• Alimentazione

    Si può fare Alimentazione“Allattando devi mangiare per due! E mi raccomando no fragole, broccoli, cioccolato, legumi, aglio, cipolla e salse piccanti. Per fare tanto latte bevi tanta acqua, latte e tisane.”

    È FALSO!

     

    Alcune credenze popolari riguardo a cosa devi o non devi mangiare sono arrivate fino a noi e ancora oggi potresti avere il dubbio su cosa puoi mangiare o bere in allattamento.

    Le mamme allattano in tutto il mondo e seguono la dieta alimentare tipica della loro cultura senza particolari conseguenze sull’allattamento. Puoi seguire i tuoi gusti e il tuo fabbisogno alimentare giornaliero; non è necessario mangiare per due e neanche privarsi di alcuni alimenti per il solo timore di poter danneggiare in qualche modo il tuo bambino. Se invece ci sono delle allergie o intolleranze in famiglia riguardo ad alcuni cibi è preferibile un’attenzione maggiore all’alimentazione.

    La quantità di latte prodotto non dipende dalla quantità di acqua, tisane o altro latte che assumi. La produzione si regola in base alla stimolazione efficace del seno e all’estrazione del latte stesso.

    Il sapore del latte varierà in base a quello che mangi, e chi l’ha detto che è salutare mangiare sempre le stesse cose? Una dieta varia, equilibrata, basata su alimenti freschi, il più vicino possibile allo stato naturale e che ti fa sentire bene è una dieta sana che farà bene anche al tuo bambino.

  • Che cos’è il DAS?

    Il DAS è un contenitore da cui partono uno o più tubicini, che vanno fissati sul seno. Il contenitore viene riempito di latte (possibilmente materno, tirato con un tiralatte o estratto tirandolo manualmente) e il tubicino fissato al seno con un cerotto delicato e posizionato a livello del capezzolo. Il bambino poppando prende in bocca anche il tubicino e in tal modo riceve il latte dell’integrazione.

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.


     

  • Che cosa posso fare se il mio bambino ha il frenulo corto?

    Quando l’anchiloglossia è causa di problemi di allattamento, ci sono diverse opzioni di trattamento e sono efficaci soprattutto se sono tempestive. Anche se porre attenzione alla posizione e all’attacco può aiutare a mantenere l’allattamento e migliorare in una certa misura il comfort, vi sono alcune evidenze che il trattamento dell’anchiloglossia con la frenotomia (vedi faq "Trattamenti per il frenulo corto") possa essere efficace nel risolvere le difficoltà di allattamento. L’aumento di peso può migliorare notevolmente. Oltre ai benefici sull’allattamento in corso, continuare ad allattare dopo la frenotomia ottimizza le possibilità del bambino di avere uno sviluppo della bocca (palato) normale, e un normale sviluppo della parola e dell’apparato dentale; inclusa la capacità, grazie alla maggiore mobilità della lingua, di leccare e spostare particelle di cibo intorno alla bocca, aiutando a prevenire la carie dentale.

     

    MANTENERE IN VITA L’ALLATTAMENTO

    Padroneggiare l’arte dell’allattamento a volte può essere una sfida e ci vuole determinazione per continuare ad andare avanti quando si sente dolore. Le informazioni qui riportate possono aiutarti a mantenere l’allattamento, sia prima sia dopo il trattamento.

    Ammorbidire il seno

    Un bambino con anchiloglossia può trovare più facile attaccarsi se il seno è morbido, quindi allattalo spesso, per evitare ingorghi. Quando il bambino solleva la testa e lecca il capezzolo, naturalmente per lui è più facile attaccarsi. Oppure puoi usare la pressione inversa per ammorbidire e allontanare i liquidi dall’area del capezzolo in modo che il tuo bambino possa attaccarsi bene. Premi con tutte e cinque le punte delle dita di una mano intorno alla base del capezzolo, a questo punto applica una leggera pressione costante per circa un minuto, in modo da lasciare un anello di piccole fossette sull’areola. È inoltre possibile applicare la pressione inversa usando i lati delle dita. Posiziona il pollice su un lato del capezzolo e due dita sull’altro lato dove saranno le labbra del bambino. Se necessario, puoi estrarre delicatamente manualmente un po’ di latte (per maggiori informazioni vedi la faq sulla pressione inversa qui).

     

    Usare la posizione “A Stile Libero"

    Un bambino spesso si attacca istintivamente in modo più profondo e confortevole se riesce a rannicchiarsi sul torace della madre per un po’ di tempo. Prova a lasciare che il tuo bambino rimanga adagiato sul tuo corpo mentre sei in posizione semi-sdraiata, in modo che il suo petto, la sua pancia e le gambe siano in contatto con te. Questa posizione “rilassata” per l’allattamento è conosciuta come Biological Nurturing™(NdR: in Italia nota anche come “A Stile Libero”, maggiori informazioni qui) e può essere fatta pelle a pelle o indossando un abbigliamento leggero per te e il tuo bambino – a seconda di ciò che è più comodo e conveniente per entrambi. Poiché la gravità aiuta il bambino a mantenere la lingua in avanti, questa posizione può fare una grande differenza per rendere l’attacco più efficace e incrementare la tua produzione di latte.

     

    Un attacco più profondo
    Aiuta il tuo bambino ad avere un attacco al seno che sia il più profondo possibile. In questo modo si ottimizza la quantità di latte che riceve e si riduce al minimo il dolore ai capezzoli.

     

    Mento più in basso rispetto al capezzoloLaLecheLeague spostare il mento in basso
    Se il tuo bambino ritrae (tira indietro) la lingua quando apre la bocca, prova a fargli scivolare il mento un po’ più in basso rispetto al capezzolo, in modo che possa sentire con la lingua la parte “più dura” del seno.

     

    LaLecheLeague Panino1

    LaLecheLeague Panino 2

     

     

     

    Vi può aiutare anche comprimere con un dito il seno al bordo dell’areola e posizionare il mento del bambino nell’avvallamento che si forma.

     

     

    Sollevare il capezzolo
    Potresti anche provare a mettere il pollice o un dito vicino all’attaccatura del capezzolo dove si posizionerà il labbro superiore del tuo bambino. Se fai pressione, il capezzolo si solleverà e punterà verso l’alto. Quando lui spalanca la bocca, attiralo a te e usa il pollice che avevi messo sopra il capezzolo per infilarlo velocemente nella bocca. In questo modo prenderà una porzione maggiore di areola nella parte inferiore e il capezzolo arriverà in fondo al palato. A questo punto puoi allontanare il dito.
    Guarda il video “Come agevolare un attacco efficacequi.
    Una Consulente de La Leche League può darti ulteriori suggerimenti per aiutarti a migliorare il posizionamento e l’attacco del tuo bambino.

     

    INCORAGGIARE LA MOBILITÀ DELLA LINGUA

    Per incoraggiare il tuo bambino a muovere la lingua in avanti, puoi anche provare:

    • a metterti in posizione semi-sdraiata con il bambino sopra di te. Prova a muoverti avanti e indietro per capire come la gravità influenzi la posizione della sua lingua.
    • incoraggiarlo a leccare il latte dalle labbra o dal capezzolo facendo colare qualche goccia prima e dopo le poppate.
    • fargli “le linguacce”, ovvero tirare fuori la lingua davanti al lui per incoraggiarlo a copiarti.

     

    MANTENERE LA PRODUZIONE DI LATTE

    Se il tuo bambino è sonnolento o ha l’ittero, o se hai un ingorgo o i capezzoli introflessi, l’anchiloglossia può peggiorare le cose. Se non è in grado di poppare in maniera efficace direttamente al seno, allora sarà necessario tirarti o spremerti il latte e darlo al tuo bambino fino a quando non sarà in grado di poppare efficacemente. Usa un tiralatte o fai la spremitura manuale almeno 8 volte al giorno se il tuo bambino non drena bene il seno. In questo modo la tua produzione sarà mantenuta e sarai sicura che il tuo bambino riceva abbastanza latte.
    Guarda il video “Come spremere manualmente il latte dal senoqui.

    Puoi offrire piccole quantità del tuo latte utilizzando un cucchiaio, una tazza o una siringa mentre entrambi imparate come ottenere una suzione efficace. Biberon, ciuccio o paracapezzolo possono confondere il tuo bambino rendendo più difficile l’allattamento. Puoi parlare con una Consulente de La Leche League per strategie su come dare il latte utilizzando il biberon in un modo tale da ridurre al minimo i rischi di confusione o un dispositivo di alimentazione supplementare (DAS), se valutate che il frenulo gli consenta di utilizzarlo. Per maggiori informazioni vedi tag DAS, dispositivo di alimentazione supplementare.

    UN PALATO INSOLITO

    Il movimento limitato della lingua causato dal frenulo corto può influenzare la forma del palato del bambino, portando a un palato alto o ad un palato ogivale. Questo tipo di anatomia del palato può portare a una suzione discontinua con dei “click” frequenti durante la poppata (il bambino perde il vuoto) e a un marcato riflesso di vomito con difficoltà ad ottenere un attacco profondo.
    Quanto segue può essere d’aiuto per provare a desensibilizzare questo riflesso:

    • per prima cosa è importante avere dita pulite e unghie corte e limate;
    • tocca le labbra del tuo bambino e aspetta che apra la bocca;
    • infila delicatamente il dito, con il lato del polpastrello verso l’alto lungo il palato duro, fermati poco prima che venga innescato il riflesso di estrusione.

    Cerca di rendere tutto questo un gioco piacevole e, nel giro di pochi giorni, sposta gradualmente il dito più indietro in modo da far diminuire la sua sensibilità. Dopo aver reciso il frenulo, l’aumento di mobilità della lingua del bambino aiuta a far normalizzare la forma del palato.

     

     

  • Ci sono precauzioni/svantaggi da considerare usando il DAS?

    Per utilizzare il DAS il bambino deve essere in grado di poppare e avere un buon attacco al seno. Senza un attacco profondo il rischio è che si attacchi sulla punta del capezzolo e succhi solamente dal tubicino creando dolore alla mamma e non stimolando la produzione. Controllare e correggere eventualmente l’attacco diventa in questo caso fondamentale.
    Se il bambino rifiuta il seno, si innervosisce o si addormenta appena viene attaccato al seno, il DAS al seno non può non essere la soluzione adatta. Si può però approfittarne quando il bambino sonnecchia al seno perché poppando nel sonno può assumere un po’ di latte in più.
    Un altro rischio, meno comune, è che la mamma potrebbe sentirsi rassicurata dal vedere il latte che il bambino prende dal DAS e protrarre per molto tempo l’uso del dispositivo, non riuscendo a fidarsi della propria capacità di produrre latte.

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Come posso costruire un das casalingo con una siringa?

     

    Das casalingo

    È possibile costruire un DAS casalingo utilizzando una siringa da 10 ml e un tubicino di una valvola a farfalla per flebo del diametro di 1,7 mm
    Se ti trovi in ospedale puoi chiederli in reparto, oppure puoi procurarteli in farmacia.
    Togli e butta l’ago
    dalla siringa, poi togli il tappino che chiude il tubicino e fissa la valvolina sulla punta della siringa. Con delle forbici pulite taglia l’ago a farfalla e buttalo. Presta attenzione che il taglio sia perpendicolare al tubicino in modo che l’estremità non sia appuntita. Applica l’estremità libera del tubicino sulcapezzolo, fermandola con un cerotto di carta poco più sopra. Inserisci infine la siringa riempita di latte nella spallina del reggiseno. Fatto! La Leche League Italia ha realizzato un video proprio per illustrare come si fabbrica in un minuto un DAS casalingo.

     

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Come posso costruire un das casalingo riutilizzando un biberon?

    È possibile utilizzare un biberon con la tettarella e un tubicino lungo circa 1 metro del diametro di 1,7 mm. Una prolunga per flebo può andar bene.
    In caso il tubicino debba essere tagliato utilizzare delle forbici pulite. Il taglio deve essere perpendicolare al tubo in modo che l’estremità del tubicino che andrà in bocca al bambino non sia appuntita.
    Inserire un’estremità del tubicino nel foro della tettarella e farlo arrivare fino al fondo del biberon.
    Riempire il biberon di latte (preferibilmente utilizzare il latte di mamma spremuto). Applicare l’estremità libera del tubicino sul capezzolo, fermandola con un cerotto di carta poco più sopra.

    das con bibe

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Come si sceglie un tiralatte?

    Prima di decidere se è necessario acquistare un tiralatte e scegliere il modello, è importante avere chiaro l'uso che si intende farne.

    Infatti, ci sono donne che hanno capito di non avere bisogno di un tiralatte dopo avere scoperto quanto sia facile portare con sé un bambino allattato. Altre mamme invece devono lasciare il bambino per alcune ore durante il giorno e hanno in qualche modo bisogno di tirarsi il latte. E altre ancora si trovano perfettamente a proprio agio tirandosi il latte manualmente.

    Se hai effettivamente bisogno di un tiralatte, puoi scegliere tra molti tipi disponibili. Scegliere il tiralatte più adatto è un po’ come scegliere una borsa: ci sono molti tipi e modelli, e quello che va bene per una donna non è necessariamente il meglio per un’altra. Alcuni aspetti da considerare quando si deve scegliere un tiralatte sono il costo, la facilità di trasporto e di uso e l’efficacia.

    I tiralatte manuali, più utili per chi si toglie il latte occasionalmente, di solito sono facili da utilizzare, sono piuttosto piccoli e facili da portare con sé. Alcuni richiedono due mani, altri funzionano solo con una mano. I tiralatte manuali con la pompetta in gomma, che ricordano il clacson di una bicicletta, NON sono consigliati.

    Ci sono anche piccoli tiralatte elettrici di varie marche, alimentati a batterie o con un trasformatore. Sono tutti piuttosto piccoli e maneggevoli, ma non tutti sono silenziosi.

    Quando c’è bisogno di spremere grandi quantità di latte in poco tempo, forse è meglio utilizzare tiralatte elettrici automatici di normali dimensioni (detti anche tiralatte professionali, disponibili anche negli ospedali per le mamme con bimbi ricoverati), che riproducono più fedelmente il ciclo di suzione-rilascio caratteristico del bambino, mentre nei tiralatte più piccoli l'aspirazione è continua. Molte donne che li hanno usati riconoscono che sono molto pratici e silenziosi anche se non particolarmente comodi da portare con sé. Di solito possono essere noleggiati (si prende in prestito il motore, mentre tutti i pezzi che vengono a contatto con il corpo della mamma e con il latte devono essere acquistate) e il loro costo è variabile.

    Un’altra possibilità per le madri che necessitano di estrarsi il latte in modo costante è rappresentata dai tiralatte elettrici automatici di nuova generazione. Questi ultimi sono piuttosto cari e sono destinati dalle case produttrici ad un utilizzo esclusivamente personale. Sono contenuti in valigette dal design accattivante e sono dotati di tutti gli accessori necessari per estrarre il latte da entrambi i seni contemporaneamente. Sono ideali per le madri che lavorano fuori casa.

    In genere, nei casi in cui sia necessario aumentare sensibilmente la produzione, o per tirarsi il latte per un bambino prematuro o in altre situazioni in cui il bambino non poppa quindi non fornisce un'adeguata stimolazione al seno, i tiralatte doppi elettrici di tipo ospedaliero (noleggiabili) sono i più adatti.

    Per facilitare la scelta, potrebbe essere utile parlare con altre mamme per scoprire se abbiano avuto bisogno di un tiralatte e quale abbiano usato. Chiedi loro quali funzioni si siano rivelate più utili e quali difetti abbiano rilevato.

    Tieni presente che in genere i tiralatte sono considerati prodotti di utilizzo esclusivo e personale e che a causa del rischio di contaminazione (è possibile che il latte aspirato venga in contatto con le parti meccaniche interne che non possono essere sterilizzate) non devono essere prestati o presi in prestito, adeccezione dei tiralatte manuali del tipo che può essere sottoposto a trattamento in autoclave e dei tiralatte elettrici professionali.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Come si utilizza il das?

    Se hai costruito il DAS con una siringa, dopo averla riempita di latte (preferibilmente materno spremuto o tirato della mamma) aspirandolo utilizzando il tubicino, puoi bloccarla sulla spallina del reggiseno e fissare il tubicino al seno con un nastro anallergico (meglio se in verticale). L’estremità del tubicino va posizionata vicino al capezzolo.
    Quando attacchi il bambino al seno presta attenzione che prenda in bocca anche il tubicino.
    Se il bambino poppa bene non è necessario premere sullo stantuffo per far scendere il latte.

    Se hai costruito il DAS riutilizzando un biberon, puoi appoggiarlo in un punto più basso del livello del tuo seno. Quando attacchi il bambino al seno presta attenzione che prenda in bocca anche il tubicino. Puoi anche attaccare al seno il bambino e poi finchè il bimbo poppa inserire in un angolo in basso della sua bocca il tubicino, e farlo entrare fino a quando vedi che il latte inizia a fluire nel tubicino.
    Alzando il contenitore aumenta il flusso di latte, abbassandolo il flusso rallenta.

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Come va pulito il das casalingo?

    Il DAS va lavato con acqua calda saponata, facendo fluire all’interno del tubicino l’acqua calda (puoi aiutarti con un’altra siringa con la quale spremere l’acqua nel tubicino) e una volta al giorno sterilizzato con un liquido disinfettante apposito come quello utilizzato per disinfettare i biberon, e infine sciacquato bene.
    La siringa va sostituita quando lo stantuffo fa fatica a scendere.

    Ti suggeriamo anche di vedere il video sul das casalingo.

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Devo dare un’aggiunta di latte al mio bambino, come posso fare?

    Se è necessario dare un’integrazione al tuo bambino, sarebbe importante utilizzare un metodo che non vada a confondere il bambino con modalità di suzione diverse dalla poppata al seno.
    Un metodo che può essere utilizzato, che mantiene il bambino al seno e contemporaneamente permette di dare l’integrazione, è l’utilizzo di un Dispositivo di Alimentazione Supplementare (DAS), che può essere acquistato o più semplicemente costruito in casa (DAS casalingo).
    Anche in caso di rilattazione (allattare dopo un periodo di sospensione) o lattazione indotta (allattare senza aver avuto una gravidanza) può essere utile l’utilizzo del DAS, perché il bambino poppa dal seno stimolando l’avvio della produzione ma contemporaneamente nutrendosi.

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Dove trovo un das?

    Il DAS si può trovare in commercio nelle farmacie, nei negozi di articoli sanitari e anche on line, ma può essere “costruito” con due semplici pezzi ed una spesa minima. La Leche League Italia ha realizzato un Video proprio per illustrare come si fabbrica in un minuto un DAS casalingo con una siringa usa e getta e con il tubicino di una valvola a farfalla per flebo.

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • È possibile rilattare?

    Vorrei provare a recuperare l'allattamento dopo un'interruzione. Come posso rilattare?

    Qualche volta una madre decide di recuperare l'allattamento, a causa di un'emergenza, quando c'è una scarsità di altro cibo, dopo una separazione ecc. Spesso può ricostruire con successo la produzione di latte, con pazienza e con determinazione (e con un bambino collaborativo!). Il volume L'arte dell'allattamento materno, pubblicato da La Leche League, raccomanda le seguenti strategie per rilattare e indurre la lattazione, o per incentivare la produzione di latte:

    - Attaccare il bambino al seno il più spesso possibile, per nutrirlo e per conforto anche fra i pasti. 

    - Estrarre spesso il latte (manualmente o con un tiralatte). 

    - Usare un DAS, Dispositivo di Alimentazione Supplementare (se è disponibile e se le condizioni sanitarie sono abbastanza sicure per usarlo in maniera corretta) per offrire latte in aggiunta mentre il bambino succhia al seno (è anche possibile costruirlo in casa, puoi vedere come si fa nella sezione dei Video cliccando qui)

    - Leggi anche la risposta suCome posso incrementare la mia produzione di latte? che contiene suggerimenti preziosi per ri-lattare, ed il nostro articolo sucome si produce il latte che contiene informazioni preziose su come la produzione di latte si avvii e si mantenga.

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Il mio bambino rifiuta il seno/non sa ancora poppare bene. Posso usare comunque il das?

    Il DAS può essere utilizzato anche applicandolo al dito e dando al bambino il dito da poppare.
    Questo metodo può essere utile in caso il bambino non prenda ancora bene il seno, e può essere utilizzato come transizione per poi portarlo al seno.
    Dopo aver lavato accuratamente le mani ed essersi assicurati che le unghie siano corte, il tubicino va posizionato sul polpastrello del dito o lateralmente al dito e fissato sulla falange prossimale con nastro anallergico in modo che non si sposti. A questo punto il dito va inserito in bocca al bambino con il polpastrello rivolto verso il palato.
    È meglio utilizzare un dito “grosso” come il pollice o l’indice o il medio, per abituare il bambino ad aprire di più la bocca.

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • L'importanza del controllo quantitativo delle evacuazioni del neonato

     

  • Per quanto tempo posso alimentare il mio bambino con il DAS?

    Nonostante esistano mamme che lo hanno usato per molti mesi, l’uso del DAS dovrebbe essere inteso come una transizione, con l’obiettivo di ridurne sempre più l’utilizzo e quindi limitandone l’uso ad un breve periodo di tempo.

    Contemporaneamente all’uso del DAS è importante applicare tutte le strategie per aumentare la produzione di latte.

    Può essere utilecontattare una Consulente de La Leche League (e consultare le pubblicazioni de La Leche League)per essere supportata in questo periodo di transizione.

     

     

  • Posso allattare il mio bambino adottivo?

    Congratulazioni: avete un bambino! Che cosa meravigliosa!

    La maggior parte delle mamme è in grado di produrre latte, anche in minima quantità.

    Molte madri adottive riescono ad indurre la lattazione usando un tiralatte ogni 2 - 3 ore, sia prima sia dopo l'arrivo del bambino. Occorre prepararsi nei giorni precedenti l'arrivo del bambino, con un processo di costante stimolazione del seno. Alcune ricorrono ad uno strumento chiamato DAS(Dispositivo di Alimentazione Supplementare) e che consiste in una bottiglietta da riempire con latte artificiale e appendere al collo. Alla bottiglietta sono collegati due tubicini che si fissano sopra il capezzolo (è anche possibile costruirlo in casa, puoi vedere come si fa nella sezione dei Video). In questo modo, il bambino riceve nutrimento a sufficienza e contemporaneamente stimola il corpo della mamma a produrre latte. Infatti, quanto più il seno viene stimolato – vuoi da un tiralatte o dal bambino stesso – maggiore è la probabilità che riesca a produrre latte.

    Se il bambino adottato è più grandicello, la questione si complica un po'. Alcuni piccoli sono ormai abituati a bere dal biberon e si rifiutano di poppare. Si tratta di bambini che forse non sono interessati a provare cose nuove. Ma ogni bambino è una storia a sé: non bisogna far altro che provare e vedere come risponde il bambino.

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Quali sono i vantaggi nell’uso di un das?

    Ci sono tre vantaggi nell’uso di un DAS:
    1) Se il bambino aveva una suzione confusa da metodi di alimentazione differenti, solitamente questa confusione scompare, perché poppa sempre al seno. Niente biberon, niente tettarelle, niente confusione. La lingua si posiziona sempre nella maniera più efficace per drenare il seno.
    2) Poppando al seno, il bambino continua a stimolare la produzione di latte della mamma, quindi oltre a prendere l’integrazione prenderà anche il latte della mamma direttamente dal seno. Latte che aumenterà quindi di giorno in giorno.
    3) La mamma, vedendo che il bambino poppa dal seno, si sente più a suo agio e competente nella sua capacità di nutrire il suo bambino, e non c’è sentimento di competizione col biberon (che tante mamme, comprensibilmente, provano).

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Recuperare l’allattamento - Come una mamma ha deciso di tornare indietro

    Durante un incontro in diretta su FB una mamma ci ha raccontato un pezzetto della sua storia, ed è nata questa testimonianza, che pubblichiamo con la certezza che questa testimonianza potrà aiutare tante altre mamme in difficoltà.

     

    Ho 28 anni e sono mamma di due bambine, una di 3 anni e l’altra di 3 mesi.

    Quando è nata la prima non sapevo praticamente nulla sull’allattamento e per 4 mesi ho dato il seno e poi sempre un’aggiunta, non sapevo a chi rivolgermi e in ospedale mi sono sentita totalmente abbandonata a me stessa.

    Quando sono rimasta incinta della seconda, la prima cosa che ho detto al mio compagno è stata “Succeda quel che succeda io desidero allattare, questa volta”, nonostante non avessi un bel ricordo della prima esperienza (tra ingorghi e febbricciole mi sentivo sempre tanto spossata).

    In questi 3 anni ho avuto modo di informarmi, ho visto amiche fare corsi e consulenze, captavo informazioni ovunque, mi sentivo invincibile e niente avrebbe potuto ostacolare il mio desidero di allattare.

    Ho partorito con un parto cesareo d’urgenza l’8 luglio 2020. Ho attaccato la bambina per la prima volta dopo 7 ore e mi sono alzata dopo 10, non lasciandola più se non per le visite di routine. L’ho tenuta attaccata a me di continuo e al terzo giorno di vita siamo tornate a casa che avevo già la montata (per sfatare il mito secondo il quale chi fa il cesareo non riesce ad allattare).

    Tutto procedeva bene, avevo qualche ragade e qualche piccolo ingorgo ma cercavo di risolverli tempestivamente.

    Fino al 24 luglio.

    La bimba nelle ore precedenti si era attaccata spessissimo, tant’è che la sera prima mi sentivo i seni praticamene sgonfi e il destro faceva male, mi lanciava degli spilli in alcuni punti, ma non sentivo ingorghi e mi sentivo tranquilla per questo.

    Mi sentivo però molto debole e spossata, molto più dei giorni precedenti.

    Ceno e mi metto poi a letto all’una, prendendo una Tachipirina per dormire meglio.

    Alle 4:30 mi sveglio con i brividi di freddo, battevo i denti: il seno destro era un marmo, quei due punti che mi “pulsavano” la sera prima erano diventati durissimi, bollenti, non potevo sfiorare il seno per il dolore. Misuro due volte la febbre che nel giro di 15 minuti passa da 37,5 a 39,8.

    Sto male ma continuo ad attaccare la bimba, che dormiva accanto a me. Alle 7 di mattina, già sfinita, decido di chiamare la guardia medica che mi prescrive subito l’antibiotico, una compressa ogni 8 ore. Il mio compagno decide di non andare a lavoro, eravamo totalmente soli e io come provavo ad alzarmi svenivo. Lui tiene la bambina e me la porta a letto non appena inizia a mostrare segnali di fame. Tutto il giorno così. Nel frattempo faccio impacchi, massaggio, spremo, provo col metodo della bottiglia. Insomma le provo tutte.

    Ma niente, il latte dal seno destro fatica ad uscire. Diventa rosso e molto molto teso e così ho capito che avevo una mastite in corso.

    Sotto consiglio del ginecologo chiamo in ospedale (anche perché la febbre non scendeva sotto i 39,5 nonostante la tachipirina) e mi viene risposto di andare per un controllo.

    Inizia il giro di chiamate per capire a chi lasciare le bambine.

    Allatto la mia piccolina l’ultima volta alle 20 del 24 luglio, e alle 21 sono in ospedale pronta per la consulenza.

    Dopo analisi, tac, rx e visite varie mi ricoverano con quadro settico; l’infettivologo mi chiede “Vuoi ancora allattare? Perché devo decidere che antibiotici somministrarti”, di getto rispondo di no.

    Chi me lo fa fare, mi sento morire, sto così male che devo chiedere aiuto anche per girarmi nel letto.

    Iniziamo la terapia, mi portano in reparto e mi somministrano la prima dose di Dostinex, (un farmaco a base di Cabergolina, inibitore della prolattina, ndr) tanto non volevo allattare più.

    Mi fasciano il seno strettissimo.

    Dopo diverse ore mi danno la seconda dose, ne mancano due (due compresse divise a metà).

    Passano le ore, i seni mi fanno male. La febbre inizia a scendere, anche se lentamente, mentre il quadro clinico rimane sempre serio.

     

    Rinsavisco.

    O meglio inizio a recuperare un po’ di lucidità. Io non volevo smettere di allattare, non me lo sarei perdonata.

    Mi tolgo la fasciatura e chiedo di poter andare a tirare il latte.

    Nel frattempo contatto una Consulente della Leche League (Manuela❤️) e chiedo consiglio anche ad altre mamme.

    Parlo con ostetrica e ginecologa e chiedo che venga sospesa la somministrazione del Dostinex, inoltre chiedo di chiamare il CAV (Centro Anti Veleni) per capire se quegli antibiotici fossero compatibili (erano belli pesanti) - CAV che mi da l’ok. Chiedo che la bimba venga ricoverata con me per attaccarla, ma acconsentono al suo ricovero solo dopo due giorni. Nel frattempo io avevo la sveglia ogni 2 ore. Mi alzavo con le poche forze che avevo e andavo a tirare il latte. Ne usciva meno ogni volta che andavo, e questa cosa mi scoraggiava moltissimo.

    Dopo tre giorni mi portano finalmente la bambina (il 27 luglio) ma piange. Piange quando l’attacco, strilla proprio, in reparto mi dicono che ha fame e iniziano a portarmi biberon di LA. Lascio cadere gocce di LA sul seno ogni volta che si stacca urlando per farla attaccare, ma dura poco, si stacca sempre più disperata.

    Il giorno dopo cedo totalmente all’artificiale, demoralizzata, depressa, sola e scoraggiata e così smetto di stimolare il seno.

    La bimba torna a casa perché vengo spostata in un altro reparto (agli infettivi) e non aveva senso tenerla lì se nemmeno l’attaccavo.

     

    Mi sentivo una fallita. Debole e senza forze, piangevo di continuo pensando al mio allattamento tanto desiderato ridotto in fumo.

    Torno a casa il 4 agosto con una sfilza di farmaci, firmando le dimissioni volontarie (le analisi andavano finalmente migliorando).

    A casa continuo con LA (ne prendeva anche 150 ml) ma niente, non mi do pace, mi manca il contatto con la mia bambina, nonostante la mettessi in fascia tenendola sempre sul mio cuore.

    L’8 agosto non resisto più, decido di darmi uno scossone per riprendermi e inizio a riattaccare la bambina, inizialmente per coccola.

    Il 10 agosto noleggio il tiralatte in farmacia e inizio a stimolare il seno (avevo deciso di allattare solo col sinistro, il destro mi aveva lasciato un trauma).

    Dal 10 agosto, quando la bimba doveva mangiare le davo l’artificiale con il DAS, per non abituarla al biberon e per stimolare il seno. Quando finiva me lo tiravo. E via così.

    Dico al mio compagno che mi do un mese di tempo per tornare all’allattamento esclusivo.

    Dopo una settimana inizio a stimolare anche il seno destro - cercando di superare il trauma - e allo stesso tempo inizio a diminuire le dosi di LA. Attacco la bimba e nel frattempo tiro l’altro seno, così tutti i giorni, ad ogni poppata. Non volevo nemmeno uscire di casa per non saltare i miei appuntamenti col tiralatte, tanto che ci tenevo.

    Io ci metto tutta me stessa e mia figlia mi aiuta.

    Il 30 agosto, dopo poco più di un mese da quella terribile esperienza, io e la mia cucciola torniamo finalmente all’allattamento esclusivo.

    Abbiamo superato ostacoli che sembravano insormontabili con costanza, pazienza, amore e forza di volontà. Abbiamo avuto contro tutti, mi dicevano che ero una pazza a voler ancora allattare dopo quello che avevo passato.

    Ma io lo volevo con tutto il cuore.

    E ce l’ho fatta. Ce l’abbiamo fatta.

    Senza le Consulenti e le mamme che ho conosciuto non so se ce l’avrei fatta, non finirò mai di ringraziarle per la forza, la fiducia e le informazioni che mi hanno trasmesso.

    Volere è potere!

    Grazie a voi Consulenti per lo splendido lavoro che fate, siete state il nostro faro quando tutto sembrava perso.

     La Leche League Recuperare lallattamento

     

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