• “Addestramento” al sonno: sì o no?

    Immagina di essere nel terzo trimestre di gravidanza e di essere spesso affamata o sonnolenta. È sera, non è ancora ora di andare a letto ma hai sonno, ti corichi presto. E poi non riesci a dormire. Cambi posizione, sposti cuscino e coperte, conti le pecore e provi a meditare, e poi guardi un film o leggi fino a quando non ti addormenti. Verso le 3 del mattino, o forse le 4, ti svegli, affamata. Hai dimenticato di mettere uno spuntino vicino al letto, così ti alzi, vai in bagno e poi prendi qualcosa da mangiare. Fortunatamente ti svegli solo una volta quella notte; la sera prima hai fatto tre viaggi in bagno.

    In altre parole, sei andata a letto perché eri stanca, non per seguire l’orario di qualcun altro. Quando non riuscivi a dormire, hai scelto diverse tecniche “auto-calmanti”, ognuna delle quali richiedeva un processo di riflessione per la risoluzione del problema. Hai cambiato posizione quando volevi, hai mangiato quando volevi e ti sei svegliata in momenti diversi rispetto alla sera prima.

    Anche un neonato potrebbe dover fare ognuna di queste cose, ma solo con il supporto di un sistema attento e reattivo potrebbe farlo, e di solito questo suo “sistema” è la sua mamma. La mamma ha braccia sicure che aiutano a cambiare posizione. Offre calore, conforto ed ha una voce rassicurante. Ha un seno morbido che offre nutrimento, sicurezza ed ormoni che incoraggiano il sonno ed ha un cervello adulto che risolve i problemi. Quando il bambino si sveglia durante la notte, la risoluzione del “problema” potrebbe essere molto semplice per la mamma: Seno? No. Posizione? No. Pannolino? No. Prova di nuovo il seno? Sì.

    Togliendo quel sistema di supporto reattivo e risolutivo il risultato sarà un bambino totalmente indifeso.

    Dati i rischi che comportano, i programmi di addestramento al sonno infantile che coinvolgano una stanza separata o il trascurare deliberatamente il pianto, non sono una scelta responsabile. E decenni di ricerche hanno dimostrato che, contrariamente a quanto si dice in giro, essere sensibili ai bisogni del bambino fornisce una base sicura per il benessere futuro di tutti.

    Tu conosci la tua famiglia meglio di chiunque, naturalmente, e creerai il vostro percorso unico mentre cammini. Ma a prescindere da ciò che una famiglia decide in merito all’accudimento notturno, è necessario includere un programma di sicurezza di base per ogni neonato:

    • • fornire una superficie sicura per il bambino nella stanza della madre,
    • • tenere il bambino a portata di mano nella stessa stanza durante la notte per almeno i primi sei mesi, preferibilmente per un anno, e
    • • rendere il letto dei genitori il più sicuro possibile nel caso in cui si addormentasse durante le poppate.

    Una volta che avrai affinato le prime strategie di maternato (e abbiamo tutti bisogno di un certo tempo), probabilmente guarderai all’infanzia come uno dei momenti di gloria della maternità. Niente da insegnare, niente da regolamentare. Insistere sui compiti prima di cena? Anni di distanza. Mettere in chiaro che la coda del gatto non si tocca? Nessun problema. Tutto quello che il tuo bambino deve fare è crescere e avere fiducia. E tutto ciò che devi fare è nutrirlo ed essere affidabile. Organizza le tue notti in modo che soddisfino abbastanza bene le esigenze di tutti, richiedi aiuto quando ne hai bisogno.

    Ma soprattutto ricorda che tu e il tuo bambino siete dalla stessa parte in questa relazione.

    Godetevi l’un l’altra!

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    Per maggiori informazioni sul sonno infantile, vedi Sogni d’Oro: strategie per il sonno della famiglia con un bambino allattato, edito da La Leche League Italia, 2019. Immergiti nella sua lettura dove preferisci; dà informazioni sulla fisiologia del sonno a tutte le età, dettagli su come rendere sicuri i sonnellini, la scienza che supporta queste informazioni, come soddisfare i propri bisogni di sonno, quelli del partner, l’addestramento al sonno, parlare con il proprio medico e molto di più.

    Per sostegno sull’allattamento, trovi qui una Consulente de La Leche League.

  • Allattare di notte è normale? Certo!

    Di notte abbiamo tutti molto bisogno di riposare, e allattare mentre si sta a letto è spesso ciò che permette il massimo riposo per tutta la famiglia. I genitori dovranno comunque prendere le opportune accortezze per la sicurezza del bambino e aggiustare qualche aspetto pratico per venire incontro alle diverse esigenze dei membri della famiglia.

    Nelle ore che il corpo destina al riposo, la prolattina, che è l’ormone principale coinvolto nella produzione di latte, aiuta madre e bambino a riaddormentarsi più facilmente grazie al suo effetto rilassante. Inoltre è prodotta in quantità maggiore durante la notte e questo fa sì che le poppate notturne aiutino ad aumentare la quantità di latte prodotta.

    Allattare da sdraiate, con il bambino a portata di mano, previene ingorghi mammari e dotti ostruiti (che potrebbero anche sfociare in infezioni) grazie al fatto che il seno viene drenato spesso.

    La posizione da sdraiata aiuta il bambino a poppare meglio quando la mamma ha un riflesso di emissione un po’ forte, perché il bimbo è più rilassato e stimola con meno forza il flusso, oltre che permette al latte di fuoriuscire dal lato della bocca.

    Anche nei casi di rifiuto del seno (per varie cause) o di sciopero del poppante la posizione da sdraiati è molto di aiuto verso una nuova accettazione del seno, perché il bambino nel dormiveglia accetta più volentieri di poppare “dimenticando” i fastidi che causano l’irrequietezza o il rifiuto durante il giorno.

    Quando si rispettano tutte le norme per un sonno sicuro, allattare di notte aiuta anche a ridurre la SIDS. Per quest’ultimo aspetto potete approfondire leggendo È pericoloso dormire con il proprio bambino?

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Che cosa vuol dire "Sonno normale" del neonato e del bambino?

    • I neonati non hanno un ritmo regolare – si svegliano spesso di notte e di giorno – mentre affrontano la crescita più veloce della loro vita. [1]
    • Il fabbisogno di sonno giornaliero totale di un neonato varia da bambino a bambino – uno studio ha trovato una gamma che va dalle 9 alle 19 ore! [2] – e non c ‘è modo di prevedere di quanto sonno *questo* bambino avrà bisogno.
    • Tra uno e 4 mesi, i neonati iniziano a consolidare il loro sonno,[3] connettendo brevi sonnellini separati in segmenti più lunghi. I ritmi della madre aiutano a stabilire i ritmi del bambino. [4]
    • A 3 mesi, circa i 2/3 dei bambini hanno iniziato a consolidare il sonno, anche se la metà di loro regrediscono. [5] (La biologia funziona quasi sempre con 2 passi avanti e uno indietro.)
    • A un anno, circa la metà dei bambini ha ancora bisogno di essere rassicurato dal genitore almeno una volta a notte la maggior parte delle notti. [6]
    • La maggior parte dei ricercatori definisce “dormire durante la notte” il dormire da mezzanotte alle 5 del mattino. [7]
    • Considerata la percentuale di bambini che “non dorme” durante la notte e l’effetto negativo che il sonno ininterrotto ha sull’allattamento, uno studio ha suggerito che le madri trarrebbero beneficio da un’aspettativa più realistica sul normale ritmo di sonno del bambino. [8]
    • Gli adolescenti riescono a dormire in qualsiasi situazione, anche se non hanno subìto alcun “addestramento” al sonno.

    È tutto molto bello, ma ci sono modi per far scivolare il bambino in qualcosa di più vicino al coma adolescenziale notturno ed un po’ più velocemente? Beh, più o meno.

     

    ACCOMPAGNARE IL BAMBINO VERSO UN SONNO CONSOLIDATO IN MODO GENTILE E DOLCE

    I ritmi di sonno dei neonati variano enormemente, ma nel complesso, considerate che il vostro bambino di meno di sei mesi è praticamente impossibile da persuadere. I bambini fanno tutto da soli, nella misura in cui ne sono in grado, per comprendere la differenza tra giorno e notte e creare intervalli più lunghi tra le poppate notturne. Ma ci sono strategie che possono aiutare sia voi che il vostro bambino nel primo semestre o giù di lì.

    In linea di massima:

    • Riposa di più durante il giorno. Il sonno non è qualcosa che si possa cambiare nel giro di poco. Quindi considera i vostri pisolini un aiuto essenziale per notti migliori.
    • Impara ad allattare da sdraiata. È una strategia di sopravvivenza fondamentale per le neomamme. Fai pratica durante il giorno; le 2 di notte non sono un buon momento per imparare una nuova abilità. (prepara prima il letto, non il divano: il divano presenta un serio rischio di soffocamento se ti addormenti allattando.)
    • Se il vostro bambino va all’asilo, o sei tu hai ricominciato a lavorare, ricorda che la vicinanza notturna e il contatto con il corpo sono un modo importante per riconnettersi e mantenere la produzione di latte. Le poppate notturne sono molto più di un semplice trasferimento calorico.

    Alcune idee prima di andare a letto:

    • Occupati dei tuoi impegni all’inizio della giornata, non adesso! Probabilmente tu e il tuo bambino dormirete meglio se vi prendete un po’ di tempo per rilassarvi prima di andare a dormire.
    • “Indossa” il tuo bambino per una passeggiata serale attorno a casa, o anche solo per uscire dalla porta e fare alcuni respiri profondi. C’è qualcosa di magicamente calmante per la mamma e il bambino nel passare un po’ di tempo fuori.
    • Concediti una mezz’ora di relax prima di andare a letto. Vai a letto prima (sì, puoi davvero). Non cercare di fare tutto quello che facevi prima che la maternità si prendesse una grossa fetta della tua giornata. Rilassarsi alla fine giornata è quasi altrettanto prezioso che essere realmente addormentata.
    • Tieni il bambino nelle vicinanze mentre chiudi la giornata; i rumori e le conversazioni della vita normale tendono ad aiutare il bambino a dormire.
    • Coccola molto il tuo bambino prima di andare a dormire. Appoggiarti sulla schiena (in posizione semisdraiata) con il bambino appoggiato sul petto facilita il rilascio di ormoni calmanti in entrambi. [9]
    • Approfitta interamente degli ormoni dell’allattamento e allatta il bambino per addormentarlo. No, non lo stai rovinando; i bambini sono progettati per addormentarsi al seno. [10] Al contrario, il latte in più al momento della nanna allungherà di un po’ l’intervallo.
    • Allatta il tuo bambino su un tappetino sottile e adagialo su quel tappetino. Il fatto che la superficie non cambi può aiutare.
    • Se tieni il tuo bambino fra le braccia per circa 20 minuti dopo che ha chiuso gli occhi, c’è una possibilità molto più elevata che non si aprano di nuovo non appena lo poserai.

    Dai sei mesi circa, (ma su un calendario unico per ogni bambino), diventa possibile creare veri e propri metodi di persuasione gentili. Ricorda sempre che la maggior parte delle cose nella vita sono due passi avanti e uno indietro. Se lo sforzo sembra troppo, torna indietro e riprova fra qualche giorno o qualche settimana.

    Ecco alcuni suggerimenti:

    • Conserva nel tuo repertorio tutti i suggerimenti detti più sopra.
    • Inizia una routine prevedibile per andare a dormire - “spazzolare” le gengive o i denti con un panno umido, leggere insieme, cantare le canzoni preferite, tutte in modo tranquillo e nello stesso ordine.

    Alcune idee per poppate più brevi:

    • Fai scivolare un dito nell’angolo della bocca del tuo bambino addormentato o quasi addormentato per far scivolare fuori il capezzolo, magari lasciando il dito nella bocca del tuo bambino per succhiare ancora.
    • Gira il bambino sulla schiena e “mettiti a cucchiaio” dopo una poppata più breve.

    Idee per ridurre le poppate:

    • Indossa qualcosa che renda più difficile tirare fuori il seno, dando rassicurazioni mentre ritardi leggermente l’allattamento. È un modo per dire: “Sono qui, ma la poppata richiede un po’ di tempo.” Il tuo bambino più grande potrebbe decidere che non vale la pena aspettare e potrebbe accontentarsi di una coccola.
    • Prova con delle carezze e dei suoni confortanti e rilassanti quando senti che il tuo bambino si sta risvegliando. A volte basta prevenire il risveglio completo. (A volte no).
    • Girati e voltagli le spalle dopo l’allattamento. Sei ancora lì, ma il tuo seno no.
    • Se hai un partner, lascia che sia lui o lei a cantare, coccolare, dormire accanto al tuo bambino.
    • Esci brevemente la sera – a partire da pochi minuti all’esterno e aumentando l’uscita col tempo, per esempio, per una spesa veloce – e fai in modo che il tuo partner o chi ti sostituirà si occupi della nanna. I bebé e i bambini piccoli sono molto bravi a riconoscere la realtà e la finzione, e se sei in casa lo sapranno. Solo, non stare lontano a lungo la prima volta. Può aiutare il tuo bambino imparare che anche l’alternativa alla tua presenza può essere altrettanto dolce.

    I bambini di 9 mesi di solito attraversano una fase di risvegli più frequenti. [11] È una regressione temporanea e perfettamente normale, lungo questo percorso.

    Man mano che la comprensione di tuo figlio cresce, puoi aggiungere una certa logica a queste strategie di persuasione:

    • Allatta per alcuni minuti una volta che il bambino è a letto, quindi interrompi la poppata e allontanati per qualche istante, spiegando che hai bisogno di un fazzoletto di carta o devi mettere via qualcosa, quindi torna indietro e offriti di continuare. A poco a poco, quelle pause possono allungarsi, puoi lasciare la stanza, e ad un certo punto il tuo piccolo sarà addormentato quando avrai tolto i vestiti dalla lavatrice o lavato pentole e padelle, fiducioso che tornerai. Ma durante il processo, mantieni sempre la tua promessa e torna da lui. Questo è ciò che ti rende affidabile.
    • Spiega che vi concederete questi momenti durante il giorno ma solo una volta (o non lo farete affatto) di notte.
    • Inventa una canzone da cantare durante le poppate notturne e interrompi quando la canzone finisce (anche se alcuni piccoli se ne accorgono e dicono “Non cantare!”)
    • Considera l’ipotesi di mettere un materasso sul pavimento vicino al tuo letto.
    • Se il tuo bambino sa già camminare e dorme in una stanza separata, puoi dirgli che può raggiungerti nel lettone quando vuole. Ad un certo punto tuo figlio deciderà che non ne vale la pena e tornerà a dormire.

    Alcune famiglie potrebbero trovare più semplice e rassicurante condividere una stanza ben oltre quel primo anno. Se senti che questo approccio funziona per voi, non preoccuparti di ciò che la nonna o il tuo amico pensano. Madri e bambini hanno condiviso il sonno in tutto il mondo e nel tempo. E per ogni bambino, alla fine, passa.

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    Per maggiori informazioni sul sonno infantile, vedi Sogni d’Oro: strategie per il sonno della famiglia con un bambino allattato, edito da La Leche League Italia, 2019. Immergiti nella sua lettura dove preferisci; dà informazioni sulla fisiologia del sonno a tutte le età, dettagli su come rendere sicuri i sonnellini, la scienza che supporta queste informazioni, come soddisfare i propri bisogni di sonno, quelli del partner, l’addestramento al sonno, parlare con il proprio medico e molto di più.

    Per sostegno sull’allattamento, trovi qui una Consulente de La Leche League.

     

    Approfondimenti

    [1] Jenni, Oskar G., and Mary A. Carskadon. “Normal human sleep at different ages: Infants to adolescents.” SRS basics of sleep guide (2005): 11-19;

    [2] Coons, Susan, and Christian Guilleminault. “Development of sleep-wake patterns and non-rapid eye movement sleep stages during the first six months of life in normal infants.” Pediatrics69, no. 6 (1982): 793-798;

    [3] Moore, Terence, and L. E. Ucko. “Night waking in early infancy: Part I.” Archives of disease in childhood 32, no. 164 (1957): 333;

    [4] McKenna, James J., and Sarah S. Mosko, “Sleep and arousal, synchrony and independence, among mothers and infants sleeping apart and together (same bed): an experiment in evolutionary medicine.” Acta Paediatrica 83 (1994): 94-102;

    [5] Moore, Terence, and L. E. Ucko, op. cit;

    [6] Goodlin-Jones, Beth L., Melissa M. Burnham, Erika E. Gaylor, and Thomas F. Anders. “Night waking, sleep-wake organization, and self-soothing in the first year of life.” Journal of developmental and behavioral pediatrics: JDBP 22, no. 4 (2001): 226;

    [7] Adams, S. M., D. R. Jones, A. Esmail, and E. A. Mitchell. “What affects the age of first sleeping through the night?” Journal of paediatrics and child health 40, no. 3 (2004): 96-101;

    [8] Pennestri, et al., op cit. [34] France, Karyn G., Neville M. Blampied, and Jacqueline MT Henderson. “Infant sleep disturbance.” Current Paediatrics 13, no. 3 (2003): 241-246;

    [9] Uvnäs Moberg, K., and Danielle K. Prime. “Oxytocin effects in mothers and infants during breastfeeding.” Infant 9, no. 6 (2013): 201-206;

    [10] Uvnäs Moberg, Prime, ibid;

    [11] Elias, Marjorie F., Nancy A. Nicolson, Carolyn Bora, and Johanna Johnston. “Sleep/wake patterns of breast-fed infants in the first 2 years of life.” Pediatrics 77, no. 3 (1986): 322-329.

  • Come possiamo accudire un bambino di notte e riuscire a riposare?

    Per gestire le poppate notturne e minimizzare la fatica di accudire un bambino di notte, le mamme hanno trovato le più svariate soluzioni, tante quante sono le tipologie di famiglie.

    -    Alcune scelgono di dormire insieme al loro bambino, con le dovute precauzioni per un sonno sicuro;
    -    altre accostano la culla o il lettino al letto matrimoniale (sistemazione a “sidecar”) abbassando la sponda laterale e portando i materassi allo stesso livello, senza lasciare spazi tra uno e l’altro. Questa sistemazione è adatta alle famiglie che vorrebbero provare a dormire insieme, ma non hanno un letto abbastanza grande, oppure nei casi in cui il bambino abbia un sonno talmente movimentato da richiedere un proprio spazio;
    -    altre, quando il bimbo diventa più grandicello, avvicinano al letto matrimoniale un letto singolo o a scomparsa, oppure sistemano un materasso sul pavimento (utile e risolutivo quando il bambino non sta bene o ha qualche disagio, per cui necessita della presenza rassicurante dei genitori);
    -    altre ancora, quando il bimbo diventa più grandicello, lo fanno dormire con i suoi eventuali fratelli o sorelle.

    Per approfondire:

    È pericoloso dormire con il proprio bambino?

    Quando comincerà a dormire tutta la notte?

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • È pericoloso dormire con il proprio bambino?

    La Leche League International e il Dott. James McKenna, uno studioso delle pratiche di sonno condiviso, commentano: lo studio pubblicato da Archives of Pediatric and Adolescent Medicine del 1999 non è accurato.

    Schaumburg, USA (30 settembre, 1999) - La Leche League International (LLLI), la principale autorità a livello mondiale nel campo dell'allattamento materno, mette in dubbio i risultati di uno studio pubblicato da Archives of Pediatric and Adolescent Medicine, in base al quale la pratica di dormire con i propri bambini non sarebbe sicura.

    Molti studi in questo specifico campo hanno dimostrato che nel corso dell'allattamento, se la mamma ed il bambino dormono insieme si sviluppa l'attaccamento madre-bambino, i ritmi del sonno della madre e del bambino si regolano armoniosamente, la madre acquista una maggiore esperienza nel cogliere e rispondere ai i bisogni del suo bambino, e sia la mamma sia il bambino riescono a riposare meglio. Dormendo insieme, inoltre, è più facile che la mamma continui ad allattare il bambino a richiesta - un aspetto tutt'altro che trascurabile per consentire che la produzione di latte si mantenga sempre adeguata.

    Il Dott. James McKenna, Professore di Antropologia presso la University of Notre Dame, membro del Comitato di Consulenza Scientifica de LLLI ed esperto in materia di sonno condiviso, ritiene che si corrano maggiori rischi lasciando il bambino a dormire da solo nella sua culla piuttosto che prendendo le dovute precauzioni nell'approntare un ambiente sicuro nel quale bambini e adulti possono dormire insieme, e afferma: "Concordiamo con gli autori dello studio e con altri sul fatto che si devono prendere precauzioni particolari per minimizzare il rischio di incidenti irreparabili. Ma il fatto che tali precauzioni si rendano necessarie, non è un argomento contrario alla pratica del sonno condiviso, ed in particolare della pratica di dividere il letto con i bambini, più di quanto il fatto che si verifichino casi di morte accidentale di bambini strangolati, soffocati o uccisi dalla Sindrome della Morte Improvvisa (SIDS) mentre stanno dormendo da soli nella loro culla, sia un motivo sufficiente per mettere in guardia contro i rischi che si corrono lasciando dormire i bambini completamente da soli". E aggiunge: "Mentre è vero che per un bambino certe caratteristiche strutturali di un letto pensato per il sonno di un adulto possono costituire un pericolo, il fatto che certe caratteristiche esistono non ci impedisce di modificarle né ci deve spingere a pensare che dormire insieme sia pericoloso di per sé." Il Dott. McKenna considera inoltre non giustificate le conclusioni e le raccomandazioni avanzate dallo studio, dal momento che gli autori hanno basato il loro lavoro su prove incomplete o riferite e non su dati scientifici seri.

    Il Dr. McKenna ritiene che il sonno condiviso sia un'esperienza positiva per tutti i membri della famiglia di un bambino allattato al seno e che non dovrebbe essere considerato fonte di alcun pericolo purché i genitori prendano le seguenti precauzioni:

    * I genitori non dovrebbero dormire con i loro figli se sono fumatori e se hanno assunto alcol o droghe.

    * Tra il materasso ed il bordo del letto non ci devono essere varchi

    * Non ci dovrebbero essere cuscini soffici o coperte morbide vicino al viso del bambino

    * Non ci dovrebbe essere spazio tra il letto ed il muro per evitare che il bambino rotoli in quella direzione e rimanga intrappolato

    * Il bambino non dovrebbe essere messo a dormire a pancia in giù.

    traduzione di Raffaella Brignardello

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Perché il mio bambino si sveglia tante volte di notte?

    Il sonno dei neonati nei primi mesi di vita funziona diversamente rispetto a quello degli adulti perché è costituito da più fasi di sonno attivo (REM), quello più leggero e più importante per il loro sviluppo.
    Man mano che i bimbi crescono il bisogno di sonno REM diminuisce, mentre aumenta il sonno passivo, quello NON-REM.
    Questo significa che gradatamente matura la capacità di dormire più a lungo.
    I risvegli notturni sono quindi fisiologici e rappresentano la norma per la maggioranza dei neonati, che dorme mediamente sedici ore al giorno a prescindere dalla differenza tra giorno e notte.
    Parallelamente al bisogno di fare brevi e frequenti sonnellini, c’è il bisogno di poppare spesso, anche per breve tempo.
    Si è visto infatti che solitamente, nel passaggio dalla fase di sonno passivo a quella di sonno attivo, i bimbi richiedono di poppare; questo permette di regolarizzare meglio il ciclo di sonno-veglia.
    I risvegli notturni possono avvenire anche in seguito ai primi mesi, tra gli uno e i tre anni, per numerosi altri motivi tra i quali la dentizione, un raffreddore, una nuova fase di sviluppo o di cambiamento, il senso di solitudine o ancora la fame (nonostante si introducano cibi solidi anche la sera).

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Quando comincerà a dormire tutta la notte?

    Proprio come non è possibile sapere con precisione quando il tuo bambino ti regalerà il suo primo sorriso o inizierà a parlare o quando smetterà di fare il riposino la mattina, non c'è modo di prevedere quando comincerà a dormire tutta la notte. E, cosa più importante, non c'è un'età "giusta" in cui "dovrebbe" cominciare: come per qualunque altra tappa fondamentale della sua crescita, il tuo bambino ci può arrivare prima o dopo gli altri.

    Nelle prime settimane di vita, ricorda che se dorme tutta la notte, il bambino rischia di non nutrirsi a sufficienza. I bambini allattati di solito poppano dalle 8 alle 12 volte al giorno, quindi almeno ogni 2 o 3 ore. La maggior parte dei bambini poco per volta prolungherà gli intervalli di sonno notturno, ma avrà comunque bisogno di poppare anche di notte per diversi mesi. Ti sarà capitato di sentire che i bambini che la sera prendono un biberon di formula artificiale o che mangiano le pappe a base di cereali dormono di più la notte: non è affatto vero. Di nuovo, ogni bambino è diverso. Inoltre, l'apparato digerente del bambino non è maturo per ricevere cibi solidi fin verso i sei mesi e assumere alimenti solidi troppo presto può scombussolare il suo pancino.

    Essere svegliati durante la notte può stancare sia le mamme sia i papà. Specialmente nelle prime settimane, cerca di riposare insieme al bambino, durante il giorno, e resisti alla tentazione di fare qualcos'altro: lascia perdere tutti i lavori domestici non indispensabili e chiedi aiuto ad amici e parenti per cucinare, fare commissioni o pulire la casa.Allattando da sdraiata, potrai riposarti un po' di più.

    Per molte mamme, tenere i piccoli vicini a sé durante la notte rende meno faticoso l'accudimento notturno. Madri e bambini hanno sempre dormito vicini: l'idea che il posto giusto per un bambino sia la sua culla, nella sua stanzetta, è piuttosto recente. Molte mamme hanno verificato che dormire insieme al bambino o tenere il piccolo nel lettone risponde alle sue esigenze notturne, riducendo al minimo le interruzioni del sonno degli adulti. Girarsi di lato per allattare il bambino e scivolare di nuovo nel sonno è molto più facile (e d'inverno anche più caldo) che non alzarsi dal letto, raggiungere la culla, restare sedute ad allattare il bambino e poi tentare di tutto per fargli (e farti) riprendere sonno. I timori di soffocare il bambino se lo si tiene nel lettone non sono fondati.

    Per approfondire:

    È pericoloso dormire con il proprio bambino?

    Alcuni "esperti" ritengono che i genitori debbano insegnare ai bambini a confortarsi da soli quando si svegliano di notte, e alcuni arrivano anche a prescrivere per quanto tempo i genitori dovrebbero lasciar piangere il bambino prima di intervenire. Gli studi sul sonno dei bambini e dei genitori hanno mostrato che di fatto queste tecniche sono spesso inefficaci e i risultati non sono duraturi. Non insegnano, come comunemente si dice, “a dormire” (il sonno non è un’abitudine, ma uno stato fisiologico), ma solo a non chiamare i genitori quando ci si sveglia. Sono metodi che per qualche famiglia possono anche funzionare, ma molte altre mamme e molti altri papà preferiscono seguire il proprio istinto e rispondere al pianto del bambino ogni qual volta ci segnala di aver bisogno dei genitori. Aiuta a ricordare che i cicli del sonno di un bambino sono molto diversi da quelli di un adulto, e che un bimbo piccolo ha bisogno di svegliarsi di notte per ricevere nutrimento a sufficienza.

    Molti motivi possono causare i risvegli dei bambini piccoli, e periodi “buoni” possono alternarsi a fasi in cui i risvegli notturni sono molto frequenti: dentizione, balzi di crescita, l’introduzione dei cibi solidi, una giornata eccitante, caldo o disagio, il ritorno della mamma al lavoro: la vita dei bambini nei primi mesi e anni subisce così tanti cambiamenti! Sapere che i risvegli frequenti sono normali e che, a prescindere dall’approccio usato per la notte, tutti i bambini, prima o poi, dormiranno, aiuta a prendere con filosofia questi primi mesi e a non stressarsi troppo nel tentativo di ottenere dal bambino un ritmo di sonno che raggiungerà comunque naturalmente qualche mese più tardi.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Vorrei svezzarlo di notte senza creare traumi. Come posso fare?

    Dalla tua domanda emerge una certa stanchezza riguardo in particolar modo alle poppate notturne e vorresti svezzare gradualmente con amore.

    E’ necessario sgombrare il campo dalla confusione per quanto riguarda il sonno e l'allattamento.

    I bambini si svegliano di notte indipendentemente che vengano allattati oppure no. Prova a confrontarti con altre mamme e ti accorgerai chi più, chi meno e chi in un periodo e chi in un altro i bambini si svegliano o si sono svegliati e torneranno a risvegliarsi. Anche se decidessi di svezzare tuo figlio, lui potrebbe risvegliarsi di notte e tu dovrai trovare modi nuovi per rispondere ai suoi risvegli: ninnarlo, tenerlo vicino, offrirgli qualcosa da succhiare, cantargli una canzone....

    Se segui i bisogni del tuo bambino che non sono solo nutritivi ma anche affettivi troverai normale il gesto semplice di attaccarlo magari solo per qualche minuto. Forse le poppate che consideri inutili di notte, sono molto importanti per tuo figlio perché ripristinano quel profondo legame che c'è fra voi. E' importante che provi a valutare anche cosa succede di giorno. Sei tu o è il bambino a stabilire quante volte deve poppare? Da quanto tempo sei tornata al lavoro? Chi si occupa del bambino nella tua assenza? Credi che sia pronto a svezzarsi di notte? E' molto frequente che bambini tenuti ad orario nelle poppate durante il giorno e che vivono da qualche mese un cambiamento così grande come il rientro al lavoro della mamma chiedano di poppare più spesso di notte, questo li rassicura che la mamma c'è ed è tutta per loro. E’ comprensibile, no?

    Prova a pensare se puoi fare qualcosa per rendere questo gesto più facile. E' esperienza di molte mamme tenere i bambini vicini in modo da non doversi alzare per allattarli. Tenendolo vicino ai primi segnali di ricerca del seno, puoi lasciare che il bambino poppi ed entrambi potreste non svegliarvi completamente, in questo modo tuo marito non sentirebbe neanche quando il bambino poppa e tu spesso potresti non saper quantificare al mattino quante volte ha ciucciato. Il nostro libro Sogni d'oro potrebbe aiutarti a comprendere come i ritmi di sonno e di veglia dei bambini sono diversi da quelli degli adulti e i vantaggi del sonno condiviso.

    Per riuscire a svezzare un bambino di 8 mesi di notte con amore occorre capire se sia pronto a fare questo passo senza che diventi per lui traumatico. Potresti provare a lasciarlo poppare più spesso di giorno, dandogli una maggiore dose di coccole e attenzioni, provare ad offrigli di notte qualcosa da succhiare, potresti provare a farti aiutare dal papà. Ma se tutto ciò diventa più stancante per voi e frustrante per il bambino occorre riprovare più avanti magari quando ti sembra che possa comprendere meglio il linguaggio e quindi possa assecondare le tue richieste. 

    Vorrei invece che ti riconoscessi l'ottimo lavoro di madre che hai svolto fino ad oggi occupandoti con amore e attenzione del tuo bambino. Sono sicura saprai prendere le decisioni migliori per te e il tuo bambino. 

    Puoi approfondire tutti questi aspetticontattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League, in particolare il libri "Allatti ancora?" e "Sogni d'oro".