Ingorghi del seno, mastiti ed ascessi: moderne diagnosi e terapie

di Michael Abou-Dakn, Ginecologo della Clinica Vivantes Humboldt - Relazione tenuta a Torre Pedrera, VI Giornata dell’Allattamento al seno, La Leche League Italia, maggio 2005.

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Le statistiche europee sull’allattamento esclusivo alla dimissione dall’ospedale ci dicono che in tutti i paesi dell’Europa il tasso di allattamento sta aumentando. Il problema è che dopo sei mesi le cose cambiano in modo radicale. In Germania viene allattato solo il 10% dei bambini dopo i sei mesi, e in Italia mi sembra comunque che le percentuali siano simili. Nelle prime settimane dopo il parto le donne smettono di allattare per problemi vari, ci sono studi che ci dicono quali sono questi problemi.
Uno dei principali e più ricorrenti è la mancanza del latte. È molto importante sottolineare che questa è la percezione della mamma, che pensa di non aver latte, ma bisogna intendersi su cosa significhi non avere latte. Bisogna dimostrare alla madre come avere abbastanza latte.
Il secondo problema sono le mastiti: la probabilità di interrompere l’allattamento aumenta di 15 volte per colpa del dolore, in confronto agli altri fattori che fanno cessare l’allattamento. La mastite è comunissima nella 2° e 3° settimana dopo il parto: le statistiche dicono che, anche se può avvenire in qualsiasi periodo dell’allattamento, nel 74-95% dei casi si verifica nelle prime 12 settimane.
Vediamo se voi capite che cosa significa: io ero molto perplesso, all’inizio dei miei studi, per l’alta percentuale di donne che avevano problemi di mastite. Oggi sono convinto che l’idea di cosa sia una mastite varia molto fra gli operatori della salute. Gli studi che osservano le mastiti dichiarano che quelle che diventano ascessi variano dallo 0,4 all’11% di tutte le mastiti. Quanto sia diverso il modo di definire cos’è una mastite si evidenzia dalla diversità delle percentuali di esiti in ascesso.
Allora per prima cosa è molto importante definire le differenze fra ingorgo del seno e mastite.

L’ingorgo
Immagine attivaSi presenta nei primi giorni. Non è un problema di accumulo del latte nel seno, Non è il risultato di una presenza di troppo latte che non si riesce far uscire, ma è dovuto a un’esagerata presenza di sangue e di liquidi nel sistema linfatico. I seni appaiono edematosi e gonfi a causa di un linfoedema. L’intervento deve essere rapido, e primariamente è di compressione.

Quello che serve per aiutare una donna con un ingorgo non è tirare il latte, perché il problema non è un accumulo di latte. Una delle conseguenze dell’edema del seno è che quando il bambino cerca di prendere il capezzolo in bocca, non ci riesce: bisogna controllare molto bene la situazione dei primi giorni proprio per questo, i primi giorni sono particolari. Bisogna raffreddare la parte ed eliminare per prima cosa il dolore, ed eseguire il “massaggio a pressione”.

Terapia dell’edema

Che cosa si fa quando c’è un edema in qualunque parte del seno? Non bisogna assolutamente scaldarlo, bisogna al contrario applicare del freddo. Si fa un tipo di massaggio che non è veramente un massaggio (questo mi rende veramente molto nervoso quando qualcuno parla del massaggio del seno durante la lattazione). Questo “massaggio”, che in effetti è più una specie di linfodrenaggio, va eseguito laddove sono i nodi linfatici.
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Quando si vuole togliere l’edema non bisogna spingere verso il basso in direzione del capezzolo, ma con la mano di piatto verso l’alto e lateralmente in direzione dei nodi linfatici. L’edema deve insomma essere “spinto in alto”. Quando si riesce a togliere l’edema, bisogna aiutare immediatamente la donna ad allattare.
In Germania spesso gli operatori pensano che sia un problema di stasi di latte nel seno e non operano nella maniera giusta: il massaggio eseguito per far fuoriuscire il latte peggiora infatti la situazione dell’e­dema.
Se avete tanti casi come questo nei vostri ospedali, forse dovete pensare che ci siano dei problemi in sala parto: infatti le donne che allattano già in sala parto hanno molti meno problemi di edema.
A volte ci sono situazioni problematiche fra ostetriche e infermieri, fra medici e infermieri, che si ripercuotono sull’andamento dell’allattamento in sala parto. Saperli individuare può portare a risolvere molti edemi post-parto.

Complicazioni da candida

Ci sono poi le complicanze portate dalla candida, che confondono la diagnosi. Il problema in Germania, come in Italia, è che la maggior parte degli operatori non crede che ci possa essere una candidosi asintomatica che non si presenta anche nella bocca del bambino, e quindi non vengono somministrati i farmaci giusti per questa patologia. Quando si osserva un sintomo di questo tipo, non bisogna fermarsi alla candida in superficie, perché la candida colpisce anche i dotti all’interno del seno, non sempre si vede fuori. La candida non si evidenzia con l’analisi normale del latte, perché la lattoferrina interferisce con il fungo, mentre se diventasse indispensabile analizzare il latte, occorrerebbe aggiungere al latte spremuto del ferro, che neutralizza la lattoferrina e permette così alla candida di essere rilevata. Nessuno comunque lo fa, perché i sintomi della candidosi sono così evidenti che non c’è bisogno di un’analisi così complessa.
Il sintomo più importante è che la donna inizia ad avere dolori lancinanti, la sensazione è che qualcuno arrivi con un coltello e lo rigiri dentro il seno. Un topico applicato sul seno non funziona molto, perché la candida è all’interno del seno; allora dobbiamo dare alla donna una dose molto alta di fluconazolo per almeno dieci giorni. Il problema in Germania è che si tratta di un farmaco che costa molto e gli operatori non vogliono far pagare alla mutua un farmaco di quel prezzo. Non esistono problemi per i neonati da parte del fluconazolo, sono stati fatti diversi studi, può esserci qualche piccolo problema di stomaco ma niente di grave. Il bugiardino esagera, e attualmente è in via di revisione.

Stasi del latte

Altro grande capitolo delle patologie della mammella. Ecco le cause principali.
· Il mancato svuotamento del seno.
· Una compressione che ha bloccato il sistema dei dotti: il latte non esce, per esempio quando un reggiseno troppo stretto ha bloccato il passaggio, oppure una posizione scorretta della mano della madre durante l’allattamento ha impedito il flusso del latte dai dotti… Bisogna poi guardare il capezzolo: se ci sono vescichette, se un dotto è chiuso, il latte non può uscire. Quando c’è la stasi i dotti si riempiono moltissimo, e il latte si infiltra nei tessuti circostanti. Questo fa aumentare la temperatura nella donna, e il latte può cambiare sapore e non piacere al bambino.
· Un riflesso di emissione bloccato: se si rompe l’equilibrio fra ossitocina e prolattina, magari a causa di stress che alzano il livello della prolattina, il riflesso di emissione si altera e il latte esce in misura minore.
I sintomi della stasi sono febbre, aree del seno arrossate, noduli.

Come prevenire la stasi del latte
Già nel 1753 James Nelson suggerì l’allattamento precoce come prima forma di prevenzione per la stasi del latte. La seconda forma di prevenzione è l’allattamento a richiesta, evidenziato nel 1952 da una ricerca di Illingworth. Sappiamo da ricerche successive (per esempio Gunther 1955) che l’uso dei ciucci nei bambini aumenta la possibilità di stasi del latte nella madre. Non stiamo parlando della confusione fra tettarelle e capezzolo, ma proprio di distanza fra le poppate che rischia di aumentare la percentuali di casi stasi del latte (Centuori 1990). Occorre tener sempre presente che quando una donna fa uso di ciuccio vuol dire che ha bisogno – sempre – di chiarimenti sulla gestione dell’allatta-mento.

Le ricerche invece che parlano dell’incidenza del frenulo corto nei casi di stasi del latte risalgono già agli anni ‘50, ma sono soprattutto recenti (Marmet 1990): il bambino non riesce a succhiare bene e quindi causa problemi di stasi.
In caso di stasi il seno necessita di applicazioni iniziali calde, non fredde.
Il trattamento ideale prevede 5 minuti di applicazioni calde, un massaggio leggero, e una poppata ininterrotta (o un’applicazione di un tiralatte efficace) per 5-10 minuti ancora dopo il riflesso di emissione, per finire con applicazioni fredde quando il seno è stato svuotato. È importante insegnare alla donna a massaggiarsi il seno con delicatezza per evitare le ricadute e le difficoltà.
In ogni caso bisogna analizzare la poppata, scoprire la causa del problema ed eliminarla.

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Ecco l’immagine di un dotto bloccato.

Come trattare un dotto bloccato:
· Massaggiare con getto d’acqua calda, prima dell’allatta­mento.
· La lecitina di soia è un’altra possibilità che può essere utile quando la donna presenta diversi episodi di dotti bloccati. Un cucchiaio al giorno è di solito la dose indicata.
Dopo aver preso in esame tutte queste possibilità e attuato le prevenzioni del caso, se dopo 48 ore non si vede alcun miglioramento, se i sintomi persistono, c’è allora un’effettiva possibilità che si tratti di mastite. È molto importante che dopo 24 ore venga chiamato un medico.

La mastite puerperale

Quando parliamo di vera mastite, stiamo parlando di un’infiammazione acuta causata da batteri che si sono fatti strada all’interno del seno. Compare di solito fra la seconda e la decima settimana dopo il parto, poiché spesso la porta di ingresso per l’infezione nella mastite è la ragade; ecco spiegata la comparsa frequente dopo circa quindici giorni di allattamento.
È importante, per poter seguire la mamma, che tutti gli operatori siano aggiornati sulla mastite.
La maggior parte dei batteri che provocano una mastite non interessa il sistema dei dotti. Il bambino non ha problemi a prendere il latte materno proprio perché il latte non è contaminato dai batteri.
La mastite è una nostra responsabilità, non della madre, ma nostra proprio degli operatori. I germi spesso infatti appartengono all’ospedale in cui si trova la mamma. Possono provenire dalle mani della madre o del personale dell’ospedale, dalle mani o dalla bocca del bambino, dalle infezioni della mammella, dalle infezioni dei dotti lattiferi e dalle ragadi.

Come capire se si tratta di una stasi o di una mastite

La febbre alta non basta per stabilire con certezza la diagnosi, può essere presente in tutti e due i casi. Il tempo invece può essere un valido indicatore: se dopo aver messo in pratica le terapie indicate in precedenza non si verifica una remissione, probabilmente siamo di fronte ad una mastite. Qual è la differenza nella cura della stasi o della mastite? La stasi si cura semplicemente con il drenaggio del seno, con la mastite occorrono gli antibiotici.

Come affrontare la terapia della mastite

Non sospendere l’allattamento. Sfortunatamente questa è la raccomandazione più frequente… ma né i germi né gli antibiotici sono pericolosi per il neonato. Invece, sospendere l’allattamento oltre al problema della mastite provoca anche quello della stasi. Se la donna vuole smettere, dopo, di allattare, è una sua scelta, ma continuare l’allattamento fa parte della terapia.
La donna deve restare a letto, va prescritto il riposo totale! Deve assumere liquidi supplementari.
Una buona terapia per il dolore può essere rappresentata da paracetamolo circa 20 minuti prima di allattare, ripetuti massaggi caldi, drenare sovente il seno e, se necessario, usare anche un tiralatte.
La mia opinione è che occorra anche un buon antibiotico, purché non abbia controindicazioni per l’allattamento. 24 ore dopo, in ogni caso, la temperatura deve essere diminuita.
Uno studio prospettico ha mostrato che la mastite puerperale non riduce il periodo di allattamento. Seguendo una terapia per la mastite adeguata e compatibile con l’allattamento al seno, le donne hanno continuato da allattare i loro figli più a lungo rispetto al gruppo di controllo.

Mastite bilaterale

Nella maggioranza dei casi, la terapia antimicrobica e le tecniche per una rimozione efficiente del latte non motivano in alcuno modo lo svezzamento o la sospensione dell’allattamento. In rari casi, tuttavia, può essere indicata una breve sospensione, finché la terapia antibiotica comincia a fare effetto. È il caso di una mamma che sta molto male e presenta mastite ad entrambi i seni: potrebbe essere causata da germi estremamente aggressivi, come ß-emolitico, Streptococco, Stafilococco Aureo, batteri ospedalieri.
È riportato dalla letteratura un solo caso in cui il bambino è morto per contagio di questi germi aggressivi, si trattava però di un bambino nato prematuro. È importante in queste situazioni che la madre prenda l’antibiotico giusto, dreni il seno e butti via il latte per qualche giorno. Dopo quindici giorni il bambino può tranquillamente ritornare al seno, ed è l’unica e rara occasione in cui è necessario sospendere l’allattamento. In questo caso può essere ovviamente necessario fare una coltura batteriologica del latte e un tampone faringeo al neonato. Vi parlo di questo per sottolineare che esistono dei casi nei quali è necessario sospendere l’allattamento, ma sono casi veramente, veramente rari.

Ascesso del seno

L’ascesso si può formare in qualunque parte del seno. Non esiste alcun collegamento con i dotti lattiferi. Se ci fosse collegamento, l’ascesso non si formerebbe ma troverebbe uno sbocco.
Trattamento degli ascessi
Il vecchio modo di aiutare una donna con un ascesso era incidere profondamente con un taglio che apriva completamente la parte. Occorre fare molta attenzione però a non incidere un ascesso troppo vicino al capezzolo, di modo che il bambino possa ciucciare anche immediatamente dopo l’intervento, senza problemi.

Oggi si può visualizzare l’ascesso con l’ecografia e poi intervenire con più sicurezza e precisione. Drenare spesso il seno è una parte importante della terapia. La prima volta che si incide un ascesso è molto doloroso, ma non lo si può evitare; se necessario si può usare un’anestesia locale. Il giorno dopo si fa un’altra ecografia e si visualizza l’andamento dell’ascesso, aspirando ulteriormente se è il caso. Questo si ripete per quattro o cinque volte. I vantaggi per la donna è che non deve ricoverarsi, non si sente così malata, e l’ascesso si risolve nel 70% dei casi.

Discussione

Domanda: Riguardo ai casi di sospensione dell’allattamento in corso di mastite bilaterale, vorrei dei chiarimenti. Quant’erano piccoli questi bambini? Immagino che questi studi siano stati fatti con bambini molto piccoli… mi sembra importante chiarire che in condizioni ordinarie per il neo ­nato che poppa non c’è un rischio documentato.

Dakn: In vent’anni ho visto soltanto tre o quattro casi e tutti di bambini di tre-quattro settimane di età. Nel nostro caso il bambino non è morto. Il caso in cui è morto era un bambino prematuro. Il motivo per cui ho parlato di quest’ultima situazione, è perché è reale, ma sono situazioni molto limitate e molto, molto rare.

Domanda: Prima di tutto sono allibita che dopo due secoli si stia ancora a discutere sulle mani sporche dei medici. E come individuano il batterio responsabile della mastite per decidere se sia il caso o no di interrompere l’allattamento? Occorre fare una coltura, che richiede diversi giorni.

Dakn: Si fa la coltura delle urine, del latte per capire che tipo di batterio sia, ed effettivamente sono necessari un paio di giorni. La coltura dei batteri del latte non si fa normalmente, è necessaria soltanto quando si fa uno studio; e nella maggior parte dei casi si trovano stafilococchi. Quando una mamma ha una mastite improvvisa con febbre molto alta, sta ovviamente molto male e allora si fa smettere l’allattamento per un paio di giorni e nel frattempo si fanno le analisi, ma solo nel caso, ripeto, di mastite bilaterale. È sempre comunque importante togliere per prima cosa l’ingorgo e nel secondo giorno eventualmente cominciare con gli antibiotici. Questa discussione… insomma, penso che 3-4 casi in venti anni sia pochissimo per poter dire qualcosa.

Domanda: Le infezioni che causano le mastiti da stafilococco sono causate da germi provenienti dall’habitat familiare oppure più frequentemente da germi ospedalieri?

Dakn: Lo stafilococco non arriva praticamente mai dalla mamma, le colture dimostrano che arriva da altre persone, di solito del reparto ospedaliero.

Commento: Nell’ultima edizione il Libro delle Risposte (Breastfeeding Answer Book) suggerisce in caso di ragadi di lavare il capezzolo con sapone, anche se per molti anni noi abbiamo sottolineato come questo non fosse necessario nella normale profilassi igienica del seno. Invece si è visto come in caso di ragadi, proprio per evitare un’infezione all’interno del seno, può essere utile l’uso del sapone.

Domanda: vorrei che fosse chiarita meglio la differenza fra ingorgo e mastite, e poi vorrei sapere qual è l’approccio in caso di mastiti ricorrenti.
Commento: è una cosa risaputa che la patologia delle mastiti non è ancora chiara, ed è una cosa triste perché è una malattia che ha accompagnato le donne dalla notte dei tempi. Una volta si moriva per setticemia anche per colpa delle mastiti, e io penso che sia importante quello che sappiamo: prima di tutto il drenaggio, secondo l’antibiotico della donna, terzo gli antidolorifici.La mastite cronica: Noi alcune volte troviamo mastiti croniche o a ripetizione, e abbiamo visto articoli in cui si dice che le mastiti sono dovute ad un trattamento insufficiente o sbagliato del primo attacco di mastite; l’OMS ha pubblicato qualche anno fa un opuscolo sulle mastiti in cui raccomanda una terapia di 12-14 giorni con dosi molto alte perché la mastite è una cosa grave: ho visto mastiti durate anche due anni, con fuoriuscita di pus, a causa di un primo trattamento sbagliato.
Dakn: Sono molto d’accordo. Donne che hanno un’adeguata produzione di latte hanno un rischio più alto di mastiti se hanno la stasi. Quando una donna ha parecchio latte possono esserci dei momenti in cui il latte non esce bene. Bisogna capire se la stasi è fisiologica o patologica. Forse non è giusto pensare che ogni stasi, ogni ingorgo della donna non sia corretto, forse bisogna prendere in considerazione le donne che non hanno mai ingorghi, e forse è quella la situazione anomala. Per esempio sappiamo che le donne che fumano hanno meno latte e loro non hanno stasi, ma questo non significa che dobbiate cominciare a fumare, o suggerire alle madri di fumare!
Riguardo alle mastiti croniche, da quello che ho visto io, quando si parla di vera mastite, con infezione batterica, spesso e volentieri il trattamento antibiotico era stato fatto male e per troppo poco tempo, per esempio cinque o sei giorni, quando invece sono necessarie almeno due settimane, come nei casi di candida; con terapie adeguate i casi di ascesso scendono moltissimo.

Domanda: Ci sono casi di donne con dotti otturati - sempre gli stessi - che vengono curati con lecitina di soia o altro. Esistono studi in cui si affronti l’ipotesi che sia davvero un dotto troppo sottile a causare questi ingorghi ricorrenti?
Dakn: Sì, può esserci il caso di donne che in prossimità di quei dotti hanno delle microcisti: sappiamo che esistono questi dotti che diventano da soli recidivi e non vengono più usati, ma sostituiti da altri dotti. Ci sono due studi in particolare su questo. L’effetto dell’ossitocina sui dotti varia da donna a donna; abbiamo visto che somministrando medicine per dilatare i dotti (le stesse che possono aiutare in caso di stasi), riusciamo ad ottenere buoni risultati. Lo studio è in fase di pubblicazione dal nostro reparto.

Domanda: Gli effetti della laser terapia?
Dakn: Il laser ha una frequenza bassa e toglie lo strato superficiale della cute, questo permette la formazione di nuove cellule. Questo viene in mente quando si parla di cicatrici, ed è certamente uno strumento utile da usare.

Domanda: Il drenaggio dell’ascesso semplicemente con l’aspirazione del pus non causa forse maggiori recidive, per il fatto che la cavità ascessuale non può essere lavata come nel caso dell’incisione, in cui si lava con l’acqua ossigenata?
Dakn: Nel caso il pus sia molto concentrato, inseriamo acqua sterile all’interno del seno e poi la ri-aspiriamo. In alcuni casi può essere necessario inserire anche dei drenaggi. Personalmente non amo questa soluzione, preferisco le alternative. Inseriamo anche 180 ml in una sola soluzione. Nei casi in cui questo sistema non ha funzionato e la donna ha dovuto essere operata, era dovuto sempre a problematiche speciali. E la combinazione di antibiotici e aspirazione non funziona in questi casi specifici.
Commento: A volte ci si preoccupa che con l'incisione dell'ascesso, se il seno è in lattazione e l'ascesso è intraduttale, dalla ferita fuoriesca del latte ritardando la cicatrizzazione.
Questo timore è dovuto a scarsa dimestichezza con il trattamento di queste problematiche in allattamento. Il latte materno mantiene una situazione umida ma non rallenta la cicatrizzazione, anzi secondo le ultime indicazioni scientifiche costituisce un fattore protettivo. L'indicazione ad operare solo dopo aver svezzato è di scarsa fattibilità: svezzare non è comunque la soluzione giusta se c'è urgenza ad intervenire chirurgicamente, in quanto i tempi dell'involuzione della lattazione sono di circa due mesi. Inutile anche il ricorso alle famose "pasticche" per mandar via il latte, efficaci veramente solo se prese PRIMA dell'avvio della lattazione, cioè i primi giorni dopo il parto. Ad allattamento ben avviato, se la mamma svezza, pasticche o non pasticche il seno secernerà del latte per le successive 2-8 settimane, in quantità difficili da prevedere nel singolo soggetto.

Ho un ingorgo, una mastite o è un dotto ostruito? E come li curo?

 

PREVENZIONE E CURA DI INGORGO, DOTTO OSTRUITO E MASTITE

Ingorgo = una condizione di infiammazione e congestione dell’intera mammella o di un’ampia zona di essa (uno o più quadranti). C’è dolore, il seno è duro, gonfio,caldo, la pelle può essere lucida, il latte non fuoriesce alla suzione o alla spremitura. Febbre assente o leggera, malessere ma condizioni generali buone.

Dotto ostruito = una zona circoscritta del seno dolente e indurita (nodulo), mentre il resto della mammella è morbida. Il latte fuoriesce, ma non da quel dotto. Può esserci arrossamento superficiale della pelle in corrispondenza del nodulo, sensibilità superficiale al tatto. Febbre assente, condizioni generali buone.

Mastite = infiammazione localizzata, più o meno ampia, della mammella, generalmente da un solo lato (se è bilaterale, consultare immediatamente il medico). In genere è l’evoluzione di un ingorgo o di un dotto ostruito non risolto. Può essere anche infezione secondaria da ragadi. Zona del seno indurita (ma può essere anche poco palpabile), dolente, arrossamento evidente superficiale a volte con strie arrossate dalla zona colpita, pelle lucida. Il latte può fuoriuscire in parte. Febbre media o elevata. Condizioni generali non buone, spossatezza, sensazione come da influenza, dolori alle articolazioni, brividi o vampate, sudorazione, prostrazione generale (la madre è giù, piange ecc).

MOTIVI PRINCIPALI DEI PROBLEMI AL SENO:

- Produzione di latte non ancora calibrata alle esigenze del bambino (l’offerta supera la domanda).

- Mancato drenaggio della mammella (saltare una poppata, abbreviare le poppate, suzione inefficace, uso errato del tiralatte o tiralatte inefficace).

- Stress, stanchezza

- Pressioni sul seno dovute ad un reggiseno o spallina del marsupio troppo stretta, alla cinghia di una borsa a tracolla o dormire a pancia in giù o con il bambino addormentato sul seno

- Infezione originata da ragadi del capezzolo

- Dieta ricca di grassi saturi (aumenta le ostruzioni ricorrenti dei dotti).

RELATIVI COMPORTAMENTI DI PREVENZIONE E CURA:

- Allattare il bambino sin dalla nascita e spesso, anche prima della montata lattea, a richiesta (senza limitazione nella frequenza e durata delle poppate, sia di giorno che di notte)

- Allattare a richiesta (con frequenza almeno di 8 volte al giorno, evitando intervalli troppo lunghi fra le poppate); evitare interferenze come ciucci o biberon; controllare la posizione del bambino e la suzione al seno ed eventualmente correggerla per una maggiore efficacia; allattare in posizioni diverse (il mento del bambino in direzione della zona colpita); non allattare con l’areola troppo tesa per la pienezza ma drenare prima; eventuale uso del tiralatte se il bambino non vuole o non sa poppare con efficacia. NON sospendere l’allattamento.

- RIPOSO possibilmente a letto; cercare sostegno; eventuale prescrizione di antidolorifici e antinfiammatori da parte del medico; gli Omega 3 aiutano a ridurre infiammazione e stress

- Cambiare taglia del reggiseno; non premere con le dita sul seno durante la poppata; dormire con l’aiuto di cuscini per evitare compressioni del seno; evitare che la tracolla o le spalline di borse, fasce o marsupi comprimano il seno

- Correggere la posizione/suzione del bambino al seno per evitare le ragadi; eventuale cura di sovrainfezioni della ragade

- Dieta ricca di grassi insaturi (olii vegetali spremuti a freddo e usati a crudo, omega 3 e 6) evitando i grassi saturi (grassi animali, margarine, grassi idrogenati, olii da cottura, fritti ecc)

IN AGGIUNTA:

- Fare impacchi caldi (non bollenti) sul seno appena prima della poppata o dell’uso del tiralatte (un pannolino del bambino impregnato di acqua calda è molto pratico): aiuta il flusso del latte.

- Fare impacchi freddi (ad esempio una confezione di piselli surgelati avvolta in un panno) nell’intervallo fra le poppate, per ridurre il gonfiore e l’infiammazione

- Massaggiare delicatamente il seno con movimenti circolari, procedendo a spirale dall’attaccatura verso il capezzolo: aiuta la fuoriuscita del latte e rilassa.

- Farsi massaggiare dolcemente ma con una buona pressione la schiena (piccoli movimenti circolari ai lati della colonna vertebrale dorsale), stando in una posizione comoda e leggermente reclinata in avanti (es appoggiandosi sul piano di un tavolo o sulla spalliera di una sedia): aiuta la fuoriuscita del latte.

Se entro 24-48 ore i sintomi non sono comunque migliorati, occorre consultare un medico per una eventuale cura antibiotica, che va proseguita per tutto il tempo necessario per evitare ricadute. Esistono antidolorifici, antinfiammatori e antibiotici compatibili con l’allattamento e non occorre sospendere le poppate.

Cosa devo fare se il bambino mi morde?

 

Il morso del bambino può essere veramente doloroso.

Per la madre potrebbe essere difficile rilassarsi ed apprezzare il momento dell'allattamento per il timore che il gesto si ripeta. Il morso durante la poppata è da associarsi raramente al desiderio di essere svezzato; ci sono molte ragioni per cui un bambini morde, ma la più comune è il processo di dentizione. In alcuni casi i bambini mordono prima che i denti facciano la loro comparsa ma di solito il morso si ripete nel periodo compreso tra la comparsa degli incisivi e lo spuntare degli altri denti che rendono le gengive infiammate e gonfie.

Altre ragioni possono essere un raffreddore o un'otite (è difficile deglutire quando si ha il naso chiuso), oppure lo stress, ma si può anche trattare di un modo per richiamare l'attenzione della mamma.

Ecco alcuni suggerimenti utili per ridurre o eliminare questo problema.

Può darsi che il bambino non smetta di mordere ai primi tentativi, ma sicuramente smetterà.

- È fisicamente impossibile che il bambino morda se è attaccato al seno in modo corretto e succhia e deglutisce attivamente il latte (per mordere dovrebbe smettere di succhiare). Quando il bambino succhia correttamente dal seno, il capezzolo si trova interamente in bocca: per mordere, il bambino deve spostare la lingua e far scivolare il capezzolo verso i dentini. Osservando il suo comportamento al seno, potrai anticipare il morso: in genere, quando il bambino comincia a sentirsi sazio, la tensione nei muscoli delle sue guance cambia e il capezzolo gli scivola dalla bocca.

- Quando noti questo cambiamento, infila il mignolo all'angolo della sua bocca, tra le gengive, e lascia che il capezzolo scivoli fuori tenendo sempre il mignolo in posizione, proteggendolo da possibili morsi. Allontanare di scatto il bambino è una risposta naturale e quasi automatica, ma può solo peggiorare le cose irritando il capezzolo.

- La posizione in cui è tenuto il bambino è importante: occorre aiutarlo a stare vicino a te al punto da non potersi spingere via troppo facilmente. Se il bimbo fatica ad attaccarsi al seno, potrà spostarsi facilmente e quindi mordere. Un altro espediente, che alcune mamme hanno trovato utile, è quello di avvicinare il bambino ancora più vicino al seno, almeno momentaneamente. Se il bambino comincia a posizionarsi lontano dal capezzolo, controlla che non morda.

- Quando la causa è un raffreddore, una posizione più eretta può aiutare il bambino a respirare meglio. Chiedi al pediatra quale rimedio puoi usare per liberargli il nasino. Il bambino a volte popperà meglio se gli offri il seno mentre cammini.

A volte, i bambini più grandicelli, che hanno già i denti, possono lasciare una caratteristica impronta a "corona" sull'areola, dopo la poppata. Questi segni lasciati dai dentini, in genere non provocano alcun dolore. Può capitare a volte che il bambino serri la bocca o lasci scivolare il capezzolo verso le labbra. Se senti fastidio, prova a seguire le tecniche proposte più sopra, per incoraggiare il bambino ad attaccarsi e poppare.

Forse i nostri bambini sono troppo piccoli per capire esattamente ciò che diciamo, ma il tono e l'atteggiamento sono facili da comunicare quando parliamo, così può valere la pena dire al bambino, anche più volte, che mordere fa male o che non deve mordere la mamma.

In alternativa, puoi provare a:

- Offrirgli un giocattolo per la dentizione dicendogli: "La mamma non si morde, ma questo sì."

- Usare il rinforzo positivo, lodandolo quando poppa senza mordere con un abbraccio o una coccola in più per rafforzare il messaggio.

- Lasciar scegliere al bambino il momento per poppare: se è distratto e si stacca spesso, prova ad allattarlo in un ambiente in penombra o a distrarlo per un momento.

Altre fonti di informazione

L'arte dell'allattamento materno, la guida all'allattamento de La Leche League, disponibile in una nuova edizione italiana aggiornata e adattata.

Il libro delle risposte pagg. 131, 214, 315 – 318, 98 – 99, 297, 559

Puoi trovare libri e opuscoli de La Leche League e abbonarti alle pubblicazioni periodiche presso una Consulente LLL oppure scrivendo all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il seno mi fa male. Cosa posso fare?

Per chi è alla prima esperienza di allattamento...

Per chi è alla prima esperienza di allattamento - ma anche per chi non lo è - un seno dolorante può essere un'esperienza veramente spiacevole e preoccupante.

Per prima cosa si pensa subito a una mastite. "Mastite" è un termine generico che indica un'infiammazione al seno, causata da un dotto mammario ostruito oppure da un'infezione. Quando il latte non riesce a scorrere liberamente nel dotto, può ostruirlo e infiammarlo e, se non si interviene, il dotto rischia di infettarsi. Una donna che allatta può soffrire di mastite quando gli altri membri della famiglia sono raffreddati o influenzati, oppure dopo un periodo particolarmente impegnativo e stressante. Qualche volta può succedere anche senza alcun motivo apparente.

Una donna che allatta può scoprire di avere un dotto ostruito se avverte un nodo doloroso o un punto più sensibile sul seno, talvolta anche con arrossamento della pelle attorno a quella zona. Inoltre, potrebbe avere anche sintomi di malessere generale quale dolore, debolezza, brividi e febbre.

Un dotto ostruito o un'infezione al seno si curano nello stesso modo. Attaccare il bambino di frequente è sia un modo di trovare sollievo, sia di ridurre l'infiammazione; se ti è capitato di avere un dotto ostruito o un'infezione al seno, può esserti d'aiuto allattare in diverse posizioni per vuotare fino in fondo tutte le zone del seno. Se di solito usi la posizione tradizionale, prova la presa da rugby o allatta da sdraiata. Applicare calore umido (impacchi, immersione in acqua calda) e massaggiare la parte prima di allattare aiuta il seno a svuotarsi a fondo.

Per una pronta guarigione, è fondamentale il riposo. Ma come fa una mamma a riposare e a prendersi cura del suo bambino? Per esempio, può mettersi a letto e tenere il piccolo vicino a sé, per coccolarlo e accudirlo come al solito. Per ridurre al minimo l'alzarsi dal letto, tieni tutto il necessario a portata di mano (pannolini, giocattoli, libri, bevande).

In caso di infezione al seno, non c'è quai mai bisogno di svezzare il bambino, in quanto le proprietà antibatteriche del latte materno lo proteggono dai germi. Se la febbre continuasse dopo 24 ore di riposo, calore, massaggio e frequenti poppate e se persistesse il malessere fisico, può essere il caso di contattare un medico. Ricordagli di prescriverti terapie compatibili con l'allattamento. Mentre la mamma è sotto cura, la guarigione può essere accelerata da poppate frequenti, riposo e applicazioni di calore.

Per prevenire future ostruzioni ai dotti o infezioni al seno, è consigliabile evitare intervalli lunghi e improvvisi tra le poppate. L'ostruzione di dotti può anche essere causata da un reggiseno che non veste bene o che stringe (come quelli con il ferretto), da una borsa pesante, un marsupio o uno zaino, o dal dormire col peso del proprio corpo o di quello del bambino sul seno. Cambia di frequente la posizione in cui allatti e controlla sempre che sia corretta. In ogni caso, buone condizioni di salute, una dieta sana e il giusto riposo aiutano a evitare il riproporsi del problema.

Altre fonti di informazione

L'arte dell'allattamento materno, la guida all'allattamento de La Leche League, disponibile in una nuova edizione italiana aggiornata e adattata.

Da mamma a mamma n. 52, 66

L'allattamento moderno n. 27, 32, 33, 80

Il libro delle risposte cap. 14

Puoi trovare libri e opuscoli de La Leche League e abbonarti alle pubblicazioni periodiche presso una Consulente LLL oppure scrivendo all'indirizzo iQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il mughetto (candida) può essere causa di irritazione ai capezzoli?

Se il tuo piccolo non è più un neonato e i tuoi capezzoli diventano improvvisamente doloranti...

Se il tuo piccolo non è più un neonato e i tuoi capezzoli diventano improvvisamente doloranti o senti delle forti fitte al seno, potresti avere il mughetto, un'infezione da fungo causata dalla Candida Albicans, la stessa che provoca infezioni vaginali. La Candida Albicans è sempre presente nel nostro corpo, ma talvolta, in un ambiente caldo, umido e dolce, aumenta eccessivamente, causando disturbi alla donna. Il latte sui capezzoli e nei dotti può creare un ambiente ideale per far sviluppare la Candida.

Il mughetto può essere difficile da riconoscere, al punto che potresti avere anche solo pochi dei tanti possibili sintomi:

1. Capezzoli o areola rosa, squamati e pruriginosi oppure rossi e brucianti

2. Capezzoli screpolati

3. Fitte al seno durante o dopo l'allattamento (talvolta descritte dalle mamme come dolori in profondità nel seno)

4. Un'infezione vaginale da funghi

5. Il bambino può avere uno sfogo da pannolino, macchie bianche dentro la bocca e essere riluttante a poppare.

Se sospetti di avere il mughetto, hai bisogno di cure mediche. Forse dovrai insistere, perché molti medici sono riluttanti a curare il mughetto sui capezzoli della mamma se il bambino non ha sintomi. Puoi continuare ad allattare con il mughetto e durante la cura: generalmente bastano 24 ore di trattamento per avere un miglioramento, anche se la cura deve proseguire per parecchi giorni.

Queste possono essere alcune cause del mughetto:

1. Assunzione di antibiotici

2. Eccesso di zucchero

3. Alcool

4. Allergia

5. Stress

Ecco alcuni suggerimenti che molte mamme hanno trovato utili contro il mughetto (nessuno è sostitutivo delle cure mediche):

1. Eliminare gli eccessi di zucchero nella dieta

2. Mangiare aglio

3. Mangiare yogurt a base di acidophilus

4. Applicare yogurt a base di acidophilus sulle parti del corpo colpite dal mughetto

5. Sterilizzare quotidianamente giocattoli, copricapezzoli e tiralatte

6. Lavarsi le mani molto spesso, e specialmente dopo l'igiene personale e i cambi di pannolino.

 

Nonostante non sempre entrambi manifestino sintomi, spesso sia il bambino sia la mamma hanno il mughetto e, se viene curato solamente uno dei due, l'infezione continua inesorabilmente a passare dall'uno all'altro. Quindi, se sospetti che tu o il bambino abbiate contratto il mughetto, assicurati che entrambi (e spesso anche il papà) siate controllati e curati.

 

Ulteriori informazioni sul altri tipi di disturbo ai capezzoli nella pagina sulla candida o su quella dedicata ai capezzoli dolenti

Altre fonti di informazione

L'arte dell'allattamento materno, la guida all'allattamento de La Leche League, disponibile in una nuova edizione italiana aggiornata e adattata.

Da mamma a mamma n. 52, 71

L'allattamento moderno n. 26, 30, 38, 80

Il libro delle risposte pagg. 131 - 132, 318 - 322, 356

Puoi trovare libri e opuscoli de La Leche League e abbonarti alle pubblicazioni periodiche presso una Consulente LLL oppure scrivendo all'indirizzo iQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.