A volte l’allattamento non va come si sperava, o come ci si aspettava.
Alcune mamme, con un po’ di sostegno, indicazioni e pratica, passano rapidamente a una situazione confortevole e piacevole, e superate le difficoltà, non ci pensano più.
Altre no. Alcune di loro hanno bisogno di una grande determinazione per superare problemi e difficoltà. Alcune vanno molto oltre ciò che perfino loro pensavano di fare. E alcune raggiungono il punto in cui esauriscono l’energia e la forza per andare avanti.
Di che cosa hanno bisogno da parte di chi sta loro intorno?
In che modo partner, famiglia, amici e personale sanitario possono sostenerle efficacemente quando scoprono che l’allattamento non sta andando bene come si aspettavano?
Ecco cinque aspetti da prendere in considerazione per chi voglia essere utile a una mamma in questa situazione.
1. Aiutarla a trovare il sostegno giusto
L’Unicef ha evidenziato che 8 donne su 10 smettono di allattare prima di quanto desiderassero. E che “affinché l’allattamento funzioni, serve qualcuno a cui rivolgersi che lo ritenga importante e creda che tu possa farcela.”1 Questo significa aiutare la mamma a trovare chi possa darle un sostegno qualificato e informato sull’allattamento; per esempio, una Consulente de La Leche League2 (che offre gratuitamente il suo sostegno), un IBCLC (International Board Certified Lactation Consultant) o un’altra persona esperta di allattamento.
Il primo passo è quasi sempre indagare ciò che sta succedendo all’allattamento – e non proporre alternative. La frase “I problemi di allattamento si risolvono allattando” ha grande valore. Significa che anche se c’è bisogno di soluzioni aggiuntive per superare i problemi e soddisfare i bisogni del bambino o della bambina, il primo passo è guardare quello che sta succedendo con l’allattamento. Cercare qualcuno che possa offrire preparazione e competenza sull’allattamento, e che guarderà a mamma e bambino come a un tutt’uno, potrebbe essere il più grande gesto di sostegno da poter fare per entrambi.
L’interesse e la preoccupazione nascono da buone intenzioni. Naturalmente, nessuno vuole veder soffrire o andare incontro a difficoltà una persona che ama o a cui tiene. E nessuno, soprattutto la mamma, vuole vedere il proprio figlio o la propria figlia fare altro che crescere nel miglior modo possibile. La prima regola è sempre nutrire il bambino/la bambina. E aiutare la mamma a trovare il sostegno giusto per farlo è il miglior aiuto – per aiutarla a raggiungere i suoi obiettivi di allattamento o a prendere la decisione di cambiarli.
2. Ascoltarla
Le mamme e i genitori stanno già affrontando una società e una cultura in cui il biberon è visto come la norma. Prima ancora della nascita, i genitori sono già stati bombardati da pubblicità e immagini dei migliori biberon e formule. Le mamme parlano della pressione ad allattare – e anche della pressione a NON allattare. Ci si può già sentire come se si stesse nuotando contro corrente quando si VUOLE allattare, perfino con un partner che incoraggia.
E così chi vuole dare sostegno svolge un ruolo importante nell’aiutare una mamma a concentrarsi su ciò che LEI vuole fare. A volte le mamme diranno che non possono più parlare delle difficoltà che stanno incontrando con le loro famiglie perché, con l’idea di aiutarle, rispondono: “Hai già fatto tanto, ora puoi anche smettere.” E ad alcune viene detto: “Sai, non devi allattare per forza.” Ma se lei volesse farlo?
Chi vuole aiutare può domandare: “Tu cosa vuoi fare?”, “Dove vorresti arrivare?”, “Quali sono i tuoi obiettivi e i tuoi ideali per nutrirlo/nutrirla?” Senza conoscere cosa vuole la mamma, chi le sta accanto potrebbe offrire soluzioni che non aiutano e, anzi, potrebbe farla sentire più isolata. Proprio come per chi le sta intorno, la sua priorità è assicurarsi che i bisogni di suo figlio o sua figlia siano soddisfatti – non sta allattando “solo per sé stessa”.
A volte i motivi per cui una mamma sta avendo difficoltà non sono evidenti ma hanno radici profonde. Allattare può portare in superficie ferite nascoste, questioni complesse e sensibilità su come le madri vedono il proprio corpo, il proprio seno e sé stesse. Tutti questi aspetti possono essere invisibili o non evidenti per chi le sostiene, eppure possono farle sentire ancora più spaventate e isolate se stanno incontrando difficoltà con l’allattamento.
3. Comprendere che è motivata ad allattare oltre quanto si aspettasse
Per molte mamme l’istinto ad allattare è potente. E quell’impulso può essere molto difficile da capire per chi le aiuta. Le madri dicono spesso che non si erano rese conto che per loro l’allattamento avrebbe significato così tanto. Proprio come a volte una donna ha un desiderio e un’urgenza inspiegabili a diventare mamma, l’impulso ad allattare può sorprendere la donna stessa. L’istinto biologico primario di nutrire la propria prole è così radicato nel significato di essere madre, che va oltre le parole. Le mamme dicono di “sapere semplicemente di voler allattare.” Le madri sono biologicamente programmate per allattare.
Petra Hoehfurtner, Consulente de LLL e IBCLC, nel suo articolo “Allattamento: un diritto delle donne” (“Breastfeeding – A Woman’s Right” 3), parlando della spinta biologica ad allattare dice:
“In fin dei conti – quando si tratta di allattamento – il nostro corpo e la nostra mente sono guidati dai nostri istinti. Quindi, se una donna per qualsiasi motivo non riesce ad allattare, il senso di perdita e di fallimento è a un livello molto più profondo di quello dell’intelletto o delle emozioni; si collega a un livello istintivo… Questa donna può sentire di aver ‘deluso’ l'intero genere umano non essendo stata capace di fare la cosa più semplice: nutrire il suo neonato. Questo senso di fallimento è a un livello molto più profondo di qualsiasi altro fallimento una persona possa sperimentare nella propria vita.”
Le mamme sono spinte da un bisogno biologico ad assicurarsi che i propri figli e figlie crescano nel miglior modo possibile. Quando non va tutto liscio o ci sono difficoltà impreviste, molte si impegnano con determinazione per far funzionare le cose. Non guidate da pressioni esterne ad allattare (sebbene gli altri possano pensarlo), ma perché vogliono farlo, perché è ciò che il loro corpo e la loro mente si aspettano che accada. E spesso sono sorprese dal passare dal “Proverò ad allattare se riesco, ma non me ne preoccuperò” quando sono incinte, al “Sono determinata a farlo, HO BISOGNO di farlo!” quando stringono fra le braccia il loro cucciolo.
Alcune madri raccontano che non si aspettavano di sentire così intensamente il desiderio di far funzionare l’allattamento, e che si ritrovano a sperimentare una determinazione profonda che non sapevano di possedere. E questo nel contesto di una cultura che già rende l’allattamento complicato in tantissimi modi.
Una mamma racconta: “Allattare era qualcosa che sapevo di voler fare, ma è stato solo quando ho incontrato problemi di produzione che ho scoperto di essere disposta ad arrivare in capo al mondo per cercare di farcela. Razionalmente sapevo che mia figlia sarebbe stata bene con le aggiunte di formula, ma qualcosa di più profondo ha preso il sopravvento e ho scoperto di essere disposta a fare praticamente qualsiasi cosa per ritornare ad allattarla in modo esclusivo il prima possibile.”
Per alcune, ciò significa giorni o settimane di sforzi per poi arrivare a un punto in cui l'allattamento è quello che speravano, e sono veramente felici di non aver smesso. E sono giustamente orgogliose di ciò che hanno ottenuto.
Altre arrivano al momento in cui prendono la decisione di smettere o in cui i loro obiettivi evolvono in modo da arrivare a una situazione in cui sono soddisfatte, anche se è diversa da quello che speravano all'inizio. Soltanto la mamma può prendere questa decisione, se vuole trovare un po' di serenità al riguardo. Deve sapere che è una sua scelta. E può accadere che i suoi obiettivi cambino.
4. Dirle che va bene essere arrabbiata
Come persona accanto alla mamma, darle spazio per essere arrabbiata può essere liberatorio per lei. Potrebbe sentirsi arrabbiata perché il sistema l’ha delusa. Molte mamme che incontrano difficoltà con l’allattamento, non sono state aiutate da chi doveva farlo con il sostegno qualificato e le informazioni di cui avevano bisogno nei primi giorni. O peggio ancora, sono arrabbiate perché la loro relazione di allattamento è stata sabotata nei primi giorni o settimane da un sostegno o un'assistenza mal informati.
Potrebbero essersi sentite dire “L’attacco è buono” nonostante stessero provando ancora dolore oppure il bambino o la bambina deglutisse a malapena, oppure “Offri un seno solo così prende il latte più grasso”, oppure ancora “Allatta ogni tre ore per assicurarti che abbia davvero fame”: tutti consigli comuni che, con ogni probabilità, danneggiano la relazione di allattamento. Oppure quando il loro bambino/a non cresce di peso, vengono indirizzate a un pediatra per scoprire cosa non va nel bambino, invece di esaminare cosa sta accadendo con l’allattamento e perché il bambino non stia ricevendo tutto ciò di cui ha bisogno poppando.
E così le madri si trovano non solo ad affrontare le loro difficoltà, ma anche a fare i conti con un senso di tradimento, di isolamento e di mancanza di fiducia nelle persone attorno a loro dalle quali si aspettavano aiuto. Può essere alienante pensare: “Ma io credevo che mi avrebbero aiutato”, e si può provare delusione verso le persone in cui si riponeva fiducia.
5. E se smette di allattare, permetterle di elaborare il dolore
Per alcune mamme gli ostacoli e le sfide sono più grandi di quanto possano sopportare, e arrivano a un punto in cui decidono di interrompere l’allattamento. Ma dobbiamo fare attenzione al nostro linguaggio: la mamma non si è “arresa”, non ha fallito. Non è colpa sua se non riesce o smette.
Quando la mamma stessa parla di “mollare”, o quando usiamo questo linguaggio intorno a lei rinforziamo il senso di fallimento. Al contrario, può essere lei a prendere la decisione. Proprio come nel parto: quando le madri sentono di essere in grado di controllare la situazione, hanno un'esperienza di nascita più positiva, qualunque essa sia. Ha bisogno di essere padrona di decidere quando interrompere l'allattamento.
E nel momento in cui si decide di smettere, specialmente se è stato un periodo intenso, stressante, angosciante, doloroso, la mamma può sentirsi sollevata.
Una mamma racconta:
“Ero sollevata e sapevo di aver preso la decisione giusta. Era la decisione giusta in quel momento – questo non significa che non avrebbe potuto andare in modo diverso, ma sono serena di aver preso la decisione giusta in quel momento. Sì, rimpiango che sia andata così. Ma ricordando quando ho smesso mi sento incredibilmente sollevata.”
Ed è proprio questo il punto. Ogni madre proverà sensazioni diverse, perciò è importante che chi la aiuta non dia le cose per scontate, o non cerchi di tranquillizzarla. Dobbiamo solo ascoltare ciò che ha da dire in merito.
Una mamma, dopo aver interrotto l’allattamento, a proposito della sua famiglia ha detto:
“Non mi lasciano dire che sono triste per questa cosa: ogni volta che dico qualcosa del genere, mi interrompono dicendo che sono stata brava, che mia figlia starà bene. Questo lo so. Ma voglio che mi lascino semplicemente essere triste.”
E poi spesso sentiamo parlare di SENSO DI COLPA: la mamma si sente in colpa per aver smesso. Oppure si sente in colpa e si domanda se magari non ci ha provato abbastanza o si sente in colpa e si chiede se forse, forse, lo ha fatto solo per sé stessa.
È cosí difficile avere a che fare con il senso di colpa perché nessuno può risolverlo. Ma se guardiamo le cose da un’altra prospettiva e magari aiutiamo la mamma a capire che sta descrivendo un DOLORE, allora magari può iniziare a elaborarlo. È un dolore che l’allattamento non sia stato come sperava. È un dolore che la sua aspettativa di come sarebbe stato l’allattamento non sia la realtà. È un dolore che Petra Hoehfurtner spiega come “Il senso di perdita e fallimento che è a un livello molto più profondo dell’intelletto o delle emozioni.”
Ma proprio come per ogni tipo di dolore, le madri devono attraversarne tutte le fasi per affrontare il processo di elaborazione di questo lutto. Un modello propone cinque fasi del dolore: negazione, rabbia, negoziazione, depressione e accettazione come parte dello schema per andare avanti.
E può volerci tempo. Alcune possono saltare o ripercorrere diverse fasi come parte del processo. Ma spesso l’istinto delle persone intorno è volere che la mamma smetta di provare dolore, e farla arrivare direttamente al punto di essere serena della propria decisione. Però nessuno può farlo al posto suo – si tratta di dolore ed è un processo personale che ha dei tempi soggettivi.
Un’ultima parola per ogni mamma che sa la fatica che sta facendo.
Agli incontri e durante le consulenze de La Leche League, spesso incontriamo o parliamo con mamme che hanno fatto cose incredibili per far funzionare l’allattamento. Alcune stanno ancora allattando, altre fanno allattamento misto e altre ancora non allattano più. Molte hanno avuto al loro fianco brillanti sostenitori, partner, padri, co-genitori: dopotutto serve un villaggio per crescere un bambino4.
Ma qualunque sia il risultato, ognuna ha mostrato un’incredibile determinazione e forza per soddisfare i bisogni del proprio bambino o bambina.
La colpa non è tua. Sentiti orgogliosa dei tuoi successi.
E se in questo momento ti trovi in mezzo alle difficoltà per far sì che l’allattamento funzioni: stai facendo un lavoro straordinario. Continua a chiedere sostegno a chi può aiutarti. Festeggia i tuoi successi. Tieni duro. Ti auguriamo di raggiungere i tuoi obiettivi – quali che siano – e di trovare orgoglio e serenità in ciò che otterrai!
Scritto da Justine Fieth, LLL Cambridge, 2018
Tradotto da Roberta Toppetta
revisionato dal Gruppo Traduzioni de La Leche League Italia
versione originale, 2018; versione italiana, maggio 2026.
Articolo originale su: Five ways to help when breastfeeding doesn’t go as expected – La Leche League GB
Bibliografia:
1.https://www.unicef.org.uk/babyfriendly/supporting-breastfeeding-make-it-happen/
2. Breastfeeding counsellors in the UK are trained and accredited with LLL (LLL Leader), ABM, BfN or NCT – seehttp://www.lcgb.org/why-ibclc/whos-who-in-breastfeeding-support-and-lactation-in-the-uk/
3.https://petrah.co.uk/breastfeeding-a-womens-right/
4. For a great article on how partners can support breastfeeding:https://laleche.org.uk/supporting-a-breastfeeding-mother/
Professor Amy Brown has written extensively about breastfeeding grief and trauma and you may find her book Why Breastfeeding Grief and Trauma Matter helpful.