• Allattamento e ingorgo

    di Marsha Walker, da Breastfeeding AbstractsNovembre 2000, in L’allattamento modernon. 33, Febbraio 2002

    L'ingorgo è un aspetto ben noto ma poco studiato della lattazione.

    Il dizionario medico definisce l'ingorgo come congestione, distensione con edema. La letteratura sulla lattazione si riferisce all'ingorgo come ad una condizione della mammella durante le prime due settimane dopo il parto, caratterizzata da un doloroso aumento di volume dei seni associato con un improvviso incremento nel volume del latte, congestione linfatica e vascolare ed edema interstiziale.

    La montata lattea è un processo normale e fisiologico con una progressione di eventi, non il risultato di un trauma o una ferita dei tessuti. Quando però la produzione del latte aumenta velocemente, il volume del latte nel seno può superare la capacità degli alveoli di immagazzinarlo. Se latte non viene rimosso, la sovradistensione degli alveoli può costringere le cellule secretorie del latte ad appiattirsi ed allungarsi, a volte fino alla rottura. La distensione può portare a un’occlusione parziale o completa della circolazione sanguigna capillare intorno alle cellule alveolari, diminuendo ulteriormente l'attività cellulare. I vasi sanguigni congestionati perdono fluidi che vanno nello spazio dei tessuti circostanti, contribuendo in questo modo all'edema. La pressione e la congestione ostruiscono il drenaggio linfatico dei seni, causando la stagnazione del sistema che elimina tossine, batteri e pezzi consumati di cellule dal seno, predisponendo quindi il seno alla mastite (sia infiammatoria sia infettiva).

    In aggiunta, una proteina chiamata FIL ("feedback inhibitor of lactation", inibitore retroattivo della lattazione) si accumula nella ghiandola mammaria durante la stasi del latte diminuendo ulteriormente la produzione.

    L'accumulo del latte e l'ingorgo che risulta sono i principali fattori scatenati per l'apoptosi, o morte programmata delle cellule, che causano l'involuzione della ghiandola secretoria della mammella, il riassorbimento del latte, il collasso delle strutture alveolari, e la cessazione della produzione.

    Descrizioni dell'estrazione di latte eccezionalmente denso o filamentoso da un seno ingorgato possono essere un segno clinico di una possibile involuzione ghiandolare. Questo potrebbe spiegare l’addensamento del latte a (densità aumentata o fluidità diminuita) come risultato secondario al riassorbimento di fluido e un accumulo di cellule adipose nella ghiandola.

    L'ingorgo può anche essere classificato in base alla zona coinvolta: soltanto l'areola, soltanto il corpo del seno, o entrambi. L'ingorgo areolare comprende l'osservazione clinica di un'areola gonfia con la pelle tesa e lucida, il che probabilmente implica seni lattiferi troppo pieni. Un’areola gonfia è considerata come edema dei tessuti, causato dalle grandi quantità di liquidi che alcune madri ricevono per via endovenosa durante il travaglio.

    Un certo grado di ingorgo mammario è normale. Un turgore minimo o assente durante la prima settimana post-partum è stato associato con una produzione insufficiente del latte, l'uso precoce di integrazioni, e una più alta percentuale di declino dell'allattamento nelle prime settimane. Donne con seni con un grado lieve o moderato di ipoplasticità, con uno spazio intra-mammario largo (più di due centimetri e mezzo) e una forma tubolare sono particolarmente a rischio di produrre meno del 50% del latte necessario per la prima settimana.

    Di maggiore preoccupazione per noi è un ingorgo moderato o grave.

    Diversi metodi per la misurazione dell'ingorgo sono stati descritti nella letteratura scientifica e comprendono: misurazione del cambiamento del giro petto, termografia, l'uso di un rilevatore di pressione per misurare la tensione della pelle e l'autovalutazione delle madri . Frequenze di ingorgo che vanno dal 20 al 85% sono state riportate nella letteratura in base a numerose definizioni e sono solitamente limitate ai primi giorni post-partum. In questi studi l'ingorgo viene descritto come un processo che arriva ai massimi valori fra il 3° e il 6°giorno, e che diminuisce in seguito. Tuttavia, dati provenienti da due tesi "masters" inedite suggeriscono che le donne in verità hanno più di un picco d'ingorgo e che l'ingorgo potrebbe durare fino a dieci giorni o anche di più.

    Quattro tipi di ingorgo sono stati descritti: un'unica esperienza di seni duri e sensibili seguito da una risoluzione dei sintomi; picchi multipli di ingorgo seguito dalla risoluzione; ingorgo intenso e doloroso che dura fino a 14 giorni; cambiamenti minimi al seno. Questi diversi tipi dimostrano che l'esperienza dell'ingorgo non è uguale per tutte le madri.

    Prevedere il rischio del tipo e percorso di ingorgo per una certa madre potrebbe non essere possibile, però potrebbe essere utile applicare alcuni principi generali per anticipare situazioni che predispongono a un rischio maggiore.

    I seguenti fattori potrebbero collocare una madre in una categoria di rischio maggiore di ingorgo:

    Incapacità di prevenire o risolvere stasi del latte, conseguente a un drenaggio infrequente o insufficiente dei seni. Maggiore è il numero cumulativo di minuti di suzione durante i primi giorni postpartum, minore è il dolore dell'ingorgo descritto dalle madri.

    Piccole dimensioni del seno(ad eccezione di seni ipoplastici e tubolari). Mentre le dimensioni ridotte del seno non limitano la produzione del latte, questo può avere un'influenza sulla capacità di immagazzinamento e i ritmi di allattamento. Le donne con seni piccoli potrebbero aver bisogno di dare un numero maggiore di poppate nelle 24 ore in confronto con le donne con una maggiore capacità di immagazzinamento.

    Robson ha osservato che le donne che avevano avuto problemi d'ingorgo portavano più frequentemente reggiseni con una misura di coppa minore(34%) rispetto a quelle che non avevano avuto ingorghi (5%).

    Esperienza precedente di allattamento(la parità in sé, però, non influisce sull'ingorgo). Le donne che allattano per la seconda volta hanno livelli maggiori di ingorgo, che appare più precocemente e si risolve in modo più veloce in confronto alle madri che allattano per la prima volta. L'ingorgo del seno per donne multipare che allattavano per la prima volta è simile a quello delle donne primipare che allattano. Robson ha trovato che le donne nel gruppo non ingorgato avevano più probabilità di non aver mai avuto l'esperienza dell'ingorgo in seguito ai precedenti parti, in confronto alle donne del gruppo con ingorghi. Mc Lachlan et al hanno scoperto che, nel 70% dei casi, le donne multipare con ingorghi nell‘allattamento corrente avevano avuto un’esperienza di ingorgo anche con i loro figli precedenti.

    Donne con un’alta velocità di sintesi del latte- iperlattazione - o che producono grandi quantità di latte, come nel caso di madri di gemelli, possono sperimentare un aumento di stasi del latte se i bambini consumano meno latte, se meno latte viene estratto, o in qualunque caso in cui il volume del latte prodotto supera in modo significativo il volume estratto/rimosso.

    Contatto madre-bambino limitato nei primi giorni. Sciau ha dimostrato che l'ingorgo è significativamente minore al terzo giorno per le madri che hanno avuto un contatto pelle-a-pelle con i loro bambini nati a termine, in confronto ai bambini tenuti nei nidi come da prassi.

    Negli anni sono state applicate numerose strategie preventive, fra cui: limitazione di fluidi, spremitura prenatale del colostro, massaggio prenatale del seno,, massaggio post-natale del seno, fasciatura dei seni o portare un reggiseno stretto. Le donne hanno meno ingorghi quando le poppate sono precoci e frequenti, a richiesta, con tempi di suzione non limitati. Uno studio ha mostrato che le poppate libere e frequenti erano la causa dell'aumento dell'ingorgo, ma probabilmente perché le poppate abbreviate (anche solo di due minuti) non hanno permesso un drenaggio dei seni sufficiente per prevenire l'accumulo del latte.

    Una tecnica chiamata "massaggio alternato dei seni"e si è dimostrata efficace per ridurre significativamente l'incidenza e la gravità dell'ingorgo, ed ha parallelamente provocato un aumento nel consumo di latte, contenuto di grassi nel latte e incremento di peso del neonato. Il massaggio alternato richiede un massaggio e compressione del seno quando il bambino fa una pausa tra due periodi di suzione. Il massaggio si alterna con la suzione del bambino, e viene continuato per tutta la poppata su entrambi i seni.

    Esiste una vasta gamma di trattamenti per l'ingorgo, sia nella letteratura popolare sia in quella scientifica, per esempio l'uso di impacchi caldi, docce calde, mettere a bagno i seni in una bacinella di acqua calda, compresse fredde dopo le poppate, impacchi freddi prima delle poppate, impacchi di ghiaccio, buste di verdure congelate, un insieme di terapia sia calda sia fredda, ossitocina, enzimi proteolitici, stilbesterolo, fasciatura dei seni, spremitura manuale, spremitura meccanica, nessuna spremitura, massaggio linfatico del seno, ultrasuoni, poppate frequenti, massaggio alternato, foglie di cavolo fredde o a temperatura ambiente, ed estratto di foglie di cavolo.

    Le applicazioni calde - nella forma di compresse, docce o immersioni calde - sono state poco studiate, e solitamente si tratta più di una misura di conforto per attivare il riflesso d'emissione del latte che di una terapia per l'edema. Alcune madri si lamentano che il caldo peggiora l'ingorgo, causa un aumento delle pulsazioni del sangue e aumenta la sensazione di pienezza.

    La terapia fredda, compreso l'uso di applicazioni fredde sotto forma di impacchi di ghiaccio, gel, buste di verdure congelate, asciugamani bagnati congelati, ecc. è stata studiata sotto diverse condizioni. L'applicazione del freddo scatena un ciclo di vasocostrizione durante i primi 9-16 minuti, durante i quali il flusso del sangue viene ridotto, l'edema locale diminuisce, e il drenaggio linfatico viene potenziato. Questo viene seguito da una fase di vasodilatazione dei tessuti profondi che dura da quattro a sei minuti e che previene lesioni termiche.

    Robson ritiene che un’applicazione di freddo per 20 minuti avrebbe un effetto minimo di vasocostrizione nei tessuti più profondi del seno, e che il drenaggio venoso e linfatico aumenterebbe nei tessuti più profondi a causa a della circolazione accelerata da e per i tessuti superficiali. Sandberg riferisce che in seguito all'applicazione di impacchi freddi per 20 minuti prima di ogni poppate con un piccolo gruppo di donne, le madri hanno riferito maggior conforto in confronto alle applicazioni di calore, una diminuzione nel giro petto e nessun effetto negativo sull'emissione del latte né sul trasferimento del latte.

    La terapia termica(continua) con ultrasuoni: non è stato dimostrato nessun miglioramento del dolore o dell'edema.

    La terapia con drenaggio linfaticodel seno è una specie di massaggio dolce dei canali di scarico linfatici nel seno. Si ritiene che il drenaggio linfatico possa migliorare il movimento del fluido stagnante, ridurre l'edema e il migliorare il funzionamento delle cellule. Wilson-Clay riferisce che c'è stato un sollievo del disagio e un miglior rendimento del latte con la spremitura dopo una terapia di drenaggio linfatico manuale in tre donne con ingorgo grave e senza sollievo.

    Foglie fredde di cavolo. Rosier ha descritto, in modo aneddotico, che l'uso di foglie fredde di cavolo, applicate a seni ingorgati e cambiate ogni due ore, ha avuto un effetto rapido sulla riduzione dell’edema e sull'aumento del flusso del latte in un piccolo campione di donne. Nikodem et al. hanno dimostrato un andamento non significativo nella riduzione dell'ingorgo nelle madri che usavano foglie di cavolo. Roberts ha confrontato foglie di cavolo fredde e impacchi di gel e ha trovato una riduzione simile e significativa nel dolore con entrambi metodi, con due terzi delle madri che preferivano il cavolo, perché aveva un effetto più forte ed immediato. Roberts et al hanno studiato l'uso di una crema con estratto del cavolo applicata ai seni, che non ha avuto un effetto diverso dalla crema placebo.

    Spremitura del latte. Non c’è giustificazione per astenersi dallo spremere il latte con la motivazione che la madre "semplicemente farà ancora più latte". La spremitura - manuale o con tiralatte, fino a quando si sente sollievo - riduce l'accumulo del FIL, diminuisce lo stress meccanico sugli alveoli prevenendo il processo di morte delle cellule, previene cambiamenti nella circolazione del sangue, allevia l'impedimento al drenaggio di linfa e fluidi, diminuisce il rischio di mastite e compromissione nella produzione del latte e dà sollievo alla madre. Non si sa a quale grado di ingorgo o durata di stasi del latte si verifichi una situazione da cui la produzione di latte non può più riprendersi. La produzione del latte negli alveoli che non subiscono ingorgo continua in modo normale. Il seno è in grado di compensare fino a un certo punto . Ricerche future ci aiuterebbero a definire ulteriormente questo fattore.

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    Traduzione di Shera Lyn Parpia Khan

     

  • Che tipo di massaggio e trattamento posso effettuare sul seno ingorgato e/o con mastite?

    È importante sapere che durante un ingorgo o una mastite ciò che rende duro il seno non è solo latte, ma anche molto liquido prodotto dall’infiammazione data dal latte che è rimasto lì troppo tempo, col risultato che oltre alle zone piene di latte in quel momento, ci saranno anche zone edematose, gonfie come una caviglia che ha preso una botta, e queste parti di liquidi comprimono i dotti da cui dovrebbe passare il latte e fuoriuscire.

    In questa situazione per drenare il seno ci sono alcune strategie che si possono attuare per diminuire questa infiammazione: applicare il freddo tra le poppate (vedi anche Cosa posso fare *ANCORA*, se il mio seno presenta un dotto ostruito, un ingorgo o una mastite?), effettuare massaggi circolari, come se tenessi in mano un sacchetto di biglie, “impastamenti” dolci per quanto possibile senza che sia fastidioso.

    Poi, subito prima/durante la poppata, se ti fa piacere, procurati un po’ di calore magari umido (applicando un pannolino imbevuto di acqua calda o la borsa dell’acqua calda...) perché questo può aiutare i dotti a dilatarsi, dandoti una sensazione di relax che aiuta a “lasciarsi andare”, prestando attenzione però a non mantenere il calore per più di 5 minuti. Anche massaggiarti nella direzione del capezzolo può essere utile, adesso, perché si aiuta il latte a farsi strada tra tutto quel gonfiore.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Come si effettua la pressione inversa?

    Questa tecnica consiste nell’esercitare una pressione costante verso l’interno in direzione del torace, per almeno 60 secondi o più (2-3 minuti ripetendo l’operazione se necessario subito prima di attaccare il bambino) concentrando la pressione alla base del capezzolo. Appena terminata la pressione inversa è possibile attaccare il bambino o spremere manualmente il seno in modo da alleviare la tensione.

    Per ridurre il gonfiore del seno vedi anche Cosa posso fare se il mio seno presenta un dotto ostruito, un ingorgo o una mastite?

    Ecco alcune indicazioni:
    • Posiziona le dita o i pollici nella zona circolare attorno ai capezzoli
    • Se il gonfiore è molto pronunciato puoi stenderti sulla schiena
    • Premi gentilmente ma con decisione verso le costole
    • Mantieni la pressione costante per 1-3 minuti
    • Potrebbero formarsi delle “fossette” che dureranno abbastanza a lungo da consentire un facile attacco del bambino al seno
    • Non appena l’areola sarà mobida attacca il bambino al seno

     

     

    METODO “IMPRONTA A FIORE”

    impronta fiore

     

    Con la mano con la punta delle dita leggermente piegate e le unghie corte afferra il capezzolo proprio all’attaccatura dell’areola e premi in direzione del torace, mentre con l’altra mano puoi tenere uno specchietto per vedere ciò che fai.

     

     

     

     

     

     

    METODO A DUE MANI – UN PASSAGGIO

    metodo a 2 mani un passaggio

    Con la punta delle dita leggermente piegate e le unghie corte, posiziona le dita di lato al capezzolo e premi in direzione del torace.

     

     

     

     

     

     

     

    METODO A DUE MANI – DUE PASSAGGI

    metodo a 2 mani secondo passaggio newmetodo 2 mani 2 passaggi 1

     

    Usa 2-3 dita per ogni mano tenendole piatte con la prima falange che tocca il capezzolo. Esercita una pressione in direzione del torace per 1-3 minuti poi sposta le dita per premere sopra e sotto il capezzolo.

     

     

     

     

     

     

     

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Cosa può avere provocato un dotto ostruito, un ingorgo o una mastite?

    Il più delle volte la causa è riconducibile a poppate troppo distanziate o troppo brevi, a intervalli di tempo lunghi tra una poppata e l’altra, e quindi a una rimozione del latte inadeguata rispetto alla velocità con cui viene prodotto. Questo può avvenire ad esempio all’inizio dell’allattamento, dopo la montata lattea, quando il seno deve ancora calibrare la produzione di latte sui bisogni effettivi del bambino o quando vi siano interferenze che impediscono al bambino di attaccarsi spesso al seno (ad esempio somministrazione di aggiunte, uso del succhiotto, allattamento a orari anziché a richiesta), o anche quando il bambino comincia a integrare le poppate di latte con altri tipi di alimenti o inizia a dormire più ore di fila la notte allungando i tempi tra una poppata e l’altra.

    Altre cause possono essere una posizione scorretta del bambino al seno, l’uso di reggiseni o altri indumenti troppo stretti, una compressione continua sullo stesso punto del seno con le dita, ad esempio mettendo le dita a “forbice” per sostenere il seno, o le spalline del marsupio/fascia portabebé o della tracolla della borsa. Anche la presenza di ragadi non curate può portare a infezioni e quindi a mastiti. In alcuni casi un’alimentazione non bilanciata, con eccessiva assunzione di grassi saturi, e troppo stress e attività stancanti possono portare ad avere dotti ostruiti, ingorghi o mastiti.

    La miglior cosa da fare, al comparire dei primi sintomi, è quella di sdraiarti a letto insieme al tuo bambino e riposare, lasciando libero accesso al seno al tuo piccolo, di modo che si attacchi di frequente e lo dreni bene.
    In tutti questi casi non è mai necessario sospendere l’allattamento, anzi l’attacco frequente del bambino ti aiuterà a risolvere in modo più celere il problema e a far passare il dolore. Nel caso tu debba assumere dei farmaci è possibile verificare che siano compatibili con l’allattamento.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Ė possibile allattare dopo un tumore al seno? 

    Ė possibile allattare dopo un tumore al seno? 

    Le biopsie e la rimozione dei tumori toccano la ghiandola mammaria. Il problema principale che potrebbe presentarsi è l’isolamento di una parte della ghiandola mammaria che non riesce più a drenare efficacemente. In questo caso, noterai una stasi di latte localizzata, che potrà risolversi col tempo, così come potrà causare uno stato infiammatorio doloroso cronico. In quest’ultimo caso dovrai interrompere l’allattamento da quel seno, ma questo non significa non poter più allattare: se lo vorrai, potrai infatti continuare ad allattare dall’altro. 

    Una mamma che aveva subito una biopsia ha raccontato che allattava il suo bambino senza particolari problemi, ma sentiva dolore quando si tirava il latte. 

    Se sei stata operata per la rimozione di un tumore o per una biopsia, la cosa più semplice è iniziare ad allattare e vedere come va.

    Bisogna tenere sempre a mente che questo tipo di chirurgia coinvolge un solo seno, lasciando l’altro integro e quindi perfettamente funzionante. Questo vale anche nel caso in cui tu abbia subito una mastectomia a seguito di un tumore o di un incidente. 

     

    Ė sicuro allattare dopo un tumore al seno? 

    Molte mamme raccontano di aver allattato dopo un intervento chirurgico e terapia radiante per cancro al seno. Alcune hanno prodotto poco latte dal seno trattato ed è capitato che il bambino rifiutasse di poppare a quel seno, mentre altre (coloro per le quali la dose di radiazioni è stata più bassa), hanno avuto una produzione pressoché normale dal seno trattato.  

    Se hai avuto un tumore al seno, forse ti stai chiedendo se allattare sia una scelta sicura per il tuo bambino.

    Gli studi evidenziano che non c’è alcun rischio. Tuttavia, sarà necessario tenere monitorata con particolare attenzione la crescita del tuo bambino. La produzione di latte potrebbe essere sufficiente durante le prime settimane e non esserlo in seguito quando le richieste del bambino aumentano. 

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando il n. 8 de “La Gazzetta della Prolattina” nel sito www.lagazzettadellaprolattina.it.

  • Ho dolore ai capezzoli e il seno è “gonfio”. Cosa posso fare?

    Nei primi giorni dopo il parto la “montata lattea” o, in periodi successivi, un ingorgo possono essere causa di indolenzimento del capezzolo, dato che il bambino ha più difficoltà ad attaccarsi e finisce con poppare solo dal capezzolo. Per ammorbidire l’areola una strategia che molte mamme hanno trovato utile è la “tecnica della pressione inversa”, una tecnica che aiuta ad allontanare i fluidi dalla zona dove il bambino appoggia la bocca.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Ho un dotto ostruito, un ingorgo o una mastite: che cosa posso fare *ANCORA*?

    Dopo le principali cose da fare può essere utile una o più di queste azioni:

    • massaggia “a pressione” sul seno (non strofinare la cute ma premi con il palmo delle mani il seno verso il torace e in direzione dei linfonodi sotto l’ascella per drenare l’edema), e successivamente massaggia delicatamente procedendo a spirale dall’attaccatura verso il capezzolo, in modo da facilitare la fuoriuscita di latte. Vedi Che tipo di massaggio e trattamento posso effettuare sul seno ingorgato e/o con mastite?
    • Prima di attaccare il bambino al seno: ammorbidisci l’areola affinché il bambino possa attaccarsi correttamente. Puoi esercitare una pressione con i polpastrelli delle dita posti a raggiera intorno al capezzolo, tenendo premuto per almeno 2 minuti e riposizionando le dita eventualmente per altri due minuti nelle zone ancora tese (vedi Come si effettua la pressione inversa?)
    • Fai frequenti impacchi freddi della durata di una ventina di minuti nell’intervallo tra una poppata e l’altra per ridurre il gonfiore e l’infiammazione. Per gli impacchi freddi è possibile utilizzare i gel pack che si mettono in congelatore, oppure una busta di piselli congelati (prestando attenzione a posizionare un panno tra la busta e la pelle) ma anche un asciugamano bagnato d’acqua fredda o un pannolino inumidito, da far raffreddare più volte in frigorifero possono andar bene. Un’altra alternativa che molte mamme hanno trovato utile è l’applicazione di foglie di cavolo cappuccio (o verza) fredde che danno sollievo alla parte infiammata. Dopo aver lavato le foglie, tolto la nervatura centrale e averle spianate con il matterello, vanno applicate al seno fredde facendo attenzione che il capezzolo resti libero per non rischiare che abbia poi un sapore amaro per il bambino (le foglie possono essere conservate in frigorifero in attesa di essere usate). Dovranno essere sostituite appena avvizzite.
    • Controlla che l’attacco del bambino al seno sia corretto e che la suzione sia efficace (vedi il Video che aiuta a capire meglio come attaccare il bambino al seno).
    • Prova ad attaccare il bambino al seno in posizioni diverse da quella usata di solito come la posizione a “pallone da rugby” con il corpo del bambino di fianco a te, appoggiato sul tuo avambraccio mentre gli sostieni la testina con il palmo della mano e i piedi e le gambine rivolte all’insù, oppure la posizione “della lupa”, con il bambino appoggiato a pancia in su sul letto e la mamma che lo allatta facendogli arrivare il seno dall’alto (vedi faq posizioni in revisione);
    • Poni attenzione al fatto che non ci sia nulla che possa stringere o fare pressione sul seno o su una parte di esso, come ad esempio reggiseni troppo stretti, fasce/marsupi porta bebé o borse con la tracolla indossate in modo tale da schiacciare il seno, posizioni in cui stai sdraiata o altro. Se stai usando le conchiglie raccogli-latte o dei proteggi-capezzoli, verifica che non premano sul seno, potrebbero essere la causa dell’ingorgo.
    • Verifica che sul capezzolo non sia presente un puntino bianco o una pellicina che ostruisce un dotto. In tal caso, puoi provare a sfregare il capezzolo con un asciugamano bagnato per cercare di togliere l’ostruzione. Se non funziona, puoi provare ad applicare un batuffolo di cotone imbevuto di olio d’oliva e lasciarlo appoggiato al capezzolo per più tempo possibile, e poi provare a spremere il seno o attaccare il bambino. In alternativa è possibile applicare una compressa imbevuta di aceto sul capezzolo (presta attenzione di appoggiare l’impacco solo sulla punta del capezzolo, non sull’areola!), mantenendo l’impacco per non più di 10 minuti (e poi sciacquando con acqua) oppure ancora immergere il capezzolo in una tazza con acqua e sale (2 cucchiaini di sale sciolti in una tazza di acqua) per qualche minuto 4 volte al giorno.
      Facendo tutto questo il problema dovrebbe risolversi nell’arco di 24-48 ore. Nel frattempo, in caso di febbre e dolore consulta il medico per farti prescrivere un antinfiammatorio. E se la situazione al termine di questo arco di tempo non fosse decisamente migliorata, sarà opportuno valutare anche la terapia antibiotica, ovviamente sempre sotto stretto controllo medico e con un antibiotico compatibile con l’allattamento.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Ho un dotto ostruito, un ingorgo o una mastite: che cosa posso fare?

    In tutti e tre i casi ci sono alcune accortezze che possono aiutarti a risolvere la situazione.

    Gli elementi principali da tener presente per trattare le varie situazioni sono i seguenti:

    • ridurre il gonfiore e l’infiammazione applicando degli impacchi freddi, eventualmente abbinandovi brevi applicazioni di calore (per non più di 5 minuti) prima o durante la poppata, ed effettuando un massaggio (vedi Che tipo di massaggio e trattamento posso effettuare sul seno ingorgato e/o con mastite?);
    • riposare molto: mettiti a riposo lasciando perdere il più possibile le altre incombenze e concentrandoti solo su di te e sul tuo bambino;
    • mantenere il seno ben drenato: allatta spesso il bambino per mantenere il seno ben drenato in maniera costante.

    Vedi anche Cosa posso fare *ANCORA*, se il mio seno presenta un dotto ostruito, un ingorgo o una mastite? e il Video sull’edema.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Ho una parte del seno dolorante, sensibile e un po’ gonfia. Di cosa si tratta?

    Potrebbe trattarsi di un dotto ostruito, di un ingorgo o, se l’infiammazione è più estesa, di una mastite.

    Se c’è un punto preciso del seno che è molto sensibile e avverti la presenza di un nodulo doloroso o, in qualche caso, un puntino bianco come di latte “condensato” sul capezzolo, potresti avere un dotto ostruito. In questo caso il latte non riesce a fluire liberamente fuori dal seno attraverso quel canale.

    Se invece avverti una zona più estesa del seno ingrossata, dolente, dura al tatto, potrebbe trattarsi di una congestione dei tessuti mammari, il cosiddetto “ingorgo”, che rende difficoltosa la fuoriuscita del latte.

    Se in aggiunta a quanto scritto qui sopra sull’ingorgo hai anche la febbre, una zona arrossata e sintomi influenzali, come senso di prostrazione, stanchezza, dolore alle ossa e magari anche nausea e vomito, allora la situazione potrebbe stare evolvendo in mastite.

    In questo caso leggi subito Cosa posso fare se il mio seno presenta un dotto ostruito, un ingorgo o una mastite?

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • In caso di ingorgo mammario posso utilizzare il metodo della bottiglia calda?

    Questa è una tecnica che potrebbe essere utilizzata per risolvere un ingorgo mammario, quando il seno è molto sensibile, il capezzolo è stirato e appiattito dalla tensione del seno, e la spremitura è molto difficile. Per utilizzare al meglio questa tecnica, è bene seguire le indicazioni passo dopo passo per non incorrere in spiacevoli scottature, possibilmente con l’aiuto di qualcuno. In alternativa si possono utilizzare il “massaggio a pressione” abbinato alla pressione dei polpastrelli a raggiera intorno al capezzolo (vedi Come si effettua la pressione inversa?)

    La Leche League Italia ha realizzato un Video per mostrare “il metodo della bottiglia”. Guardalo prima di provare.

    È necessaria la bottiglia giusta!

    • Di vetro, non di plastica;
    • Con capacità da 1 a 3 litri, ma non meno di 700 ml;
    • Con collo largo, affinché il capezzolo possa entrarci facilmente (ideale la bottiglia dove solitamente viene venduta la passata di pomodoro).

    Servono anche:

    • Una pentola d’acqua calda per riscaldare la bottiglia.
    • Acqua fredda per raffreddare il collo della bottiglia.
    • Un panno spesso per mantenere calda la bottiglia.

    Procedi in questo modo:

    • Versa un po’ d’acqua calda nella bottiglia per riscaldarla, poi svuotala e riempila quasi tutta con l’acqua bollente, ma non troppo in fretta per non rischiare di rompere il vetro.
    • Lascia l’acqua bollente nella bottiglia per qualche minuto, in modo che il vetro si riscaldi.
    • Avvolgi la bottiglia nel panno e versa di nuovo l’acqua nella pentola svuotando la bottiglia.
    • RAFFREDDA IL COLLO DELLA BOTTIGLIA CON ACQUA FREDDA, internamente ed esternamente (se non raffreddi il collo della bottiglia potresti ustionarti la pelle del capezzolo).
    • Appoggia il collo della bottiglia sul capezzolo, a stretto contatto con la pelle, così da ottenere una tenuta d’aria.
    • Mantieni la bottiglia ferma. Dopo qualche minuto si raffredderà ed effettuerà una delicata suzione che aspirerà il capezzolo nel collo della bottiglia.
    • Il calore stimola il riflesso dell’ossitocina ed il latte comincia a fluire ed a raccogliersi nella bottiglia. Mantieni la bottiglia ferma fino a quando il latte scorre.
    • Versa il latte, (non buttarlo via, mettilo in freezer!) e ripeti l’operazione, se è necessario, oppure fai la stessa cosa con l’altro seno.
    • Dopo qualche minuto il dolore acuto al seno dovrebbe cominciare a diminuire e la spremitura manuale oppure la suzione diventano possibili. È importante sapere che durante un ingorgo o una mastite ciò che rende duro il seno non è solo latte, ma anche molto liquido prodotto dall’infiammazione data dal latte che è rimasto lì troppo tempo, col risultato che oltre alle zone piene di latte in quel momento, ci saranno anche zone edematose, gonfie come una caviglia che ha preso una botta, e queste parti di liquidi comprimono i dotti da cui dovrebbe passare il latte e fuoriuscire.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Ingorghi del seno, mastiti ed ascessi: moderne diagnosi e terapie

    di Michael Abou-Dakn, Ginecologo della Clinica Vivantes Humboldt - Relazione tenuta a Torre Pedrera, VI Giornata dell’Allattamento al seno, La Leche League Italia, maggio 2005.

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    Le statistiche europee sull’allattamento esclusivo alla dimissione dall’ospedale ci dicono che in tutti i paesi dell’Europa il tasso di allattamento sta aumentando. Il problema è che dopo sei mesi le cose cambiano in modo radicale. In Germania viene allattato solo il 10% dei bambini dopo i sei mesi, e in Italia mi sembra comunque che le percentuali siano simili. Nelle prime settimane dopo il parto le donne smettono di allattare per problemi vari, ci sono studi che ci dicono quali sono questi problemi.
    Uno dei principali e più ricorrenti è la mancanza del latte. È molto importante sottolineare che questa è la percezione della mamma, che pensa di non aver latte, ma bisogna intendersi su cosa significhi non avere latte. Bisogna dimostrare alla madre come avere abbastanza latte.
    Il secondo problema sono le mastiti: la probabilità di interrompere l’allattamento aumenta di 15 volte per colpa del dolore, in confronto agli altri fattori che fanno cessare l’allattamento. La mastite è comunissima nella 2° e 3° settimana dopo il parto: le statistiche dicono che, anche se può avvenire in qualsiasi periodo dell’allattamento, nel 74-95% dei casi si verifica nelle prime 12 settimane.
    Vediamo se voi capite che cosa significa: io ero molto perplesso, all’inizio dei miei studi, per l’alta percentuale di donne che avevano problemi di mastite. Oggi sono convinto che l’idea di cosa sia una mastite varia molto fra gli operatori della salute. Gli studi che osservano le mastiti dichiarano che quelle che diventano ascessi variano dallo 0,4 all’11% di tutte le mastiti. Quanto sia diverso il modo di definire cos’è una mastite si evidenzia dalla diversità delle percentuali di esiti in ascesso.
    Allora per prima cosa è molto importante definire le differenze fra ingorgo del seno e mastite.

    L’ingorgo
    Immagine attivaSi presenta nei primi giorni. Non è un problema di accumulo del latte nel seno, Non è il risultato di una presenza di troppo latte che non si riesce far uscire, ma è dovuto a un’esagerata presenza di sangue e di liquidi nel sistema linfatico. I seni appaiono edematosi e gonfi a causa di un linfoedema. L’intervento deve essere rapido, e primariamente è di compressione.

    Quello che serve per aiutare una donna con un ingorgo non è tirare il latte, perché il problema non è un accumulo di latte. Una delle conseguenze dell’edema del seno è che quando il bambino cerca di prendere il capezzolo in bocca, non ci riesce: bisogna controllare molto bene la situazione dei primi giorni proprio per questo, i primi giorni sono particolari. Bisogna raffreddare la parte ed eliminare per prima cosa il dolore, ed eseguire il “massaggio a pressione”.

    Terapia dell’edema

    Che cosa si fa quando c’è un edema in qualunque parte del seno? Non bisogna assolutamente scaldarlo, bisogna al contrario applicare del freddo. Si fa un tipo di massaggio che non è veramente un massaggio (questo mi rende veramente molto nervoso quando qualcuno parla del massaggio del seno durante la lattazione). Questo “massaggio”, che in effetti è più una specie di linfodrenaggio, va eseguito laddove sono i nodi linfatici.
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    Quando si vuole togliere l’edema non bisogna spingere verso il basso in direzione del capezzolo, ma con la mano di piatto verso l’alto e lateralmente in direzione dei nodi linfatici. L’edema deve insomma essere “spinto in alto”. Quando si riesce a togliere l’edema, bisogna aiutare immediatamente la donna ad allattare.
    In Germania spesso gli operatori pensano che sia un problema di stasi di latte nel seno e non operano nella maniera giusta: il massaggio eseguito per far fuoriuscire il latte peggiora infatti la situazione dell’e­dema.
    Se avete tanti casi come questo nei vostri ospedali, forse dovete pensare che ci siano dei problemi in sala parto: infatti le donne che allattano già in sala parto hanno molti meno problemi di edema.
    A volte ci sono situazioni problematiche fra ostetriche e infermieri, fra medici e infermieri, che si ripercuotono sull’andamento dell’allattamento in sala parto. Saperli individuare può portare a risolvere molti edemi post-parto.

    Complicazioni da candida

    Ci sono poi le complicanze portate dalla candida, che confondono la diagnosi. Il problema in Germania, come in Italia, è che la maggior parte degli operatori non crede che ci possa essere una candidosi asintomatica che non si presenta anche nella bocca del bambino, e quindi non vengono somministrati i farmaci giusti per questa patologia. Quando si osserva un sintomo di questo tipo, non bisogna fermarsi alla candida in superficie, perché la candida colpisce anche i dotti all’interno del seno, non sempre si vede fuori. La candida non si evidenzia con l’analisi normale del latte, perché la lattoferrina interferisce con il fungo, mentre se diventasse indispensabile analizzare il latte, occorrerebbe aggiungere al latte spremuto del ferro, che neutralizza la lattoferrina e permette così alla candida di essere rilevata. Nessuno comunque lo fa, perché i sintomi della candidosi sono così evidenti che non c’è bisogno di un’analisi così complessa.
    Il sintomo più importante è che la donna inizia ad avere dolori lancinanti, la sensazione è che qualcuno arrivi con un coltello e lo rigiri dentro il seno. Un topico applicato sul seno non funziona molto, perché la candida è all’interno del seno; allora dobbiamo dare alla donna una dose molto alta di fluconazolo per almeno dieci giorni. Il problema in Germania è che si tratta di un farmaco che costa molto e gli operatori non vogliono far pagare alla mutua un farmaco di quel prezzo. Non esistono problemi per i neonati da parte del fluconazolo, sono stati fatti diversi studi, può esserci qualche piccolo problema di stomaco ma niente di grave. Il bugiardino esagera, e attualmente è in via di revisione.

    Stasi del latte

    Altro grande capitolo delle patologie della mammella. Ecco le cause principali.
    · Il mancato svuotamento del seno.
    · Una compressione che ha bloccato il sistema dei dotti: il latte non esce, per esempio quando un reggiseno troppo stretto ha bloccato il passaggio, oppure una posizione scorretta della mano della madre durante l’allattamento ha impedito il flusso del latte dai dotti… Bisogna poi guardare il capezzolo: se ci sono vescichette, se un dotto è chiuso, il latte non può uscire. Quando c’è la stasi i dotti si riempiono moltissimo, e il latte si infiltra nei tessuti circostanti. Questo fa aumentare la temperatura nella donna, e il latte può cambiare sapore e non piacere al bambino.
    · Un riflesso di emissione bloccato: se si rompe l’equilibrio fra ossitocina e prolattina, magari a causa di stress che alzano il livello della prolattina, il riflesso di emissione si altera e il latte esce in misura minore.
    I sintomi della stasi sono febbre, aree del seno arrossate, noduli.

    Come prevenire la stasi del latte
    Già nel 1753 James Nelson suggerì l’allattamento precoce come prima forma di prevenzione per la stasi del latte. La seconda forma di prevenzione è l’allattamento a richiesta, evidenziato nel 1952 da una ricerca di Illingworth. Sappiamo da ricerche successive (per esempio Gunther 1955) che l’uso dei ciucci nei bambini aumenta la possibilità di stasi del latte nella madre. Non stiamo parlando della confusione fra tettarelle e capezzolo, ma proprio di distanza fra le poppate che rischia di aumentare la percentuali di casi stasi del latte (Centuori 1990). Occorre tener sempre presente che quando una donna fa uso di ciuccio vuol dire che ha bisogno – sempre – di chiarimenti sulla gestione dell’allatta-mento.

    Le ricerche invece che parlano dell’incidenza del frenulo corto nei casi di stasi del latte risalgono già agli anni ‘50, ma sono soprattutto recenti (Marmet 1990): il bambino non riesce a succhiare bene e quindi causa problemi di stasi.
    In caso di stasi il seno necessita di applicazioni iniziali calde, non fredde.
    Il trattamento ideale prevede 5 minuti di applicazioni calde, un massaggio leggero, e una poppata ininterrotta (o un’applicazione di un tiralatte efficace) per 5-10 minuti ancora dopo il riflesso di emissione, per finire con applicazioni fredde quando il seno è stato svuotato. È importante insegnare alla donna a massaggiarsi il seno con delicatezza per evitare le ricadute e le difficoltà.
    In ogni caso bisogna analizzare la poppata, scoprire la causa del problema ed eliminarla.

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    Ecco l’immagine di un dotto bloccato.

    Come trattare un dotto bloccato:
    · Massaggiare con getto d’acqua calda, prima dell’allatta­mento.
    · La lecitina di soia è un’altra possibilità che può essere utile quando la donna presenta diversi episodi di dotti bloccati. Un cucchiaio al giorno è di solito la dose indicata.
    Dopo aver preso in esame tutte queste possibilità e attuato le prevenzioni del caso, se dopo 48 ore non si vede alcun miglioramento, se i sintomi persistono, c’è allora un’effettiva possibilità che si tratti di mastite. È molto importante che dopo 24 ore venga chiamato un medico.

    La mastite puerperale

    Quando parliamo di vera mastite, stiamo parlando di un’infiammazione acuta causata da batteri che si sono fatti strada all’interno del seno. Compare di solito fra la seconda e la decima settimana dopo il parto, poiché spesso la porta di ingresso per l’infezione nella mastite è la ragade; ecco spiegata la comparsa frequente dopo circa quindici giorni di allattamento.
    È importante, per poter seguire la mamma, che tutti gli operatori siano aggiornati sulla mastite.
    La maggior parte dei batteri che provocano una mastite non interessa il sistema dei dotti. Il bambino non ha problemi a prendere il latte materno proprio perché il latte non è contaminato dai batteri.
    La mastite è una nostra responsabilità, non della madre, ma nostra proprio degli operatori. I germi spesso infatti appartengono all’ospedale in cui si trova la mamma. Possono provenire dalle mani della madre o del personale dell’ospedale, dalle mani o dalla bocca del bambino, dalle infezioni della mammella, dalle infezioni dei dotti lattiferi e dalle ragadi.

    Come capire se si tratta di una stasi o di una mastite

    La febbre alta non basta per stabilire con certezza la diagnosi, può essere presente in tutti e due i casi. Il tempo invece può essere un valido indicatore: se dopo aver messo in pratica le terapie indicate in precedenza non si verifica una remissione, probabilmente siamo di fronte ad una mastite. Qual è la differenza nella cura della stasi o della mastite? La stasi si cura semplicemente con il drenaggio del seno, con la mastite occorrono gli antibiotici.

    Come affrontare la terapia della mastite

    Non sospendere l’allattamento. Sfortunatamente questa è la raccomandazione più frequente… ma né i germi né gli antibiotici sono pericolosi per il neonato. Invece, sospendere l’allattamento oltre al problema della mastite provoca anche quello della stasi. Se la donna vuole smettere, dopo, di allattare, è una sua scelta, ma continuare l’allattamento fa parte della terapia.
    La donna deve restare a letto, va prescritto il riposo totale! Deve assumere liquidi supplementari.
    Una buona terapia per il dolore può essere rappresentata da paracetamolo circa 20 minuti prima di allattare, ripetuti massaggi caldi, drenare sovente il seno e, se necessario, usare anche un tiralatte.
    La mia opinione è che occorra anche un buon antibiotico, purché non abbia controindicazioni per l’allattamento. 24 ore dopo, in ogni caso, la temperatura deve essere diminuita.
    Uno studio prospettico ha mostrato che la mastite puerperale non riduce il periodo di allattamento. Seguendo una terapia per la mastite adeguata e compatibile con l’allattamento al seno, le donne hanno continuato da allattare i loro figli più a lungo rispetto al gruppo di controllo.

    Mastite bilaterale

    Nella maggioranza dei casi, la terapia antimicrobica e le tecniche per una rimozione efficiente del latte non motivano in alcuno modo lo svezzamento o la sospensione dell’allattamento. In rari casi, tuttavia, può essere indicata una breve sospensione, finché la terapia antibiotica comincia a fare effetto. È il caso di una mamma che sta molto male e presenta mastite ad entrambi i seni: potrebbe essere causata da germi estremamente aggressivi, come ß-emolitico, Streptococco, Stafilococco Aureo, batteri ospedalieri.
    È riportato dalla letteratura un solo caso in cui il bambino è morto per contagio di questi germi aggressivi, si trattava però di un bambino nato prematuro. È importante in queste situazioni che la madre prenda l’antibiotico giusto, dreni il seno e butti via il latte per qualche giorno. Dopo quindici giorni il bambino può tranquillamente ritornare al seno, ed è l’unica e rara occasione in cui è necessario sospendere l’allattamento. In questo caso può essere ovviamente necessario fare una coltura batteriologica del latte e un tampone faringeo al neonato. Vi parlo di questo per sottolineare che esistono dei casi nei quali è necessario sospendere l’allattamento, ma sono casi veramente, veramente rari.

    Ascesso del seno

    L’ascesso si può formare in qualunque parte del seno. Non esiste alcun collegamento con i dotti lattiferi. Se ci fosse collegamento, l’ascesso non si formerebbe ma troverebbe uno sbocco.
    Trattamento degli ascessi
    Il vecchio modo di aiutare una donna con un ascesso era incidere profondamente con un taglio che apriva completamente la parte. Occorre fare molta attenzione però a non incidere un ascesso troppo vicino al capezzolo, di modo che il bambino possa ciucciare anche immediatamente dopo l’intervento, senza problemi.

    Oggi si può visualizzare l’ascesso con l’ecografia e poi intervenire con più sicurezza e precisione. Drenare spesso il seno è una parte importante della terapia. La prima volta che si incide un ascesso è molto doloroso, ma non lo si può evitare; se necessario si può usare un’anestesia locale. Il giorno dopo si fa un’altra ecografia e si visualizza l’andamento dell’ascesso, aspirando ulteriormente se è il caso. Questo si ripete per quattro o cinque volte. I vantaggi per la donna è che non deve ricoverarsi, non si sente così malata, e l’ascesso si risolve nel 70% dei casi.

    Discussione

    Domanda: Riguardo ai casi di sospensione dell’allattamento in corso di mastite bilaterale, vorrei dei chiarimenti. Quant’erano piccoli questi bambini? Immagino che questi studi siano stati fatti con bambini molto piccoli… mi sembra importante chiarire che in condizioni ordinarie per il neo ­nato che poppa non c’è un rischio documentato.

    Dakn:In vent’anni ho visto soltanto tre o quattro casi e tutti di bambini di tre-quattro settimane di età. Nel nostro caso il bambino non è morto. Il caso in cui è morto era un bambino prematuro. Il motivo per cui ho parlato di quest’ultima situazione, è perché è reale, ma sono situazioni molto limitate e molto, molto rare.

    Domanda:Prima di tutto sono allibita che dopo due secoli si stia ancora a discutere sulle mani sporche dei medici. E come individuano il batterio responsabile della mastite per decidere se sia il caso o no di interrompere l’allattamento? Occorre fare una coltura, che richiede diversi giorni.

    Dakn:Si fa la coltura delle urine, del latte per capire che tipo di batterio sia, ed effettivamente sono necessari un paio di giorni. La coltura dei batteri del latte non si fa normalmente, è necessaria soltanto quando si fa uno studio; e nella maggior parte dei casi si trovano stafilococchi. Quando una mamma ha una mastite improvvisa con febbre molto alta, sta ovviamente molto male e allora si fa smettere l’allattamento per un paio di giorni e nel frattempo si fanno le analisi, ma solo nel caso, ripeto, di mastite bilaterale. È sempre comunque importante togliere per prima cosa l’ingorgo e nel secondo giorno eventualmente cominciare con gli antibiotici. Questa discussione… insomma, penso che 3-4 casi in venti anni sia pochissimo per poter dire qualcosa.

    Domanda:Le infezioni che causano le mastiti da stafilococco sono causate da germi provenienti dall’habitat familiare oppure più frequentemente da germi ospedalieri?

    Dakn:Lo stafilococco non arriva praticamente mai dalla mamma, le colture dimostrano che arriva da altre persone, di solito del reparto ospedaliero.

    Commento: Nell’ultima edizione il Libro delle Risposte (Breastfeeding Answer Book) suggerisce in caso di ragadi di lavare il capezzolo con sapone, anche se per molti anni noi abbiamo sottolineato come questo non fosse necessario nella normale profilassi igienica del seno. Invece si è visto come in caso di ragadi, proprio per evitare un’infezione all’interno del seno, può essere utile l’uso del sapone.

    Domanda:vorrei che fosse chiarita meglio la differenza fra ingorgo e mastite, e poi vorrei sapere qual è l’approccio in caso di mastiti ricorrenti.
    Commento: è una cosa risaputa che la patologia delle mastiti non è ancora chiara, ed è una cosa triste perché è una malattia che ha accompagnato le donne dalla notte dei tempi. Una volta si moriva per setticemia anche per colpa delle mastiti, e io penso che sia importante quello che sappiamo: prima di tutto il drenaggio, secondo l’antibiotico della donna, terzo gli antidolorifici.La mastite cronica:Noi alcune volte troviamo mastiti croniche o a ripetizione, e abbiamo visto articoli in cui si dice che le mastiti sono dovute ad un trattamento insufficiente o sbagliato del primo attacco di mastite; l’OMS ha pubblicato qualche anno fa un opuscolo sulle mastiti in cui raccomanda una terapia di 12-14 giorni con dosi molto alte perché la mastite è una cosa grave: ho visto mastiti durate anche due anni, con fuoriuscita di pus, a causa di un primo trattamento sbagliato.
    Dakn:Sono molto d’accordo. Donne che hanno un’adeguata produzione di latte hanno un rischio più alto di mastiti se hanno la stasi. Quando una donna ha parecchio latte possono esserci dei momenti in cui il latte non esce bene. Bisogna capire se la stasi è fisiologica o patologica. Forse non è giusto pensare che ogni stasi, ogni ingorgo della donna non sia corretto, forse bisogna prendere in considerazione le donne che non hanno mai ingorghi, e forse è quella la situazione anomala. Per esempio sappiamo che le donne che fumano hanno meno latte e loro non hanno stasi, ma questo non significa che dobbiate cominciare a fumare, o suggerire alle madri di fumare!
    Riguardo alle mastiti croniche, da quello che ho visto io, quando si parla di vera mastite, con infezione batterica, spesso e volentieri il trattamento antibiotico era stato fatto male e per troppo poco tempo, per esempio cinque o sei giorni, quando invece sono necessarie almeno due settimane, come nei casi di candida; con terapie adeguate i casi di ascesso scendono moltissimo.

    Domanda:Ci sono casi di donne con dotti otturati - sempre gli stessi - che vengono curati con lecitina di soia o altro. Esistono studi in cui si affronti l’ipotesi che sia davvero un dotto troppo sottile a causare questi ingorghi ricorrenti?
    Dakn:Sì, può esserci il caso di donne che in prossimità di quei dotti hanno delle microcisti: sappiamo che esistono questi dotti che diventano da soli recidivi e non vengono più usati, ma sostituiti da altri dotti. Ci sono due studi in particolare su questo. L’effetto dell’ossitocina sui dotti varia da donna a donna; abbiamo visto che somministrando medicine per dilatare i dotti (le stesse che possono aiutare in caso di stasi), riusciamo ad ottenere buoni risultati. Lo studio è in fase di pubblicazione dal nostro reparto.

    Domanda:Gli effetti della laser terapia?
    Dakn:Il laser ha una frequenza bassa e toglie lo strato superficiale della cute, questo permette la formazione di nuove cellule. Questo viene in mente quando si parla di cicatrici, ed è certamente uno strumento utile da usare.

    Domanda:Il drenaggio dell’ascesso semplicemente con l’aspirazione del pus non causa forse maggiori recidive, per il fatto che la cavità ascessuale non può essere lavata come nel caso dell’incisione, in cui si lava con l’acqua ossigenata?
    Dakn:Nel caso il pus sia molto concentrato, inseriamo acqua sterile all’interno del seno e poi la ri-aspiriamo. In alcuni casi può essere necessario inserire anche dei drenaggi. Personalmente non amo questa soluzione, preferisco le alternative. Inseriamo anche 180 ml in una sola soluzione. Nei casi in cui questo sistema non ha funzionato e la donna ha dovuto essere operata, era dovuto sempre a problematiche speciali. E la combinazione di antibiotici e aspirazione non funziona in questi casi specifici.
    Commento:A volte ci si preoccupa che con l'incisione dell'ascesso, se il seno è in lattazione e l'ascesso è intraduttale, dalla ferita fuoriesca del latte ritardando la cicatrizzazione.
    Questo timore è dovuto a scarsa dimestichezza con il trattamento di queste problematiche in allattamento. Il latte materno mantiene una situazione umida ma non rallenta la cicatrizzazione, anzi secondo le ultime indicazioni scientifiche costituisce un fattore protettivo. L'indicazione ad operare solo dopo aver svezzato è di scarsa fattibilità: svezzare non è comunque la soluzione giusta se c'è urgenza ad intervenire chirurgicamente, in quanto i tempi dell'involuzione della lattazione sono di circa due mesi. Inutile anche il ricorso alle famose "pasticche" per mandar via il latte, efficaci veramente solo se prese PRIMA dell'avvio della lattazione, cioè i primi giorni dopo il parto. Ad allattamento ben avviato, se la mamma svezza, pasticche o non pasticche il seno secernerà del latte per le successive 2-8 settimane, in quantità difficili da prevedere nel singolo soggetto.

  • Possono esserci altre cause per il dolore al seno?

    Altre cause di dolore al seno (non necessariamente durante la calata del latte) possono essere le seguenti:

    • uso improprio del tiralatte
    • reggiseno troppo stretto
    • lesione o intervento chirurgico al seno
    • dolori premestruali
    • seno fibrocistico

    Inoltre anche alcune donne con il seno molto grande provano dolori al seno mentre allattano.

    Il dolore al seno può anche essere causato dal fatto che il bambino stringe il capezzolo invece di succhiare: in questo caso approfondisci cliccando il tag "ragadi".

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Sento male durante la “calata” del latte. Come mai? Come posso risolvere?

    Un riflesso di emissione doloroso può occasionalmente verificarsi mentre il tuo corpo si prepara a nutrire il tuo bambino. Le tecniche di rilassamento che hai sperimentato durante il travaglio ti potrebbero aiutare ad affrontare anche questo piccolo disagio.

    Durante la poppata è importante adottare delle posizioni corrette, senza sforzarti o chinarti sopra il tuo bambino mentre lo allatti. Schiena, braccia, gambe e gomiti devono essere ben sostenuti e i muscoli delle spalle e del collo devono essere rilassati.

    Potrai avvertire delle fitte acute all’interno del seno durante la calata del latte, dovute al fatto che i dotti galattofori stanno convogliando il latte verso il capezzolo. Queste fitte scompariranno mano a mano che il tuo organismo si “abitua” all’allattamento.

    Ci possono essere molte altre cause di calata dolorosa del latte che devono essere prese in considerazione:

    • Grande quantità di latte. Alcune donne scoprono di produrre una gran quantità di latte e/o di avere un riflesso di emissione molto forte. Se è il tuo caso, noterai che il bambino tossisce o sputa a causa della quantità del latte e dell’intensità della calata. Alcune madri trovano utile allattare solo ad un seno per volta, oppure, durante la tornata del latte, puoi aiutare il tuo bambino staccandolo dolcemente dal seno, spruzzando un po’ di latte in una salviettina e riattaccando il bambino al seno quando il flusso di latte rallenta. Con il passar del tempo, il bambino riuscirà meglio a controllare la produzione e la fuoriuscita del latte e questi disturbi tenderanno a scomparire.
    • Candida. Il riflesso di emissione del latte doloroso può anche essere causato da un’infezione da fungo (Candida, comunemente chiamata anche “mughetto”) che è penetrata nei dotti galattofori. Se sospetti di avere un’infezione micotica clicca il tag "candida o mughetto" per leggere le faq su questo argomento, inoltre puoi contattare una Consulente de La Leche League per avere maggiori informazioni e il tuo medico curante per ricevere una cura adeguata.
    • Ingorgo. Anche l’ingorgo può causare dolore al seno. Per ulteriori informazioni sull’ingorgo, clicca il tag "ingorgo" per leggere lepagine dedicate a questo tipo di dolore al seno.
    • Strappo muscolare o lesione durante il parto. Uno strappo o una lesione ai muscoli del torace – che sono gli stessi muscoli che sostengono il seno – può causare un dolore che sembra provenire dall’interno del seno stesso.
    • Infezione al seno o dotti ostruiti. Durante le prime settimane di allattamento è possibile che tu soffra di dotti ostruiti, o abbia contratto un’infezione al seno durante il soggiorno in ospedale. Per ulteriori informazioni clicca il tag "mastite" per leggere lepagine dedicate a questo tipo di dolore al seno.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

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