamo molto di più sulle strutture nel seno, e possediamo una grande quantità di informazioni utili su come quelle strutture lavorano per la produzione di latte. A confronto con le generazioni che ci hanno preceduto, noi abbiamo una buona comprensione di come le sostanze passino nel latte materno. Questo ci permette di avere più esperienze riuscite con l’allattamento e di risolvere meglio i problemi quando si presentano. Ci permette anche di apprezzare meglio il processo quando le cose stanno procedendo senza intoppi!

Bibliografia 

L’arte dell’allattamento materno, La Leche League Italia, 2005.
Daly, S.E.J., Owens, R.A., and Hartmann, P.E. The short-term synthesis and infant-regulated removal of milk in lactating women. Exp Physiol 1993; 78(2):209-20.
Fildes, V. Breasts, Bottles, and Babies: A History of Infant Feeding. Edinburgh, Scotland: EdinburghUniversityPress, 1985
Goldman, A.S. et al. Immunologic components in human milk during weaning. Acta Paediatr Scand 1983; 72(1):133-4.
Hale, T.W. Medications and Mothers' Milk. Amarillo, Texas: Pharmasoft Publishing, 2004.
Hartmann, P.E. et al. Breast development and control of milk synthesis. Food Nutr Bull 1996; 17:292-304.
Kent, J. Physiology of the expression of breast milk, part 2. Presented at the Medela Innovations in Breast Pump Research Conference, Boca Raton, Florida, July 2002.
Lesavoy, M.A. et al. Axillary breast tissue: Clinical presentation and surgical treatment. Ann of Plast Surg 1995; 35:356-60.
Love, S. and Lindsey, K. Dr. Susan Love's Breast Book. New York, New York: Addison Wesley, 1995.
Mohrbacher, N. and Stock, J. Allattamento al seno: il libro delle risposte, LLLItalia 2004
Patnaik, P. Axillary and vulval breasts associated with pregnancy. Br J Obstet Gynaecol 1978; 85:156-7.
Peaker, M., and Wilde, C. Milk secretion: Autocrine control. News Physiol Sci 1978; 2:124-26.
Pittard, W. et al. The immunologic composition of neonatal milk: Cellular components. Clin Immunol 1988; 46, 294-298.
Sadler, T.W. Langmans Medical Embryology. Philadelphia, Pennsylvania: Lippincott, Williams, and Wilkins, 2000.
Smith, L.J. How mother’s milk is made. LEAVEN 2001; 37(3):54-55.
Soranus. 1991. Gynecology. Translated by Owsei Temkin. Baltimore, Maryland: JohnsHopkinsUniversity Press.
Velanovich, V. Ectopic breast tissue, supernumerary breasts, and supernumerary nipples. South Med J 1995; 88:903-6.
Vesalius, A. 1969. The Epitome of Andreas Vesalius. Translated by L.R. Lind. Cambridge, MA: The MIT Press.
Wilde, D.J. et al. Autocrine regulation of milk secretion by a protein in milk. Biochem J 1995; 305:51.
Yalom, M. A History of the Breast. New York: Alfred A. Knopf, 1997.
Zeretzke, K. Allergies and the breastfeeding family. New Beginnings 1998; 15(4):100.

 

Altre informazioni sull’allattamento presso gli antichi Egizi in Da Mamma a Mamma n. 62/2000, pp. 17-19 “Non ho tolto il latte di bocca ai lattanti”.

In Da Mamma a Mamma n. 77/2004, pp. 50-51 è possibile leggere la recensione del libro “Madre di latte. Latte e baliatico dall’antichità al XX secolo”.

Per approfondimenti sull'alimentazione: Da Mamma a Mamma n. 59/2000, pp. 3-12 “Allergie e Allattamento al seno”, su Da Mamma a Mamma n. 65/2001, pp. 4-17 “Alimentazione materna in allattamento” e sul libro L’arte dell’allattamento materno, La Leche League Italia, 2005, passim.

Per approfondimenti sui farmaci; Da Mamma a Mamma n. 54/1998-99, pp. 23-30 “Quando la mamma ha una malattia cronica”, su Da Mamma a Mamma n. 76/2004, pp. 5-14 “Il medico e noi: collaborare per avere il meglio”, e sul libro L’arte dell’allattamento materno, La Leche League Italia, 2005, cap. 17.