• di Anna Edgar , da New Beginnings, vol. 22 n. 2, Marzo-Aprile 2005, pp. 44-50 (rev. giugno 2018)

    Ti sei mai domandata come funzioni l’allattamento, questo meccanismo biologico messo a punto in milioni di anni dalla natura per garantire la salute e il nutrimento dei cuccioli umani? Come effettivamente il latte entri nei seni? Come questo meccanismo continui a ripetersi più e più volte? Che cosa si pensava su questo argomento nel passato? Che cosa ne sappiamo oggi? Questo articolo si occuperà di queste domande. Comprendere l’anatomia di un seno al lavoro, ci permette di apprezzare profondamente questo processo e di comprendere meglio le ragioni di alcune difficoltà comuni, nonché dei modi per superarle.

     

    Storia

    Da migliaia di anni l’anatomia e la fisiologia del seno suscitano interesse. Gli scritti medici più antichi sull’argomento risalgono all’antico Egitto. Questi testi descrivevano come stabilire se il latte della mamma fosse buono o cattivo e come incrementarne la produzione. Un autore raccomandava massaggi con emulsione di olio di pesce e lo “stare seduta con le gambe incrociate… frizionando i seni con una pianta di papavero” per incrementare il flusso del latte (Fildes, 1985). Una commentatrice moderna, Marilyn Yalom, scrive: “Entrambi i trattamenti avevano almeno il merito di rilassare la madre che allattava”, e avrebbero dovuto aiutarla a migliorare la funzione del riflesso d’emissione, ma probabilmente non hanno un effetto diretto sulla produzione di latte. Il medico Ippocrate (460-377 a.C.) credeva che il sangue mestruale in qualche modo si trasformasse in latte umano. Questa credenza durò fino al XVII secolo! Leonardo Da Vinci (1452-1519 d.C.), per esempio, nel suoi schizzi anatomici disegnò delle vene che collegavano l’utero e i seni.

    Anche il filosofo Aristotele (384-322 a.C.) ci ha lasciato riflessioni sull’allattamento nel suo Le parti deglianimali. Egli credeva che le donne di pelle più scura avessero un latte più salutare delle donne di pelle chiara e che i bambini che bevevano latte di una mamma più affettuosa (calda) sviluppassero denti in età più precoce (aveva torto su entrambe le ipotesi). Aristotele, inoltre, affermava che i neonati non dovessero bere colostro, un concetto errato che persiste ancora oggi in diverse culture.

    Commentando i rimedi per una bassa produzione di latte, Sorano, un ginecologo dell’antichità che esercitò la sua professione tra il 100 e il 140 circa dopo Cristo, pensava che massaggiare il seno e autoindurre il rutto avrebbe potuto essere d’aiuto, ma sconsigliava fermamente bevande mescolate con ceneri di gufi e pipistrelli bruciati.

    Dal 1500 gli anatomisti imboccarono il binario giusto. Impararono, sezionando cadaveri, che i seni erano composti da tessuto ghiandolare, il quale – essi concludevano – “trasforma in latte il sangue trasportato loro dalle vene” (Vesalius, De humanis corporis fabrica, 1543).

    Molti degli antichi scritti sull’allattamento riguardavano le balie: donne che allattavano e che venivano assunte per allattare il bambino di un’altra donna. La balia è menzionata nel Codice di Hammurabi (circa 1700 a.C.), nella Bibbia, nel Corano, negli scritti di Omero, per fare qualche esempio tra molti altri. Le opinioni su quale tipo di donne fossero le balie migliori specificavano ogni cosa, dal colore dei capelli all’aspetto del seno, al fatto che la donna avesse partorito un maschio o una femmina (Yalom 1997).

    Nel corso del 1700, i medici finalmente compresero che era più sano per una madre nutrire il suo bambino piuttosto che usare una balia, e che bere il colostro materno era un bene per i bambini (Riordan, 2005).

    Negli ultimi 50 anni, la scienza medica ha imparato moltissimo sul latte umano, particolarmente nell’area dell’immunologia. Noi ora sappiamo che il colostro è carico di anticorpi che proteggono i neonati dalle malattie, che il latte maturo ha un perfetto equilibrio di nutrienti per i bambini e che dopo il primo anno il latte ha una maggiore concentrazione di fattori immunitari, poiché il bambino più grandicello inizia a poppare di meno. Il latte prodotto dopo un parto prematuro è differente dal latte di madri i cui bambini sono nati a termine, e queste proprietà uniche sono vantaggiose. L’Arte dell’Allattamento Materno afferma: Ciascuna madre produce un latte unico… La composizione del tuo latte varia di giorno in giorno e nei diversi momenti della giornata… Il colostro che il tuo bambino riceve il primo giorno della sua vita è diverso dal colostro del secondo o terzo giorno. Il latte umano è una sostanza complessa e viva, è la chiave per una salute buona e per uno sviluppo ottimale dei cuccioli umani.

    Poiché il latte umano è così importante, è anche importante sapere come viene prodotto.

     

     

    Lo sviluppo del seno

    Lo sviluppo del seno inizia già nell’utero materno, sia nei feti di sesso maschile sia in quelli di sesso femminile. Tra la quarta e la settima settimana della vita embrionale, lo strato esterno della pelle inizia a ispessirsi lungo una linea che si estende dall’ascella all’inguine. Questa costituisce lo spartiacque mammario. Più tardi molta di questa “linea del latte” svanisce, ma una piccola parte rimane nel torace e forma da 16 a 24 “germogli” (papille) che si sviluppano in dotti e alveoli, gli acini che secernono e forniscono latte nel seno. All’inizio i dotti lattiferi si aprono in una piccola cavità sotto la pelle, ma presto dopo la nascita questa si trasforma nel capezzolo (Sadler 2000). Il capezzolo è circondato dall’areola. Le ghiandole mammarie, poi, rimangono inattive fino alla pubertà.

    Il successivo stadio dello sviluppo del seno inizia quando le bambine entrano nella pubertà, intorno ai 10-12 anni di età. I seni iniziano a crescere uno o due anni prima dell’arrivo della prima mestruazione. A ogni ciclo ovulatorio, il tessuto del seno cresce un po’ di più. La crescita è concentrata di più nel periodo dell’adolescenza, ma continua fino a circa 35 anni di età (Riordan 2005). Il seno non è considerato pienamente maturo, finché una donna non partorisce e non inizia a produrre latte (Love & Lindsey 1995). Il testo per operatori Allattamento al seno: il libro delle risposte spiega che un seno maturo è composto di; tessuto ghiandolare per produrre e trasportare latte; tessuto connettivo di sostegno; sangue, che fornisce i nutrienti necessari a fare il latte; linfa, il fluido che rimuove le sostanze di scarto attraverso il sistema linfatico del corpo; nervi, che inviano messaggi al cervello; e tessuto grasso per proteggere dai traumi (Mohrbacher & Stock 2005).

    Il tessuto ghiandolare è composto di alveoli, che secernono e conservano il latte finché le cellule muscolari circostanti lo spingono nei dottuli. I dottuli poi si uniscono a dotti più grandi, che sfociano in 5-10 aperture nel capezzolo sulla superficie dell’areola. Fino a poco tempo fa si credeva che il latte si immagazzinasse non solo negli alveoli, ma anche nei seni lattiferi (o cisterne), dilatazioni dei dotti situate proprio dietro i capezzoli. Invece recenti studi hanno mostrato che i seni lattiferi non sono strutture permanenti, ma solo una condizione dinamica dei dotti (Kent 2002). I dotti lattiferi si dilatano in risposta al riflesso d’emissione del latte, ma si restringono nuovamente quando la poppata è finita, e il latte "risale" indietro negli alveoli.

    Un modo per visualizzare le strutture del seno è disegnare un albero. Gli alveoli sono le foglie e i dotti sono i rami. Molti rami più piccoli si uniscono a pochi rami più grandi che infine diventano il tronco dell’albero. Analogamente, il seno è formato di unità chiamate lobi, ognuna composta da un singolo dotto più grande con molteplici dotti più piccoli e alveoli che confluiscono in esso. Diversi studiosi nel campo dell’allattamento affermavano che vi fossero approssimativamente da 15 a 20 lobi per seno, ma uno studio più recente suggerisce che il numero reale sia più vicino a 7-10 lobi per seno (Kent 2002).

    L’areola, l’area più scura che circonda il capezzolo, prende il suo colore dai molti capillari sotto pelle che portano sangue al capezzolo. Nell’areola ci sono ghiandole sebacee (che secernono una sostanza grassa per ammorbidire e proteggere la pelle), ghiandole sudorifere e ghiandole di Montgomery, che si pensa producano una sostanza che lubrifica il capezzolo e lo protegge dai germi.

     

     

    Gravidanza e Allattamento

    Gli ormoni della gravidanza, compresi gli estrogeni, il progesterone, la prolattina e altri, sono la causa di complessi cambiamenti nel seno. I vari ormoni giocano ognuno un ruolo specifico nel preparare il corpo all’allattamento. Il cambiamento del seno che la maggior parte delle donne osserva per primo si può riassumere in una sola parola: accrescimento.

    Durante il primo trimestre di gravidanza, i dotti e gli alveoli nel seno crescono rapidamente. I seni possono essere sensibili al tatto e la loro misura aumenta, in preparazione all’allattamento.

    Lattogenesi è il termine che indica l’origine o l’inizio della lattazione, e si evolve in tre stadi. La prima lattogenesi inizia circa 12 settimane prima del parto, quando le ghiandole mammarie iniziano a secernere colostro (non sempre in maniera percepibile dalla donna). La misura del seno aumenta ancora quando gli alveoli diventano pieni di colostro, ma la presenza di alti livelli dell’ormone progesterone nel sangue della madre inibisce la piena produzione di latte fino a dopo la nascita. La seconda lattogenesi inizia dopo la nascita, quando la placenta viene espulsa (secondamento). I livelli di progesterone precipitano, mentre i livelli di prolattina rimangono alti. La prolattina è l’ormone principale ai fini della lattazione, ed è a sua volta controllata da ormoni secreti dall’ipofisi, dalla tiroide, dalle surrenali, dalle ovaie e dal pancreas. I seni sono irrorati da un abbondante flusso sanguigno, che porta molto ossigeno. Due o tre giorni dopo il parto, il latte “arriva”. La quantità di latte prodotto aumenta rapidamente e la sua composizione gradualmente cambia da colostro a latte maturo. I livelli di sodiocloruro e proteine nel latte decrescono e i livelli di lattosio ed altri nutrienti aumentano. Gradualmente cambia il colore, dal giallo tipico del colostro ad un bianco opalescente. Dato che questo processo è controllato dagli ormoni, i seni iniziano a produrre latte sia che una madre stia allattando oppure no. A questo stadio della lattogenesi è importante allattare spesso (e/o estrarre il latte manualmente o con un tiralatte, se il bambino non può poppare bene), perché un allattamento frequente nella prima settimana dopo il parto sembra aumentare il numero di recettori della prolattina nel seno. Un compito del recettore è riconoscere e rispondere ad un ormone specifico. Avere più recettori della prolattina rende quindi il seno più sensibile alla prolattina, e i ricercatori credono che questo abbia effetto su quanto latte una madre produrrà nel corso del successivo stadio di lattogenesi. Il terzo stadio del processo di lattogenesi è anche conosciuto come galattopoiesi. Questo è lo stadio nel quale si stabilizza la produzione di latte maturo. In questo periodo la produzione di latte si sposta dal controllo endocrino a quello autocrino. Questo significa che il mantenimento della produzione di latte dipende più dalla rimozione effettiva del latte dai seni piuttosto che dagli ormoni che circolano nel sangue. In altre parole, l’elemento cruciale diviene il principio di “domanda e offerta”. Più una madre allatta, più latte produrrà. Se allatta poco, la produzione di latte rallenterà. Fisiologia e produzione di latte

    Capire come funzioni la produzione di latte può aiutare una madre ad essere sicura che il suo bambino stia assumendo al seno una quantità adeguata di latte. Per esempio, talvolta le madri sentono che i loro bambini hanno completamente svuotato il loro seno e che non c’è più latte disponibile, anche se il bambino vuole poppare. Sapere che nuovo latte viene costantemente prodotto negli alveoli darà alla madre la fiducia di cui necessita per attaccare il suo bambino al seno, anche quando esso appare “vuoto”. Uno studio dichiara che i bambini rimuovono una media di solo il 76% del latte disponibile dai seni, in un periodo di 24 ore (Hartmann et al. 1993).

    Svuotare i seni è ciò che aiuta la produzione di latte ad andare avanti. La suzione del bambino invia messaggi al cervello, che poi rilascia l’ormone ossitocina. L’ossitocina fa sì che le cellule muscolari intorno agli alveoli si contraggano, spingendo il latte attraverso i dotti fino al capezzolo. Questo movimento del latte lungo i dotti è chiamato riflesso d’emissione del latte. Le madri possono sperimentarlo come una sensazione di formicolio o un senso di liberazione (rilascio, allentamento) nel seno – che è il motivo per cui è anche chiamato “calata”. La calata svuota gli alveoli e rende il latte disponibile al bambino in prossimità del capezzolo. Quando gli alveoli sono vuoti, essi rispondono producendo più in fretta il latte. Recenti ricerche dimostrano che una speciale proteina nel latte umano, chiamata Fattore di Inibizione della Lattazione (FIL), regola la produzione di latte (Wilde 1995). Quando c’è molto latte nel seno, la proteina FIL inibisce, o ostacola, gli alveoli dal produrne di più. Quando il latte viene rimosso dal seno – e la FIL non è là a fermare la produzione di latte – gli alveoli si danno da fare e ne producono di più. Questo è il motivo per cui è importante offrire il seno spesso e incoraggiare il bambino a svuotare il seno il più possibile ai fini di un’efficace produzione di latte.

    Un’altra considerazione relativa alla produzione di latte è la capacità di stoccaggio del seno. Talvolta donne con il seno piccolo si preoccupano di non poter produrre latte sufficiente per i loro bambini, ma il processo di produzione di latte si adatta alla misura del seno. Seni molto piccoli possono non immagazzinare tanto latte tra le poppate quanto seni più grandi, ma se vengono svuotati spesso e molto, nell’arco di una giornata essi produrranno tanto latte quanto ne serve al bambino. Le donne con seni più grandi e una capacità di stoccaggio maggiore possono essere in grado di prolungare il tempo tra le poppate senza interferire con la loro produzione. In altre parole, le donne con seni più piccoli possono aver bisogno di offrire il seno più frequentemente, poiché i loro seni si riempiono più velocemente e la produzione di latte diminuisce quando gli alveoli sono pieni. Allattare a brevi intervalli non è solo un bene per la produzione, ma è anche un’abitudine salutare che aiuta le madri ad evitare dotti ostruiti e infezioni al seno.

     

     

    Una madre ha bisogno di sapere quanto latte possono immagazzinare i suoi seni, per sapere quanto spesso dovrebbe allattare il suo bambino?

    No. Bambini sani, capaci di poppare adeguatamente, prendono tanto latte quanto a loro necessario quando ne hanno bisogno, senza che le madri stiano a pensare molto all’intero processo. Ma sapere come funziona l’intero processo può aiutare una madre a risolvere alcune difficoltà che potrebbe avere con la produzione di latte. Può inoltre aiutarla a riflettere su alcuni dei miti e malintesi che le persone hanno sull’allattamento. Per esempio, saprà che non deve aspettare che i suoi seni “si riempiano” tra le poppate: dentro c’è sempre latte per il bambino e anzi, un seno rallenta la produzione via via che si riempie, quindi  è opportuno non lasciare che i seni si riempiano troppo. Saprà anche che, se il suo bambino appare affamato o sta attraversando uno scatto di crescita, allattare più spesso aumenterà la velocità della sua produzione lattea quasi istantaneamente.

     

     

    Come entrano le sostanze nel latte umano? Approfondire le conoscenze sulla lattazione aiuta la donna anche a capire come entrino nel latte umano le proteine del cibo, i contaminanti, i medicinali, ecc. Questo può aiutarla a prendere decisioni informate riguardo a che cosa espone il suo corpo quando sta allattando.

    Quando qualcuno assume farmaci o mangia cibi, le sostanze di solito vengono trasformate dall’apparato digerente e poi i componenti delle sostanze, ridotti in molecole, vengono assorbiti nel sangue. Quando queste molecole giungono ai capillari vicino al tessuto del seno, esse possono trasferirsi nel latte attraverso le cellule che rivestono gli alveoli, un meccanismo conosciuto come diffusione.

    Questo è il modo in cui gli ingredienti necessari a produrre latte entrano nel latte, ed anche il modo in cui alcuni farmaci ed altre sostanze estranee entrano nel latte. Ma molti fattori influenzano se o in quale quantità una sostanza effettivamente entrerà nel latte. Fra i lattociti (le cellule produttrici di latte) e le cellule che rivestono gli alveoli esistono dei varchi; secondo l’ampiezza di questi varchi, le sostanze verranno bloccate o lasciate passare. Il primo giorno dopo la nascita, questi varchi sono più ampi, il che significa che le sostanze passano piuttosto liberamente nel latte nei primi giorni di vita. Dopo pochi giorni, i varchi si chiudono. Da quel momento in poi è più difficile per le sostanze attraversare la barriera tra sangue e latte. Il processo di diffusione lascia che entrino più facilmente cose buone nel colostro e nel latte maturo, come per esempio gli anticorpi. Gli anticorpi sono un tipo di proteine che si trova nel sangue per aiutare il corpo a combattere le infezioni. Ne sono stati trovati in concentrazioni più grandi nel latte umano all’inizio e alla fine della lattazione. Un importante anticorpo, l’immunoglobulina A secretoria (SigA), è sia sintetizzata sia immagazzinata nel seno. La SigA è in buona compagnia, con circa 50 altri fattori antibatterici, molti dei quali entrano nel latte umano dal sangue materno (e questo numero non comprende i fattori che non sono stati ancora identificati!) Questo è uno dei grandi vantaggi dell’allattamento! Tutte le donne trasferiscono anticorpi ai loro bambini durante la gravidanza e la nascita, ma l’allattamento prolunga il periodo nel quale il corpo della madre aiuta a proteggere il bambino dalle malattie.

    Tuttavia, anche altre sostanze entrano nel seno tramite diffusione. Una credenza abbastanza comune sull’allattamento è che se le madri mangiano cibi che producono in lei gas (aria), come per esempio broccoli o cavoli, il bambino avrà coliche gassose. È vero? No. Il gas (aria) non può passare dal tratto intestinale della madre nel suo sangue e depositarsi nel seno pronto da bere per il suo bambino. Per contro, quando il cibo è digerito, alcune delle proteine entrano nel sangue e possono poi passare nel latte materno. Alcuni bambini possono essere sensibili a particolari proteine e reagire con coliche gassose e agitazione. Se un bambino ha una reazione evidente ogni volta che la madre mangia un certo cibo, lei può eliminare quel cibo dalla sua dieta, ma è importante ricordare che, per molti bambini agitati e sofferenti di coliche gassose, il problema deriva più spesso da altre motivazioni piuttosto che dal latte materno. Reazioni allergiche alle sostanze presenti nel latte materno possono anche comparire come problemi di pelle, respiratori e/o intestinali. Detto tutto questo, la madre che allatta dovrebbe generalmente sentirsi libera di mangiare qualsiasi cosa le piaccia ed essere sicura che la stragrande maggioranza dei bambini non ha alcun problema con le proteine dei cibi.

    Anche i farmaci che le madri assumono potrebbero passare nel latte, ma questo non è automatico né scontato. Secondo il dottor Thomas Hale, autore di Medications and Mothers’ Milk, ci sono diversi fattori che influenzano il trasferimento dei farmaci, o per meglio dire dei principi attivi che li compongono, nel latte. Un fattore importante e determinante è il livello di principio attivo nel sangue materno. Quando la concentrazione del principio attivo è alta nel sangue, una maggior quantità si diffonderà nel latte, dove la concentrazione del principio attivo è bassa. La diffusione cerca di mantenere la concentrazione di una sostanza uguale in entrambe le parti, qualunque sia la barriera tra di loro. Perciò, se la concentrazione di una sostanza nel sangue della madre inizia ad abbassarsi, le particelle della sostanza nel latte defluiranno, “in retromarcia”, nel sangue, e anche la concentrazione nel latte si abbasserà. Questo è un concettomolto importante da capire. Le madri talvolta pensano che, dopo aver bevuto un bicchiere di vino, l’alcool resti nel loro latte fino a quando non sia stato rimosso dal seno. Di conseguenza, possono esitare nell’allattare i loro bambini e decidere di estrarre invece il latte manualmente o con un tiralatte per poi buttarlo. In realtà, il livello di alcool nel latte si abbassa se si abbassa il livello nel sangue materno. Occorrono 2-3 ore per una donna di 55 Kg per eliminare dal suo corpo la quantità di alcool presente in un singolo bicchiere di vino o birra. Quando l’alcool viene eliminato dal suo sangue, se ne è andato anche dal latte. Altre considerazioni che influenzano quanto di un principio attivo entri nel latte materno includono il peso molecolare del principio attivo (ossia, quanto sia grande la molecola), la sua capacità di legarsi alle proteine e la solubilità lipidica (cioè nei grassi). Principi attivi con basso peso molecolare si trasferiscono nel latte più facilmente. Principi attivi che hanno alta capacità di legarsi alle proteine formano nel plasma agglomerati più grandi e sono quindi meno liberi di passare nel latte. Il latte umano contiene più lipidi che non il plasma, perciò i principi attivi che sono solubili nei grassi possono concentrarsi maggiormente nel latte. In Medications and Mothers' Milk, Hale scrive che la maggior parte delle sostanze terapeutiche è compatibile con l’allattamento. Quando un farmaco non lo fosse, è quasi sempre disponibile un farmaco alternativo. Come per tutte le questioni mediche, le donne vorranno consultarsi con i loro medici e con il pediatra.

    La scienza medica ora ha compreso più cose riguardo al processo fisico della lattazione. Sappiamo molto di più sulle strutture nel seno, e possediamo una grande quantità di informazioni utili su come quelle strutture lavorino per la produzione di latte. A confronto con le generazioni che ci hanno preceduto, noi abbiamo una buona comprensione di come le sostanze passino nel latte materno. Questo ci permette di avere più esperienze riuscite con l’allattamento e di risolvere meglio i problemi quando si presentano. E ci permette anche di apprezzare meglio il processo, quando le cose stanno procedendo senza intoppi! :-)

     

     Seno

    1       Cassa toracica

    2        Muscoli pettorali

    3        Lobuli

    4        Capezzolo

    5        Areola

    6        Dotto

    7        Tessuto adiposo

    8        Pelle

     

     

     

     (L'immagine è di Maksim - Wikimedia Commons) 

     

     

     

     

    Bibliografia 

    L’arte dell’allattamento materno, La Leche League Italia, 2018.
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    Altre informazioni sull’allattamento presso gli antichi Egizi in Da Mamma a Mamma n. 62/2000, pp. 17-19 “Non ho tolto il latte di bocca ai lattanti”.

    In Da Mamma a Mamma n. 77/2004, pp. 50-51 è possibile leggere la recensione del libro “Madre di latte. Latte e baliatico dall’antichità al XX secolo”.

    Per approfondimenti sull’alimentazione:

    Da Mamma a Mamma n. 59/2000, pp. 3-12 “Allergie e Allattamento al seno”, 

    Da Mamma a Mamma n. 65/2001, pp. 4-17 “Alimentazione materna in allattamento”

    L’arte dell’allattamento materno, La Leche League Italia, 2018

    Per approfondimenti sui farmaci: 

    http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2272_allegato.pdf

    http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2715_allegato.pdf;  

    Da Mamma a Mamma n. 54/1998-99, pp. 23-30 “Quando la mamma ha una malattia cronica”, 

    Da Mamma a Mamma n. 76/2004, pp. 5-14 “Il medico e noi: collaborare per avere il meglio”,

     L’arte dell’allattamento materno, La Leche League Italia, 2018

     

  • Quando il pediatra ti dice che il tuo bambino sta rallentando la crescita, un buon primo passo consiste semplicemente nel fare una verifica. Le bilance sono calibrate in modo diverso, è quindi molto importante che il bambino venga pesato sempre sulla stessa bilancia e indossi gli stessi indumenti o indumenti simili. Bisognerebbe cercare di non pesarlo una volta subito dopo la poppata e la volta successiva prima di attaccarlo al seno.

    Con tutti i dati precisi in mano, osserva attentamente il tuo bambino. È cicciottello? Chiaramente, se è nato prematuro o di basso peso, potrebbe impiegare qualche settimana prima di diventare paffuto, ma i bambini che crescono lentamente ma bene, di solito hanno guance tonde, cosce piene e pieghe nella pelle all’altezza dei polsi e delle caviglie. Con poppate efficaci la pelle “vuota” su braccia e gambe di un bambino nato a termine dovrebbe sparire nel giro di una settimana o poco più.
    Continua ad osservare come si comporta e come si sta sviluppando, se si rilassa dopo la poppata (mani aperte, braccia abbandonate) e se appare soddisfatto almeno per qualche minuto.
    Fai caso ad altri ottimi segni, osserva se è energico, se rispetta le tappe della crescita come nel sorriso, nel tentativo di afferrare oggetti e così via.
    Anche tenere sotto osservazione se sporca un numero sufficiente di pannolini (nelle prime sei settimane almeno tre scariche abbondanti al giorno) è un altro buon segnale. Vedi anche Come faccio a sapere se il mio bambino sta bene e riceve latte a sufficienza?

    Se il tuo bambino allattato poppa a richiesta, ha libero accesso al seno (Ogni quanto devo allattare il mio bambino?), appare pasciuto, sano, attivo, allegro e segue le tappe dello sviluppo, potrebbe anche non mettere tanto peso; è il caso di preoccuparsi?
    Se tutto il resto funziona, significa che il tuo bambino sta seguendo il suo schema di crescita. I bambini che rientrano nei percentili più bassi nel primo anno di vita, in seguito si sviluppano fisicamente e intellettualmente nello stesso modo dei bambini nei percentili più alti, e questo è stato dimostrato da recenti ricerche.

    Se dopo aver valutato tutto quanto indicato qui sopra sei preoccupata per la crescita del tuo bimbo e anche il medico si è dimostrato preoccupato, puoi provare le seguenti strategie:

    • Verifica che l’attacco al seno del tuo bimbo sia corretto. Hai dolore durante la poppata? Lo vedi deglutire con regolarità? Al termine della poppata lo vedi più appagato rispetto l’inizio della poppata? Qui trovi il video dell’attacco corretto e come attaccare il bambino al seno. Prova a sistemare l’attacco al seno del tuo bambino, se avevi dolore, sistemando l’attacco non dovresti più avvertirne. Se necessario puoi chiamare una Consulente per ulteriori strategie per sistemare l’attacco.
    • Esegui la compressione del seno durante le poppate. Quitrovi la spiegazione della tecnica.
    • Prova ad aumentare la frequenza delle poppate, se il tuo bambino non chiede molto spesso prova ad offrire tu il seno. Se il tuo bimbo usa il ciuccio potresti provare ad offrire il seno ogni volta in cui gli avresti offerto il ciuccio. Ogni “ciucciata” del succhiotto è una potenziale poppata al seno!
    • Se dopo aver attuato queste strategie sei ancora preoccupata per la crescita del tuo cucciolo potresti contattare una Consulente per valutare assieme a lei la situazione e trovare altre possibili strategie.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Nei primissimi giorni dopo il parto, il bimbo appena nato si adatta alla vita extrauterina. Il parto è un evento tanto meraviglioso quanto impegnativo per la mamma, ma altrettanto lo è per il piccolo, che compie molti sforzi attivi per venire alla luce. In media, quindi, un neonato nei suoi primissimi giorni di vita tende a riposarsi spesso. In genere tutti i neonati hanno bisogno di dormire diverse ore durante il giorno, alternando il sonno a molte poppate (tra le 8 e le 12 poppate sulle 24 ore).

    Può capitare però che alcuni bambini siano particolarmente sonnolenti anche dopo i primi giorni successivi alla nascita, e non poppino tanto quanto dovrebbero o comunque non in maniera adeguata.

    In questo caso puoi approfondire l'argomento leggendo le risposte in questa sezione e in particolare Come faccio a sapere se il mio bambino sta bene e riceve latte a sufficienza? e Quante poppate dovrebbe fare il mio bambino?

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Durante la gravidanza l’aumento degli estrogeni stimola il sistema dei dotti a svilupparsi e specializzarsi, il progesterone influenza l’aumento delle dimensioni degli alveoli e dei lobi del seno, e l’ormone lattogeno placentare (HPL, dall'inglese Human Placental Lactogen) rilasciato dalla placenta, è responsabile delle modificazioni di seno, capezzolo e dell’areola che si espandono insieme ai tessuti fibroso e adiposo di sostegno, prima del parto. La prolattina e altri ormoni contribuiscono allo sviluppo dei tessuti mammari.

    La produzione di latte si avvia circa 12 settimane prima del parto, quando negli alveoli inizia ad essere prodotto il colostro.

    Puoi approfondire tutti gli aspetti dell’anatomia del seno al lavoro in questo articolo Anatomia di un seno al lavoro.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Quando il bambino poppa dal seno (o estrai il latte con le mani, o il tiralatte è al lavoro), vengono stimolate le terminazioni nervose del capezzolo e dell’areola. Queste fanno partire una cascata di ormoni che, mandando segnali all’ipofisi, avviano la produzione di prolattina e ossitocina poi secrete nel circolo sanguigno.
    Il rilascio di prolattina stimola le cellule alveolari a produrre latte e l’ossitocina è responsabile del rilascio nei dotti del latte prodotto ed immagazzinato negli alveoli in attesa che qualcuno lo chieda; l’ossitocina svolge questo ruolo inducendo la contrazione dei muscoli che contornano gli alveoli. In questo modo il latte viene spruzzato fuori dal seno stesso, che collabora col bambino!

    Questo fenomeno, grazie all’azione finale svolta dall’ossitocina, prende il nome di riflesso di emissione, riflesso di eiezione, discesa del latte o calata... Molti dialetti lo chiamano ancora in modo diverso.
    Il riflesso di emissione può verificarsi anche senza la stimolazione fisica della suzione del bambino; per esempio alcune madri raccontano che “la calata” si verifica ogni volta che sentono piangere un bambino, proprio o altrui.

    Durante la poppata possono verificarsi più riflessi di emissione successivi: a differenza da quanto accade col biberon, da cui il latte esce in modo costante, il latte esce dal seno “a ondate”, che potresti riconoscere osservando il cambiamento nel modo di succhiare del tuo bambino o per una sensazione di formicolio nel momento in cui il latte inizia a fluire.

    Molte donne avvertono questa sensazione solo nelle prime settimane, alcune solo in occasione del primo riflesso di emissione, altre non la avvertono mai: non è certo un problema. La quantità o la qualità del latte non ne sono modificate.

    Puoi approfondire tutti gli aspetti dell’anatomia del seno al lavoro in questo articolo Anatomia di un seno al lavoro.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Il seno è costituito da un insieme di ghiandole lattifere, tessuto adiposo e muscoli pettorali.

    Il tessuto ghiandolare è responsabile della produzione e del trasporto del latte.

    Il seno viene talvolta erroneamente descritto come una singola ghiandola, in realtà è costituito da un insieme di strutture ghiandolari chiamate lobi. In un seno ci sono da 7 a 10 lobi. Ciascun lobo è costituito da un insieme di lobuli, e ciascun lobulo è a sua volta composto da raggruppamenti di tessuto ghiandolare chiamati alveoli o acini, nei quali il latte è sintetizzato a partire dal sangue. Il latte prodotto nelle cellule degli alveoli entra poi in piccoli tubi, i dotti galattofori (o lattiferi) che trasportano il latte sfociando in un’apertura nel capezzolo, il poro.
    Oltre alle aperture o pori sulla superficie del capezzolo, il capezzolo e l’areola contengono anche fibre di tessuto muscolare responsabili dell’allungamento del capezzolo e terminazioni nervose.

    Nel seno, oltre al tessuto ghiandolare, si trova il tessuto adiposo responsabile della protezione dai traumi. Anche la dimensione del seno è determinata per la maggior parte dalla quantità di grasso in esso contenuto e non ha alcuna influenza sulla produzione di latte o sulla qualità del latte prodotto.

    Il capezzolo è localizzato al centro dell’area maggiormente pigmentata, l’areola. Questa diversa pigmentazione della pelle funge da bersaglio, aiutando il bambino a localizzare il centro del seno quando la sua vista non è ancora completamente sviluppata.

    Puoi approfondire tutti gli aspetti dell’anatomia del seno al lavoro in questo articolo Anatomia di un seno al lavoro.

    Seno

     

    1       Cassa toracica

    2       Muscoli pettorali

    3       Lobuli

    4       Capezzolo

    5       Areola

    6       Dotto

    7       Tessuto adiposo

    8       Pelle

     

     

     

     

    (L'immagine è di Maksim - Wikimedia Commons) 

     

     

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  • Durante la gravidanza e nei primi giorni dopo il parto, la produzione è guidata da un processo bilanciato di ormoni, inizia con la produzione del colostro verso la fine della gravidanza, per arrivare ad un veloce aumento della quantità di latte intorno alle 30/40 ore dopo il parto.

    Dopo qualche giorno, il processo diviene “meccanico” e guidato dal bambino, che da quel momento diventa il protagonista del meccanismo di domanda/offerta.

    Il seno produce latte in base a quanto e a quanto spesso viene svuotato. Poppate più frequenti stimolano una maggior velocità di produzione (è come se i seni pensassero “Ehi, qui ciucciano in continuazione, serve più latte!”), poppate più distanziate la rallentano.

    In altre parole, un seno vuoto (o semi-vuoto, perché in realtà il latte viene prodotto continuamente quindi non sarà mai del tutto vuoto) produce latte più velocemente di un seno pieno.

    Questo ruolo di “indicatore della velocità a cui produrre” è svolto dal FIL (Feedback Inhibitor of Lactation – Fattore di inibizione della lattazione), una piccola proteina contenuta nel siero del latte: la quantità di FIL indica al seno quanto latte produrre: quando c’è molto latte nel seno, il FIL inibisce, od ostacola, gli alveoli dal produrne di più. Quando il latte viene rimosso dal seno – e il FIL non è là a fermare la produzione di latte – gli alveoli si danno da fare e producono più latte. Questo è il motivo per cui è importante offrire il seno spesso e incoraggiare il bambino a svuotare il seno il più possibile ai fini di un'ottimale produzione di latte.

    Puoi approfondire tutti gli aspetti dell’anatomia del seno al lavoro in questo articolo Anatomia di un seno al lavoro.

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  • I bambini sani crescono a ritmi molto diversi. Le bilance non sono tutte uguali. Le tabelle di crescita non sempre vanno d’accordo. C’è chi si dimentica di guardare il bambino e si limita a guardare i numeri.
    Spesso i bambini allattati in modo esclusivo vengono valutati in base a tabelle di crescita superate, che erano basate su dati che comprendevano bambini nutriti con la formula. I bambini allattati crescono rapidamente nei primi mesi e rallentano il ritmo intorno ai quattro mesi a differenza di quelli nutriti con la formula. Se il tuo bambino che “ha rallentato la crescita” ha cinque mesi, potrebbe rientrare nella norma.
    Le tabelle di crescita migliori, basate sui bambini allattati in modo esclusivo, sono disponibili sul sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità qui.

    • Da 0 a 3 mesi la crescita media dovrebbe essere di 30 grammi al giorno;
    • Dai 4 ai 6 mesi la crescita media dovrebbe essere di 18 grammi al giorno;
    • Dai 7 ai 9 mesi la crescita media dovrebbe essere di 12 grammi al giorno
    • Dai 10 ai 12 mesi la crescita media dovrebbe essere di 9 grammi al giorno;
    • Intorno ai 6 mesi di solito i bambini pesano il doppio rispetto alla nascita;
    • A un anno, di solito i bambini pesano circa due volte e mezzo il loro peso alla nascita, sono più alti di circa il 50% e la circonferenza cranica è più grande di circa il 33%

    Ricorda che queste sono MEDIE.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

     

  • La crescita dei bambini non è costante: i bambini non crescono ogni settimana dello stesso numero di grammi, e più sono grandi di età, più lentamente crescono.
    La crescita del bambino va misurata a partire dal peso più basso raggiunto dopo la nascita, e non dal peso del bambino alla nascita. Questo perché nei primi giorni un calo di peso fino al 7-10% è fisiologico. In pratica se il tuo bambino alla nascita pesa 3 kg e 500 grammi, nei primi giorni potrà perdere fino a 350 gr circa, arrivando a pesare 3 kg e 150 gr circa, senza che ci sia bisogno di preoccuparsi. Questo nuovo peso sarà quello da utilizzare come base per calcolare la crescita del tuo bambino
    Il recupero del calo fisiologico dovrebbe avvenire intorno al settimo-ottavo giorno, al massimo nell’arco di due settimane.
    La crescita media a quel punto, dovrebbe essere di circa 30 gr al giorno, ma il tuo bambino può prendere anche di più o di meno di questo peso indicativo ed essere comunque soddisfatto. Non è necessario pesare ogni giorno il bambino, basta pesarlo una volta alla settimana e calcolare poi la media, dividendo il peso guadagnato dalla pesata precedente per i numeri di giorni tra una pesata e l’altra.
    Un altro indicatore per capire come stia andando la crescita del tuo bambino sono le feci. Un bambino che sta assumendo sufficiente latte, per le prime sei settimane dovrebbe evacuare con feci “OK” almeno 3 volte nelle 24 ore. Le feci per essere “OK” dovranno essere perlomeno della dimensione del cerchio che si fa tra indice e pollice quando si fa con la mano il gesto di OK.
    Verifica che i capezzoli non ti facciano male, in caso di dolore prova a guardare il video sull’attacco corretto, a volte bastano pochi semplici accorgimenti per rendere la poppata indolore e quindi più efficace (se non risolvi puoi contattare una Consulente); dovresti notare l’emissione di latte nel giro di un minuto (di solito molto prima) e il seno sensibilmente più morbido al termine della maggior parte delle poppate.
    Nel corso di una poppata efficace - solitamente all’inizio - il tuo bambino ha gli occhi aperti e procede inizialmente con rapide ciucciate che poi diventano lente (circa una al secondo) con qualche pausa in cui lo vedrai deglutire.
    Indicativamente la durata complessiva per la maggior parte delle poppate va dai 20 ai 40 minuti.
    Quello che dovresti notare è un appagamento temporaneo, il bambino che si addormenta pian piano verso la fine della poppata, finchè non riprende a poppare. Quando sta poppando appagato, le sue manine sembreranno abbandonate e la sua espressione serena per la maggior parte del tempo.

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Sai che ci sono veramente tanti tipi di capezzoli?

    Ogni donna è differente! Anche nella forma del seno, dell’aspetto e della forma dell’areola e del capezzolo!

    Talvolta i capezzoli sono diversi da una mammella all’altra. Solo in alcuni casi la forma del capezzolo può essere un potenziale ostacolo ad allattare.

    Spesso non basta osservare il seno per capire se i capezzoli sono piatti o introflessi, ma è necessario premere leggermente tra le dita l'areola a un paio di centimetri di distanza dal capezzolo: se il capezzolo non sporge, viene definito piatto; se si ritrae nel seno o appare concavo, si considera introflesso. I capezzoli piatti o introflessi non protrudono neppure se esposti al freddo. Se invece al freddo o alla pressione dell'areola il capezzolo sporge, non è introflesso o piatto e non richiede alcun tipo di trattamento.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Succede spesso che le mamme si preoccupino della produzione di latte nelle prime settimane. Nella maggior parte dei casi è una preoccupazione inutile. Vediamo alcuni segnali che indicano una buona crescita del tuo bambino:

    • Appena arriva la “montata lattea” comincia a prendere peso
    • Dopo almeno dieci/quattordici giorni, supera il peso della nascita
    • Aumenta di peso, in media circa 30gr al giorno nei primi mesi, ma tieni presente che si tratta solodi una media e che il tuo bambino può prendere più o meno di così. Il pediatra terrà sotto controllo la crescita del bambino nel corso di visite regolari.
    • Dal controllo dei pannolini osservi che si scarica almeno tre volte al giorno, con feci gialle più o meno abbondanti, e bagna bene altri cinque pannolini usa e getta (senza feci né odore)
    • Si attacca al seno senza difficoltà e rimane attaccato
    • Generalmente, nella prima parte della poppata tiene gli occhi aperti e guarda con interesse e dopo l’inizio della poppata, comincia a poppare più lentamente e deglutisce con regolarità
    • Dopo la poppata, si dimostra soddisfatto almeno per qualche minuto
    • Facilmente riesci a consolarlo portandolo di nuovo al seno e tra una poppata e l’altra a volte si mostra calmo e vigile
    • Stai notando che si “riempie”, con cosce più grassottelle, guance più paffute e pieghe sempre più profonde ai polsi.
    • Sta crescendo in lunghezza e la circonferenza della sua testa aumenta

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Le opinioni e le esperienze in questo campo variano tra loro, ma molte donne hanno trovato utili i trattamenti per i capezzoli piatti o introflessi e molti esperti di allattamento continuano a consigliarli.

    Questi esperti non sono d'accordo tra loro riguardo l'importanza dello screening di tutte le donne in gravidanza, allo scopo di rilevare la presenza di capezzoli piatti o introflessi, o sulla necessità di prescrivere a tutte le donne interessate trattamenti di preparazione preventiva. Ad esempio, il British Royal College of Midwives (Collegio Reale Britannico delle Ostetriche) sostiene che i cambiamenti ormonali che avvengono durante la gravidanza e il parto possono portare alla protrusione spontanea del capezzolo in molte donne. Sebbene il trattamento dei capezzoli piatti o introflessi nel corso della gravidanza sia oggetto di discussione, se il neonato incontra difficoltà ad attaccarsi ad un capezzolo piatto o introflesso, potreste trovare utili uno o più di questi suggerimenti.

    I modellatori di capezzolo
    Si indossano sotto al reggiseno e aiutano a far protrudere meglio i capezzoli piatti o introflessi. I modellatori sono formati da due parti e sono in materiale plastico. La parte interna ha un foro in corrispondenza del capezzolo e la pressione sul tessuto che circonda il capezzolo lo spinge verso l'esterno.
    I modellatori si possono usare già dalla gravidanza e sfruttano l'aumento naturale dell'elasticità della pelle in questi mesi applicando una pressione delicata ma costante sulle aderenze sottostanti (tessuto connettivo) per far protrudere il capezzolo. Dopo il parto, i modellatori si indossano per una mezz’ora prima delle poppate. Non vanno indossati di notte e il latte che si raccoglie al loro interno non deve essere utilizzato perché può contaminarsi.

    La tecnica di Hoffman
    Questa procedura contribuisce ad allentare il tessuto connettivo alla base del capezzolo e può essere utilizzata sia durante la gravidanza sia dopo il parto. Appoggiare i pollici alla base del capezzolo (non sull'areola ma esattamente alla base del capezzolo). Premere con decisione verso la cassa toracica e contemporaneamente allontanare i pollici. Questa manovra contribuisce a distendere il capezzolo e ad allentare le rigidità nei tessuti alla base del capezzolo stesso, spingendolo gradualmente a muoversi verso l'alto e verso l'esterno. Ripetere questo esercizio da due fino a cinque volte al giorno, spostando i pollici attorno alla base del capezzolo.

    Il tiralatte
    Dopo il parto, è possibile usare un tiralatte efficace (per ulteriori informazioni "Come si sceglie un tiralatte?") per far sporgere il capezzolo subito prima della poppata e facilitare l'attacco del bambino. E’ possibile usare il tiralatte anche in altri momenti della giornata per allentare le rigidità del tessuto connettivo alla base del capezzolo, applicando una pressione uniforme che parta dal centro del capezzolo stesso.

    La siringa invertita
    Funziona così: prendi una siringa normale, da 10ml e taglia con una lametta la parte conica, dove si mette l’ago. Si inserisce lo stantuffo dalla parte tagliata mentre l’altra si appoggia sul capezzolo. Infine tiri delicatamente lo stantuffo per mantenere l’aspirazione. Eventualmente, se non si vuole o non si riesce a tagliare la parte conica, si può semplicemente aggiungere alla parte conica una camicia per vacutainer (si tratta di un cilindro di plastica a cui si raccorda al siringa senza ago).

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Assolutamente no. 

    Una buona produzione di latte avviene grazie allo svuotamento frequente ed efficace del seno. Il ruolo del FIL (Feedback Inhibitor of Lactation – Fattore di inibizione della lattazione), una piccola proteina contenuta nel siero del latte, è rallentare la produzione del latte quando il seno è pieno. Un meccanismo perfetto previsto dalla natura, perché permette di non sovraprodurre se non c’è richiesta. Se noi rimuoviamo spesso il FIL con poppate frequenti, la velocità di produzione del latte aumenta, mentre se non lo rimuoviamo spesso tenendo i seni pieni, la produzione di latte diminuisce.

    È attraverso la frequenza e l’efficacia delle poppate che i bambini “regolano” la produzione della mamma. Possono poppare più frequentemente, lasciare un intervallo più lungo, ciucciare per più tempo, fare solo una poppatina-express per addormentarsi o per riconnettersi alla mamma: o magari hanno bisogno di aiuto per evacuare, perché sono stanchi e succhiare li aiuta a rilassarsi, perché sono piccoli in questo mondo tutto nuovo e stare accoccolati al seno della mamma li conforta e dà loro sicurezza.
    Nella stragrande maggioranza dei casi questo meccanismo di domanda e offerta funziona perfettamente, perciò se i bambini sono lasciati liberi di accedere al seno quando e per il tempo che desiderano, il seno produrrà esattamente la quantità di latte che serve.
    Lo svuotamento del seno e la frequenza con cui ciò avviene, sono la chiave per mantenere una produzione di latte adeguata.
    Questo significa che a determinarne la produzione saranno la suzione efficace (vedi il video sull’attacco efficace qui) e la rimozione frequente da parte del bambino: “più efficacemente allatto e più latte produrrò”.

    Puoi approfondire tutti gli aspetti dell’anatomia del seno al lavoro in questo articolo Anatomia di un seno al lavoro.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Vorrei provare a recuperare l'allattamento dopo un'interruzione. Come posso rilattare?

    Qualche volta una madre decide di recuperare l'allattamento, a causa di un'emergenza, quando c'è una scarsità di altro cibo, dopo una separazione ecc. Spesso una madre può ricostruire con successo la produzione di latte, con pazienza e con determinazione (e con un bambino collaborativo!). Il volume Allattamento al seno - Il Libro delle Risposte, pubblicato da La Leche League, raccomanda le seguenti strategie per rilattare e indurre la lattazione, o per incentivare la produzione di latte:

    - Attaccare il bambino al seno per ogni pasto e per conforto anche fra i pasti il più spesso possibile. 

    - Estrarre spesso il latte (manualmente o con un tiralatte). 

    - Usare un DAS, dispositivo di alimentazione supplementare (se è disponibile e se le condizioni sanitarie sono abbastanza sicure per usarlo in maniera corretta) per offrire latte in aggiunta mentre il bambino succhia al seno (è anche possibile costruirlo in casa, puoi vedere come si fa nella sezione dei Video)

    - Si possono anche anche usare erbe o additivi che conducono ad un aumento di latte (le erbe utili sono elencate in una risposta). Se pensi di usare erbe o altri farmaci per aumentare la produzione di latte, accertati di allattare in ogni caso il bambino frequentemente, in modo da rimuovere più latte possibile. Questo aiuterà ad evitare infezioni al seno (mastiti) o dotti ingorgati.

    - Leggi anche la risposta su Come posso incrementare la mia produzione di latte? che contiene suggerimenti preziosi per ri-lattare, ed il nostro articolo su come si produce il latte che contiene informazioni preziose su come la produzione di latte si avvii e si mantenga.

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Per le mamme con capezzoli piatti o introflessi è ancora più importante curare con attenzione l’attacco del bambino, perché il bambino deve imparare ad aprire bene la bocca per oltrepassare il capezzolo e afferrare una buona porzione dell'areola. Potresti dover sperimentare diverse posizioni per trovare quale sia la più comoda per voi due, oltre che la più efficace. 

    Allattare presto e spesso
    Organizzati in modo da poter allattare il più presto possibile dopo il parto e almeno ogni 2-3 ore dopo il parto, per i primi giorni, almeno finché la produzione non si sia avviata e il bambino abbia cominciato ad attaccarsi con efficacia. In questo modo potrai prevenire un eventuale ingorgo e consentirà al tuo bambino di esercitarsi a poppare prima che la produzione aumenti di volume. Fare molta pratica finché il seno della mamma è morbido, spesso aiuta il bambino a poppare bene anche quando il seno diventerà più turgido (e un capezzolo piatto in questa situazione è difficile da trovare).

    Curare bene l'attacco
    Puoi vedere
    il nostro Video sull'attacco corretto o leggerenumerosi articoli a riguardo, cliccando sul tag "attacco corretto" in fondo alla pagina.

    Calmare il bambino quando è agitato
    Il bambino non deve considerare l'allattamento come un momento di disagio, se si innervosisce interrompi subito la poppata e cerca di calmarlo: offrirgli un dito da succhiare, muoviti, cullalo o cantagli qualcosa. Aspetta che si sia calmato prima di riprovare, altrimenti non riesce a collaborare e diventa un momento molto frustrante per entrambi.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • È importante assicurarsi che il bambino si attacchi sempre bene in profondità, prendendo buona parte dell’areola in modo che il capezzolo arrivi in fondo al palato.

    Quando il capezzolo è piatto o introflesso l’attacco profondo potrebbe essere difficile da concretizzare, ma è possibile usare varie tecniche, che qui di seguito descriviamo, per aiutare il bambino ad avere un migliore attacco: ovviamente puoi utilizzare quella o quelle che funzionano meglio nel tuo caso.

    Stimolazione del capezzolo prima della poppata
    Se riesci ad afferrare il capezzolo, stringilo tra l'indice e il pollice e muovi le dita avanti e indietro per un minuto o due. Puoi anche sfiorarlo rapidamente con una pezzuola imbevuta di acqua fredda o con del ghiaccio avvolto in un telo: questo metodo dovrebbe facilitare la protrusione del capezzolo, ma è importante non eccedere nell'uso del ghiaccio perché influenza negativamente il riflesso di emissione.

    Tirare il tessuto del seno durante l'attacco
    Con la mano con la quale reggi il seno durante la poppata (il pollice sopra e le dita sotto al seno e lontani dall'areola) tira leggermente la pelle verso la cassa toracica per favorire la protrusione del capezzolo.

    Paracapezzolo
    Il paracapezzolo è una tettarella in silicone flessibile e sottile che si posa sopra al capezzolo. Grazie ai forellini sulla punta, consente la fuoriuscita del latte. Se gli altri metodi non portano alcun risultato, il paracapezzolo può aiutare il bambino ad attaccarsi e poppare, stimolando il palato quindi attivando il suo riflesso di suzione. I paracapezzoli andrebbero utilizzati con l'aiuto di una Consulente per l'allattamento, perché un uso scorretto può creare difficoltà.

    Modellatori del capezzolo
    Li abbiamo descritti in Come posso trattare i capezzoli piatti o introflessi?

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • A volte potrebbe succedere che tu porti il bambino dal medico dopo una settimana dal parto e il dottore ti dice che il tuo bambino sta ancora perdendo peso e che devi dargli un’aggiunta di formula.
    Ipotizziamo che il tu e il tuo bambino siate stati dimessi dall’ospedale in seconda giornata, lui ha perso peso e tutti ti dicono che questo è del tutto normale. Arrivata a casa l’allattamento ha qualche difficoltà iniziale ma poi ti accorgi che inizia ad andare meglio perché senti il tuo bambino deglutire, i pannolini sporchi di cacca sono almeno tre e sono anche bagnati di pipì.
    Ovviamente sentirsi dire che il bambino è ancora calato può far andare in crisi le mamme. In questi casi può essere di aiuto conoscere la sindrome del sorriso.
    La tabella di crescita di un bambino che perde peso e poi comincia a crescere dovrebbe avere la forma di un sorriso: la curva piega verso il basso quando il bimbo perde peso poi verso l’alto quando lo acquista. Se il tuo bambino è stato pesato nella parte alta della “curva del calo” prima della dimissione, e pesato di nuovo dove la “curva della crescita” ha appena cominciato a puntare verso l’alto, il segmento che collega questi punti dovrebbe avere questo aspetto:

    curvasorriso conlogo

     

    Noterai che, guardando solo la linea che collega i due punti, sembra che il tuo bambino stia perdendo peso anche se, al contrario, ha cominciato a crescere bene. Praticamente considerare due soli punti sulla tabella di crescita non aiuta a capire se vada tutto bene.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • IN LAVORAZIONE...

    Nelle prime settimane, una posizione corretta sia della mamma che del bambino è molto importante per evitare dolori ai capezzoli e consentire al bambino di poppare bene. Le domande legate alle irritazioni ai capezzoli sono tra le più frequenti che le mamme rivolgono alle consulenti de La Leche League e la posizione e l'attacco corretto del bambino al seno contribuiscono a risolvere molti di questi problemi.
    Come avrai notato, questa pagina è piuttosto lunga. Le mamme allattano da sempre, ma come spesso accade, ci vogliono molte parole per descrivere compiti apparentemente semplici. Le consulenti de LLL hanno una grande esperienza nel guidare le mamme a trovare la posizione corretta.

    Se la preparazione all'allattamento ti sembra un'impresa difficilissima, contatta la Consulente più vicina per avere le informazioni e il sostegno necessari a rendere le cose più facili.

    Come trovare la posizione ideale

    Trova una posizione comoda per te, che assicuri un solido sostegno alla schiena, quindi appoggia in grembo dei cuscini per sostenere le braccia e posa i piedi su un poggiapiedi o su un grosso libro.

    Accosta il bambino a te, in modo tale che non debba girare la testa per arrivare al seno e abbia le anche flesse. La bocca e il naso devono essere rivolti verso il capezzolo.

    Se è possibile, chiedi a qualcuno che ti passi il bambino dopo aver trovato una posizione comoda. (Vedi altri dettagli nella sezione "Un passo avanti".)

    Sostieni il seno per evitare che prema sul mento del bambino, che deve essere ben appoggiato al seno. (Vedi oltre la sezione su "Come sostenere il seno".)

    Attacca il bambino al seno. Stimolalo ad aprire bene la bocca e avvicinalo a te sostenendogli la schiena (non la testa) e facendo in modo che il mento si appoggi bene al seno. Anche il suo nasino riuscirà a toccare il seno.

    E ora goditi questo momento!

    Se avverti dolore, stacca delicatamente il bambino e riprova. Nelle prime settimane, può essere necessario ripetere più volte questa sequenza. Con un po' di esercizio, e in sintonia con il tuo bambino, troverai la tecnica più adatta a voi. Man mano che acquisisci esperienza nell'allattamento, scoprirai molte posizioni alternative, che potrai utilizzare nelle diverse poppate. Purché tu sia comoda e il bambino riesca a succhiare bene, puoi scegliere la posizione che ti è più congeniale. Prova le quattro posizioni illustrate di seguito. Ricorda: indipendentemente dalla posizione, è molto importante portare il bambino alla stessa altezza del capezzolo. Se la posizione ti costringe a chinarti verso il bambino, rischi di provocare dolore alla schiena, stiramenti al collo o alle spalle o irritazioni ai capezzoli.

    La posizione tradizionale

    Questa posizione è la più usata dopo le prime settimane mentre all'inizio, la presa di transizione (vedi oltre) ti garantisce maggiore controllo.
    Quando allatti tenendo il bambino in braccio o in grembo, questi deve giacere sul fianco, con le spalle allineate alle anche e la bocca alla stessa altezza del capezzolo. Soprattutto nei primi tempi, è consigliabile usare uno o più cuscini per portare il bambino alla giusta altezza e allo stesso tempo sorreggere gomiti e avambracci.
    Sostieni il seno con le prese a "U" o a "C" descritte di seguito nella sezione "Come sostenere il seno".
    La testa del bambino appoggerà sul tuo avambraccio mentre la sua schiena si troverà tra l'avambraccio e il palmo della tua mano.
    Guardando verso il basso, vedrai il fianco del bambino. La sua bocca dovrebbe coprire almeno un centimetro dell'areola (la zona scura attorno al capezzolo). Verifica inoltre che l'orecchio, la spalla e le anche del bambino siano ben allineati.
    Nei primi giorni, la testa e il sederino del bambino devono infatti trovarsi alla stessa altezza.

    La presa di transizione

    Nel corso delle prime settimane, molte mamme trovano molto utile questa variante della posizione tradizionale. In questa posizione, il bambino è sostenuto da un cuscino che lo porta alla stessa altezza del capezzolo. Usa dei cuscini anche per sostenere gomiti e braccia, per non dover sorreggere il peso del bambino e non stancarti durante la poppata.
    Se ti stai preparando ad allattare con il seno sinistro, sostieni il seno con la mano sinistra usando la presa a "U". (V. oltre sezione "Come sostenere il seno".)
    Appoggia delicatamente la mano destra dietro alle orecchie e al collo del bambino, con indice e pollice dietro a ciascun orecchio. Il collo del bambino è quindi appoggiato tra il pollice, l'indice e il palmo della tua mano, che formano una specie di "secondo collo". Il palmo della tua mano si trova invece tra le scapole del bambino.
    Assicurati che fin dall'inizio la sua bocca sia molto vicina al capezzolo.
    Quando il bambino spalanca la bocca, spingilo verso di te con la mano destra.
    La bocca del bambino coprirà almeno un centimetro dell'areola.  

    La presa sottobraccio

    Questa posizione (nota anche come presa "da rugby") è ottima per una mamma che ha subito il parto cesareo, perché il bambino è lontano dalla ferita. La maggior parte dei bambini apprezza molto questa posizione, che è molto utile anche nel caso in cui la mamma abbia un forte riflesso di eiezione (o discesa), perché il bambino in questo modo riesce a gestire molto più facilmente il flusso di latte.
    Nella presa sottobraccio, sostieni la testa del bambino con la mano, mentre la sua schiena è appoggiata al tuo braccio, posto lungo il fianco, e con l'altra mano sostieni il seno con una presa a "C". (Vedi "Come sostenere il seno", più avanti.)
    Il volto del bambino si trova di fronte a te, con la bocca all'altezza del capezzolo.
    Il bambino ha le gambe e i piedini sotto al tuo braccio, con le anche flesse e le gambe allungate contro lo schienale a cui sei appoggiata, con le piante dei piedi rivolte al soffitto. (Questo gli impedisce di spingersi facendo forza contro lo schienale).
    Anche in questo caso, i cuscini possono aiutare a tenere il bambino nella posizione corretta.  

    Allattare sdraiate

    Molte mamme trovano che questa posizione sia molto comoda, soprattutto di notte.
    Mamma e bambino giacciono di fianco, l'una di fronte all'altro. Puoi mettere dei cuscini dietro la schiena e dietro o tra le ginocchia, per stare più comoda e un cuscino o una coperta ripiegata dietro la schiena del bambino per sorreggerlo ed evitare che rotoli sul fianco.
    Invece del cuscino, puoi anche reggere la schiena del bambino con il braccio. Se tiene le anche flesse e orecchio, spalla e fianco allineati, il bambino riuscirà a poppare più facilmente.
    Alcune mamme trovano che sia molto utile fare un po' di pratica con questa posizione durante il giorno.        

    Come sostenere il seno

    Mentre tieni il bambino in una delle posizioni descritte in precedenza, potresti aver bisogno di sorreggere il seno con la mano libera, evitando che il peso delle mammelle gravi sul mento del bambino e facilitandogli la poppata.

    La presa a "C": vedi sopra, l'illustrazione della posizione tradizionale e le foto a sinistra. Sostieni il seno mettendo sopra il pollice – ben lontano dall'areola – e le altre dita al di sotto. Le dita devono essere  tenute ben lontane anche dalla bocca del bambino. Questa presa è utile quando si sceglie la posizione sottobraccio o la  posizione tradizionale.

    La presa a "U": appoggia  le dita di piatto sotto al seno, con l'indice nella piega che si forma tra il seno e la cassa toracica. Lascia cadere il gomito in modo che il seno sia sostenuto tra il pollice e l'indice. Il pollice si troverà sul lato esterno del seno mentre le altre dita saranno sul lato interno. Questa presa è particolarmente utile quando si allatta nelle posizioni tradizionale e di transizione  

    Il bambino è attaccato bene?

    Al momento di attaccare il bambino, usa il capezzolo per solleticargli il labbro. Questo lo stimolerà ad aprire bene la bocca (come quando sbadiglia). Direziona il capezzolo verso il palato del bambino e avvicinalo a te facendo in modo che il mento si appoggi al seno.
    Come verificare che l'attacco del bambino sia corretto: il suo naso sfiora il seno ha le labbra ripiegate verso l'esterno la sua bocca copre almeno un centimetro della zona attorno alla base del capezzolo. Se l'attacco risulta scomodo o doloroso, inserisci delicatamente il dito nell'angolo della bocca del bambino per staccarlo e riprova.
    Quando si offre il seno al bambino, inizialmente succhierà senza deglutire, mentre posiziona il capezzolo in bocca e "segnala" al seno di essere pronto per l'emissione del latte.
    Non appena riceve il latte, vedrai mandibola e mascella in movimento, fino all'orecchio e gli vedrai fremere le tempie. Inoltre lo sentirai deglutire prima rapidamente, poi più lentamente, man mano che il suo appetito viene soddisfatto.  

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Nei primi giorni, le poppate frequenti e l’attacco efficace (vedi il video sull’attacco efficace qui) contribuiscono all’aumento del numero dei recettori della prolattina.

    La particolarità del ruolo dei recettori è di essere presenti sulle pareti delle cellule degli alveoli, protagonisti nella produzione di latte, e di permettere alla prolattina presente nel sangue di muoversi attraverso di loro e stimolare la produzione.
    Solo quando gli alveoli non sono pieni di latte le pareti sono libere e i recettori riescono ad essere contattati dalla prolattina per poter continuare ad aumentare la produzione.

    Poppate frequenti e svuotamento del seno nelle prime settimane dal parto saranno in grado di aumentare il numero dei recettori.
    Questo periodo - che mediamente dura 40 giorni - viene chiamato periodo di calibrazione.
    Anche nel caso in cui la calibrazione non sia stata perfetta, sarà comunque possibile recuperare con la stimolazione del seno attraverso frequenti rimozioni di latte.

    Il bambino ha bisogno di poppate frequenti per stabilire la relazione con la mamma (calore, protezione, consolazione, tranquillità, sguardo…)  tanto quanto ha bisogno di nutrirsi. Assecondando le sue richieste frequenti, la mamma potrà comprendere più facilmente i bisogni del suo bambino.

    Puoi approfondire tutti gli aspetti dell’anatomia del seno al lavoro in questo articolo Anatomia di un seno al lavoro.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Congratulazioni: avete un bambino! Che cosa meravigliosa!

    La maggior parte delle mamme è in grado di produrre latte, anche in minima quantità.

    Molte madri adottive riescono ad indurre la lattazione usando un tiralatte ogni 2 - 3 ore, sia prima sia dopo l'arrivo del bambino. Occorre prepararsi nei giorni precedenti l'arrivo del bambino, con un processo di costante stimolazione del seno. Alcune ricorrono ad uno strumento chiamato DAS(Dispositivo di Alimentazione Supplementare) e che consiste in una bottiglietta da riempire con latte artificiale e appendere al collo. Alla bottiglietta sono collegati due tubicini che si fissano sopra il capezzolo (è anche possibile costruirlo in casa, puoi vedere come si fa nella sezione dei Video). In questo modo, il bambino riceve nutrimento a sufficienza e contemporaneamente stimola il corpo della mamma a produrre latte. Infatti, quanto più il seno viene stimolato – vuoi da un tiralatte o dal bambino stesso – maggiore è la probabilità che riesca a produrre latte.

    Se il bambino adottato è più grandicello, la questione si complica un po'. Alcuni piccoli sono ormai abituati a bere dal biberon e si rifiutano di poppare. Si tratta di bambini che forse non sono interessati a provare cose nuove. Ma ogni bambino è una storia a sé: non bisogna far altro che provare e vedere come risponde il bambino.

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • La produzione di latte è determinata dalla frequenza ed efficacia delle poppate.

    La suzione del bambino determina il rilascio da parte dell’ipofisi degli ormoni prolattina e ossitocina: il primo è coinvolto nella produzione di latte. Il secondo causa delle contrazioni muscolari all’interno del seno, che spremono il latte nei dotti lattiferi fino al capezzolo in modo che il bambino possa assumerlo (riflesso di emissione).
    L’ossitocina che attiva la “spremitura” degli alveoli, arricchisce il latte di grassi. È importante lasciare che il bambino si alimenti ad un seno fino a che non si stacca da solo, proprio perché sarà lui a deciderne la sazietà, per poi passare all’altro seno se ce n’è ancora bisogno.

    Ecco alcuni fattori che NON influiscono sulla produzione di latte e che sono vecchi miti:

    • bere molto, oltre al proprio senso di sete
    • “bere latte perché fa latte”
    • mangiare alimenti particolari
    • aspettare un determinato intervallo fra una poppata e l’altra

    Essi vengono ancora considerati utili quando in realtà il meccanismo di produzione è regolato esclusivamente dalla rimozione efficace e frequente del latte dal seno.

    Talvolta il riflesso di emissione del latte è inibito da eventi stressanti, che bloccano l'ossitocina e quindi non facilitano la fuoriuscita di latte. Possono essere dei forti spaventi, dei lutti, degli attacchi di rabbia, o momenti di estrema preoccupazione, di dolore fisico o anche di forte stanchezza. Per questo si sente dire che uno spavento "fa andare via il latte": in realtà il latte non sparisce definitivamente, semplicemente non riesce ad uscire perché, in qualche modo è momentaneamente "bloccato" dagli ormoni.

    Per uscire da questa situazione è importante attaccare comunque il bambino al seno, trovare dei momenti sereni per mamma e bimbo, cercare di riposare e rilassarsi il più possibile per permettere al latte di uscire con più facilità. Questo permetterà di non diminuire il latte prodotto e proseguire con l’allattamento.

    Puoi approfondire tutti gli aspetti dell’anatomia del seno al lavoro in questo articolo Anatomia di un seno al lavoro.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Inizialmente il corpo materno non sa di quanto latte avrà bisogno il bambino (quel bambino!) e pertanto, nelle prime settimane di vita, allattandolo frequentemente, almeno tra 8 e 12 volte nell’arco delle 24 ore, la produzione si stabilizzerà sui suoi effettivi bisogni. Ciò avviene secondo il principio della domanda e dell’offerta stimolando un’abbondante produzione di latte.

    Successivamente, dopo il primo mese, la produzione di latte è maggiormente influenzata dal maggior drenaggio del seno che dalla frequenza delle poppate; infatti se il seno è pieno più la velocità di produzione rallenta e al contrario più il seno viene svuotato maggiore è la velocità di produzione del latte.
    Un altro fattore di cui tener conto nella gestione dell’allattamento è la capacità che ha il seno di immagazzinare latte tra le poppate.
    È un fattore che cambia da mamma a mamma, da seno a seno, a volte anche tra un seno e l’altro della stessa madre; di conseguenza può essere molto vario. La cosa importante da sapere è che questa capacità non dipende dalle dimensioni del seno, anche se la taglia è uno dei fattori coinvolti nell’immagazzinamento.
    In pratica una madre con un seno grande che abbia una capacità d’immagazzinamento grande, potrebbe poter attendere più a lungo tra una poppata e l’altra prima di allattare o svuotare il seno. Una madre con un seno di dimensioni inferiori potrebbe avere una capacità d’immagazzinamento minore e quindi avrà bisogno di allattare più spesso per svuotare e calibrare la produzione. In questo modo potrà anche ridurre la sensazione di tensione dovuta al frequente riempimento del seno per non incorrere in un rallentamento della produzione.

    La capacità di immagazzinamento non ha nulla a che vedere con la produzione di latte: seni piccoli sono in grado di produrre latte allo stesso modo dei seni grandi ma a volte portano a gestioni diverse dell'allattamento.

    Puoi approfondire tutti gli aspetti dell’anatomia del seno al lavoro in questo articolo Anatomia di un seno al lavoro.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • 1. Attaccare il bambino al seno  

    Un video del prestigioso Global Health Media Project (tradotto in italiano da LLL) che mostra perché un buon attacco sia fondamentale per il successo dell'allattamento.


     

    2. Il tuo bambino sta ricevendo abbastanza latte?

    Ecco un altro video del prestigioso Global Health Media Project (sempre tradotto in italiano da LLL): offre risposte ad una domanda che molte mamme si pongono: "Il tuo bambino sta ricevendo abbastanza latte?"



    3. Come spremere manualmente il latte dal seno


    4. Cosa fare per il dolore ai capezzoli


    5. Come trattare l’edema da montata lattea


    6. Il metodo della bottiglia

    ATTENZIONE!!! PRIMA DI APPOGGIARE AL SENO LA BOTTIGLIA SVUOTARE DALL'ACQUA E POI RAFFREDDARE IL COLLO E LA BOCCA DELLA BOTTIGLIA CON ACQUA FREDDA PER EVITARE USTIONI.


    7. Come costruire e usare un DAS, dispositivo di alimentazione supplementare

     


    8. Come agevolare un attacco efficace


     

    9. Ottenere il massimo dall'estrazione con il tiralatte


     

    10. Portare il tuo bambino pelle-a-pelle



    11. Nutrire il tuo bambino con un bicchierino

     

    Visitate il sito http://globalhealthmedia.org/videos/ e godetevi anche gli altri utilissimi video (in inglese... per ora!).