• L’uomo è l’unico animale che consumi il latte di altre specie di animali e nell’età adulta. Nelle altre specie di mammiferi nessuna madre consuma latte: eppure tutte producono latte adatto ai bisogni dei loro piccoli. Esse ottengono tutti i nutrienti necessari per produrre il latte dalla loro alimentazione, e questo è senz’altro possibile anche per noi. È bene anche ricordarsi che ci sono popoli che tradizionalmente non consumano né latte né latticini: nella loro lingua la parola “latte” significa solo latte materno, e il concetto di latte di altri mammiferi come alimento è totalmente estraneo alla loro cultura.

    Latte e formaggi sono una parte importante della dieta di molti italiani. Non c’è bisogno di introdurre o di aumentare ulteriormente il loro consumo, specialmente se la mamma non li gradisce o non li tollera. In alcuni casi, il latte e i latticini che la madre consuma possono causare problemi di allergie e intolleranze al bambino. Questi alimenti possono anche essere eliminati dalla dieta; l’importante è fare attenzione ad assumere altre fonti di calcio.

    A tal proposito puoi consultare anche l’articolo Come posso essere sicura di assumere calcio a sufficienza, se non posso consumare latte e latticini?

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Pochi sono gli alimenti cui porre una particolare attenzione, nonostante abbondino i consigli e le proibizioni; infatti, ogni cultura ha i “suoi” alimenti proibiti in allattamento, spesso non vietati in un’altra. La chiave è naturalmente quella di non strafare con nessun alimento. La soluzione risiede nella varietà: se si varia, bisogna per forza diminuire le quantità di ogni singolo alimento.

    L’unica eccezione a questa regola è quando esiste il fondato sospetto che il cibo in questione possa causare allergie o intolleranze nella mamma o nel bambino. A volte i principali imputati sono proprio i cibi “preferiti”, o che sono consumati in quantità maggiori rispetto agli altri: spesso sono quelli implicati nelle allergie. In ogni caso sarà bene escludere l’alimento sospetto dalla dieta materna osservando le reazioni e cercare di reintrodurlo con gradualità dopo un certo lasso di tempo.

    Una modesta quantità di caffè (una-due tazzine al giorno) è solitamente ben tollerata dai bambini. È bene ricordare che la caffeina è presente anche in molte bevande (per esempio le le bevande industriali analcoliche), come anche che esistono sostanze analogamente eccitanti (la teina nel té, la teobromina nel cioccolato); non c’è un divieto assoluto a consumarle, però è valida la regola di limitarne il consumo totale.

    L’alcool è una sostanza che si trasferisce con rapidità ed efficacia nel latte materno, e quindi al bambino. Mezzo o un bicchiere di vino al giorno, consumati insieme al pasto hanno un effetto assai minore di qualcosa di più alcoolico consumato lontano dai pasti e sono solitamente permessi alla madre che allatta, anche se sarebbe più sicuro non assumerne affatto. La stessa regola vale per il consumo di birra, sfatando la vecchia e dannosa credenza che la birra faccia latte.

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  • Non esistono cibi particolari che favoriscano la formazione del latte; questa è determinata dalla suzione del bambino. Il corpo della donna utilizza l’insieme degli alimenti consumati, integrandoli ad altri elementi nutritivi immagazzinati al suo interno, per produrre il latte. In effetti, ciò significa che il latte si forma sempre con componenti più o meno costanti, ma se la dieta della madre non è adeguata, in casi estremi, sarà lei a pagarne le spese. Si è visto che anche in condizioni al limite della malnutrizione, in paesi molto poveri, il latte prodotto dalla madre soddisfa comunque i bisogni del figlio per una crescita adeguata se l’allattamento è a richiesta. La stragrande maggioranza delle donne occidentali non ha problemi di questo genere.

    In sostanza, si è visto che non si deve mangiare per forza alcun alimento in particolare (e nemmeno bere litri di acqua!), specie se si tratta di qualcosa a cui la mamma non è abituata o che non le piace. Praticamente tutti gli elementi nutritivi si trovano in vari tipi di alimenti e se non si consuma un alimento che contiene elementi importanti, si può ottenere lo stesso elemento da uno o più cibi alternativi. Quindi, in una donna sana una dieta variata e bilanciata è importante non tanto per avere latte per il bambino, quanto per non incorrere in carenze nella donna stessa.

    In alcuni casi, per esempio se c’è un’intolleranza da parte della madre a latte e latticini, è bene che lei si assicuri un apporto adeguato di calcio da altre fonti nella propria dieta.

    Per approfondimenti:Bisogna bere latte per fare il latte?

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  • Molte donne si preoccupano di come tornare al loro peso pre-gravidanza nel più breve tempo possibile. Per ottenere questo e affinché l’utero torni al suo stato normale, possono essere necessari alcuni mesi e in certi casi anche più di un anno. Parte del peso che una donna acquisisce in gravidanza è “immagazzinato” per mettere a disposizione calorie extra, necessarie per l’allattamento, le quali vengono poi consumate con gradualità mentre la mamma nutre il bambino.

    È saggio aspettare fino a due mesi dopo il parto prima di iniziare programmi per la riduzione mirata del peso. Il tuo corpo, infatti, ha bisogno di tempo per recuperare energie dopo la fatica del parto e della gravidanza e per stabilire una buona produzione di latte. Molte mamme sono riuscite a perdere peso regolarmente semplicemente seguendo un regime dietetico “intelligente” durante l’allattamento.

    È opportuno che chiunque decida di seguire una dieta si rivolga al medico per verificare eventuali controindicazioni, o problemi di salute. Se stai allattando e desideri iniziare una qualsiasi dieta per dimagrire, ci sono numerosi fattori da tenere in considerazione.

    Una donna che sta allattando dovrebbe perdere peso lentamente. Un calo ponderale troppo rapido può rilasciare in circolazione sostanze tossiche (che prima erano immagazzinate nel grasso corporeo), che passerebbero facilmente nel latte. Ogni mamma, inoltre, necessita di abbastanza energia e nutrienti per essere in salute, attiva ed in grado di prendersi cura del bambino. Una donna che allatta non dovrebbe perdere più di 2 kg al mese.

    Per una donna che sta allattando sarebbe opportuno condurre una dieta bilanciata e varia che comprenda i principali carboidrati complessi (che si trovano nei cereali, nelle patate, ecc.), la frutta e le verdure, i cibi proteici, e solo pochi grassi e carboidrati raffinati.

    Per approfondimenti:

    Qual è la dieta ideale per la donna che allatta?

    Qualche consiglio più specifico (valido per dimagrire, ma non solo!):

    • Variare la dieta.
    • Consumare una buona quantità di frutta e verdure di stagione, possibilmente prodotti locali, che non provengano da lontano.
    • Mangiare una porzione cotta e una cruda di verdure a pranzo e altrettanto a cena.
    • Cercare di mangiare le verdure crude; altrimenti, cuocerle il meno possibile, e in poca acqua di cottura che si può far riassorbire o riutilizzare. In questo modo si risparmia tempo e si preserva il contenuto di vitamine.
    • Non aggiungere grassi alla dieta, o utilizzarne solo una quantità ridotta e misurata. Ridurre il condimento dell’insalata. Il succo di limone e il sale aromatizzato sono ottimi per condire le verdure vegetali.
    • Preferire i grassi insaturi (oli vegetali spremuti a freddo e usati possibilmente a crudo) a quelli saturi (grassi animali, burro, margarina). Eliminare il grasso visibile dalle carni ed evitare i tagli di carni grasse.
    • Cercare di mangiare la minor quantità possibile di cibi raffinati o lavorati. Sostituire la farina bianca con quella integrale - non solo contiene più fattori nutritivi, ma anche sazia di più; lo stesso avviene se si sostituisce alla pasta i cereali integrali. Evitare il più possibile i formaggini e i cibi a lunga conservazione o molto lavorati industrialmente.
    • Ridurre gli zuccheri. Anche lo zucchero integrale di canna e il miele contengono calorie di cui non c’è bisogno.
    • Non mangiare dolci e dessert se non in occasioni speciali. Come dessert la frutta è migliore, oltre ad essere un ottimo spuntino a metà mattina o a merenda.
    • Usare latte scremato al posto di quello intero o parzialmente scremato. Lo stesso vale per lo yogurt.
    • Una passeggiata di mezz’ora una o due volte al giorno è un ottimo esercizio fisico e contribuirà a tenere su il morale, inoltre brucerà diverse calorie se fatta con un buon passo. Farà bene alla mamma e al bambino stare all’aria aperta. È possibile fare ginnastica a casa, con o senza il bambino, e spesso ci sono occasioni per attività sportive nei paraggi. In molte città ci sono anche corsi per mamme con i loro bambini, e perfino corsi di ginnastica con il passeggino!

    Ricordati che hai impiegato nove mesi per aumentare di peso. Concediti almeno altrettanto tempo per perderlo lentamente e con costanza.

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  • In tutte le specie di mammiferi gli individui adulti si procurano il calcio necessario da altri cibi che non siano i latticini; anche per l’essere umano questo è possibile.

    Naturalmente il calcio è sempre un elemento importante di una dieta equilibrata. Latte e latticini sono una fonte importante di calcio nella dieta tradizionale italiana; ma questi alimenti non hanno sempre occupato il ruolo attuale, ed esistono altre fonti validissime, tra cui:

    • Latte di altri animali: molti bambini che hanno intolleranze che portano la mamma a rinunciare al latte e ai formaggi vaccini, non hanno invece la stessa sensibilità nei confronti del latte di pecora o di capra e dei relativi formaggi.
    • Pesce con le spine: molte donne si assicurano una ricca fonte di calcio consumando pesci tipo salmone o sgombro in scatola, comprese anche le spine che, grazie alla lavorazione, diventano molto facili da masticare. Anche la pasta d’acciughe prodotta da acciughe intere (anche casalinga) contiene un’alta percentuale di calcio.
    • I cibi non raffinati (integrali), in particolare i farinacei, forniscono quantità di calcio maggiori dei cibi raffinati. Le verdure verdi ne sono ricche ed altre verdure contengono piccole quantità di calcio che, sommate a tutte le altre fonti di calcio nella dieta, diventano considerevoli.
    • I semi oleosi e la frutta secca (es. mandorle, noci, nocciole, fichi secchi) che contengono calcio in buone quantità, vengono consigliati spesso alle mamme che allattano. Può essere utile non esagerare con le quantità se si desidera dimagrire, perché contengono molti grassi!
    • In molte zone d’Italia l’acqua è ricca di calcio, in una forma che il corpo può utilizzare e semplicemente bevendo un litro e mezzo, due litri d’acqua del rubinetto al giorno ci si può assicurare quasi la metà del fabbisogno giornaliero di calcio (ed è da sfatare il mito che l'acqua del rubinetto concorre a formare calcoli ai reni).

    Diversi cibi tradizionalmente raccomandati in allattamento lo sono perché possono essere ricchi in calcio; per esempio, il brodo di gallina, cotto bene e a lungo in modo di far ammorbidire le ossa. In diverse parti del mondo, i popoli che tradizionalmente non consumano latticini (o ne usano solo piccole quantità) utilizzano altre fonti vegetali o altri modi per aggiungere minerali al cibo e arricchirlo di calcio, per esempio:

    • Il sesamo ne è molto ricco, e oltre al consumo in semi si trova per esempio come tahin (pasta di semi di sesamo) e gomasio (un sostituto del sale che contiene sesamo e sale). I semi, che si possono aggiungere a molti alimenti, devono essere masticati molto bene per rendere pienamente biodisponibile il calcio.
    • Il tofu, o formaggio di soia, spesso è cagliato utilizzando una sostanza ricca di calcio, ed è un componente tradizionale dell’alimentazione in Giappone e Cina, sempre più facilmente reperibile anche da noi.
    • L’uso abituale di alcuni tipi di alghe (ad esempio la wakame), di condimenti quali il miso e il tamari o lo shoyu possono anch’essi contribuire ad arricchire la nostra alimentazione di calcio e di molti altri minerali utili alla mamma che allatta.

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  • Alcune componenti del latte sono praticamente inalterate da una poppata all’altra e da una donna all’altra; altre invece variano, non sempre a causa della dieta materna. Questo assicura nell’arco della giornata un’alimentazione appropriata per una crescita sana e uno sviluppo ottimale del bambino. Sappiamo per esempio che il tipo di grassi nel latte materno è facilmente collegabile al tipo di grassi che la madre consuma, ma l’apporto calorico totale del latte materno subisce poche variazioni. Se il bambino è allattato a richiesta, può regolare da sé il consumo di calorie per soddisfare i suoi bisogni.

    Il bambino si abitua gradualmente al sapore dei cibi mangiati in famiglia, perché li assaggia prima tramite il liquido amniotico e poi tramite il latte materno. Molti dei nostri pregiudizi che determinano preferenze o divieti sono culturali; infatti, alimenti considerati inadatti o anche nocivi in alcune culture, in altre sono normalmente raccomandati alle madri che allattano.

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  • Le sostanze contenute nel tuo latte rivestono l'interno dell'intestino del bambino, impedendo che microscopiche particelle di cibo penetrino nel suo sangue. Se passano nel sangue (cosa più frequente nel bambino nutrito artificialmente), i globuli bianchi possono trattare queste piccole particelle di cibo come sostanze estranee e attaccarle provocando dolorose e dannose reazioni allergiche, come diarrea, infiammazioni nella "zona pannolino", al naso o agli occhi, eruzioni cutanee ed eczema, oppure possono rendere il bambino irrequieto e insonne.

    Se a te o ad altri membri della famiglia materna e paterna sono state diagnosticate delle allergie, è bene evitare i cibi a cui sapete di essere sensibili, fin da quando il bambino è ancora piccolo. È utile anche allattare frequentemente.

    Per esempio, se hai problemi con i latticini, le proteine del latte vaccino presenti nel tuo latte possono causare problemi anche al tuo bambino. Ci sono tuttavia buone probabilità che il bambino allattato non sviluppi in seguito intolleranze a questi cibi. Questo perché l'allattamento diminuisce le possibilità che il bambino diventi sensibile agli allergeni. Gli allergeni più comuni comprendono latticini, frumento, agrumi, grano, nocciole e molluschi. Prova ad eliminarli dalla tua dieta, uno per volta, e vedi se lo stato di salute del tuo bambino migliora. Possono essere necessari fino a dieci giorni per eliminarne ogni traccia dal suo organismo. Se tu o il bambino state assumendo integratori di vitamine o di minerali, il bambino potrebbe essere sensibile al ferro, o a conservanti e coloranti in essi contenuti. Gli integratori di vitamine e fluoro non sono più consigliati per bambini al di sotto dei sei mesi.

    Sebbene non sia un allergene, la caffeina può rendere il bambino irrequieto e insonne. Puoi diminuire il consumo di caffè, tè e cioccolato e vedere se la situazione migliora.

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  • Da sempre si sente dire che la madre che allatta dovrebbe mangiare per due. Si vedono pubblicità di integratori per mamme che allattano, con l’intento dichiarato di assicurarsi che la mamma che allatta stia assumendo abbastanza nutrienti per produrre un latte che contenga tutte le sostanze necessarie per crescere un bambino sano. L’implicazione è che le mamme debbano assumere questi prodotti per essere sicure che il latte sia abbastanza nutriente. È vero? Gli integratori sono veramente necessari?

    La risposta è che la stragrande maggioranza delle donne riesce ad ottenere tutto ciò di cui ha bisogno con una dieta sana. In alcuni casi però, dove per qualche motivo la salute della madre non è buona o dove la dieta è carente di alcuni elementi nutritivi, è utile integrare con gli elementi mancanti, dopo una valutazione accurata da parte del medico curante.

    Gli integratori vengono anche raccomandati per aumentare la produzione di latte, che aumenta in realtà unicamente aumentando la stimolazione del seno e dell’ipofisi più volte al giorno. Investire soldi negli integratori sperando che miracolosamente aumenti la produzione di latte o che renda disponibili tutti i nutrienti necessari a produrre un latte “buono” è un comportamento indotto dal marketing.

    Per approfondimenti:

    Anatomia di un seno al lavoro

     

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  • Di solito la risposta a questa domanda è sì. Non sarebbe poi una brutta idea, naturalmente, cercare di migliorare la dieta! La stragrande maggioranza delle donne che allattano nel mondo segue diete che non sono perfette. Il concetto di “perfetto” può variare da donna a donna, da famiglia a famiglia, da cultura a cultura e anche in rapporto alla situazione economica, alla religione e alla stagione.

    Eppure, quasi sempre, in tutto il mondo, e in tutte le epoche, anche in situazioni di privazioni evidenti, il latte che la mamma produce fa crescere bene il bambino. La sopravvivenza dei piccoli è sempre al primo posto nelle leggi della natura e quindi se l’alimentazione è in qualche modo carente, le risorse necessarie sono attinte dalle riserve materne; poiché la salute della donna trae molti benefici dall’allattamento, perché non migliorarla ulteriormente con un’alimentazione più sana?

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  • Una dieta vegetariana che comprenda latticini e/o uova non presenta problemi per l’allattamento. Quando la dieta non contiene nessun prodotto di derivazione animale, come nel caso di alcuni tipi di diete vegan e macrobiotiche, è bene assicurarsi che il fabbisogno di vitamina B12 sia soddisfatto. Questa vitamina è principalmente derivata da cibi animali e i segni di carenza nel latte non sono sempre preceduti da segni di carenza nella madre. In questo caso è necessario l’uso di integratori contenenti la vitamina B12.

    Le ricerche hanno dimostrato che il latte di donne vegetariane tende ad avere un tasso più basso di inquinanti ambientali, come i PCB, in confronto al latte di altre donne. Gli inquinanti ambientali sono immagazzinati principalmente nei tessuti adiposi, e le diete vegetariane tendono a contenere meno grassi in confronto a diete che contengano più prodotti animali.

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  • La dieta ideale per la donna che allatta è semplicemente la dieta ottimale per tutti gli esseri umani. Nella realtà di tutti i giorni, poi, la maggior parte di noi ha abitudini alimentari “non perfette”, ma comunque abbastanza adeguate; quindi è importante ricordare che la donna che non segua rigorosamente un’alimentazione secondo le indicazioni che seguono, può benissimo allattare con successo. In tutto il mondo le donne allattano pur non seguendo diete ottimali, eppure, quasi sempre, i loro figli crescono adeguatamente e ricevono tanti benefici per la loro salute dall’allattamento. L’allattamento è un meccanismo che la natura ha programmato in modo che funzioni anche in situazioni di stress e privazioni di vario genere. Naturalmente, una buona alimentazione aiuta la madre a tutelare la propria salute, fattore molto importante da tenere in considerazione.

    In linea di massima e come principio generale, la dieta sana, sia per la mamma che allatta sia per la maggior parte delle altre persone, è la stessa: varia, equilibrata e naturale. Le variazioni individuali esistono in tutti i casi.

    Varia significa che è bene includere nella dieta un assortimento di alimenti di tipi diversi, senza eccezioni particolari tranne nel caso di sensibilità specifiche. In ogni caso, se la dieta varia da pasto a pasto, da giorno a giorno e da stagione a stagione, includendo i differenti tipi di alimenti ogni giorno, gli effetti che potrebbero essere causati dall’assunzione continuata e abbondante di un determinato cibo vengono minimizzati.

    Ecco i gruppi principali di alimenti che fanno parte della nostra alimentazione quotidiana, con alcuni suggerimenti su come variare la dieta:

    • Verdure fresche (preferibilmente di stagione) di tutti i tipi, consumate crude e cotte, senza particolari eccezioni;
    • Cereali diversi (grano, riso, granoturco, orzo, miglio, ecc.) preferibilmente integrali, nelle varie forme, interi e spezzati, nonché semolino e farina (e prodotti derivati, come pane e pasta);
    • Alimenti proteici di origine animale (latte e formaggi, uova, carne e pesce) e/o vegetale (lenticchie, fagioli, soia, ecc.);
    • Frutta (fresca e secca) di tutti i tipi;
    • Piccole quantità di grassi, preferibilmente crudi e dando la preferenza agli oli vegetali spremuti a freddo.

    L’equilibrio della dieta si raggiunge grazie anche alla varietà, cercando di utilizzare diversi tipi di alimenti e variando tra i cibi all’interno di ogni gruppo. Una dieta composta da un po’ di tutto è più facilmente equilibrata di una dieta monotona. Inoltre alcuni alimenti si completano a vicenda, come ad esempio nel caso della ben conosciuta complementarità di legumi e cereali integrali, che se mangiati insieme sono perfettamente bilanciati nell’apporto proteico.

    Infine, molte vitamine e minerali non sono utilizzabili al meglio dal nostro corpo se non sono presenti contemporaneamente altre vitamine e minerali (ad esempio, il ferro viene meglio assimilato in presenza di vitamina C). D’altra parte, un eccesso di alcuni fattori nutritivi, per esempio un eccesso di proteine (in particolare di origine animale), porta il corpo a eliminare quantità maggiori di vitamine e minerali nelle urine.

     La parola “naturale” può avere molti significati.

    • I cibi freschi non solo hanno un gusto migliore, ma forniscono più vitamine, sono meno soggetti a processi ossidativi (rancidità) o danni dovuti ad una conservazione in condizioni non ideali (ad esempio crescita di miceti (muffe) con conseguente produzione di aflatossine. Meno tempo passa tra la raccolta del cibo e l’utilizzo alimentare, tra la macinazione del grano e il consumo della farina, tra la spremitura dell’olio e il suo uso, più sano è il cibo.
    • Senza l’aggiunta di conservanti e coloranti artificiali. L’uso di conservanti allunga la vita commerciale dell’alimento, ma spesso semplicemente nasconde ai nostri sensi gli effetti dei processi naturali di deperimento. Il conservante stesso non giova alla nostra salute, e il cibo è comunque meno nutriente di quello fresco. Gli aromi e i coloranti hanno anch’essi un’utilità commerciale, quando si vuole mantenere una caratteristica attraente per un cibo che rimane confezionato per un certo tempo, prima di essere trasportato, messo in vendita, portato a casa e consumato. Esistono altri additivi, usati allo scopo di ottenere maggiore morbidezza, o friabilità, o di esaltare i sapori; non sempre causano reazioni, tuttavia sono indice del fatto che il cibo è stato comunque lavorato rispetto al suo stato originario.
    • Un alimento integrale è quello che ha subito poca lavorazione; conserva tutti gli elementi presenti in origine, non vengono eliminate parti, non viene “raffinato”. Siamo abituati a mangiare pane e pasta prodotti da farina bianca di grano, da cui sono stati eliminati la crusca e il germe; riso bianco e brillato; sale e zucchero bianco raffinato; oli raffinati con il calore o con procedimenti chimici. Spesso i cibi prodotti con queste farine vengono arricchiti con alcune delle stesse sostanze (solitamente vitamine) che il cibo ha perso durante questa raffinazione! Inoltre, negli ultimi anni sono aumentate le nostre conoscenze sull’importanza delle fibre alimentari (necessarie alla salute del nostro intestino), che vengono eliminate anch’esse durante la raffinazione.

    I cibi contengono meno sostanze inquinanti quando sono coltivati in situazioni che limitino l’utilizzo di pesticidi, insetticidi, concimi chimici ecc.

    Ovviamente, la dieta “ideale” è soggetta a variazioni regionali e culturali, preferenze personali e cambiamenti stagionali, quindi le diete di due donne che allattano potrebbero essere molto diverse fra loro, eppure entrambe perfettamente adeguate: la chiave è nella varietà e genuinità dei cibi. In pratica, questo significa che le mamme che allattano possono mangiare come hanno sempre fatto in precedenza, al limite migliorando l’alimentazione per assicurarsi una dieta ben equilibrata, adeguata e sana. Può essere un’ottima occasione per migliorare l’alimentazione di tutta la famiglia, in vista del fatto che dopo pochi mesi anche il figlio inizierà a mangiare con i genitori: quale modo migliore per insegnare abitudini alimentari sane?

    Inoltre è facile andare al mercato o al supermercato e guardarsi intorno, ed è raro non trovare una buona selezione di prodotti alimentari. In molte città ci sono anche negozi o aziende che vendono cibi biologici e integrali. Non limitarti ai cibi e piatti che conosci già! Si può sperimentare con cereali, verdure, frutta e fonti proteiche diverse, cercando nuovi metodi di preparazione di cottura e di combinazioni. Spesso la preparazione più semplice è anche quella più gustosa. Sono disponibili anche molti libri di cucina con idee per utilizzare in modo diverso i cibi che conosciamo, e per preparare alimenti nuovi. Il limite è dettato solo dalla tua fantasia!

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  • Dipende da quante riserve il tuo corpo ha accumulato e dal tuo livello di attività. Mentre spesso si raccomanda alla donna che allatta di consumare 500 calorie al giorno in più rispetto al suo consumo pre-gravidanza, le ricerche indicano che questo potrebbe essere troppo per alcune donne, mentre in altri casi potrebbe non essere sufficiente.

    La donna che allatta ha bisogno di aumentare, seppure in minima parte, non solo l’apporto calorico ma l’intero apporto nutritivo, per soddisfare la richiesta aggiuntiva dovuta alla sintesi del latte. Conducendo una dieta equilibrata, l’aumento di calorie si accompagnerà anche all’aumento di tutti gli altri elementi nutritivi.

    E l’aumento del tuo appetito ti permetterà di regolarti sull’aumento delle quantità.

    Poiché la maggior parte delle donne alla fine della gravidanza ha alcuni chili in più che andranno smaltiti gradualmente durante l’allattamento (probabilmente la natura provvede alle scorte di grasso proprio per questo motivo), non c’è bisogno che la richiesta di calorie in più sia soddisfatta totalmente dalla tua dieta.

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  • In genere è sufficiente bere abbastanza da soddisfare la sete e assicurarsi che le urine non siano troppo scure. Di solito, una donna che allatta sente subito sete quando inizia la poppata e se fa in modo di avere sempre un bicchiere (o una bottiglietta) d’acqua vicino a sé in questi momenti, soddisfa gran parte del suo bisogno d’acqua. Bere troppo non solo può essere sgradevole, ma non serve ad aumentare la produzione di latte.

    Le tisane sono per molte donne un piacevole modo di aggiungere liquidi alla dieta, ma se il bambino non svuota regolarmente il seno, non possono di per sé far aumentare la produzione di latte. Leggi l’articolo Anatomia di un seno al lavoro. Dosi eccessive di tisane possono al contrario comportare rischi per la salute della madre e del bambino; contengono sostanze neurologicamente attive e vanno utilizzate con cautela.

    Per tutte le bevande è utile considerare la quantità e il tipo delle altre sostanze presenti, come per esempio zuccheri, gas disciolti, eccitanti, aromi e coloranti, sia per l’effetto sul bambino che sulla madre.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.