• COMUNICATO STAMPA

    Oggi è la Giornata Internazionaledei neonati prematuri

     LATTE DI MAMMA, 

    OGNI GOCCIA CONTA!

    L’allattamento è il nutrimento fisiologico per ogni bambino sano, nato a termine e di peso adeguato. Quando il bambino è malato, prematuro o di basso peso, il latte materno può veramente fare la differenza.

    Gabriele fra il calore di mamma Alessandra e papà Francesco 

    Il 17 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale del neonato prematuro. La Leche League ha realizzato, in collaborazione con alcuni reparti ospedalieri, un dépliant di informazioni per la mamma del bambino prematuro che – assediata da mille fondate preoccupazioni sulla salute del suo bambino – può non avere ben chiara l’importanza del suo latte.

    TIRARSI IL LATTE - INFORMAZIONI E SOSTEGNO

    PER LE MAMME CHE DESIDERANO ALLATTARE

    Tutte le mamme che allattano hanno bisogno di sostegno, ed è comprovato da numerosi studi scientifici che quando è adeguatamente sostenuto , l’allattamento è più diffuso e di maggior durata; ma le mamme di un bambino ospedalizzato hanno ancor più bisogno di sostegno, così come il loro bambino necessita di un latte materno che li protegga il più possibile, con anticorpi creati appositamente per la loro situazione, dagli agenti patogeni esterni. La mamma è in grado di creare queste difese attraverso il latte, semplicemente rimanendo al fianco del neonato e frequentandone gli stessi ambienti.

    Ecco perchéLa Leche League ha preparato anche una locandina da esporre nei reparti di terapia intensiva. Depliant e locandina saranno a disposizione dal sitowww.lllitalia.org per le mamme che ne facciano richiesta a La Leche League.

    Allattare è il primo gesto di salute, l’esperienza deLa Leche Leaguenegli anni a stretto contatto con le mamme e le loro famiglie lo conferma.La Leche Leagueesiste da 60 anni nel mondo e da 35 anni in Italia, ed ha creato e diffuso una rete sociale, presente nelle singole realtà in modo concreto e visibile, vicina alle donne, affinché il sostegno sia davvero “da mamma a mamma”.

    Per informazioni su La Leche League-Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 340 9126893 Per scaricare l'opuscolo "Latte di mamma - Ogni goccia conta" in pdf clicca qui

  • Da Bulletin n. 6 - 1995. Pubblicato in Da mamma a mamma  n. 49, autunno 1997

    Alla 31ª settimana nacquero i nostri gemellini con il cesareo e l'anestesia peridurale.

    Felice che durante l'operazione ero potuta rimanere sveglia, sentii piangere (pianissimo) tutti e due i bambini e potei vederli per un secondo prima che li portassero nel reparto rianimazione. Da quel momento cominciarono per il mio compagno e per me momenti di paura e speranza: Thomas, 1120 g e Christina, 1200g, sarebbero sopravvissuti? Christina venne intubata per cinque ore perché dopo cinque respiri aveva cominciato a rantolare. Il secondo giorno cominciai a tirarmi il latte e le prime gocce gli furono subito date.

    Dopo essere uscita dall'ospedale andavo sempre a trovare i nostri due bambini. Passai molto tempo con loro due poggiati sul mio petto. Anche il mio compagno mi accompagnò spesso. Dopo due settimane li misero tutti e due nella stessa incubatrice. Io ero felice perché sapevo che ora si facevano compagnia a vicenda quando non c'ero io.

    Secondo i consigli della mia amica Consulente ogni giorno mettevo il mio mignolo nelle loro bocche per tener vivo il riflesso di suzione. Spesso li avvicinavo al capezzolo e spruzzavo loro qualche goccia di latte in bocca. Passarono 25 giorni finché potei cominciare ad allattare io stessa. Non riuscirono a prendere neanche 10 ml. Dopo un mese dalla nascita li attaccai insieme mentre erano sdraiati sul lettino e così funzionò bene per un bel po' di tempo.

    Poco prima che fossero dimessi dall'ospedale ebbi un'influenza intestinale molto forte per cui fui costretta a rimanere a letto. Nel frattempo vennero allattati con il biberon. La conseguenza fu che Christina si dimenticò come si ciucciava al seno. Con 2040 e 2100 g la nostra coppietta tornò a casa e con tanta pazienza riuscii di nuovo a far attaccare al seno Christina. Quando Thomas si ammalò assegnai un seno per uno. Anche il tempo delle coliche passò dando loro spesso il seno e passeggiandoli nel marsupio o nella fascia portabebè.

    Il risultato dell'ultima visita medica è stato buono. L'ernia ombelicale e inguinale di nostro figlio e l'ostruzione delle tube lacrimali di nostra figlia sono guarite senza cure mediche. I bambini hanno ora più di sei mesi e pesano più di sei chili e mezzo.
    Sono felice di aver vissuto questa esperienza di allattamento insieme ai miei bambini. Comunque non so se ce l'avrei fatta senza l'aiuto morale del mio compagno che mi è stato vicino costantemente per superare questo periodo di tempo bello ma difficile.
    B. M.

    Traduzione di Patrizia Antimi

  • Di S. C. Da Da mamma a mamma n. 48, estate 1997

  • Di P. A. Da Da mamma a mamma n. 45, estate 1996

  • Di L. M. Da Da mamma a mamma n. 42, inverno 1995

  • Non granché di diverso da quello che deve fare la mamma di un bambino nato a termine che voglia lasciare una dose di latte di scorta.   Le linee guida dell’AIBLUD, (Associazione Italiana Banche del Latte Umano Donato), che trovate al link www.aiblud.com/wp-content/uploads/2016/10/blud.pdf, prescrivono ovviamente di lavarsi le mani accuratamente prima di tirare il latte, lavando con acqua calda e sapone e risciacquando bene tutto ciò che si adopera per l’estrazione. Aggiungono di lavare il seno con semplice acqua corrente o con una garza sterile imbevuta d’acqua.

    Per tirarsi il latte, la mamma può utilizzare la spremitura manuale, il tiralatte manuale o quello elettrico. Tante mamme hanno trovato magico tirarsi il latte guardando un’immagine del loro bambino o tenendo davanti a sé un suo piccolo indumento. Funziona!

    Per la raccolta del latte si possono usare sia contenitori di vetro sia di plastica rigida, ma non i sacchetti morbidi in polietilene (che riducono alcune componenti del latte umano e si rompono facilmente). Quando poi la raccolta del latte è terminata, il contenitore sterile deve essere messo subito sotto l’acqua corrente per raffreddare il latte, dopo di che può essere messo in frigorifero - se verrà trasportato all’ospedale entro la giornata - oppure in freezer. Al latte conservato in frigo può esser aggiunto altro latte tirato in un altro momento purché siano alla stessa temperatura (non unire mai latte appena tirato con latte già freddo) e il contenitore va posto nella parte più fredda del frigorifero, cioè lontano dallo sportello. 

    Fate dosi piccole, i primi tempi, il vostro bambino piccino ha uno stomaco proporzionato alle sue misure. Il latte va messo in freezer non oltre le 24 ore dalla prima estrazione, e poiché aumenta di volume, non bisogna riempire troppo i contenitori, lasciando sempre almeno un quarto di spazio vuoto. I contenitori dovrebbero essere messi a loro volta in contenitori più grandi che li tengano separati dagli altri alimenti.

    Per trasportare il latte da casa all’ospedale, infine, se il latte è congelato, non va usato ghiaccio comune ma borse termiche, ghiaccio secco o pacchetti refrigeranti. Il latte, infatti, congela a una temperatura inferiore a quella dell’acqua, e durante il trasporto il ghiaccio potrebbe far alzare la temperatura del latte congelato.  

    Detto tutto questo, il latte per un prematuro più è fresco meglio è.  Se ce n’è la possibilità, quindi, chiedete di tirarvi il latte in ospedale per darlo subito al vostro bambino.

    Ricordatevi sempre che ogni goccia conta! Anche un solo cucchiaino può fare la differenza.

     

    Puoi trovare la tabella dei tempi di conservazione del latte materno cliccando qui

     

  • Prima di decidere se è necessario acquistare un tiralatte e scegliere il modello, è importante avere chiaro l'uso che si intende farne.

    Infatti, ci sono donne che hanno capito di non avere bisogno di un tiralatte dopo avere scoperto quanto sia facile portare con sé un bambino allattato. Altre mamme invece devono lasciare il bambino per alcune ore durante il giorno e hanno in qualche modo bisogno di tirarsi il latte. E altre ancora si trovano perfettamente a proprio agio tirandosi il latte manualmente.

    Se hai effettivamente bisogno di un tiralatte, puoi scegliere tra molti tipi disponibili. Scegliere il tiralatte più adatto è un po’ come scegliere una borsa: ci sono molti tipi e modelli, e quello che va bene per una donna non è necessariamente il meglio per un’altra. Alcuni aspetti da considerare quando si deve scegliere un tiralatte sono il costo, la facilità di trasporto e di uso e l’efficacia.

    I tiralatte manuali, più utili per chi si toglie il latte occasionalmente, di solito sono facili da utilizzare, sono piuttosto piccoli e facili da portare con sé. Alcuni richiedono due mani, altri funzionano solo con una mano. I tiralatte manuali con la pompetta in gomma, che ricordano il clacson di una bicicletta, NON sono consigliati.

    Ci sono anche piccoli tiralatte elettrici di varie marche, alimentati a batterie o con un trasformatore. Sono tutti piuttosto piccoli e maneggevoli, ma non tutti sono silenziosi.

    Quando c’è bisogno di spremere grandi quantità di latte in poco tempo, forse è meglio utilizzare tiralatte elettrici automatici di normali dimensioni, detti anche tiralatte professionali e disponibili anche negli ospedali per le mamme con bimbi ricoverati. Essi riproducono più fedelmente il ciclo di suzione-rilascio caratteristico del bambino, mentre nei tiralatte più piccoli l'aspirazione è continua. Molte donne che li hanno usati riconoscono che sono molto pratici e silenziosi anche se non particolarmente comodi da portare con sé. Di solito possono essere noleggiati in farmacia, nelle sanitarie, talvolta in negozi per bambini: si prende in prestito il motore, mentre tutti i pezzi che vengono a contatto con il corpo della mamma e con il latte devono essere acquistati e rimangono alla mamma (in qualche modello la parte acquistata per l'uso personale può diventare un tiralatte manuale portatile). Il loro costo è variabile in base al tempo che si utilizzano, perché oltre al costo perl'acquisto dei pezzi per l'uso personale, c'è da pagare una quota giornaliera per il noleggio.

    Un’altra possibilità per le madri che necessitano di estrarsi il latte in modo costante è rappresentata dai tiralatte elettrici automatici di nuova generazione. Questi ultimi sono piuttosto cari e sono destinati dalle case produttrici ad un utilizzo esclusivamente personale. Sono contenuti in valigette dal design accattivante e sono dotati di tutti gli accessori necessari per estrarre il latte da entrambi i seni contemporaneamente. Sono ideali per le madri che lavorano fuori casa.

    In genere, nei casi in cui sia necessario aumentare sensibilmente la produzione e in cui il bambino nonfornisca un'adeguata stimolazione al seno (nel caso di un bambino prematuro o in altre situazioni in cui il bambino non poppi affatto o non poppi efficacemente) i tiralatte doppi elettrici di tipo ospedaliero (quelli noleggiabili) sono i più adatti.

    Per facilitare la scelta, potrebbe essere utile parlare con altre mamme per scoprire se abbiano avuto bisogno di un tiralatte e quale abbiano usato. Chiedi loro quali funzioni si siano rivelate più utili e quali difetti abbiano rilevato.

    Tieni presente che in genere i tiralatte sono considerati prodotti di utilizzo esclusivo e personale e che a causa del rischio di contaminazione (è possibile che il latte aspirato venga in contatto con le parti meccaniche interne che non possono essere sterilizzate) non devono essere prestati o presi in prestito, adeccezione dei tiralatte manuali del tipo che può essere sottoposto a trattamento in autoclave e dei tiralatte elettrici professionali.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Prima di decidere se è necessario acquistare un tiralatte e scegliere il modello, è importante avere chiaro l'uso che si intende farne.

    Infatti, ci sono donne che hanno capito di non avere bisogno di un tiralatte dopo avere scoperto quanto sia facile portare con sé un bambino allattato. Altre mamme invece devono lasciare il bambino per alcune ore durante il giorno e hanno in qualche modo bisogno di tirarsi il latte. E altre ancora si trovano perfettamente a proprio agio tirandosi il latte manualmente.

    Se hai effettivamente bisogno di un tiralatte, puoi scegliere tra molti tipi disponibili. Scegliere il tiralatte più adatto è un po’ come scegliere una borsa: ci sono molti tipi e modelli, e quello che va bene per una donna non è necessariamente il meglio per un’altra. Alcuni aspetti da considerare quando si deve scegliere un tiralatte sono il costo, la facilità di trasporto e di uso e l’efficacia.

    I tiralatte manuali, più utili per chi si toglie il latte occasionalmente, di solito sono facili da utilizzare, sono piuttosto piccoli e facili da portare con sé. Alcuni richiedono due mani, altri funzionano solo con una mano. I tiralatte manuali con la pompetta in gomma, che ricordano il clacson di una bicicletta, NON sono consigliati.

    Ci sono anche piccoli tiralatte elettrici di varie marche, alimentati a batterie o con un trasformatore. Sono tutti piuttosto piccoli e maneggevoli, ma non tutti sono silenziosi.

    Quando c’è bisogno di spremere grandi quantità di latte in poco tempo, forse è meglio utilizzare tiralatte elettrici automatici di normali dimensioni (detti anche tiralatte professionali, disponibili anche negli ospedali per le mamme con bimbi ricoverati), che riproducono più fedelmente il ciclo di suzione-rilascio caratteristico del bambino, mentre nei tiralatte più piccoli l'aspirazione è continua. Molte donne che li hanno usati riconoscono che sono molto pratici e silenziosi anche se non particolarmente comodi da portare con sé. Di solito possono essere noleggiati (si prende in prestito il motore, mentre tutti i pezzi che vengono a contatto con il corpo della mamma e con il latte devono essere acquistate) e il loro costo è variabile.

    Un’altra possibilità per le madri che necessitano di estrarsi il latte in modo costante è rappresentata dai tiralatte elettrici automatici di nuova generazione. Questi ultimi sono piuttosto cari e sono destinati dalle case produttrici ad un utilizzo esclusivamente personale. Sono contenuti in valigette dal design accattivante e sono dotati di tutti gli accessori necessari per estrarre il latte da entrambi i seni contemporaneamente. Sono ideali per le madri che lavorano fuori casa.

    In genere, nei casi in cui sia necessario aumentare sensibilmente la produzione, o per tirarsi il latte per un bambino prematuro o in altre situazioni in cui il bambino non poppa quindi non fornisce un'adeguata stimolazione al seno, i tiralatte doppi elettrici di tipo ospedaliero (noleggiabili) sono i più adatti.

    Per facilitare la scelta, potrebbe essere utile parlare con altre mamme per scoprire se abbiano avuto bisogno di un tiralatte e quale abbiano usato. Chiedi loro quali funzioni si siano rivelate più utili e quali difetti abbiano rilevato.

    Tieni presente che in genere i tiralatte sono considerati prodotti di utilizzo esclusivo e personale e che a causa del rischio di contaminazione (è possibile che il latte aspirato venga in contatto con le parti meccaniche interne che non possono essere sterilizzate) non devono essere prestati o presi in prestito, adeccezione dei tiralatte manuali del tipo che può essere sottoposto a trattamento in autoclave e dei tiralatte elettrici professionali.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Se il tuo bambino non è ancora in grado di attaccarsi efficacemente al seno, puoi provare a nutrirlo con un bicchierino o una tazzina. Esistono bicchierini morbidi fatti apposta per i neonati prematuri o di basso peso, ma il tappo di un biberon, un bicchiere da liquore o una tazzina da caffè sono ugualmente efficaci, purché non abbiano i bordi taglienti.

     

    Bicchierino o tazzina

    Questo metodo richiede un po’ di pratica e molta pazienza, ma è efficace e sicuro, una volta che avrai imparato come fare.

    Nutri il tuo bambino ogni volta che mostra segnali di fame.

    Lavati le mani; versa la quantità di latte che serve al tuo bambino in un bicchierino o in una tazzina. L’obiettivo non è che il tuo bambino beva, ma che lecchi il latte.

    Avvolgi il tuo bambino in modo da mantenerlo caldo e sicuro. Tienilo in una posizione quasi verticale, sulle tue ginocchia, sostenendogli la testa e il collo con la mano.

     

     

    Bicchierino o tazzina bAppoggia delicatamente il bicchierino sul labbro inferiore del tuo bambino e inclina il bicchierino fino a quando il latte raggiunge il bordo, poi lascia che sia il bambino a prendere il latte, leccandolo, come fanno i gattini.

    Lui sarà in grado di decidere il ritmo delle leccate; ogni tanto farà delle pause. Assecondalo e aspetta che riprenda, mantenendogli il bicchierino appoggiato sul labbro inferiore e il latte a livello del bordo.

    Osserva quando ti darà qualche segnale di sazietà. Potrebbe addormentarsi, oppure potrebbe chiudere la bocca; allora togli il bicchierino.

    L’alimentazione con il bicchierino o con la tazzina dovrebbe essere comoda per il tuo bambino. Fai attenzione a non premere sul suo labbro inferiore o a posizionare il bicchierino troppo all’interno della sua bocca.

    Tienilo sempre in posizione quasi eretta; ricorda che non deve mai essere nutrito da disteso. Non versargli mai il latte direttamente in bocca e non cercare di nutrirlo se sta dormendo.

    Se hai un bambino prematuro o di basso peso, o se vuoi dare un’aggiunta con il bicchierino o con una tazzina, ricorda che puoi sempre contattare una Consulente de La Leche League per sostegno e informazioni.

    Cliccando qui puoi vedere il bellissimo video del “Banco de Leite Humano de Meringà” che mostra una bambina nutrita con il bicchierino.

     

  • I bambini nati pretermine e molto piccoli hanno bisogno del latte della loro mamma persino più di quelli nati a termine. Se tuo figlio è nato prima del tempo probabilmente sei in preda ad un tumulto di sensazioni. Quando vedi il suo corpicino che sembra così debole, ti senti invasa dal desidero di proteggerlo. Puoi sentirti spaventata, arrabbiata o colpevole. Vedendo gli operatori sanitari affaccendati ed attivi potresti sentirti fuori posto, come se tu non fossi necessaria, persino come se non fossi una vera madre!

    Ma tu sei necessaria, e molto. Il latte del tuo seno è qualcosa che tu sola puoi fornire al tuo bambino. Il tuo latte contiene nutrienti di valore inestimabile e proprietà immunologiche che possono fare una grande differenza nella salute di tuo figlio e nel suo sviluppo. Il latte prodotto dalla madre di un bambino prematuro è più ricco di proteine e di altri nutrienti rispetto a quello prodotto dalla madre di un bambino nato a termine. Il latte umano contiene anche la lipasi, un enzima che permette al bambino di digerire più facilmente i grassi. Il bambino prematuro allattato è meno soggetto ad infezioni di quello nutrito artificialmente. Sarà protetto dalle proprietà immunologiche del tuo latte mentre il suo sistema immunitario immaturo si sta sviluppando.

    È meglio somministrare al bambino il tuo latte fresco: il latte donato deve essere pastorizzato, procedimento che uccide le cellule vive deputate alla lotta alle infezioni, (sebbene sia certamente una buona alternativa quando la madre non riesce ancora a fornire latte a sufficienza).

    Dare il tuo latte, sia direttamente al seno sia tramite spremitura, fa bene a te e al bambino, in ogni caso. La sensazione di unione che provi quando il latte fluisce fa bene alla vostra relazione. Ti aiuta a pensare che tuo figlio è in primo luogo una persona, il tuo bambino adorato, e non solo un oggetto di studio medico. Questo legame vi sosterrà entrambi in ogni difficoltà che incontrerete.

    Come posso allattare il mio bambino prematuro?

    Forse tuo figlio è abbastanza forte e maturo da potersi nutrire direttamente al seno. Ci può volere del tempo per incoraggiarlo a farlo correttamente. Vedi la pagina "In quale posizione devo mettere il bambino al seno?": puoi provare la cosiddetta "presa di transizione" che ti permette di vedere meglio il bambino e di controllarne la bocca. Appoggia il bambino di traverso sul tuo grembo, verso di te, petto a petto. Usa dei cuscini per portarlo al livello del seno. Se stai offrendo il seno destro sorreggi la testa del bambino con la mano sinistra e il tuo seno con l'altra mano. Il bambino potrebbe aver bisogno di aiuto per aprire bene la bocca. Chiedi ad una puericultrice o ad un parente di aiutarti a spingere delicatamente verso il basso il mento del bambino.

    La ricerca ha dimostrato che per i bambini l'allattamento al seno è meno stressante di quello artificiale, quindi fai sapere al tuo medico che preferisci che il bambino poppi al seno, quando sarà pronto, e non dal biberon. Per incoraggiare un bambino riluttante, postresti provare il dispositivo d'alimentazione supplementare (DAS) sul tuo capezzolo o sul dito. Una Consulente de La Leche League può indicarti come procurartelo.

    Spremere il latte

    Se il tuo bambino non è abbastanza forte da poter poppare al seno sarebbe molto utile, per avere presto una buona produzione, incominciare a spremere o tirare il tuo latte il prima possibile dopo la nascita. Tirando il latte con frequenza, ogni due o tre ore, imiterai la frequenza di poppate di un neonato e otterrai una buona produzione di latte. Procurati un tiralatte di misura grande, del tipo ospedaliero, con doppio attacco. Stimolando entrambi i seni contemporaneamente risparmierai tempo. Puoi leggere anche: Come si sceglie un tiralatte?
    Conserva il tuo colostro, il primo latte: è il primo cibo, perfetto per il tuo bambino.

    Cos'è la terapia canguro?

    Una pratica che sta crescendo in popolarità, visto che ne sono stati dimostrati gli effetti benefici sui bambini, è chiamata "terapia canguro". Quando il tuo bambino è abbastanza forte da poter uscire dall'incubatrice, tienilo pelle a pelle sul tuo petto. Il tuo calore, il tuo odore, il battito familiare del cuore ricreerà la sensazione del caldo dell'utero, in più potrà vederti, quindi si sentirà consolato e calmo. Ciò lo aiuterà nel suo sviluppo. Può cominciare a cercare il tuo seno e provare a poppare per la prima volta. Anche i papà possono tenere i bambini in questo modo e sentir crescere il loro legame con loro.

    Tocca il bambino e parlagli più che puoi. Allattalo e cambialo.

    Dandogli il tuo latte, gli stai dando il tuo più grande regalo.

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • un DVD che mostra come accudire naturalmente i neonati prematuri

    Kangaroo mother careLa Leche League Italia ha tradotto in italiano il DVD del professor Nils Bergman dedicato all’accudimento pelle-a-pelle dei bambini prematuri e di basso peso. Si tratta del primo ed unico strumento in italiano per comprendere la filosofia della Kangaroo Mother Care, il metodo Marsupio.

    Nella nostra nazione nascono circa 8 bambini prematuri su cento.

    Si tratta di neonati di basso (talvolta bassissimo) peso che richiedono una cura costante ed un accudimento speciale, sia per la loro fragilità fisica, sia per la loro vulnerabilità psicologica.

    Il trattamento normalmente applicato nei centri di terapia intensiva degli ospedali italiani prevede l’inserimento dei bambini nell’incubatrice, inventata circa cento anni fa. Il dott. Nils Bergman, nella sua clinica di Cape Town, in Sud Africa, promuove invece l’uso della MAMMA quale naturale “appoggio” per il neonato prematuro.

    Con l’aiuto di una speciale camicia “canguro” il neonato anche di ridottissimo peso e con ogni tipo di supporto medico necessario (sondini, flebo…) vive rannicchiato sul petto della mamma, appoggiato contro la sua pelle. Si è scoperto che la madre è capace di cambiare la temperatura a seconda dei bisogni del piccolo. Inoltre il respiro della mamma ed il suo battito cardiaco stimolano costantemente lo sviluppo neurologico del prematuro.

    Le più recenti ricerche svolte in alcuni ospedali del mondo che applicano questo metodo dimostrano che la mortalità dei prematuri diminuisce in maniera sensibile.  Si tratta di un’opera unica nel panorama italiano, di grande impatto emotivo oltre che scientifico, pensata per i neonatologi, per gli operatori dell’infanzia e per i genitori di bambini di basso peso.

  • La Leche League è entrata nella mia vita un po’ per caso e, come tutte le cose belle, quando arrivano per caso o comunque quando meno te lo aspetti, ti stupiscono e ti lasciano a bocca aperta! La mia storia inizia molto tempo prima di aver conosciuto questa associazione. Ed è un po’ particolare ma straordinariamente favolosa...sì, insomma, un po’ come nelle favole.

    Ho avuto un parto inaspettato, molto prima del previsto, alla 30a settimana di gestazione ho dato alla luce Marisol. La mia secondogenita, una bellissima e fortissima bambina che, ahimè, ha avuto la sfortuna di stare fisicamente lontana dalla mamma per ben 2 mesi e mezzo. Avere un figlio prematuro è un’esperienza che ti stravolge la vita in tutti i sensi e, se già un figlio di per sé è un’esperienza radicale, un figlio prematuro comporta necessariamente anche una mamma, un papà e una famiglia prematura.

    Dover anticipare il tutto ha davvero smosso energie e blocchi che fino a quel momento erano a me sconosciuti. Insomma, anche se ero già mamma, esserlo per la seconda volta in questi termini di sicuro non è stata la stessa cosa. Appena nata Marisol è stata intubata e portata in patologia neonatale e io l’ho vista per la prima volta solo dopo 2 giorni! Ma, alla faccia di chi dice che con un cesareo è più difficile che arrivi la montata lattea, io la notte stessa avevo già cominciato a “lavorare”. La mattina mi sono svegliata con una bella chiazza di colostro nel camice post operazione (la natura è davvero meravigliosa!) e non vi dico la felicità...per me quello è stato l’inizio del mio legame con la piccola Marisol. Per me il momento di tirare il latte era diventato importantissimo!!

    Ovviamente per 2 mesi e mezzo il mio allattamento non è stato “naturale”, non era come tutte se lo immaginano o lo sognano: io dovevo accendere una macchina e far partire una specie di motore che sembrava più una mungitrice che un tiralatte. Mi chiedevo spesso che senso avesse, perché dovevo stare lì ogni 3 ore per 10 minuti a seno, perché doveva essere tutto così “sterile”? Così “innaturale”? Poi chiudevo gli occhi e pensavo che tutto quello che stavo facendo era per lei, solo per lei... non c’era altro che la sua faccia davanti a me e quella luce che era la speranza che prima o poi anche Marisol finalmente sarebbe stata mia e che quel legame sarebbe stato vero e reale.

    Tirando il latte ebbi dei problemi: un ingorgo nella parta alta del seno sinistro che mi spaventò molto, visto che 3 anni prima ero stata operata proprio in quel seno per un fibroadenoma in età giovanile. Già mi immaginavo malata terminale che mi toglievo l’ultimo goccio di latte per darlo a mia figlia e in quel momento mi sono sentita sola.

    I medici e gli infermieri mi dicevano che dovevo andare a farmi un’ecografia per escludere qualsiasi cosa. Quella sera quando tornai dall’ospedale oltre a piangere disperatamente mi trovai ad avere due pietre al posto delle tette.

    Solo l’amore e il calore della mia famiglia mi riportarono alla realtà: mio figlio più grande, sentendomi piangere e singhiozzare dalla cucina, è sceso dal suo lettino e si avvicinò per chiedermi cosa stesse succedendo e, con l’innocenza che solo un bambino di 5 anni può avere, mi disse semplicemente: “Mamma, facciamo una preghierina a Gesù e vedrai che tutto andrà bene.”. Mi lasciai massaggiare il seno e fare una spremitura manuale dal mio compagno che si era amorevolmente offerto di aiutarmi visto che io ero completamente in “tilt” e non sapevo più cosa fare.

    Il primo attacco di Marisol fu in patologia: un momento magico!!!

    Marisol era alimentata tramite sondino naso gastrico, era broncodisplasica e aveva le cannuline dell’ossigeno. Con tutti questi tubi per molti era impensabile che lei potesse ciucciare anche dalla tetta. Invece lei, piccola, furba e tenace, ha riconosciuto subito la tetta, quella sconosciuta che per più di un mese non si era fatta vedere. Marisol veniva nutrita comunque con il mio latte tramite sondino, ma è bastato prenderla in braccio una volta uscita dall’incubatrice, farle sentire il mio odore che quasi per magia l’attacco è stato perfetto.

    Nessuno glielo aveva insegnato ma lei sapeva farlo!

    Purtroppo, non mi fu possibile gioire a pieno per quei momenti, alcune infermiere pensavano che al seno la bambina si stancasse troppo e giocasse soltanto con il seno senza davvero mangiare. Questi pareri mi misero in crisi di nuovo perché mi dissero che dovevo tenere la bambina solo 3 minuti per tetta, poi dare il biberon e infine quello che avanzava dovevo spingerglielo giù con la siringa tramite sondino o, peggio ancora, tramite pompaggio. Un giorno chiesi aiuto a una delle infermiere più anziane e forse ho ricevuto proprio quella parola di conforto che cercavo, un aiuto prezioso e accogliente, diverso dal solito: “Quando ci sei tu, sei tu... dalle solo la tetta”.

    E così feci, perché mi sembrava che questo suggerimento più di tutti gli altri fosse adatto a me e... addirittura mi accorsi che quando Marisol mangiava dal seno desaturava meno, come se quello “sforzo” (così come lo chiamava la maggior parte delle infermiere) in realtà per lei fosse meno gravoso. Sapevo benissimo che in quel momento non stava passando solo latte ma stavo nutrendo mia figlia con tutto il mio amore, che in quella tetta non c’era solo cibo ma molto di più: c’era la mamma.

    Non era facile allattare serenamente su un’orribile sedia dura, con mille occhi che mi guardavano come se stessi facendo del male a mia figlia ma io mi concentravo su di lei e andammo avanti così per circa una settimana.

    All’improvviso però ci fu un inconveniente e, proprio in quel reparto dove era stata salvata un mese prima, si beccò la bronchiolite. Fu il nostro calvario e la nostra sofferenza più grande: siamo state divise per la seconda volta e Marisol fu riportata in incubatrice per altre due settimane.

    La piccola, che finalmente aveva conosciuto la mamma, con cui si stava finalmente instaurando quel rapporto tanto atteso, fu strappata dalle mie braccia per la seconda volta. Questa cosa non me la perdonerò mai: fu dolorosissimo e stavo per andare davvero in depressione, non so in quel momento come sono riuscita ancora ad estrarre latte. È stato grazie alla mia tenacia e perseveranza se sono riuscita ad arrivare ad abbracciare Marisol in pediatria: la mia piccola leonessa in “gabbia” non ce la faceva più, nonostante la alimentassero direttamente con un sondino non riusciva più a crescere come prima. C’era una cosa che medici e infermieri non avevano capito: Marisol voleva la sua mamma, e fu chiaro quando un giorno per rifarle il nido dentro l’incubatrice me la diedero un secondo in braccio e quando me la tolsero per rimetterla dentro lei cominciò a strillare come mai aveva fatto prima. Sentirla piangere mi “tolse il cuore”, era chiaro che voleva stare con me e io volevo la mia bambina.

    Quelle 2 settimane mi sono sembrate un’eternità ma alla fine, data la mia insistenza, si decisero a mandarmi in pediatria per verificare se veramente lei poteva crescere solo con il mio latte.

    Mi dissero di fare la doppia pesata a ogni poppata e appuntare il peso. Ma immaginate quanto fosse difficile gestire una situazione del genere con una bambina di appena 2 kg che voleva attaccarsi spesso, a volte rigurgitava e spesso piangeva. Stavo impazzendo. Così ho deciso di estrarre il mio latte e darglielo con il biberon per riuscire a tenere l’allattamento sotto controllo, accontentare i medici e riuscire a tornare presto a casa. Finalmente tornate a casa il nostro primo e più grande desiderio era di stare insieme, sempre, il più possibile. Ho fatto marsupio terapia per 2 mesi giorno e notte, nonostante mi dicessero che la stavo viziando, che ero io ad avere bisogno di lei, che lei si era già abituata a stare senza di me, ancora oggi mi chiedo come si potevano dire cose così tanto dure a una mamma che già faceva fatica ad accettare una situazione così tanto impegnativa e piena di ostacoli.

    Fu proprio in quel momento che conobbi La Leche League, me ne aveva parlato la prima volta un’altra mamma “prematura” come me.

    Dopo 2 mesi e mezzo non facili tra tiralatte e attaccare Marisol contattai le Consulenti perchè avendo un riflesso di emissione forte, lei faticava a gestirlo, non perchè lei non sapesse farlo ma perchè la stimolazione era diversa... lei era piccola e per quanto brava fosse il mio flusso era troppo forte e rischiavo di perdere quel legame fantastico che con tanta fatica ero riuscita ad instaurare...Le Consulenti de La Leche League mi hanno indicato alcune posizioni per facilitare la gestione del flusso, mi hanno proposto di provare ad allattare un seno alla volta, oppure di provare ad allattare camminando.

    Ho trovato questi suggerimenti efficaci ma la cosa che davvero mi ha riempito il cuore e che ho trovato la più importante, il tassello di cui veramente avevo bisogno era essere compresa e supportata in tutto quello che avevo passato.

    La mia storia in realtà alle mamme volontarie de La Leche League non l’ho mai raccontata dettagliatamente, ma la loro umanità, la loro disponibilità, anche semplicemente ad ascoltarmi, non l’ho trovata in nessun medico... e quasi in nessuno dei miei famigliari.

    Al mondo d’oggi quello che conta è la crescita... il risultato, ma non ci si preoccupa del come... certo anche con il latte formulato si cresce... ma come?? Insomma... l’importanza che ha UNA TETTA... nessuno la sa...

    Ne La Leche League ho trovato mamme esperte che con la loro semplicità e con la loro esperienza di mamme hanno saputo starmi vicino, non solo fisicamente, dandomi preziosi consigli, ma psicologicamente dandomi quell’incoraggiamento che quasi nessuno era riuscito a darmi, soprattutto quella sicurezza che avevo bisogno di concretizzare.

    Mi hanno dato la conferma dell’importanza del “sesto senso”, dell’ascoltare e di mettersi in sintonia con il proprio bambino. Potrà sembrare banale ma quando ti accorgi che è grazie al tuo latte che si è instaurato un rapporto così meraviglioso con il tuo bambino capisci che la tetta non è solo nutrimento ma è veramente “amore puro”.

    La nostra pediatra ancora ad oggi non si spiega la crescita di Marisol, non si spiega come una bambina nata prematura di 1.050 kg per 42 cm abbia potuto recuperare così in fretta, non gliel’ho spiegato ma io e Marisol sappiamo benissimo il perchè...

    Per noi l’allattamento è stata la salvezza in tutti i sensi: è solo grazie all’allattamento se Marisol oggi è quello che è e io non sarei arrivata ad oggi con questa serenità.

    Ma la cosa più buffa è che io mi sono completamente fidata di Marisol, sembra strano eppure quando tu chiudi gli occhi e ti affidi ciecamente a chi hai di fronte sai benissimo che quello che stai facendo è la cosa giusta. Non mi sono più posta la domanda se Marisol stesse crescendo bene o no. Prima di conoscere La Leche League mi stavo incastrando con domande per cui una risposta non c’era: come facevo a sapere quanto mangiava effettivamente dal seno? A sapere quanto cresceva?

    Insomma, le classiche domande che si pone una mamma ansiosa... Ma io non ero quel genere di mamma. Lo ero diventata semplicemente per tutte le raccomandazioni che ci hanno fatto in ospedale. Dopo aver conosciuto La Leche League il rapporto con Marisol è andato sempre meglio. A volte chiamavo le Consulenti de La Leche League avendo già io la risposta.

    In fondo siamo “un po’ tutte La Leche League”: dentro ci siamo tutte noi mamme con i nostri dubbi, le notti insonni e qualche difficoltà.

    L’istinto di mamma mi ha portato a sapere cosa è giusto fare in più momenti difficili, mi ha aiutata anche l’estate scorsa, quando ho avuto un problema di ingorgo che ho trascurato, rischiando di compromettere il mio allattamento, anche in quell’occasione, contattando La Leche League, ho trovato ascolto e comprensione da una Consulente mamma speciale, che mi ha aiutata a valutare e fare le “mie” scelte con consapevolezza. Con Marisol ho imparato a non guardare in faccia nessuno. Nessuna difficoltà o ostacolo possono essere così forti da interrompere il nostro legame. La volontà, la forza, il coraggio, l’ascolto verso se stessi, l’amore, l’importanza dell’allattare fanno “vincere”, danno la forza di non ascoltare tutte le “chiacchiere”: la cosa più importante e più bella è quando abbiamo il nostro bambino tra le braccia e i nostri sguardi si incrociano non si sta nutrendo solo del tuo, del nostro, latte ma di tutto l’amore che abbiamo per lui e vorremmo che questo legame non finisse mai.

     

    Marisol NdR: cliccando qui puoi trovare un video che testimonia l’allattamento di Ilenia e Marisol

  • Il 17 novembre è la Giornata Mondiale della Prematurità.

    La Leche League ha preparato la nuova edizione dell’opuscolo "Ogni goccia conta", dedicato ai primi suggerimenti per una mamma che voglia allattare il suo bambino prematuro ricoverato in TIN, aggiornato graficamente e nei contenuti.
    Potete scaricare l’opuscolo cliccando qui:

    CONTATTO PELLE A PELLE ANCHE PER I PARTNER, I NONNI, I FRATELLI...
    Immediatamente dopo la nascita i neonati vengono aggrediti dal freddo, dalla luce, dal rumore e soprattutto dalla forza di gravità, che non li sostiene come prima faceva l’acqua nella quale galleggiavano dentro alla pancia della mamma. Il contatto con la pelle della mamma e la morbidezza della sua pancia li riportano alla sicurezza dell’utero.  Ma anche i papà, i partner e gli altri parenti possono offrire una simile solidità e accoglienza. Tutti possono imparare a prendersi cura del neonato sentendosi quindi meno inutili o fuori posto. Tutti hanno un ruolo importante nell’alternarsi alla mamma, permettendole di riposare un poco sapendo che il bambino è letteralmente fra braccia sicure, le più sicure del mondo dopo le sue.

    Per avere informazioni e sostegno puoi contattare una Consulente de La Leche League oppure ti puoi rivolgere al personale del reparto in cui è nato il tuo bambino o la tua bambina.

    OGNI CONTATTO CONTA!
    Dopo ogni contatto (carezza, massaggino, bacino) il livello del cortisolo del tuo bambino risulta più basso, cioè lo stress diminuisce, mentre l’ossitocina, l’ormone del benessere e della socialità, aumenta. Con il bacio, in particolare, il bambino produce sostanze come la dopamina e le endorfine, che abbassano la sensibilità al dolore.

    Scarica qui il PDF "Latte di mamma - Ogni goccia conta" con tutte le informazioni

  • Il 17 novembre è la Giornata Mondiale della Prematurità.

    La Leche League ha preparato la nuova edizione dell’opuscolo "Ogni goccia conta", dedicato ai primi suggerimenti per una mamma che voglia allattare il suo bambino prematuro ricoverato in TIN, aggiornato graficamente e nei contenuti.
    Potete scaricare l’opuscolo cliccando qui:

    CONTATTO PELLE A PELLE ANCHE PER I PARTNER, I NONNI, I FRATELLI...
    Immediatamente dopo la nascita i neonati vengono aggrediti dal freddo, dalla luce, dal rumore e soprattutto dalla forza di gravità, che non li sostiene come prima faceva l’acqua nella quale galleggiavano dentro alla pancia della mamma. Il contatto con la pelle della mamma e la morbidezza della sua pancia li riportano alla sicurezza dell’utero.  Ma anche i papà, i partner e gli altri parenti possono offrire una simile solidità e accoglienza. Tutti possono imparare a prendersi cura del neonato sentendosi quindi meno inutili o fuori posto. Tutti hanno un ruolo importante nell’alternarsi alla mamma, permettendole di riposare un poco sapendo che il bambino è letteralmente fra braccia sicure, le più sicure del mondo dopo le sue.

    Per avere informazioni e sostegno puoi contattare una Consulente de La Leche League oppure ti puoi rivolgere al personale del reparto in cui è nato il tuo bambino o la tua bambina.

    OGNI CONTATTO CONTA!
    Dopo ogni contatto (carezza, massaggino, bacino) il livello del cortisolo del tuo bambino risulta più basso, cioè lo stress diminuisce, mentre l’ossitocina, l’ormone del benessere e della socialità, aumenta. Con il bacio, in particolare, il bambino produce sostanze come la dopamina e le endorfine, che abbassano la sensibilità al dolore.

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  • Per leggere il comunicato stampa clicca qui