L’allattamento ha benefici particolari per una mamma disabile

Diventare mamma quando si ha un handicap non è scontato. Una donna disabile che desidera avere un bambino si scontra con tanti pregiudizi radicati, con paure, con tabù… e questo sia da parte di chi le sta attorno, sia da parte dei professionisti della salute.

Non rischia di trasmettere la sua disabilità al bambino? Sarà in grado di portare avanti una gravidanza e di partorire? Sarà capace di occuparsi di un bambino? Ed altrettante sono le domande tacite che le rimandano gli sguardi degli altri.

Tuttavia, se rimane incinta e se afferma anche di voler allattare, in molti, anche qui, cercheranno di dissuaderla. Rischia di affaticarsi inutilmente, meglio che lasci che siano gli altri a prendersi cura del suo bambino. E in ogni caso, con la sua disabilità, l’allattamento probabilmente sarà difficile. Perché allora impazzire con l’allattamento? E via così

I vantaggi

In realtà, oltre a tutti i vantaggi ben noti dell’allattamento per la salute del bambino e della mamma, l’allattamento ha dei particolari benefici per una mamma disabile.

Innanzitutto, allattando, la mamma fa una cosa che nessun altro può fare per il suo bambino, e questo non può che rinforzare la sua autostima, la sua fiducia in se stessa in quanto madre, ed il legame con il suo bambino. E questo è tanto più significativo quanto la sua disabilità le impedisce di prendersi cura del suo bambino sotto diversi aspetti. Come dice Florence, una mamma: “L’allattamento mi ha aiutata a creare un legame con mio figlio, perché in questo nessuno poteva sostituirmi.”

Inoltre, il fatto stesso di riuscire ad allattare è spesso considerato come un atto riparativo rispetto al proprio corpo vissuto come “incapace”. Ed è questo che alcune madri esprimono quando dicono: “Rimango stupita quando vedo ciò che il mio corpo riesce a fare”. Oppure “Tutto questo, il mio corpo malconcio ha potuto farlo”.

Infine, l’allattamento può essere importante nel loro caso in quanto evita la fatica (non fosse altro perché si può allattare da sdraiate…), lo stress, o è più comodo del biberon: una donna senza braccia o che non riesce a muoverle non può né preparare né dare un biberon, ma può allattare.

Le sfide

Naturalmente, l’allattamento con una disabilità necessiterà, a seconda del caso, di aggiustamenti particolari, di trucchi e strategie diverse, di aiuti più impegnativi.

Per esempio, una mamma cieca avrà bisogno d’aiuto per le prime poppate, per imparare a mettere il bambino al seno nella posizione adatta, per imparare a valutare se il bambino stia poppando correttamente, eccetera. E se dovrà utilizzare un tiralatte, qualcuno dovrà insegnarle come montarlo, smontarlo e pulirlo.

È qui che misuriamo l’importanza del sostegno, da qualunque parte arrivi: dai professionisti della salute competenti (questo è molto importante durante la permanenza in ospedale, per un buon avvio dell’allattamento), da altre madri in situazioni analoghe (p. esempio il ruolo del gruppo delle madri cieche al Centro di protezione materno-infantile di Parigi). E più di tutto, forse, il sostegno costante di qualcuno moto presente in casa (partner, nonna, sorella, zia…) , senza i quali, dice Sylvie, “avrei probabilmente mollato ed è qui che loro per me sono stati un aiuto prezioso”.

Come una mamma qualunque

In conclusione, nella maggior parte dei casi le domande ed i dubbi di una mamma disabile riguardo l’allattamento sono gli stessi di qualsiasi altra mamma. Come ha detto Delphine, una mamma, “Una donna disabile affronta le stesse difficoltà e gode degli stessi vantaggi come tutte le altre donne”.

Quando l’allattamento termina anzitempo, in genere ciò non è da attribuire alla disabilità, ma al fatto che la donna non era in possesso di informazioni corrette e le mancava il sostegno di base.

E quando invece l’allattamento va bene, è perché la donna, come Florence, ha ricercato e ha trovato le informazioni ed il sostegno.

Claude Didierjean-Jouveau

Tradotto da: Allaiter aujourd'hui n.76, LLL France, 2008


“L’allattamento è più frequente nelle madri cieche, e questo non soltanto perché dare il biberon per loro rappresenta una difficoltà maggiore, ma perché questa forma di accudimento permette una maggiore attenzione al bambino grazie alla sua vicinanza corporea. L’allattamento prolunga le sensazioni tipiche della gravidanza, alla donna dona il beneficio di uno scambio olfattivo reciproco e contribuisce a farla sentire a suo agio nella sua condizione di mamma nonostante la cecità. Gli allattamenti delle madri cieche di solito durano oltre il primo anno di vita.”

Edith Thoueille, Drina Candilis, Michel Soulé, Martine Vermillard, La maternité des femmes aveugles, La psychiatrie de l’enfant 2006; 49(2) : 285-348


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