• “Addestramento” al sonno: sì o no?

    Immagina di essere nel terzo trimestre di gravidanza e di essere spesso affamata o sonnolenta. È sera, non è ancora ora di andare a letto ma hai sonno, ti corichi presto. E poi non riesci a dormire. Cambi posizione, sposti cuscino e coperte, conti le pecore e provi a meditare, e poi guardi un film o leggi fino a quando non ti addormenti. Verso le 3 del mattino, o forse le 4, ti svegli, affamata. Hai dimenticato di mettere uno spuntino vicino al letto, così ti alzi, vai in bagno e poi prendi qualcosa da mangiare. Fortunatamente ti svegli solo una volta quella notte; la sera prima hai fatto tre viaggi in bagno.

    In altre parole, sei andata a letto perché eri stanca, non per seguire l’orario di qualcun altro. Quando non riuscivi a dormire, hai scelto diverse tecniche “auto-calmanti”, ognuna delle quali richiedeva un processo di riflessione per la risoluzione del problema. Hai cambiato posizione quando volevi, hai mangiato quando volevi e ti sei svegliata in momenti diversi rispetto alla sera prima.

    Anche un neonato potrebbe dover fare ognuna di queste cose, ma solo con il supporto di un sistema attento e reattivo potrebbe farlo, e di solito questo suo “sistema” è la sua mamma. La mamma ha braccia sicure che aiutano a cambiare posizione. Offre calore, conforto ed ha una voce rassicurante. Ha un seno morbido che offre nutrimento, sicurezza ed ormoni che incoraggiano il sonno ed ha un cervello adulto che risolve i problemi. Quando il bambino si sveglia durante la notte, la risoluzione del “problema” potrebbe essere molto semplice per la mamma: Seno? No. Posizione? No. Pannolino? No. Prova di nuovo il seno? Sì.

    Togliendo quel sistema di supporto reattivo e risolutivo il risultato sarà un bambino totalmente indifeso.

    Dati i rischi che comportano, i programmi di addestramento al sonno infantile che coinvolgano una stanza separata o il trascurare deliberatamente il pianto, non sono una scelta responsabile. E decenni di ricerche hanno dimostrato che, contrariamente a quanto si dice in giro, essere sensibili ai bisogni del bambino fornisce una base sicura per il benessere futuro di tutti.

    Tu conosci la tua famiglia meglio di chiunque, naturalmente, e creerai il vostro percorso unico mentre cammini. Ma a prescindere da ciò che una famiglia decide in merito all’accudimento notturno, è necessario includere un programma di sicurezza di base per ogni neonato:

    • • fornire una superficie sicura per il bambino nella stanza della madre,
    • • tenere il bambino a portata di mano nella stessa stanza durante la notte per almeno i primi sei mesi, preferibilmente per un anno, e
    • • rendere il letto dei genitori il più sicuro possibile nel caso in cui si addormentasse durante le poppate.

    Una volta che avrai affinato le prime strategie di maternato (e abbiamo tutti bisogno di un certo tempo), probabilmente guarderai all’infanzia come uno dei momenti di gloria della maternità. Niente da insegnare, niente da regolamentare. Insistere sui compiti prima di cena? Anni di distanza. Mettere in chiaro che la coda del gatto non si tocca? Nessun problema. Tutto quello che il tuo bambino deve fare è crescere e avere fiducia. E tutto ciò che devi fare è nutrirlo ed essere affidabile. Organizza le tue notti in modo che soddisfino abbastanza bene le esigenze di tutti, richiedi aiuto quando ne hai bisogno.

    Ma soprattutto ricorda che tu e il tuo bambino siete dalla stessa parte in questa relazione.

    Godetevi l’un l’altra!

    --------------------------------------------

    Per maggiori informazioni sul sonno infantile, vedi Sogni d’Oro: strategie per il sonno della famiglia con un bambino allattato, edito da La Leche League Italia, 2019. Immergiti nella sua lettura dove preferisci; dà informazioni sulla fisiologia del sonno a tutte le età, dettagli su come rendere sicuri i sonnellini, la scienza che supporta queste informazioni, come soddisfare i propri bisogni di sonno, quelli del partner, l’addestramento al sonno, parlare con il proprio medico e molto di più.

    Per sostegno sull’allattamento, trovi qui una Consulente de La Leche League.

  • Allattare di notte è normale? Certo!

    Di notte abbiamo tutti molto bisogno di riposare, e allattare mentre si sta a letto è spesso ciò che permette il massimo riposo per tutta la famiglia. I genitori dovranno comunque prendere le opportune accortezze per la sicurezza del bambino e aggiustare qualche aspetto pratico per venire incontro alle diverse esigenze dei membri della famiglia.

    Nelle ore che il corpo destina al riposo, la prolattina, che è l’ormone principale coinvolto nella produzione di latte, aiuta madre e bambino a riaddormentarsi più facilmente grazie al suo effetto rilassante. Inoltre è prodotta in quantità maggiore durante la notte e questo fa sì che le poppate notturne aiutino ad aumentare la quantità di latte prodotta.

    Allattare da sdraiate, con il bambino a portata di mano, previene ingorghi mammari e dotti ostruiti (che potrebbero anche sfociare in infezioni) grazie al fatto che il seno viene drenato spesso.

    La posizione da sdraiata aiuta il bambino a poppare meglio quando la mamma ha un riflesso di emissione un po’ forte, perché il bimbo è più rilassato e stimola con meno forza il flusso, oltre che permette al latte di fuoriuscire dal lato della bocca.

    Anche nei casi di rifiuto del seno (per varie cause) o di sciopero del poppante la posizione da sdraiati è molto di aiuto verso una nuova accettazione del seno, perché il bambino nel dormiveglia accetta più volentieri di poppare “dimenticando” i fastidi che causano l’irrequietezza o il rifiuto durante il giorno.

    Quando si rispettano tutte le norme per un sonno sicuro, allattare di notte aiuta anche a ridurre la SIDS. Per quest’ultimo aspetto potete approfondire leggendo È pericoloso dormire con il proprio bambino?

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Caffeina/caffè e allattamento

    LA CAFFEINA AVRÀ EFFETTI SUL MIO BAMBINO?LLL caffeina

    Tante mamme ci chiedono se la tazza di caffè o di té che prendono al mattino possa avere degli effetti sui bambini allattati.

     

    Può essere rassicurante sapere che è improbabile che il consumo di moderate quantità di caffeina (o teina) abbia effetti sul tuo bambino nato a termine e sano, specialmente dopo i primi mesi. Nella maggior parte dei casi, il bambino riceve solo quantità moderate di caffeina, circa l'1,5% della dose materna. (Mohrbacher, 2020, pag. 566).

    L'European Food Safety Authority (Autorità europea per la sicurezza alimentare) (2020) afferma che l’assunzione giornaliera di 2 tazze di caffè (200 mg di caffeina) è sicura in allattamento. I Centers of Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi affermano che 300 mg o meno al giorno, 2-3 tazze di caffè, sono accettabili.

    (NdR: Una tazzina di caffè preparato con la moka contiene circa 100-150 mg di caffeina, a fronte di 60-80 mg contenuti in una tazzina di caffè espresso.)

    Tuttavia, la caffeina è uno stimolante del sistema nervoso centrale, quindi può essere utile prendere in considerazione quanto segue:

     

    IL MIO BAMBINO HA PIÙ PROBABILITÀ DI ALTRI DI REAGIRE ALLA CAFFEINA?

    I bambini prematuri, sotto i sei mesi, o che hanno altri problemi di salute, hanno più probabilità di mostrare sintomi, perché impiegano più tempo per eliminare la caffeina dal loro corpo. (Hale 2019).

    I livelli di caffeina raggiungono il picco nel latte da una a due ore dopo l'ingestione.

     

    QUALI SINTOMI POTREBBE AVERE IL MIO BAMBINO?

    I bambini che stanno reagendo all'assunzione di caffeina possono essere insolitamente irritabili, nervosi o svegli. Potrebbero avere più difficoltà a rimanere addormentati.

     

    QUALI ALTRE BEVANDE E ALIMENTI POSSONO CONTENERE CAFFEINA?

    La caffeina si trova in molti alimenti e bevande oltre al caffè e al té:

    • Cibi/bevande:
        • Cacao/cioccolato
        • Caffè (il caffè decaffeinato contiene il 3% di caffeina)
        • Té (té nero, té verde e altri té alle erbe. Il té verde Matcha contiene molta più caffeina degli altri té verdi. Alcuni té sono senza caffeina).
        • Bevande energetiche
        • Bibite gassate
        • Sport drinks
        • Acqua aromatizzata
    • Farmaci (da banco e su prescrizione):
        • Antidolorifici - Compresse per i dolori mestruali
        • Integratori per la perdita di peso

    La caffeina porebbe non essere indicata in etichetta se si trova naturalmente nel cibo o nella bevanda.

     

    Altre fonti di caffeina che possono apparire su un'etichetta sono:

        • Guaranà
        • Yerba Mate
        • Noci di cola/Cola

    (Reyes, Cornelis 2018)

     

    Un elenco aggiornato del contenuto di caffeina negli alimenti e nelle bevande è elencato qui. https://cspinet.org/eating-healthy/ingredients-of-concern/caffeine-chart

    Se hai il dubbio che un prodotto contenga caffeina, controlla l'etichetta, se è disponibile. Alcune bevande come caffè, té e cola contengono sempre caffeina, a meno che non siano etichettate diversamente.

     

    QUANTA CAFFEINA POSSO CONSUMARE IN SICUREZZA?

    Fino a 200-300 mg di caffeina, o circa 2-3 tazze di caffè, sono considerati sicuri durante l'allattamento (EFSA, 2020; CDC, 2020). Secondo la Mayo Clinic, una tazza media di caffè da 226 g (8 once) contiene 95-165 mg di caffeina e una tazza di té nero da 226 gr (8 once) può contenerne 25-48 mg.  La forza del caffè (o di altre bevande che contengono caffeina) può essere diversa secondo il tipo, quindi può essere utile controllare le dimensioni della porzione e le etichette nutrizionali, prima di bere.

     

    COSA POSSO PROVARE A FARE SE PENSO CHE IL MIO BAMBINO STIA REAGENDO ALLA CAFFEINA?

    Se sospetti che il tuo bambino stia reagendo all'assunzione di caffeina, potresti sospendere l’uso delle bevande che la contengono, assumendo bevande senza caffeina per due o tre settimane (Mohrbacher 2020). Questo darà abbastanza tempo al tuo corpo di smaltire la caffeina e potrai giudicare se la caffeina stia influenzando il tuo bambino. È meglio ridurre l'assunzione di caffeina lentamente, dato che si può avere mal di testa se si smette troppo in fretta. Quando i bambini diventano più grandi, possono essere meno influenzati dalla caffeina.

     

     

    BIBLIOGRAFIA

    Hale, T. W. (2019). Medications & Mothers’ Milk. New York, NY: Springer Publishing Company, LLC. 2019

    Mayo Clinic Staff. (n.d.). Caffeine content for coffee, tea, soda and more. Retrieved from https://www.mayoclinic.org/healthy-lifestyle/nutrition-and-healthy-eating/in-depth/caffeine/art-20049372

    Mohrbacher, Nancy. Breastfeeding Answers: A Guide for Helping Families, Second Edition, Nancy Mohrbacher Solutions, Inc. 2020

    European Food Safety Authority (EFSA), Parma, Italy, Scientific Opinion on the Safety of Caffeine, EFSA Panel on Dietetic Products, Nutrition, and Allergies (NDA)2 

    https://www.efsa.europa.eu/sites/default/files/consultation/150115.pdf 
    (visitato l'11 giugno 2021)

    CDC, Maternal Diet, October 2020 https://www.cdc.gov/breastfeeding/breastfeeding-special-circumstances/diet-and-micronutrients/maternal-diet.html (visitato l'11 giugno 2021)

    Infant Risk Center at Texas Tech University Health Sciences Center, Breastfeeding, Caffeine, and Energy Drinks, April 2021 https://www.infantrisk.com/content/breastfeeding-caffeine-and-energy-drinks (visitato l'11 giugno 2021).

    Healthline, How Much Caffeine Is in Decaf Coffee? Settembre 2018
    https://www.healthline.com/nutrition/caffeine-in-decaf (visitato l'11 giugno 2021)

    Center for Science in the Public Interest, Caffeine Chart, Dicembre 2020-Febbraio 2021 https://cspinet.org/eating-healthy/ingredients-of-concern/caffeine-chart (visitato l'11 giugno 2021)

     

    Articolo originale pubblicato su https://www.llli.org/breastfeeding-info/caffeine/
    Traduzione e adattamento di Roberta Voltazza e Elena Fumagalli
    Giugno 2021

  • Che cosa vuol dire "Sonno normale" del neonato e del bambino?

    • I neonati non hanno un ritmo regolare – si svegliano spesso di notte e di giorno – mentre affrontano la crescita più veloce della loro vita. [1]
    • Il fabbisogno di sonno giornaliero totale di un neonato varia da bambino a bambino – uno studio ha trovato una gamma che va dalle 9 alle 19 ore! [2] – e non c ‘è modo di prevedere di quanto sonno *questo* bambino avrà bisogno.
    • Tra uno e 4 mesi, i neonati iniziano a consolidare il loro sonno,[3] connettendo brevi sonnellini separati in segmenti più lunghi. I ritmi della madre aiutano a stabilire i ritmi del bambino. [4]
    • A 3 mesi, circa i 2/3 dei bambini hanno iniziato a consolidare il sonno, anche se la metà di loro regrediscono. [5] (La biologia funziona quasi sempre con 2 passi avanti e uno indietro.)
    • A un anno, circa la metà dei bambini ha ancora bisogno di essere rassicurato dal genitore almeno una volta a notte la maggior parte delle notti. [6]
    • La maggior parte dei ricercatori definisce “dormire durante la notte” il dormire da mezzanotte alle 5 del mattino. [7]
    • Considerata la percentuale di bambini che “non dorme” durante la notte e l’effetto negativo che il sonno ininterrotto ha sull’allattamento, uno studio ha suggerito che le madri trarrebbero beneficio da un’aspettativa più realistica sul normale ritmo di sonno del bambino. [8]
    • Gli adolescenti riescono a dormire in qualsiasi situazione, anche se non hanno subìto alcun “addestramento” al sonno.

    È tutto molto bello, ma ci sono modi per far scivolare il bambino in qualcosa di più vicino al coma adolescenziale notturno ed un po’ più velocemente? Beh, più o meno.

     

    ACCOMPAGNARE IL BAMBINO VERSO UN SONNO CONSOLIDATO IN MODO GENTILE E DOLCE

    I ritmi di sonno dei neonati variano enormemente, ma nel complesso, considerate che il vostro bambino di meno di sei mesi è praticamente impossibile da persuadere. I bambini fanno tutto da soli, nella misura in cui ne sono in grado, per comprendere la differenza tra giorno e notte e creare intervalli più lunghi tra le poppate notturne. Ma ci sono strategie che possono aiutare sia voi che il vostro bambino nel primo semestre o giù di lì.

    In linea di massima:

    • Riposa di più durante il giorno. Il sonno non è qualcosa che si possa cambiare nel giro di poco. Quindi considera i vostri pisolini un aiuto essenziale per notti migliori.
    • Impara ad allattare da sdraiata. È una strategia di sopravvivenza fondamentale per le neomamme. Fai pratica durante il giorno; le 2 di notte non sono un buon momento per imparare una nuova abilità. (prepara prima il letto, non il divano: il divano presenta un serio rischio di soffocamento se ti addormenti allattando.)
    • Se il vostro bambino va all’asilo, o sei tu hai ricominciato a lavorare, ricorda che la vicinanza notturna e il contatto con il corpo sono un modo importante per riconnettersi e mantenere la produzione di latte. Le poppate notturne sono molto più di un semplice trasferimento calorico.

    Alcune idee prima di andare a letto:

    • Occupati dei tuoi impegni all’inizio della giornata, non adesso! Probabilmente tu e il tuo bambino dormirete meglio se vi prendete un po’ di tempo per rilassarvi prima di andare a dormire.
    • “Indossa” il tuo bambino per una passeggiata serale attorno a casa, o anche solo per uscire dalla porta e fare alcuni respiri profondi. C’è qualcosa di magicamente calmante per la mamma e il bambino nel passare un po’ di tempo fuori.
    • Concediti una mezz’ora di relax prima di andare a letto. Vai a letto prima (sì, puoi davvero). Non cercare di fare tutto quello che facevi prima che la maternità si prendesse una grossa fetta della tua giornata. Rilassarsi alla fine giornata è quasi altrettanto prezioso che essere realmente addormentata.
    • Tieni il bambino nelle vicinanze mentre chiudi la giornata; i rumori e le conversazioni della vita normale tendono ad aiutare il bambino a dormire.
    • Coccola molto il tuo bambino prima di andare a dormire. Appoggiarti sulla schiena (in posizione semisdraiata) con il bambino appoggiato sul petto facilita il rilascio di ormoni calmanti in entrambi. [9]
    • Approfitta interamente degli ormoni dell’allattamento e allatta il bambino per addormentarlo. No, non lo stai rovinando; i bambini sono progettati per addormentarsi al seno. [10] Al contrario, il latte in più al momento della nanna allungherà di un po’ l’intervallo.
    • Allatta il tuo bambino su un tappetino sottile e adagialo su quel tappetino. Il fatto che la superficie non cambi può aiutare.
    • Se tieni il tuo bambino fra le braccia per circa 20 minuti dopo che ha chiuso gli occhi, c’è una possibilità molto più elevata che non si aprano di nuovo non appena lo poserai.

    Dai sei mesi circa, (ma su un calendario unico per ogni bambino), diventa possibile creare veri e propri metodi di persuasione gentili. Ricorda sempre che la maggior parte delle cose nella vita sono due passi avanti e uno indietro. Se lo sforzo sembra troppo, torna indietro e riprova fra qualche giorno o qualche settimana.

    Ecco alcuni suggerimenti:

    • Conserva nel tuo repertorio tutti i suggerimenti detti più sopra.
    • Inizia una routine prevedibile per andare a dormire - “spazzolare” le gengive o i denti con un panno umido, leggere insieme, cantare le canzoni preferite, tutte in modo tranquillo e nello stesso ordine.

    Alcune idee per poppate più brevi:

    • Fai scivolare un dito nell’angolo della bocca del tuo bambino addormentato o quasi addormentato per far scivolare fuori il capezzolo, magari lasciando il dito nella bocca del tuo bambino per succhiare ancora.
    • Gira il bambino sulla schiena e “mettiti a cucchiaio” dopo una poppata più breve.

    Idee per ridurre le poppate:

    • Indossa qualcosa che renda più difficile tirare fuori il seno, dando rassicurazioni mentre ritardi leggermente l’allattamento. È un modo per dire: “Sono qui, ma la poppata richiede un po’ di tempo.” Il tuo bambino più grande potrebbe decidere che non vale la pena aspettare e potrebbe accontentarsi di una coccola.
    • Prova con delle carezze e dei suoni confortanti e rilassanti quando senti che il tuo bambino si sta risvegliando. A volte basta prevenire il risveglio completo. (A volte no).
    • Girati e voltagli le spalle dopo l’allattamento. Sei ancora lì, ma il tuo seno no.
    • Se hai un partner, lascia che sia lui o lei a cantare, coccolare, dormire accanto al tuo bambino.
    • Esci brevemente la sera – a partire da pochi minuti all’esterno e aumentando l’uscita col tempo, per esempio, per una spesa veloce – e fai in modo che il tuo partner o chi ti sostituirà si occupi della nanna. I bebé e i bambini piccoli sono molto bravi a riconoscere la realtà e la finzione, e se sei in casa lo sapranno. Solo, non stare lontano a lungo la prima volta. Può aiutare il tuo bambino imparare che anche l’alternativa alla tua presenza può essere altrettanto dolce.

    I bambini di 9 mesi di solito attraversano una fase di risvegli più frequenti. [11] È una regressione temporanea e perfettamente normale, lungo questo percorso.

    Man mano che la comprensione di tuo figlio cresce, puoi aggiungere una certa logica a queste strategie di persuasione:

    • Allatta per alcuni minuti una volta che il bambino è a letto, quindi interrompi la poppata e allontanati per qualche istante, spiegando che hai bisogno di un fazzoletto di carta o devi mettere via qualcosa, quindi torna indietro e offriti di continuare. A poco a poco, quelle pause possono allungarsi, puoi lasciare la stanza, e ad un certo punto il tuo piccolo sarà addormentato quando avrai tolto i vestiti dalla lavatrice o lavato pentole e padelle, fiducioso che tornerai. Ma durante il processo, mantieni sempre la tua promessa e torna da lui. Questo è ciò che ti rende affidabile.
    • Spiega che vi concederete questi momenti durante il giorno ma solo una volta (o non lo farete affatto) di notte.
    • Inventa una canzone da cantare durante le poppate notturne e interrompi quando la canzone finisce (anche se alcuni piccoli se ne accorgono e dicono “Non cantare!”)
    • Considera l’ipotesi di mettere un materasso sul pavimento vicino al tuo letto.
    • Se il tuo bambino sa già camminare e dorme in una stanza separata, puoi dirgli che può raggiungerti nel lettone quando vuole. Ad un certo punto tuo figlio deciderà che non ne vale la pena e tornerà a dormire.

    Alcune famiglie potrebbero trovare più semplice e rassicurante condividere una stanza ben oltre quel primo anno. Se senti che questo approccio funziona per voi, non preoccuparti di ciò che la nonna o il tuo amico pensano. Madri e bambini hanno condiviso il sonno in tutto il mondo e nel tempo. E per ogni bambino, alla fine, passa.

    --------------------------------------------

    Per maggiori informazioni sul sonno infantile, vedi Sogni d’Oro: strategie per il sonno della famiglia con un bambino allattato, edito da La Leche League Italia, 2019. Immergiti nella sua lettura dove preferisci; dà informazioni sulla fisiologia del sonno a tutte le età, dettagli su come rendere sicuri i sonnellini, la scienza che supporta queste informazioni, come soddisfare i propri bisogni di sonno, quelli del partner, l’addestramento al sonno, parlare con il proprio medico e molto di più.

    Per sostegno sull’allattamento, trovi qui una Consulente de La Leche League.

     

    Approfondimenti

    [1] Jenni, Oskar G., and Mary A. Carskadon. “Normal human sleep at different ages: Infants to adolescents.” SRS basics of sleep guide (2005): 11-19;

    [2] Coons, Susan, and Christian Guilleminault. “Development of sleep-wake patterns and non-rapid eye movement sleep stages during the first six months of life in normal infants.” Pediatrics69, no. 6 (1982): 793-798;

    [3] Moore, Terence, and L. E. Ucko. “Night waking in early infancy: Part I.” Archives of disease in childhood 32, no. 164 (1957): 333;

    [4] McKenna, James J., and Sarah S. Mosko, “Sleep and arousal, synchrony and independence, among mothers and infants sleeping apart and together (same bed): an experiment in evolutionary medicine.” Acta Paediatrica 83 (1994): 94-102;

    [5] Moore, Terence, and L. E. Ucko, op. cit;

    [6] Goodlin-Jones, Beth L., Melissa M. Burnham, Erika E. Gaylor, and Thomas F. Anders. “Night waking, sleep-wake organization, and self-soothing in the first year of life.” Journal of developmental and behavioral pediatrics: JDBP 22, no. 4 (2001): 226;

    [7] Adams, S. M., D. R. Jones, A. Esmail, and E. A. Mitchell. “What affects the age of first sleeping through the night?” Journal of paediatrics and child health 40, no. 3 (2004): 96-101;

    [8] Pennestri, et al., op cit. [34] France, Karyn G., Neville M. Blampied, and Jacqueline MT Henderson. “Infant sleep disturbance.” Current Paediatrics 13, no. 3 (2003): 241-246;

    [9] Uvnäs Moberg, K., and Danielle K. Prime. “Oxytocin effects in mothers and infants during breastfeeding.” Infant 9, no. 6 (2013): 201-206;

    [10] Uvnäs Moberg, Prime, ibid;

    [11] Elias, Marjorie F., Nancy A. Nicolson, Carolyn Bora, and Johanna Johnston. “Sleep/wake patterns of breast-fed infants in the first 2 years of life.” Pediatrics 77, no. 3 (1986): 322-329.

  • Come possiamo accudire un bambino di notte e riuscire a riposare?

    Per gestire le poppate notturne e minimizzare la fatica di accudire un bambino di notte, le mamme hanno trovato le più svariate soluzioni, tante quante sono le tipologie di famiglie.

    -    Alcune scelgono di dormire insieme al loro bambino, con le dovute precauzioni per un sonno sicuro;
    -    altre accostano la culla o il lettino al letto matrimoniale (sistemazione a “sidecar”) abbassando la sponda laterale e portando i materassi allo stesso livello, senza lasciare spazi tra uno e l’altro. Questa sistemazione è adatta alle famiglie che vorrebbero provare a dormire insieme, ma non hanno un letto abbastanza grande, oppure nei casi in cui il bambino abbia un sonno talmente movimentato da richiedere un proprio spazio;
    -    altre, quando il bimbo diventa più grandicello, avvicinano al letto matrimoniale un letto singolo o a scomparsa, oppure sistemano un materasso sul pavimento (utile e risolutivo quando il bambino non sta bene o ha qualche disagio, per cui necessita della presenza rassicurante dei genitori);
    -    altre ancora, quando il bimbo diventa più grandicello, lo fanno dormire con i suoi eventuali fratelli o sorelle.

    Per approfondire:

    È pericoloso dormire con il proprio bambino?

    Quando comincerà a dormire tutta la notte?

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • È pericoloso dormire con il proprio bambino?

    La Leche League International e il Dott. James McKenna, uno studioso delle pratiche di sonno condiviso, commentano: lo studio pubblicato da Archives of Pediatric and Adolescent Medicine del 1999 non è accurato.

    Schaumburg, USA (30 settembre, 1999) - La Leche League International (LLLI), la principale autorità a livello mondiale nel campo dell'allattamento materno, mette in dubbio i risultati di uno studio pubblicato da Archives of Pediatric and Adolescent Medicine, in base al quale la pratica di dormire con i propri bambini non sarebbe sicura.

    Molti studi in questo specifico campo hanno dimostrato che nel corso dell'allattamento, se la mamma ed il bambino dormono insieme si sviluppa l'attaccamento madre-bambino, i ritmi del sonno della madre e del bambino si regolano armoniosamente, la madre acquista una maggiore esperienza nel cogliere e rispondere ai i bisogni del suo bambino, e sia la mamma sia il bambino riescono a riposare meglio. Dormendo insieme, inoltre, è più facile che la mamma continui ad allattare il bambino a richiesta - un aspetto tutt'altro che trascurabile per consentire che la produzione di latte si mantenga sempre adeguata.

    Il Dott. James McKenna, Professore di Antropologia presso la University of Notre Dame, membro del Comitato di Consulenza Scientifica de LLLI ed esperto in materia di sonno condiviso, ritiene che si corrano maggiori rischi lasciando il bambino a dormire da solo nella sua culla piuttosto che prendendo le dovute precauzioni nell'approntare un ambiente sicuro nel quale bambini e adulti possono dormire insieme, e afferma: "Concordiamo con gli autori dello studio e con altri sul fatto che si devono prendere precauzioni particolari per minimizzare il rischio di incidenti irreparabili. Ma il fatto che tali precauzioni si rendano necessarie, non è un argomento contrario alla pratica del sonno condiviso, ed in particolare della pratica di dividere il letto con i bambini, più di quanto il fatto che si verifichino casi di morte accidentale di bambini strangolati, soffocati o uccisi dalla Sindrome della Morte Improvvisa (SIDS) mentre stanno dormendo da soli nella loro culla, sia un motivo sufficiente per mettere in guardia contro i rischi che si corrono lasciando dormire i bambini completamente da soli". E aggiunge: "Mentre è vero che per un bambino certe caratteristiche strutturali di un letto pensato per il sonno di un adulto possono costituire un pericolo, il fatto che certe caratteristiche esistono non ci impedisce di modificarle né ci deve spingere a pensare che dormire insieme sia pericoloso di per sé." Il Dott. McKenna considera inoltre non giustificate le conclusioni e le raccomandazioni avanzate dallo studio, dal momento che gli autori hanno basato il loro lavoro su prove incomplete o riferite e non su dati scientifici seri.

    Il Dr. McKenna ritiene che il sonno condiviso sia un'esperienza positiva per tutti i membri della famiglia di un bambino allattato al seno e che non dovrebbe essere considerato fonte di alcun pericolo purché i genitori prendano le seguenti precauzioni:

    * I genitori non dovrebbero dormire con i loro figli se sono fumatori e se hanno assunto alcol o droghe.

    * Tra il materasso ed il bordo del letto non ci devono essere varchi

    * Non ci dovrebbero essere cuscini soffici o coperte morbide vicino al viso del bambino

    * Non ci dovrebbe essere spazio tra il letto ed il muro per evitare che il bambino rotoli in quella direzione e rimanga intrappolato

    * Il bambino non dovrebbe essere messo a dormire a pancia in giù.

    traduzione di Raffaella Brignardello

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • I Sette Punti del Sonno Sicuro

    Si rispettano i Sette Punti del Sonno Sicuro quando c'è:

     

    • Madre non fumatrice (e genitori che preferibilmente non fumano in casa) [1]
    • Madre sobria (non assume droghe, alcool o farmaci che causino sonnolenza) [2]
    • Allattamento a richiesta giorno e notte
    • Bambino sano e nato a termine
    • Bambino in posizione supina quando non allattato [3]
    • Bambino non accaldato, [4] né fasciato per consentire libertà di movimento
    • Una superficie sicura

     

    Che cos’è una superficie sicura?

    • Abbastanza solida da permettere al bambino di sollevare la testa e di non rotolare nell’avvallamento creato dal corpo di chi condivide il letto con lui
    • Non ha bordi affilati, spigoli né cose che penzolino o che si possono aggrovigliare, come cordini, nastri, sciarpe, elastici o cavetti del cellulare o del pc
    • Nessuna fessura che possa intrappolare il bambino
    • Bambino non troppo vicino al bordo del letto
    • Non ha coperte pesanti che potrebbero coprire la testa del bambino, o cuscini morbidi dentro i quali il bambino potrebbe spingersi.

     

    Perché il bambino allattato è uno dei sette standard?

    I bambini nutriti con la formula sono già al doppio del rischio di SIDS, [5] e nel letto con la madre potrebbero anche essere più a rischio di soffocamento.

    Le madri che allattano assumono naturalmente nel letto una posizione “a guscio”, cioè la mamma è sdraiata su un lato con le ginocchia piegate ed il bambino trova posto nella “baia” protetto tra il braccio e la coscia. E un bambino allattato vuole naturalmente rimanere lì. [6] Quegli stessi comportamenti non sono ugualmente automatici per una madre e un bambino nutrito con il biberon. (Se il tuo bambino prende qualche aggiunta ma preferisce il seno, e posizioni naturalmente il bambino in quel “guscio” per dormire protetto, soddisfi il punto sull’allattamento).

    Puoi trovare maggiori dettagli sui Sette Punti del Sonno Sicuro nei primi due capitoli del libro “Sogni d’Oro” edito da La Leche League Italia.

    --------------------------------------------

    Per maggiori informazioni sul sonno infantile, vedi Sogni d’Oro: strategie per il sonno della famiglia con un bambino allattato, edito da La Leche League Italia, 2019. Immergiti nella sua lettura dove preferisci; dà informazioni sulla fisiologia del sonno a tutte le età, dettagli su come rendere sicuri i sonnellini, la scienza che supporta queste informazioni, come soddisfare i propri bisogni di sonno, quelli del partner, l’addestramento al sonno, parlare con il proprio medico e molto di più.

    Per sostegno sull’allattamento, trovi qui una Consulente de La Leche League

     

     

    Sogni doro I Sette Punti del Sonno SicuroApprofondimenti

    [1] Moon, Rachel Y., and Task Force on Sudden Infant Death Syndrome, “SIDS and other sleep-related infant deaths: evidence base for 2016 updated recommendations for a safe infant sleeping environment.” Pediatrics 138, no. 5 (2016): e20162940.

    [2] Moon, Rachel Y., and Task Force on Sudden Infant Death Syndrome, ibid.

    [3] Moon, Rachel Y., and Task Force on Sudden Infant Death Syndrome, ibid.

    [4] Moon, Rachel Y., and Task Force on Sudden Infant Death Syndrome, ibid.

    [5] Hauck, Fern R., John MD Thompson, Kawai O. Tanabe, Rachel Y. Moon, and Mechtild M. Vennemann. “Breastfeeding and reduced risk of sudden infant death syndrome: a meta-analysis.” Pediatrics 128, no. 1 (2011): 103-110.

    [6] McKenna, James J., Helen L. Ball, and Lee T. Gettler. “Mother–infant cosleeping, breastfeeding and sudden infant death syndrome: what biological anthropology has discovered about normal infant sleep and pediatric sleep medicine.” American Journal of Physical Anthropology: The Official Publication of the American Association of Physical Anthropologists 134, no. S45 (2007): 133-161.

     

  • Il ciuccio previene la SIDS?

    Per prevenire la SIDS è necessario dare il ciuccio durante la notte? 

    Di Antonella Sagone, pubblicato su Da Mamma A Mamma n. 87

    Da alcuni anni alcuni organismi sanitari, basandosi sui risultati di qualche ricerca, si sono pronunciati a favore dell’uso del ciuccio durante la notte, per ridurre il rischio di SIDS (morte improvvisa del lattante o morte in culla)1. Il riferimento è ad alcuni studi2 che hanno trovato una maggior proporzione di neonati che non utilizzavano il ciuccio durante la notte nei lattanti morti per SIDS. Intorno a questa tesi si è sviluppata una vivace discussione scientifica, che ha suscitato numerose critiche fra gli esponenti del mondo della ricerca e della sanità3.  

    I limiti della ricerca

    Lo studio4 che ha avuto la più ampia eco è stato effettuato su un gruppo relativamente piccolo di madri californiane, i cui bambini erano morti per SIDS, e su un gruppo di controllo di madri e bambini sani. Gli stessi autori hanno premesso che la loro ricerca presentava diversi punti deboli (la piccolezza del campione, l’alta proporzione di soggetti selezionati che non ha voluto partecipare allo studio, il rischio che i dati, ottenuti tramite interviste ai genitori, fossero falsati da omissioni) e hanno sottolineato che l’associazione fra la SIDS e l’uso del ciuccio non significava che fra i due elementi ci fosse necessariamente una relazione di causa ed effetto; tuttavia, nella sintesi dello studio (che è ciò che la maggioranza legge) questa relazione veniva data per certa. Ulteriori punti deboli sono stati evidenziati da altri studiosi. Ad esempio, i diversi fattori e circostanze che hanno preceduto la morte dei bambini non sono stati tutti considerati, e non si è nemmeno fatta una chiara distinzione, nei soggetti esaminati, fra quali bambini fossero allattati esclusivamente al seno, come venisse condotto l’allattamento notturno, se i bambini fossero allattati a richiesta durante la notte, se i bambini del gruppo SIDS fossero stati sottoposti o meno a una tecnica di training per dormire (Ferber, Estivill e simili).  

    Spiegazioni alternative

    Quando la teoria astratta delle ricerche si cala nella realtà quotidiana che tutte le mamme sperimentano, diviene subito evidente come certi aspetti possano essere collegati fra loro in tanti modi diversi ed avere tante diverse spiegazioni. Ad esempio, sappiamo che la SIDS avviene, specialmente fra i 2 e 4 mesi di vita, durante il sonno profondo: e allora, potrebbe anche essere che i bambini che ricevevano di più il ciuccio fossero quelli che tendevano a svegliarsi più di frequente. Insomma la relazione causa-effetto potrebbe essere rovesciata: non sarebbe l’assenza del ciuccio a far dormire più profondamente i bambini, ma sarebbero i bambini con il sonno più leggero a indurre i genitori a dare loro il ciuccio. Un’altra semplice osservazione può essere che i genitori che usano il ciuccio la notte tendono, in realtà, a sorvergliare il bambino di più, per riposizionare il ciuccio in bocca al bambino quando lo “perde” durante il sonno: e quindi in effetti il ciuccio proteggerebbe dalla SIDS semplicemente perché spingerebbe i genitori a una maggiore sorveglianza del sonno del bambino. Una terza osservazione riguarda il fatto che i meccanismi protettivi ipotizzati legati al ciuccio sono, più banalmente, quelli legati alla suzione: succhiando periodicamente il bambino tende ad avere periodi più frequenti di sonno leggero; la suzione mobilizza la lingua e riduce quindi la possibilità che questa si “ammucchi” in fondo alla bocca causando apnea; succhiare sembra avere anche un effetto regolarizzante sul battito cardiaco, un altro fattore di protezione per la SIDS. In altre parole, forse il vantaggio deriva semplicemente dal garantire una suzione più frequente durante le ore notturne, cosa che l’allattamento al seno a richiesta assicura almeno altrettanto, se non meglio, dell’uso di un ciuccio di gomma.  

    Scelte sicure

    Ogni genitore desidera fare il meglio per garantire al proprio bambino la salute e scongiurare rischi come quello, particolarmente spaventoso, che il proprio piccolo smetta di respirare durante la notte. Tuttavia le campagne a favore dell’uso del ciuccio allo scopo di prevenire la SIDS possono essere dovute a conclusioni affrettate e superficiali. In base a numerosi studi5,6 si è visto che l’utilizzo del ciuccio può interferire in modo significativo con l’allattamento al seno, di cui le poppate notturne sono una componente importante; e poppare al seno protegge dalla SIDS in molti modi7,8. Infatti favorisce uno sviluppo corretto delle strutture anatomiche della bocca, riducendo il rischio di apnea9,10,11; riduce le malattie e in particolare quelle delle vie respiratorie12; consente uno sviluppo fisiologico ottimale del sistema nervoso del lattante13; favorisce l’intimità fra mamma e bambino creando condizioni per una maggiore vigilanza notturna14. Il gruppo BFHI (Iniziativa ospedali amici dei bambini) del Regno Unito ha pubblicato una dichiarazione15 che offre agli operatori sanitari linee-guida per proteggere l’allattamento al seno. In base a queste raccomandazioni,

    l’uso del ciuccio non dovrebbe essere utilizzato durante tutto il periodo in cui l’allattamento al seno deve consolidarsi, il che richiede generalmente 4 settimane circa, ma per alcuni bambini può richiedere più tempo;

    le madri dovrebbero sapere che è normale che un bambino abituato a poppare sclusivamente al seno rifiuti il ciuccio, e che non è necessario forzare il poppante ad accettarlo, ma è importante mantenere l’allattamento al seno;

    se si sceglie di usare il ciuccio, questo va usato solo per addormentare il bambino e non per rimpiazzare o ritardare le poppate al seno; è necessario quindi insegnare alle mamme a riconoscere nel bambino i segnali della fame, per mantenere una buona produzione di latte.     

    Bibliografia

    1. American Academy of Pediatrics, Task Force on Sudden Infant Death Syndrome. The changing concept of sudden infant death syndrome: diagnostic coding shifts, controversies regarding the sleeping environment, and new variables to consider in reducing risk. Pediatrics 2005;116:1245-55.
    2. Hauck FR, Omojokun OO, Siadaty MS. The pacifier debate: in reply. Pediatrics 2006;117(5):1850-53.
    3. AAP releases controversial guidelines on SIDS prevention. http://www.breastfeedingtaskforla.org/SIDS/AAP-SIDS-Mass-BF-Coalition-response.htm.
    4. Li D. et al. Use of a dummy (pacifier) during sleep and risk of sudden infant death syndrome (SIDS): population based case-control study. BMJ  2006;332:18-22.
    5. L, Alade MO. Breastfeeding and the use of pacifiers. Birth 1997;2:116-20.
    6. Victora CG et al (1997) Pacifier use and short breastfeeding duration: cause, consequence or coincidence? Pediatrics, 99(3):445-453.
    7. Alm B. et al. Minor rischio di morte in culla (SIDS) per i bambini allattati al seno. L'allattamento moderno 2003;39.
    8. Sagone A. SIDS: un chiarimento dell'UNICEF. L'allattamento moderno 2005;79.
    9. Peres KG et al. Suzione non nutritiva e svezzamento precoce: maggior rischio di malocclusione. L'allattamento moderno 2007;85.
    10. Palmer B. L'influenza dell'allattamento sullo sviluppo della cavità orale: un commento. L'allattamento moderno 2000;28.
    11. Joanna Briggs Institute. Early childhood pacifier use in relation to breastfeeding, SIDS, infection and dental malocclusion. Nursing Standard 2006;20(38):52-55.
    12. Quigley MA, Kelly YJ, Sacker A. Breastfeeding and hospitalization for diarrheal and respiratory infection in the United Kingdom Millennium Cohort Study.  Pediatrics 2007;119(4):e837-42.
    13. Ball E. Bedding-in nel reparto di maternità. L'allattamento moderno 2006;81.
    14. Bouwstra H, Boersma ER, Boehm G, et al. Exclusive breastfeeding of healty term infants for at least 6 weeks improves neurological condition J. Nutr. 2003;133(12):4243-45.
    15. UNICEF UK Baby Friendly Initiative statement on dummy use http://www.babyfriendly.org.uk/pdfs/dummy_statement_08.pdf.

  • L'evoluzione del sonno del neonato

    James McKenna, intervento al convegno de La Leche League International, 1997

    Abbiamo letto nel libro Genitori di giorno e di nottedel dottor Sears (sostituito oggi da "Sogni d'oro", ndrche i neonati dormono in maniera diversa dagli adulti, soprattutto perché hanno più sonno attivo (REM) che sonno passivo (non REM), visto che il primo è fondamentale per loro crescita neurologica. Un altro studioso del sonno, il dottor James McKenna, antropologo e professore nel dipartimento di neurologia all'università della California e ricercatore sulla SIDS (sindrome della morte improvvisa del lattante) da oltre 10 anni, ha cercato di approfondire la vera natura del sonno di un neonato, sano e nato termine, dal punto di vista evolutivo - cioè come il suo corpo sia stato programmato biologicamente per dormire. Ha studiato quelle che lui definisce le "aspettative biologiche" del neonato rispetto alle sue esperienze di sonno, in contrasto con le nostre "aspettative culturali", e ha riscontrato un enorme abisso.

    Il dottor McKenna fa notare come recenti modelli pediatrici e psicologici, assieme a nuove ideologie, convenienze e valori culturali, abbiano formato la nostra opinione su come un bambino "normalmente" dovrebbe dormire; ma questo è in netto contrasto con ciò che è importante per il neonato dal punto di vista biologico e dello sviluppo.

    In questa nostra epoca, quindi, dice McKenna, stiamo provocando nel neonato umano un nuovo tipo d'esperienza di sonno.

    Origini evolutive del modo di dormire della specie umana

    La struttura, il comportamento, lo sviluppo fisiologico dei nostri neonati si formò migliaia e migliaia di anni fa, tra l'epoca dei cacciatori-raccoglitori e la rivoluzione agricola - il che storicamente ci può sembrare tanto, osserva McKenna, ma dal punto di vista biologico è estremamente recente. Il modus vivendidei nostri antenati ha sviluppato quelle caratteristiche di sopravvivenza che abbiamo oggi. Infatti, dice l'antropologo, nonostante grandissime differenze culturali nel mondo, ritroviamo una base comune a tutti i neonati, che si è sviluppata in questo periodo in cui gli esseri umani sono stati "scolpiti" per adattarsi meglio al loro modo di vita.

    James McKenna fa un passo indietro per parlare di una fondamentale differenza tra gli esseri umani e gli altri primati: la nostra circonferenza cranica fetale è in media più grande dell'apertura pelvica media(questo sarebbe avvenuto quando abbiamo acquisito la posizione eretta), e per questo i nostri cuccioli nascono estremamente immaturi in confronto agli altri mammiferi. Abbiamo il cervello meno maturo neurologicamente alla nascita, con solo il 25% del suo volume definitivo.
    Gli scimpanzé nascono con il 45% del volume del loro cervello, eppure i loro piccoli vengono portati addosso in media dai due-quattro anni e allattati altrettanto a lungo.

    Gli esseri umani terminano la maggior parte della gestazione fuori dell'utero(dentro sarebbe impossibile proprio per via della grandezza del cranio rispetto allo scavo pelvico). I neonati dovrebbero stare almeno altri sei mesi nell'utero materno per essere vicini come sviluppo agli altri cuccioli mammiferi, afferma McKenna, e quindi necessitano di un ambiente ricco di cure per il loro sviluppo. Condividere il sonno, quindi, è una decisione fisiologica.

    Noi facciamo parte delle specie che "portano" i loro cuccioli, come le scimmie e in particolare i primati (scimmie antropomorfe). Il nostro latte è stato disegnato per un cucciolo che viva costantemente con sua madre, che mangi frequentemente giorno e notte - a differenza delle specie che "cacciano", il cui latte è altamente proteico, ricco di grassi, povero di zuccheri e molto calorico, il che permette alle madri di lasciare le tane, cercare il cibo e tornare per allattare; i loro cuccioli sono sazi più a lungo e possono quindi stare dei periodi lunghi senza la mamma.

    La qualità del latte umano, afferma McKenna, suggerisce invece un rapporto di costante contatto o prossimità con la mamma.
    Il nostro mondo occidentale industrializzato incoraggia da subito lunghe e frequenti separazioni del neonato dalla madre - da cui al contrario dipende la sua sopravvivenza.

    II dottor McKenna sottolinea come i neonati che protestano, che hanno "problemi di sonno", che sono definiti "patologici" stiano semplicemente cercando di migliorare quello che il loro corpo segnala essere una situazione pericolosa per la loro sopravvivenza: e cioè la separazione dalla madre. I neonati che non possono e non vogliono adattarsi ad un modello culturale arbitrario di separazione NON sono meno intelligenti o meno creativi o meno maturi, dice McKenna: sono probabilmente più vigorosi e agiscono nel loro interesse per cercare di ridurre la separazione.

    Pregiudizi e false aspettative

    Negli Stati Uniti dal 20% al 40% dei problemi pediatrici coinvolge questioni di sonno. Per McKenna, questo conflitto genitori/figli sul sonno è in realtà la falsa aspettativa dei genitori su come il bambino DOVREBBE dormire, e come invece il bambino sia stato BIOLOGICAMENTE PROGRAMMATO per dormire. Secondo James McKenna, è ingiusto interpretare l'incapacità dei neonati di dormire soli come un fallimento del bambino o dei genitori. I genitori non dovrebbero aspettarsi che i loro bambini dormano tutta la notte a 2, 6, 8 mesi o più: è falso, si svegliano tantissimo!ma se sono vicini ai genitori spesso i genitori non se ne accorgono. Se invece si svegliano e sono soli, allora il loro scopo è di cercare di ridurre questa separazione, quest'isolamento, questo senso di abbandono col pianto.

    I modelli culturali arbitrari di cui parla McKenna hanno diverse origini storiche, tra cui:
    il complesso di Edipo freudiano;
    la crescita della famiglia patriarcale (che è un avvenimento recente);
    la società vittoriana e le sue nozioni riguardo alla privacye ai comportamenti sessuali;
    il movimento moralista nell'Europa ottocentesca.

    Si sono quindi create credenze popolari del tipo: "Vostro figlio rischia di soffocare se dorme con voi!" "Ci può essere un danno psicologico irreparabile dall'essere troppo intimi o sentire rumori di sesso!" Oppure "I bambini possono intromettersi fra i genitori!" eccetera.
    Nulla di tutto questo è stato dimostrato scientificamente, afferma il dottor McKenna. Non esiste neanche uno studio che dimostri i benefici del sonno solitario (tranne in situazioni rischiose per il neonato come materassi ad acqua, genitori che fumano, usano droghe, oppure sono obesi).
    Insomma: le nostre ideologie sono cambiate dai nostri antenati cacciatori / raccoglitori di 100.000 anni fa, ma i nostri geni no, i neonati sono esattamente ugualiad allora.

    I vantaggi biologici del sonno condiviso

    McKenna prosegue raccomandando di creare ambienti di sonno sicuri per i nostri bambini.
    I bambini possono soffocare, ma non è facile riuscirci: le ricerche dimostrano la capacità del neonato di proteggere la bocca e le narici dall'occlusione. I neonati sono strutturati per proteggersi in situazioni di condivisione di sonno, afferma McKenna: è così che hanno vissuto attraverso l'evoluzione, ed è così che vivono in gran parte del mondo.

    La letteratura scientifica abbonda dei benefici del contatto fisico tra genitori e bambini. Gli studi sul tatto e sul massaggio, giorno e notte, dimostrano che i livelli di glucosio nel sangue sono più alti, le temperature corporee dei bambini sono più alte, i bambini piangono meno, l'allattamento si stabilisce meglio e i bambini aumentano di peso più velocemente.

    Le ultime ricerche del dottor McKenna sono rivolte alla condivisione del sonno tra mamma e bambino, monitorando reazioni fisiche e registrando mamme e bambini che dormono insieme e separatamente. Ha riscontrato che, dormendo insieme, i neonati trascorrono meno tempo nel sonno profondo: in questa fase sarebbe più difficile per loro svegliarsi da situazioni di apnea o pause respiratorie (che sono molto comuni nei neonati). I neonati più a rischio per SIDS sono quelli che hanno un'incapacità di riprendersi da questo stato, e quindi non è nel loro interesse trascorrere 15-20 minuti in un sonno profondo solitario, a differenza di 7-11 minuti in un sonno profondo condiviso. Quando dormono insieme, i bambini e le mamme sono nella stessa fase di sonno.

    Conclusioni

    McKenna conclude ricordandoci che non solo i neonati portano la loro eredità biologica nel presente, ma anche che noi adulti non avremmo mai dovuto accettare l'idea che loro arrivino già "adattati", per quanto incredibili e versatili possano essere.
    Abbiamo spinto troppo in là le nozioni dell'indipendenza fisiologica del neonato dalla madre, perché questi sono i valori che la nostra società sostiene. Quando, ad esempio, scopriamo una cosa nuova che i nostri piccoli sanno fare pensiamo che sia fantastico: "Guarda, sa già fare così!".
    Ebbene, un conto è riconoscere che i nostri figli si preparino ad adattarsi, dice McKenna, un altro è riconoscere che non sono ancora adattati. Per McKenna, la frase del grande pediatra e psicologo infantile Winnicott:* "Non esiste un neonato, esiste un neonato e qualcuno", è una bella metafora per cercare di capire la natura del sonno dei nostri neonati e come la storia evolutiva umana ci suggerisca di considerarli.

    Sintesi a cura di Lydia Landi

  • La fisiologia del sonno condiviso e del sonno solitario

     

    Una delle cose meravigliose che accadono quando il vostro bambino vi dorme vicino, è che i vostri ritmi di sonno e i risvegli tendono a sincronizzarsi,[1] in modo che non ti sveglierai di soprassalto da un sonno profondo a causa di un grido acuto. E il tuo baciare, accarezzare, e rimboccare le coperte semi-cosciente fornisce al vostro bambino una stimolazione frequente. Pensare che il sistema di risvegli del bambino sia un problema può essere un fattore di rischio in alcuni casi di SIDS;[2] può essere che questi mini-risvegli normali siano particolarmente importanti per i bambini sensibili.

    La ricerca dimostra che quando le madri e i bambini dormono lontani, anche se le madri si alzano dal letto per rispondere al bambino:

    • I bambini possono dormire più profondamente del normale, il che può non essere il sonno più sicuro per loro. [3]
    • I bambini si svegliano meno spesso [4] ma il loro livello di stress complessivo può essere più alto [5] e fanno molti più pianti notturni. [6]
    • Le madri si svegliano meno spesso ma hanno risvegli più completi, rimangono sveglie più a lungo e complessivamente dormono meno. [7]

    La separazione può interferire con l’allattamento. I bambini di solito assumono circa un terzo delle loro calorie di notte; distanziare le poppate riduce la quantità di calorie assunte dal bebé. Se le poppate diurne non compensano, la produzione di latte potrebbe calare. Inoltre il dormire separatamente è legato a uno svezzamento precoce, [8] così come il dormire per tutta la notte. [9]

    --------------------------------------------

    Per maggiori informazioni sul sonno infantile, vedi Sogni d’Oro: strategie per il sonno della famiglia con un bambino allattato, edito da La Leche League Italia, 2019. Immergiti nella sua lettura dove preferisci; dà informazioni sulla fisiologia del sonno a tutte le età, dettagli su come rendere sicuri i sonnellini, la scienza che supporta queste informazioni, come soddisfare i propri bisogni di sonno, quelli del partner, l’addestramento al sonno, parlare con il proprio medico e molto di più.

    Per sostegno sull’allattamento, trovi qui una Consulente de La Leche League.

     

     

    Approfondimenti

    (1) McKenna, James J., and Sarah S. Mosko. “Sleep and arousal, synchrony and independence, among mothers and infants sleeping apart and together (same bed): an experiment in evolutionary medicine.” Acta Paediatrica 83 (1994): 94-102.

    (2) Machaalani, Rita, and Karen A. Waters. “Neurochemical abnormalities in the brainstem of the sudden infant death syndrome (SIDS).” Paediatric respiratory reviews 15, no. 4 (2014): 293-300.

    (3) McKenna, James J., Helen L. Ball, and Lee T. Gettler. “Mother–infant cosleeping, breastfeeding and sudden infant death syndrome: what biological anthropology has discovered about normal infant sleep and pediatric sleep medicine.” American Journal of Physical Anthropology: The Official Publication of the American Association of Physical Anthropologists 134, no. S45 (2007): 133-161.

    (4) Gettler, Lee T., and James J. McKenna. “Evolutionary perspectives on mother–infant sleep proximity and breastfeeding in a laboratory setting.” American journal of physical anthropology 144, no. 3 (2011): 454-462.

    (5) Waynforth, David. “The influence of parent–infant cosleeping, nursing, and childcare on cortisol and SIgA immunity in a sample of British children.” Developmental Psychobiology: The Journal of the International Society for Developmental Psychobiology 49, no. 6 (2007): 640-648.  Tollenaar, M. S., Roseriet Beijers, Jarno Jansen, J. M. A. Riksen-Walraven, and Carolina de Weerth. “Solitary sleeping in young infants is associated with heightened cortisol reactivity to a bathing session but not to a vaccination.” Psychoneuroendocrinology 37, no. 2 (2012): 167-177.

    (6) McKenna J, Thomas EB, Anders TF, Sadeh A, Scehchtman VL, Glotzbach SF. Infant -parent co-sleeping in an evolutionary perspective: implications for understanding infant sleep development and the sudden infant death syndrome. Sleep 1993;16:263e82.

    (7) Quillin, Stephanie IM, and L. Lee Glenn. “Interaction between feeding method and co‐sleeping on maternal‐newborn sleep.” Journal of Obstetric, Gynecologic, & Neonatal Nursing 33, no. 5 (2004): 580-588.

    (8) Ball, Helen L., and Lane E. Volpe. “Sudden Infant Death Syndrome (SIDS) risk reduction and infant sleep location–Moving the discussion forward.” Social science & medicine 79 (2013): 84-91.

    (9) Pennestri, Marie-Hélène, Christine Laganière, Andrée-Anne Bouvette-Turcot, Irina Pokhvisneva, Meir Steiner, Michael J. Meaney, and Hélène Gaudreau. “Uninterrupted Infant Sleep, Development, and Maternal Mood.” Pediatrics  (2018).

  • Neonati che confondono il giorno con la notte.

    Di Selene Mize, Nuova Zelanda, tratto da New Beginnings, Gennaio- Febbraio 1995

    Poche prove sono così dure per i neo-genitori quanto quella di essere svegliati ogni mezz’ora durante la notte da un bimbo che, alla fine, si addormenta profondamente (o, almeno, con interruzioni minime) a partire dalle 5-6 di mattina fino a mezzogiorno.

    Mia figlia Rachel cominciò con quest’andazzo dal secondo giorno di vita e lo mantenne solidamente. Durante il soggiorno in ospedale, gli orari che ci imponevano mi impedivano di dormire la mattina, quando dormiva lei. Una volta a casa, ho potuto avere orari più flessibili, ma mia madre era appena venuta dagli Stati Uniti a trovarci, e mio marito era in "permesso per paternità".

    Io avrei voluto essere sveglia durante il giorno per passarlo con loro, ma finii per esaurirmi incredibilmente! Consultai libri sull’essere genitori di notte, ma non vi trovai un grande aiuto. Adesso, però, dopo anni di esperienze e altre letture, sono in grado di dare qualche consiglio ai genitori che si trovano in condizioni simili alle nostre.

    La prima domanda da porsi è se il problema esista davvero. I genitori alle prime armi che ascoltano gli amici o i famigliari o che consultano manuali su come tirare su i propri figli, spesso credono che i bambini debbano dormire continuamente nelle prime settimane, svegliandosi dopo le 8 di sera solo per mangiare. Evidentemente, però, i neonati non leggono gli stessi manualiné sentono le stesse storie. Loro preferiscono andare a letto a mezzanotte... e non alle sette come vorrebbero molti genitori.
    Inoltre, i bambini sono molto diversi gli uni dagli altri. Ad un mese d’età, alcuni bebé dormono per ben 19 ore al giorno, altri solo 12. Se il problema sorge perché si hanno aspettative non realistiche, allora, bisogna ridimensionarle. Accettare di buon grado la situazione è la soluzione migliore.

    Il vero problema esiste solo quando il bambino ha bisogno di continue attenzioni durante il normale periodo di sonno della madre (per continue attenzioni s’intende più dell’allattamento al seno frequente, di un occasionale cambio di pannolino e un po’ di coccole tranquille). Un bebé sveglio può non richiedere molte attenzioni se si trova in un posto sicuro e interessante (per esempio a letto, tra i genitori addormentati, con una lucina accesa e qualche peluche o un giochino appeso al soffitto). Finché il bambino è al sicuro e felice, i genitori non hanno motivo di rimanere svegli.
    Nel caso in cui il bambino abbia davvero bisogno di attenzioni continue, può essere più facile che la madre cambi i suoi orari di sonno piuttosto che provare a cambiare quelli del figlio. Se è figlio unico, la madre può staccare il telefono e non rispondere alla porta per dormire beatamente fino a mezzogiorno o comunque fino a che il bambino non si sveglia. E' più semplice di quanto non sembri, bisogna solo cambiare modo di pensare alle "normali" ore di sonno.

    A volte, però, non si può cambiare l’orario del sonno. Per esempio, un fratello più grande che si alza alle 6 emezza tutti i giorni renderà difficile per la mamma un sonno prolungato la mattina. Oppure per una mamma che debba rientrare al lavoro prima che il bimbo si sia abituato a dormire meglio, sarà impossibile fare un pisolino mattutino.

    Il passo seguente è quello di considerare ogni motivo possibile del perchè il bimbo abbia adottato un certo orario. La mamma beve forse troppo caffè, té, coca cola, o prende troppa cioccolata o altre sostanze contenenti caffeina? Sono tutti stimolanti che passano nel latte. Il modo più facile per verificare se la caffeina dà noia al bambino è quello di diminuirne il consumo (o, meglio, di evitarla del tutto) per qualche giorno e osservare se ci sono cambiamenti. Se questa è la causa del problema può non essere necessario astenersi totalmente; potrebbe essere sufficiente evitarla nel pomeriggio. Anche gli orari dei genitori possono essere la causa degli orari sballati dei figli: i bimbi imparano rapidamente a regolare la propria giornata con quella dei propri cari. Se la madre è assente durante parte del giorno, o presente ma occupata in altre cose (come preparare gli altri figli per la scuola), il bambino può decidere che questi siano eccellenti occasioni per un sonnellino. Si può quindi cambiare la situazione prestandogli attenzioni più mirate durante il giorno.

    Anche le allergie ai cibi possono essere causa di problemi di sonno. Rachel ebbe crisi di coliche per sette mesi. Queste furono infine attribuite alla sua sensibilità a cibi che mangiavo io e che passavano nel latte. Molti neonati soffrono maggiormente di coliche la sera, mentre il mattino è il loro periodo migliore, e questo forse perchè la notte la madre non mangia. Anche la nostra seconda bimba, Helen, ha sofferto di allergie gravi al cibo, ma eravamo già più informati, così fummo capaci di trattare le sue coliche poco dopo la loro comparsa. Entrambe avevano la tendenza a preferire le dormite mattutine. Se si prospetta qualche allergia da alimenti, potrebbe essere utile contattare la propria Consulente de La Leche Leagueper informazioni utili sull’eliminazione di alcuni comuni allergeni dalla propria dieta. Integratori come vitamine o fluoro o ferropossono anch’essi interferire con il sonno del neonato.

    Un’altra possibile causa da considerare è la stimolazione eccessiva. Alcuni bambini sensibili riescono ad isolarsi da un ambiente troppo rumoroso e turbolento dormendo. Altri no. Se si tratta di questo, bisogna creare un ambiente tranquillo per il bimbo durante il giorno. Un genitore che permette al figlio di dormire tutto il giorno non può certo pretendere che questi dorma anche di notte!

    Se non si trova la causa, si può provare, dolcemente, a cambiare il modo in cui il bambino vive la propria giornata. L’approccio di base è quello di distinguere chiaramente tra giorno e notte, di rendere il giorno più interessante possibile e la notte più tranquilla e rilassante possibile. A questo scopo, i genitori possono avere bisogno di enfatizzare il loro normale comportamento alterando l’abbigliamento, il luogo dove si dorme, l’illuminazione e il livello di rumorosità. Di notte, per esempio, il bambino deve essere in pigiama e allattato da sdraiato in una stanza buia o con poca luce (chiudete le finestre prima, quando le giornate sono più lunghe). Assicuratevi che il bebé non sia vestito troppo e che la stanza non sia surriscaldata. Uno studio ha rivelato che i bimbi che disturbano i genitori di notte sono molto più vestiti del necessario e in camere troppo calde. Questo suggerisce che una temperatura del corpo sopra la norma possa condurre all’ insonnia. Durante il giorno, il bambino potrebbe per esempio indossare invece tutine ed essere allattato su una sedia in una stanza luminosa e non silenziosa.

    Il comportamento dei genitori è comunque un fattore più importante di quello puramente fisico. Durante il giorno i genitori dovrebbero parlare direttamente al piccolo e giocare con lui. Di notte sarebbe meglio cantare ninne nanne e coccolarlo teneramente invece di guardarlo, di chiaccherarci, o giocarci. (A volte è difficile mantenere questi propositi: Helen infatti sorrise per la prima volta nel mezzo della notte, così svanì la mia determinazione a tenere dei toni bassi.)

    I libri che riguardano l’essere genitori di notte danno spesso consigli utili per far dormire il bebè, come quello di stabilire e seguire un orario fisso per andare a dormire. Questo spesso non dà un grande risultato, se non quello di far sentire i genitori inadeguati. Oppure può produrre dei risultati nell'immediato ma a scapito della serenità della famiglia. 
    L’obiettivo durante il giorno è di stimolare il bambino in modo che sia lui a non voler dormire, piuttosto che provare a forzarlo per farlo stare sveglio. Possono scoraggiare il sonno, oltre il gioco o l’aver l’aria sul viso, anche poppate frequenti e un bagnetto. Tine Thevenin suggerisce nel suo libro “The Family Bed” (“Il lettone di famiglia”) che portare molto in giro il bimbo durante il giornolo stimola e lo tiene sveglio. Questa tattica funziona per alcuni, ma altri invece si addormentano proprio a fare così! (Se è così ricordatevene: può servire per farli dormire durante la notte.)I bambini sono molto diversi fra loro, quindi le strategie vanno adottate a misura per ognuno di essi.

    Se però il bambino vi pare sconvolto proprio dai tentativi di cambiare il suo orario di sonno, bisogna allora rivedere il nostro desiderio di farlo. La maggioranza dei bambini si stabilizza quando arriva ai tre mesi, a dispetto di quello che i genitori fanno o non fanno. La cosa più importante è accettarli per quello che sono. Può aiutare il fatto di ricordare che un gran numero di adulti amano rimanere svegli di notte e restare a dormire di più il giorno dopo: perché allora i bambini dovrebbero essere diversi?

    Bibliografia:
    LLLInt, Sogni d'oro, trad italiana LLLItalia 2019
    Thevenin, Tine, The Family Bed: An age-old concept in child rearing (Il lettone di famiglia - un antico metodo per allevare i figli). 2a edizione. Avery Publishing Group, Wayne, NJ USA 1977.
    Wailoo, MP e altri, Disturbed nights and 3-4 month old infants: The effects of feeding and thermal environment (Notti agitate e bambini di 3-4-mesi: gli effetti dell’alimentazione e dell'ambiente termico), Arch Dis Child 1990; 65

    Traduzione di Michela Bertonati

  • Perché il mio bambino si sveglia tante volte di notte?

    Il sonno dei neonati nei primi mesi di vita funziona diversamente rispetto a quello degli adulti perché è costituito da più fasi di sonno attivo (REM), quello più leggero e più importante per il loro sviluppo.
    Man mano che i bimbi crescono il bisogno di sonno REM diminuisce, mentre aumenta il sonno passivo, quello NON-REM.
    Questo significa che gradatamente matura la capacità di dormire più a lungo.
    I risvegli notturni sono quindi fisiologici e rappresentano la norma per la maggioranza dei neonati, che dorme mediamente sedici ore al giorno a prescindere dalla differenza tra giorno e notte.
    Parallelamente al bisogno di fare brevi e frequenti sonnellini, c’è il bisogno di poppare spesso, anche per breve tempo.
    Si è visto infatti che solitamente, nel passaggio dalla fase di sonno passivo a quella di sonno attivo, i bimbi richiedono di poppare; questo permette di regolarizzare meglio il ciclo di sonno-veglia.
    I risvegli notturni possono avvenire anche in seguito ai primi mesi, tra gli uno e i tre anni, per numerosi altri motivi tra i quali la dentizione, un raffreddore, una nuova fase di sviluppo o di cambiamento, il senso di solitudine o ancora la fame (nonostante si introducano cibi solidi anche la sera).

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Quando comincerà a dormire tutta la notte?

    Proprio come non è possibile sapere con precisione quando il tuo bambino ti regalerà il suo primo sorriso o inizierà a parlare o quando smetterà di fare il riposino la mattina, non c'è modo di prevedere quando comincerà a dormire tutta la notte. E, cosa più importante, non c'è un'età "giusta" in cui "dovrebbe" cominciare: come per qualunque altra tappa fondamentale della sua crescita, il tuo bambino ci può arrivare prima o dopo gli altri.

    Nelle prime settimane di vita, ricorda che se dorme tutta la notte, il bambino rischia di non nutrirsi a sufficienza. I bambini allattati di solito poppano dalle 8 alle 12 volte al giorno, quindi almeno ogni 2 o 3 ore. La maggior parte dei bambini poco per volta prolungherà gli intervalli di sonno notturno, ma avrà comunque bisogno di poppare anche di notte per diversi mesi. Ti sarà capitato di sentire che i bambini che la sera prendono un biberon di formula artificiale o che mangiano le pappe a base di cereali dormono di più la notte: non è affatto vero. Di nuovo, ogni bambino è diverso. Inoltre, l'apparato digerente del bambino non è maturo per ricevere cibi solidi fin verso i sei mesi e assumere alimenti solidi troppo presto può scombussolare il suo pancino.

    Essere svegliati durante la notte può stancare sia le mamme sia i papà. Specialmente nelle prime settimane, cerca di riposare insieme al bambino, durante il giorno, e resisti alla tentazione di fare qualcos'altro: lascia perdere tutti i lavori domestici non indispensabili e chiedi aiuto ad amici e parenti per cucinare, fare commissioni o pulire la casa.Allattando da sdraiata, potrai riposarti un po' di più.

    Per molte mamme, tenere i piccoli vicini a sé durante la notte rende meno faticoso l'accudimento notturno. Madri e bambini hanno sempre dormito vicini: l'idea che il posto giusto per un bambino sia la sua culla, nella sua stanzetta, è piuttosto recente. Molte mamme hanno verificato che dormire insieme al bambino o tenere il piccolo nel lettone risponde alle sue esigenze notturne, riducendo al minimo le interruzioni del sonno degli adulti. Girarsi di lato per allattare il bambino e scivolare di nuovo nel sonno è molto più facile (e d'inverno anche più caldo) che non alzarsi dal letto, raggiungere la culla, restare sedute ad allattare il bambino e poi tentare di tutto per fargli (e farti) riprendere sonno. I timori di soffocare il bambino se lo si tiene nel lettone non sono fondati.

    Per approfondire:

    È pericoloso dormire con il proprio bambino?

    Alcuni "esperti" ritengono che i genitori debbano insegnare ai bambini a confortarsi da soli quando si svegliano di notte, e alcuni arrivano anche a prescrivere per quanto tempo i genitori dovrebbero lasciar piangere il bambino prima di intervenire. Gli studi sul sonno dei bambini e dei genitori hanno mostrato che di fatto queste tecniche sono spesso inefficaci e i risultati non sono duraturi. Non insegnano, come comunemente si dice, “a dormire” (il sonno non è un’abitudine, ma uno stato fisiologico), ma solo a non chiamare i genitori quando ci si sveglia. Sono metodi che per qualche famiglia possono anche funzionare, ma molte altre mamme e molti altri papà preferiscono seguire il proprio istinto e rispondere al pianto del bambino ogni qual volta ci segnala di aver bisogno dei genitori. Aiuta a ricordare che i cicli del sonno di un bambino sono molto diversi da quelli di un adulto, e che un bimbo piccolo ha bisogno di svegliarsi di notte per ricevere nutrimento a sufficienza.

    Molti motivi possono causare i risvegli dei bambini piccoli, e periodi “buoni” possono alternarsi a fasi in cui i risvegli notturni sono molto frequenti: dentizione, balzi di crescita, l’introduzione dei cibi solidi, una giornata eccitante, caldo o disagio, il ritorno della mamma al lavoro: la vita dei bambini nei primi mesi e anni subisce così tanti cambiamenti! Sapere che i risvegli frequenti sono normali e che, a prescindere dall’approccio usato per la notte, tutti i bambini, prima o poi, dormiranno, aiuta a prendere con filosofia questi primi mesi e a non stressarsi troppo nel tentativo di ottenere dal bambino un ritmo di sonno che raggiungerà comunque naturalmente qualche mese più tardi.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Quando il bambino non dorme

    Da New Beginnings, nov-dic 1994. Traduzione italiana pubblicata in Da mamma a mamman. 43

  • Ricerca sulla separazione e sull'apprendimento del sonno

    Gli studi degli autori di programmi di “Addestramento del sonno” credono che i programmi tendano a funzionare. Ma gli studi non necessariamente tengono in considerazione quelle famiglie che abbandonano il programma perché non riescono a tollerarlo. [1] Inoltre questi studi  tendono a non esaminare il costo fisiologico o emotivo per il bambino o l’effetto sull’allattamento. Uno studio indipendente ha misurato i livelli di cortisolo, un ormone dello stress, durante il primo mese e ha scoperto che la separazione notturna era collegata ad alcune scarse capacità diurne di reazione nel bambino.

    I lattanti che dormono da soli nel loro primo mese di vita hanno mostrato una risposta aumentata di cortisolo durante il bagnetto a 5 settimane rispetto ai lattanti che hanno dormito regolarmente con i genitori. Questo effetto non era giustificato dalle pratiche di allattamento, accudimento materno, o ai risvegli notturni e la durata del sonno. [2]

    In altre parole, la separazione di madre e bambino di notte durante il primo mese è stata collegata ad una reazione di stress più forte ad almeno una forma di stress diurna di routine.

    Ma quelli erano bambini piccoli. C’è un costo anche per i bambini più grandi. Uno studio ha coinvolto bambini di 4-10 mesi che hanno subito un programma di 5 giorni di addestramento al sonno. Lo studio ha misurato i livelli di cortisolo di madre e bambino.

    Come previsto il primo giorno del programma, i livelli di cortisolo delle madri e dei bambini erano positivamente connessi, all’inizio del sonno dopo una giornata di attività condivise. Inoltre, quando i neonati hanno manifestato stress in risposta al passaggio al sonno, le risposte di cortisolo di madre e bambino sono state nuovamente connesse positivamente.

    Il terzo giorno del programma, tuttavia, i risultati hanno dimostrato che le risposte fisiologiche e comportamentali dei bambini si sono dissociate. I bambini non esprimevano più disturbi comportamentali durante la transizione al sonno, ma i loro livelli di cortisolo erano elevati.

    Senza il segnale d’emergenza per i neonati, i livelli di cortisolo delle madri sono diminuiti. La dissociazione tra i comportamenti dei neonati e le risposte fisiologiche ha dato luogo a un’asincronia nei livelli di cortisolo delle madri e dei neonati. [3]

    In altre parole, madre e bambino sono stati entrambi notevolmente stressati in quei primi giorni di addestramento. Il bambino ha smesso di chiamare la madre entro pochi giorni. La madre, non sentendo grida, ha smesso di essere stressata dalla separazione. Ma lo stress del bambino è continuato. Solo che nessuno poteva sentirlo.

    L’unica difesa di un bambino contro il pericolo è essere protetto da un adulto. I bambini hanno un “programma di difesa” a due modalità, che funziona automaticamente quando sono in difficoltà e normalmente porta un adulto ad agire. [4] Il loro modo di manifestare un disagio è piangere. Se questo non porta aiuto, alla fine vanno in “risparmio energetico” e smettono di piangere per risparmiare calorie, anche se il loro livello di ormoni dello stress rimane alto. Alternano la loro modalità di protesta e risparmio energetico finché possono, come un segnale di soccorso intermittente.

    Non c’è ancora alcuna ricerca sull’addestramento al sonno che abbia studiato se il bambino – finalmente tranquillo – sta ancora portando avanti il suo segnale di soccorso ad intermittenza oppure si è abituato allo stress di essere ignorato. E comunque ci sono pochissime ricerche sull’addestramento al sonno. La ricerca ci dice che il pianto provoca cambiamenti negativi nella fisiologia del bambino, dalla pressione sanguigna a quanto bene il bambino può respirare. 

    Già negli anni ’80, gli specialisti dello sviluppo infantile incoraggiavano chi si prendeva cura del neonato a rispondere rapidamente, coerentemente e in modo completo alle sue grida, per sradicare la fonte del disagio e fermare “l’atto fisiologicamente dannoso del pianto”. [5]

    Un interessante studio iniziato decenni fa [6] ha esaminato la salute emotiva dei bambini di 8 mesi, decenni dopo, quando i bambini avevano 34 anni. Lo stile materno dei bambini era classificato in: negativo, a volte negativo, caloroso, amorevole, o “affettuoso in maniera stravagante”. Gli adulti con il minor disagio emotivo e ansia erano quelli le cui madri erano “amorevoli” o “affettuose in maniera stravagante.” L’articolo non menziona gli stili di educazione notturna.

    Tuttavia, i commenti dell’articolo dicono che “La ricerca animale su nutrizione e legame sociale suggerisce che l’ormone neuroipofisario ossitocina possa svolgere una funzione cruciale nella creazione di un forte legame tra madre e bambino, mentre le interruzioni di questo legame possono portare ad una disfunzione della chimica del cervello e, in particolare, sulla risposta allo stress del bambino.” In altre parole, interferire con il normale sviluppo del legame madre-bambino può effettivamente cambiare la chimica cerebrale di quest’ultimo. 

    Questi sono solo alcuni degli studi sull’importanza della sincronia madre-bambino e della vicinanza fisica. Ma praticamente ogni studio di biologia che abbia esaminato il legame madre-bambino trova cambiamenti fisiologici negativi – alcuni dei quali possono essere a lungo termine – quando quel normale legame è interrotto.

    Il nostro istinto combatte l’idea di lasciare un bambino da solo, anche se non abbiamo mai sentito parlare di SIDS, soffocamento o fisiologia. La sapienza materna si costruisce in noi, e tende a funzionare davvero molto bene.

    --------------------------------------------

    Per maggiori informazioni sul sonno infantile, vedi Sogni d’Oro: strategie per il sonno della famiglia con un bambino allattato, edito da La Leche League Italia, 2019. Immergiti nella sua lettura dove preferisci; dà informazioni sulla fisiologia del sonno a tutte le età, dettagli su come rendere sicuri i sonnellini, la scienza che supporta queste informazioni, come soddisfare i propri bisogni di sonno, quelli del partner, l’addestramento al sonno, parlare con il proprio medico e molto di più.

    Per sostegno sull’allattamento, trovi qui una Consulente de La Leche League.

     

     

    Approfondimenti

    [1] France, Karyn G., Neville M. Blampied, and Jacqueline MT Henderson. “Infant sleep disturbance.” Current Paediatrics 13, no. 3 (2003): 241-246.

    [2] Tollenaar, M. S., Roseriet Beijers, Jarno Jansen, J. M. A. Riksen-Walraven, and Carolina de Weerth. “Solitary sleeping in young infants is associated with heightened cortisol reactivity to a bathing session but not to a vaccination.” Psychoneuroendocrinology 37, no. 2 (2012): 167-177.

    [3] Middlemiss, Wendy, Douglas A. Granger, Wendy A. Goldberg, and Laura Nathans. “Asynchrony of mother–infant hypothalamic–pituitary–adrenal axis activity following extinction of infant crying responses induced during the transition to sleep.” Early human development 88, no. 4 (2012): 227-232.

    [4]Bergman, Nils, in Genna, Catherine Watson. Supporting sucking skills in breastfeeding infants. Jones & Bartlett Learning, 2016.

    [5] Ludington-Hoe, Susan, Xiaomei Cong, and Fariba Hashemi. “Infant crying: nature, physiologic consequences, and select interventions.” Neonatal network 21, no. 2 (2002): 29-36.

    [6] Maselko, J., L. Kubzansky, L. Lipsitt, and S. L. Buka. “Mother’s affection at 8 months predicts emotional distress in adulthood.” Journal of Epidemiology & Community Health 65, no. 7 (2011): 621-625.

     

  • Vorrei svezzarlo di notte senza creare traumi. Come posso fare?

    Dalla tua domanda emerge una certa stanchezza riguardo in particolar modo alle poppate notturne e vorresti svezzare gradualmente con amore.

    E’ necessario sgombrare il campo dalla confusione per quanto riguarda il sonno e l'allattamento.

    I bambini si svegliano di notte indipendentemente che vengano allattati oppure no. Prova a confrontarti con altre mamme e ti accorgerai chi più, chi meno e chi in un periodo e chi in un altro i bambini si svegliano o si sono svegliati e torneranno a risvegliarsi. Anche se decidessi di svezzare tuo figlio, lui potrebbe risvegliarsi di notte e tu dovrai trovare modi nuovi per rispondere ai suoi risvegli: ninnarlo, tenerlo vicino, offrirgli qualcosa da succhiare, cantargli una canzone....

    Se segui i bisogni del tuo bambino che non sono solo nutritivi ma anche affettivi troverai normale il gesto semplice di attaccarlo magari solo per qualche minuto. Forse le poppate che consideri inutili di notte, sono molto importanti per tuo figlio perché ripristinano quel profondo legame che c'è fra voi. E' importante che provi a valutare anche cosa succede di giorno. Sei tu o è il bambino a stabilire quante volte deve poppare? Da quanto tempo sei tornata al lavoro? Chi si occupa del bambino nella tua assenza? Credi che sia pronto a svezzarsi di notte? E' molto frequente che bambini tenuti ad orario nelle poppate durante il giorno e che vivono da qualche mese un cambiamento così grande come il rientro al lavoro della mamma chiedano di poppare più spesso di notte, questo li rassicura che la mamma c'è ed è tutta per loro. E’ comprensibile, no?

    Prova a pensare se puoi fare qualcosa per rendere questo gesto più facile. E' esperienza di molte mamme tenere i bambini vicini in modo da non doversi alzare per allattarli. Tenendolo vicino ai primi segnali di ricerca del seno, puoi lasciare che il bambino poppi ed entrambi potreste non svegliarvi completamente, in questo modo tuo marito non sentirebbe neanche quando il bambino poppa e tu spesso potresti non saper quantificare al mattino quante volte ha ciucciato. Il nostro libro Sogni d'oro potrebbe aiutarti a comprendere come i ritmi di sonno e di veglia dei bambini sono diversi da quelli degli adulti e i vantaggi del sonno condiviso.

    Per riuscire a svezzare un bambino di 8 mesi di notte con amore occorre capire se sia pronto a fare questo passo senza che diventi per lui traumatico. Potresti provare a lasciarlo poppare più spesso di giorno, dandogli una maggiore dose di coccole e attenzioni, provare ad offrigli di notte qualcosa da succhiare, potresti provare a farti aiutare dal papà. Ma se tutto ciò diventa più stancante per voi e frustrante per il bambino occorre riprovare più avanti magari quando ti sembra che possa comprendere meglio il linguaggio e quindi possa assecondare le tue richieste. 

    Vorrei invece che ti riconoscessi l'ottimo lavoro di madre che hai svolto fino ad oggi occupandoti con amore e attenzione del tuo bambino. Sono sicura saprai prendere le decisioni migliori per te e il tuo bambino. 

    Puoi approfondire tutti questi aspetticontattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League, in particolare il libri "Allatti ancora?" e "Sogni d'oro".