• "Perché no?" La storia di Silvia

    Le definizioni inchiodano, annichiliscono.

    Preferisco il divenire, il continuo mutare, che si adatta e prende forma.

    Come l’acqua, fonte di vita.

    Come il latte, legame eterno che siplasma tra madre e figlio,

    che evolve nel loro cammino, che nutre ecompleta, senza imporsi.

    Se poco mi importa di descrivermi, posso raccontare cosa non sono.

    Né un'invasata, né una talebana della tetta.

    Nemmeno un giudice di chiagisce o pensa diversamente da me.

    LLL perché no danzaDa quando sono mamma, danzo con le mie bambine,

    che talvolta seguono,altre conducono.

    Il contatto visivo resta saldo, la reciproca fiducia

    permette slanci e casquè senza timore di cadere.

    Fidarmi delle mie figlie è stato immediato

    ed un dono per me, oltreche per loro.

    Alla nascita, un bambino è puro istinto,

    conosce la strada verso laluce prima e la via della vita, poi.

    Se non mi fossi fidata di Lara,

    non sarei riuscita ad allattarla alungo,

    non avrei chiesto sostegno, nei momenti di difficoltà.

    Inutile e dannoso chiedersi "Le farà bene?",

    "E se non smettessemai?",

    "Avrà un rapporto strano con il corpo?"

    Nessuna domanda ha sfiorato la mia mente, tranne il

    "Perché no? Qualescelta migliore?"

     

    Vari scogli, i primi mesi, tante insicurezze, quel torrido agosto

    incui lei faticava ad attaccarsi e tutti insistevano affinché dessiaggiunta di artificiale.
    Quanto conforto, quanta rassicurazione, nella voce pacata ma salda diAlessandra,

    favolosa Consulente de La Leche League che mi incentivavaad ascoltare mia figlia neonata.

    La piccola sapeva ciò di cui aveva bisogno e tempo due settimane lorese chiaro a tutti.

    Non c'era bisogno di nient'altro, se non dei suoigenitori.

     

    "Perché no?" fu ancora la domanda, quando scoprimmo euforici diattendere un altro piccino/a.

    Un filo bianco avrebbe unito i due fratelli o sorelle, ci sarei stataper entrambi,

    concretamente, intensamente, senza timori.

    Così è arrivata Giulia, scricciolo di due chili e mezzo, accolta coninfinita tenerezza

    e fiumi di latte veicolati dalla sorellina.

    Graziea Lara, stavolta non avevo ragadi, né candida al seno, nessun ingorgoné mastite.

    Soprattutto, poter allattare entrambe le piccole, anche insieme, in unmomento tutto nostro,

    ha trasmesso serenità alle bambine, le ha unitenella certezza

    che mamma non si sarebbe divisa per loro, ma casomaimoltiplicata.

    Quello che altri chiamavano impegno gravoso, per me era evoluzionefamigliare.

    Ciò che tanti avrebbero etichettato come morboso, per me,per loro,

    era il gesto più naturale e spontaneo che si potesseimmaginare, tra mamma e figlie.

    La piccina cresceva in abbondanza (2kg il primo mese),

    Lara beneficiava del latte, ritrovando anchemomenti unici con me.

     

    “Perché no?” era l’unica domanda da porsi, l’unica risposta da dare,

    acoloro che mettevano in dubbio le attenzioni verso entrambe le bambine.

    Anche attraverso l’allattamento condiviso, le mie figlie mi hannomostrato

    che l’amore c’è e ci può essere sempre, in abbondanza.

    Anche attraverso il tandem, hanno allontanato pregiudizi altrui,

    carezzando la sorella, specchiandosi nei suoi occhi, sentendosialtrettanto importante,

    altrettanto bimba, altrettanto figlia.

    La consapevolezza di star facendo il loro bene, mi ha protetta dacritiche gratuite.

    Fidarsi di loro, l’unica via percorribile, per me.

    Perché avrei dovuto negare un gesto d'amore?

    Perché avrei dovutoprivarle di conforto e protezione,

    che chiedevano soprattutto intaluni momenti di crescita?

    Desideravamo allargare la famiglia ed i timori che l'allattamento loavrebbe impedito,

    bloccando la mia ovulazione, erano tanti.

    Ancora unavolta abbiamo dato tempo ed ascolto alle piccole, rispondendo ai lorobisogni.

    L'attesa ci ha ripagato: nei giorni in cui meno avrei immaginato dipoter restare incinta,

    si è affacciata lei, una piccina arrivata inpunta di piedi, delicata e sorprendente.

    Allatto le mie tre bambine e non potrei fare altrimenti, se questo èil loro desiderio.

    Un filo bianco le lega, le fa sentire vicine, incluse in ogni miopensiero,

    perché nell'abbraccio di mamma e papà c'è sempre spazio.

    La piccola di 3 anni chiede forse più latte della piccina di 7 mesi

    enon c'è niente di più spontaneo, di più sano che possa esistere,

    perla sua salute e per il nostro rapporto, per la sua sicurezza emotiva.

    Non mi sento “più mamma” di chi non può o non vuole allattare,

    non misento “meno donna”, per assecondare i bisogni delle mie bambine.

    Momenti unici, che voleranno con la loro crescita,

    che ci farannosentire vicine anche quando il cammino potrà non essere comune.

     

    "Perché no?" è l'unica domanda che scaturisce nel mio cuore.

    "Perché no?", visto tutto il bene che ricevono, materiale e non,

    vistitutti i benefici che ricevo io stessa, nel fisico e nell'animo.

    Potrei raccontare il candore dello sguardo innamorato delle piccolequando prendono il seno,

    o la stanchezza dei tanti risvegli, lalentezza dei risvegli o le richieste pressanti ma legittime.

    Potrei confidare sfumature di pensieri e ricordi di velluto,

    ma ognimamma ha un suo filo bianco, che la lega al proprio bimbo,

    ognifamiglia ha i propri scatti di vita, da custodire nell'animo.

    Vorrei poter far conoscere la delicata ricchezza del donarsi ericevere gratuito,

    del non chiedersi "Perché?" ma piuttosto "Perchéno?".

    Silvia Gioffrè

    LLL perché no filo bianco

     

  • Allattare di notte è normale? Certo!

    Di notte abbiamo tutti molto bisogno di riposare, e allattare mentre si sta a letto è spesso ciò che permette il massimo riposo per tutta la famiglia. I genitori dovranno comunque prendere le opportune accortezze per la sicurezza del bambino e aggiustare qualche aspetto pratico per venire incontro alle diverse esigenze dei membri della famiglia.

    Nelle ore che il corpo destina al riposo, la prolattina, che è l’ormone principale coinvolto nella produzione di latte, aiuta madre e bambino a riaddormentarsi più facilmente grazie al suo effetto rilassante. Inoltre è prodotta in quantità maggiore durante la notte e questo fa sì che le poppate notturne aiutino ad aumentare la quantità di latte prodotta.

    Allattare da sdraiate, con il bambino a portata di mano, previene ingorghi mammari e dotti ostruiti (che potrebbero anche sfociare in infezioni) grazie al fatto che il seno viene drenato spesso.

    La posizione da sdraiata aiuta il bambino a poppare meglio quando la mamma ha un riflesso di emissione un po’ forte, perché il bimbo è più rilassato e stimola con meno forza il flusso, oltre che permette al latte di fuoriuscire dal lato della bocca.

    Anche nei casi di rifiuto del seno (per varie cause) o di sciopero del poppante la posizione da sdraiati è molto di aiuto verso una nuova accettazione del seno, perché il bambino nel dormiveglia accetta più volentieri di poppare “dimenticando” i fastidi che causano l’irrequietezza o il rifiuto durante il giorno.

    Quando si rispettano tutte le norme per un sonno sicuro, allattare di notte aiuta anche a ridurre la SIDS. Per quest’ultimo aspetto potete approfondire leggendo È pericoloso dormire con il proprio bambino?

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Allattare durante le emergenze

    Se il tuo bambino è allattato in maniera esclusiva

    • Continua ad allattare, assicurandoti che il tuo bambino continui a bagnare e sporcare i pannolini, che cresca regolarmente e appaia soddisfatto dopo la poppata. Leggi più oltre se hai qualche preoccupazione riguardo la tua produzione di latte.
    • Se stavi pensando di sostituire alcune poppate con la formula (o altri latti, per bambini di età superiore ai 12 mesi) potresti voler rimandare questa decisione a quando la situazione pandemica sarà più stabile. Proseguire con l’allattamento esclusivo ottimizzerà la protezione del tuo bambino. È importante aver presente che quando la produzione di latte scende, potrebbe essere più faticoso recuperarla in seguito.
    • Se il tuo bambino ha circa 6 mesi e sembra interessato ai cibi solidi, puoi iniziare a offrirglieli come faresti normalmente, continuando ad allattarlo a richiesta.

     

    Se il tuo bambino è allattato in modo misto

    • Continua ad allattare. L’allattamento rinforza il sistema immunitario del tuo bambino e lo protegge da molte malattie comuni. Anche se è maggiore la quantità di formula che il bambino assume rispetto al tuo latte, comunque il suo sistema immunitario ne beneficerà.
    • È possibile aumentare il quantitativo totale di latte che il tuo bambino assume, offrendo il seno più spesso o estraendo il latte con più frequenza.

    Per maggiori informazioni contatta una Consulente de La Leche League.

    • Non è prudente smettere improvvisamente di dare la formula al bambino, o ridurla significativamente, se prima ne prendeva in quantità elevate. La riduzione del quantitativo di formula assunta dal bambino deve essere sempre fatta in modo graduale e con cautela, assicurandosi che il bambino continui a bagnare e sporcare i pannolini, che cresca regolarmente e appaia soddisfatto dopo la poppata.

    Contatta una Consulente de La Leche League per avere aiuto e sostegno.

     

    Allattamento: molto più che latte!

    • Allattare calma e conforta entrambi e vi aiuta a sentirvi vicini e connessi. Sia che tu allatti o meno in modo esclusivo, se tu e il tuo bambino ne siete felici, puoi offrirgli il seno più spesso.

    • I bambini grandicelli allattati potrebbero chiedere di poppare più spesso del solito. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che si sentono turbati dai cambiamenti nei loro ritmi quotidiani e perché percepiscono le preoccupazioni degli adulti. “Lasciarsi trasportare dalla corrente” e accettare poppate più frequenti per un po’ di tempo può rassicurarli e tranquillizzare anche te. Se sei infastidita dalle poppate frequenti, puoi soddisfare il suo bisogno di rassicurazione e sicurezza in altri modi, ad esempio portandolo in fascia, coccolandolo, cantando e giocando con lui.

     

    Se sei preoccupata della tua produzione di latte

    • È normale per le mamme che stanno estraendo il latte, ad esempio per il proprio bambino prematuro, notare un calo della quantità quando sono preoccupate. Questo non significa che improvvisamente non ne producano più.

    Se il bambino è cresciuto bene con il tuo latte fino ad ora, sarai in grado di continuare a produrre latte in abbondanza per lui. Se è stato allattato in modo misto o esclusivo, sarai in grado di continuare a produrre tanto latte quanto ne producevi. Non è necessario dare una quantità maggiore di formula al tuo bambino o iniziare a integrare con formula, finché il bambino sta bene (bagna e sporca pannolini come al solito e lo vedi in salute).

    Se noti che riesci ad ottenere meno latte del solito, ricorda che non accade perché la tua produzione si sia fermata, ma perché lo stress può avere temporaneamente rallentato il tuo riflesso di emissione del latte (a volte chiamato “calata”, “discesa”, ecc).
    Il riflesso di emissione del latte può essere influenzato dal tuo umore, specialmente se devi estrarre il latte piuttosto che allattare direttamente il bambino. La produzione di latte è un processo molto solido e continuerà anche se sei stressata in maniera eccezionale, se non mangi o bevi come al solito o se ti sei ammalata. Il tuo corpo darà sempre priorità al tuo bambino!

    Puoi favorire il riflesso di emissione del latte con alcune strategie:

    * Prepara il “set” prima della poppata o dell’estrazione del latte. Potrebbe aiutarti abbassare l’illuminazione, avere una sedia comoda, un po’ di privacy e tanto calore. Immaginalo come un “appuntamento romantico”!

    * La magia del contatto. Un abbraccio, delle coccole o dei massaggi prima o durante l’estrazione possono aiutare il rilascio dell’ossitocina, l’ormone dell’amore che fa espellere il latte. Se non c’è nessuno a disposizione, prova ad avvolgerti una sciarpa o uno scialle attorno alle spalle e al petto – questa zona è coperta dai recettori dell’ossitocina, ecco perché un abbraccio dà così tanto conforto.

    * Concentrati sul tuo bambino. La vista, il suono, la presenza e il suo profumo aiutano il flusso degli ormoni. Qualcuno potrebbe aiutarti tenendo il bambino vicino al tuo viso, così potresti annusarlo e sentire il profumo dei suoi capelli mentre stai estraendo il latte.

    * Rilassamento profondo. Puoi provare a respirare profondamente, prima di iniziare ad estrarre il latte, visualizzare qualcosa di bello, un prato, dei fiori, il mare… qualunque cosa ti faccia sentire “bene”.
    Puoi anche provare ad ascoltare i tuoi brani preferiti di musica lenta o di rilassamento, se ne hai.

    * Visualizzazione. Alcune madri trovano utile coprire il contenitore dove si raccoglie il latte con una calza così non riescono a vedere quanto velocemente si stia riempiendo. Invece di concentrarsi sul gocciolare lento del latte, pensa che il contenitore si stia riempiendo velocemente, pensa al tuo bambino che poppa il latte dal seno, o immagina una cascata, una fontana, dell’acqua che scorre!

    * Ridi! Ridere stimola il rilascio di ossitocina. Guarda un film divertente o trova on line i video del tuo comico preferito.

     

     

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    (tratto da Jayne Joyce, Milk for your baby during the coronavirus pandemic, LLL Oxfordshire 26/03/2020)

     

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    Trovi ulteriori informazioni in altre lingue qui

     

  • Che cos'è lo svezzamento delle feste?

    Durante un incontro de La Leche League due mamme erano veramente in crisi per la produzione di latte finita e i bambini che rifiutavano il seno; mentre continuavano a condividere le proprie esperienze, un modello ha cominciato ad emergere. Sembrava che Maria e Paola fossero entrambe vittime della sindrome "dello svezzamento delle feste" a cui i bambini più piccoli sono particolarmente vulnerabili.

    Mentre il periodo delle vacanze si avvicinava, queste due mamme si erano trovate a gestire il momento più laborioso delle riunioni in famiglia, dell'acquisto di regali, la pulizia della casa, la decorazione dell'albero e la preparazione dei pasti. Le commissioni nei centri commerciali affollati e rumorosi coi più piccoli al seguito possono essere una seccatura, e spesso le due mamme avevano trovato conveniente allattare i loro bambini e lasciarli a casa con la famiglia o con gli amici. Lasciare un biberon di latte tirato per il bambino era sembrata una cosa logica da fare nel caso in cui si creassero inconvenienti tipo lunghe code alla cassa o traffico sulla strada di casa. In realtà, i loro viaggi spesso impegnavano molto più tempo del previsto, e quando i biberon di latte tirato erano finiti, ai loro bambini era stata data la formula.

    Poi c'erano le feste sul lavoro e in famiglia.

    Alle feste sul lavoro i bambini erano stati lasciati a casa con biberon sempre più pieni di formula. Nelle riunioni di famiglia, i parenti si litigavano per tenere in braccio e nutrire i bambini. Con tutto quello che stava succedendo, Maria e Paola avevano trovato più comodo mescolare un po' di formula piuttosto che tirarsi il latte. Tutto l'aiuto in giro per casa per tenere i bambini aveva dato loro più tempo per cucinare i pranzi e cuocere i dolci ricercati che le loro famiglie sembravano aspettarsi, ma molto meno tempo per allattare i bambini.

    Quando le vacanze erano finite, i bambini prendevano quasi tutto il loro nutrimento da biberon di formula. La produzione di latte era rallentata moltissimo perché i seni producono più latte solo quando il latte viene estratto (cosa che era avvenuta in misura ridotta) e infine i bambini preferivano mangiare da biberon pieni di formula piuttosto che da seni quasi vuoti.

    Alcuni suggerimenti?

    - Mettersi d'accordo con amici e famigliari per limitare i regali. Questo aiuta a perdere meno tempo e a risparmiare soldi!

    - Chiedere aiuto agli amici per decorare la casa. È possibile dirigere le operazioni dalla sedia a dondolo! :-)

    - Fare uscite per le commissioni più brevi portando con sé il bambino.

    - Portare il bambino addosso anche in casa.

    - Portarlo addosso anche quando si hanno ospiti. Questo permette di proteggere il bambino dall'essere passato da una persona all'altra ed essere troppo stimolato. Tenere una lista di lavori sul frigo e quando qualcuno si offre di aiutare indirizzarlo a quella lista.

    - Chiedere agli ospiti di portare contributi alimentari: dire a zia Lucia che siete state tutto l'anno in attesa del suo piatto speciale con gli spinaci dovrebbe funzionare!

    Infine, anche se la produzione di latte è diminuita, in genere è possibile riportarla alla piena produzione semplicemente allattando o tirandosi il latte più frequentemente.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Che cosa posso fare se il mio bambino allattato non cresce abbastanza?

    Quando il pediatra ti dice che il tuo bambino sta rallentando la crescita, un buon primo passo consiste semplicemente nel fare una verifica. Le bilance sono calibrate in modo diverso, è quindi molto importante che il bambino venga pesato sempre sulla stessa bilancia e indossi gli stessi indumenti o indumenti simili. Bisognerebbe cercare di non pesarlo una volta subito dopo la poppata e la volta successiva prima di attaccarlo al seno.

    Con tutti i dati precisi in mano, osserva attentamente il tuo bambino. È cicciottello? Chiaramente, se è nato prematuro o di basso peso, potrebbe impiegare qualche settimana prima di diventare paffuto, ma i bambini che crescono lentamente ma bene, di solito hanno guance tonde, cosce piene e pieghe nella pelle all’altezza dei polsi e delle caviglie. Con poppate efficaci la pelle “vuota” su braccia e gambe di un bambino nato a termine dovrebbe sparire nel giro di una settimana o poco più.
    Continua ad osservare come si comporta e come si sta sviluppando, se si rilassa dopo la poppata (mani aperte, braccia abbandonate) e se appare soddisfatto almeno per qualche minuto.
    Fai caso ad altri ottimi segni, osserva se è energico, se rispetta le tappe della crescita come nel sorriso, nel tentativo di afferrare oggetti e così via.
    Anche tenere sotto osservazione se sporca un numero sufficiente di pannolini (nelle prime sei settimane almeno tre scariche abbondanti al giorno) è un altro buon segnale. Vedi anche Come faccio a sapere se il mio bambino sta bene e riceve latte a sufficienza?

    Se il tuo bambino allattato poppa a richiesta, ha libero accesso al seno (Ogni quanto devo allattare il mio bambino?), appare pasciuto, sano, attivo, allegro e segue le tappe dello sviluppo, potrebbe anche non mettere tanto peso; è il caso di preoccuparsi?
    Se tutto il resto funziona, significa che il tuo bambino sta seguendo il suo schema di crescita. I bambini che rientrano nei percentili più bassi nel primo anno di vita, in seguito si sviluppano fisicamente e intellettualmente nello stesso modo dei bambini nei percentili più alti, e questo è stato dimostrato da recenti ricerche.

    Se dopo aver valutato tutto quanto indicato qui sopra sei preoccupata per la crescita del tuo bimbo e anche il medico si è dimostrato preoccupato, puoi provare le seguenti strategie:

    • Verifica che l’attacco al seno del tuo bimbo sia efficace. Hai dolore durante la poppata? Lo vedi deglutire con regolarità? Al termine della poppata lo vedi più appagato rispetto l’inizio della poppata? Qui trovi il video dell’attacco efficace e come attaccare il bambino al seno. Prova a sistemare l’attacco al seno del tuo bambino, se avevi dolore, sistemando l’attacco non dovresti più avvertirne. Se necessario puoi chiamare una Consulente per ulteriori strategie per sistemare l’attacco.
    • Esegui la compressione del seno durante le poppate. Quitrovi la spiegazione della tecnica.
    • Prova ad aumentare la frequenza delle poppate, se il tuo bambino non chiede molto spesso prova ad offrire tu il seno. Se il tuo bimbo usa il ciuccio potresti provare ad offrire il seno ogni volta in cui gli avresti offerto il ciuccio. Ogni “ciucciata” del succhiotto è una potenziale poppata al seno!
    • Se dopo aver attuato queste strategie sei ancora preoccupata per la crescita del tuo cucciolo potresti contattare una Consulente per valutare assieme a lei la situazione e trovare altre possibili strategie.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Che cosa si intende per "scambiare il seno per un ciuccio"

    di Nancy Mohrbacher

     

    Le madri che allattano vengono comunemente avvertite: “Non lasciare che il tuo bambino usi il seno come un ciuccio”.

    Anche se spesso lo si dice, si tratta di una dichiarazione incredibilmente curiosa. Dopo tutto, chi è venuto prima, il seno o il ciuccio? Il seno, naturalmente, precede di molto il ciuccio (in inglese “dummy”, che vuol dire anche “fantoccio”), un dispositivo artificiale progettato piuttosto tardi nella storia umana per calmare i bambini come sostituto del seno.

    Se il ciuccio è davvero un sostituto del seno, cosa mai potrebbe significare lasciare che il vostro bambino “usi il seno come un ciuccio?”

     

    QUAL E' IL VERO MESSAGGIO?

    L’ipotesi alla base di questo consiglio è che il desiderio del bambino per il seno sia irragionevole.Dopo tutto, se il bisogno di latte del bambino fosse riconosciuto, il ciuccio non sarebbe mai servito. Per definizione, nessun latte esce da un ciuccio. Il punto sembra essere che se il bambino ha poppato “abbastanza” (e il numero di minuti accettabili varia secondo i soggetti), non ha più bisogno di latte, così succhiare un ciuccio dovrebbe essere abbastanza giusto.

    Tuttavia, alcuni bambini sono poppatori veloci e altri sono poppatori lenti[1]. Il numero di minuti che un bambino ciuccia non ci dice nulla sul volume di latte consumato. I bambini a volte poppano senza prendere latte? Può capitare. Di tanto in tanto potrai notare il tuo bambino tenere in bocca dolcemente il seno mentre è quasi completamente addormentato. In questo caso, il bambino può effettivamente succhiare, ma non bere.

    È a questo a cui si sta riferendo chi dice: “Non lasciare che il tuo bambino scambi il seno per un ciuccio” ? Non credo proprio. Questo consiglio di solito segue al racconto di una madre stanca per una maratona d’allattamento, un evento comune nelle prime settimane. Le “poppate a grappolo”, o poppate ravvicinate durante parte della giornata, sono il modo che ha un bambino in rapida crescita per incrementare la produzione di latte in caso di necessità (scatto di crescita o altro). Questo funziona perché “i seni drenati producono latte più velocemente”. Tuttavia, se una madre sostituisce regolarmente un ciuccio al seno in questo periodo, questo può vanificare gli sforzi del suo bambino per far aumentare il latte. È per questo che l’American Academy of Pediatrics (AAP) raccomanda che i bambini siano allattati al seno a richiesta[2]. L’AAP invita i genitori a nutrire i loro bambini ogni volta che mostrano segnali di fame (maggiore attività, girare la testa, succhiare le manine o altro), non importa quante volte questi segnali appaiano. I segnali della fame dei neonati non sono mai irragionevoli, secondo l’AAP. Infatti, durante il primo mese, durante il periodo di calibrazione della produzione di latte, l’AAP raccomanda in particolare di evitare il ciuccio proprio perché un uso troppo frequente di questo “sostituto del seno” può minare lo stabilizzarsi di una sana produzione di latte.

     

    PUOI FIDARTI DEL TUO BAMBINO?

    Ma c’è un altro aspetto del consiglio “Non lasciare che il tuo bambino scambi il seno per un ciuccio” che è decisamente insidioso. L’idea che una madre debba fare attenzione a non lasciare che il suo bambino “la usi” ha la capacità di minare la sua fiducia nel suo bambino, di scavare un solco tra loro, impedendo loro di entrare in sintonia come natura vuole. Questo curioso consiglio è il cugino (non troppo lontano) dell’indifendibile mito occidentale che i neonati possano “manipolare” i loro genitori, anche prima di avere la capacità mentale per farlo.

    DMAM 111

     

    Eccone un caso. Una mamma mi ha detto di recente in un incontro di sostegno fra donne, che la sua bambina non aveva davvero bisogno di poppare ogni volta che mostrava segnali di fame, perché stava per lo più facendo una “suzione non nutritiva”. Questa mamma era stata alle prese con un lento aumento di peso della sua bambina e aveva da poco iniziato a allattare più spesso invece di attenersi allo schema di poppate a orario che aveva inizialmente adottato. Da quando questa bambina era stata più al seno, il suo peso era migliorato. Ho chiesto a questa donna come facesse a sapere che la sua bambina non stesse prendendo latte mentre stava attaccata al seno (che è quello che accade durante la “suzione non nutritiva”). Ho potuto vedere brillare l’intuizione nei suoi occhi. Sorridendo, la mamma ha ammesso che in realtà non lo sapeva. Le ho detto che io presumo che quando un bambino è al seno stia sempre prendendo latte. In quel momento, la madre si rese conto che tentare di interpretare ciò che la sua bambina faceva era stato controproducente per entrambe. Ha capito che per risolvere completamente i problemi di peso avrebbe dovuto fidarsi di lei, per sapere di che cosa avesse bisogno, quando e per quanto tempo (la sua bambina era a termine e sana, e lei poteva fidarsi delle sue richieste con fiducia.) Quando ha preso la decisione di fidarsi della bambina, è diventato un compito della bambina e non più suo sapere quando poppare. Mentre guardavo queste rotelle mentali girare, la mamma appariva visibilmente rilassata mentre si sentiva sollevata del suo fardello.

     

     

    CHI HA BISOGNO DI QUESTA SOFFERENZA?

    Che cosa significa per il tuo bambino “usare il seno come un ciuccio?” Quando ci si pensa in relazione a come funziona l’allattamento, in realtà è una sciocchezza totale. Ma se una madre accetta i presupposti che stanno alla base di tale consiglio, si apre per lei un mondo di dolore.Credere di dover stare in guardia affinché il suo bambino “non la usi” ha il potenziale di minare l’allattamento, il suo rapporto con il suo bambino, e perfino tutta la sua visione della maternità. E chi ha bisogno di questo tipo di rapporto negativo col proprio bambino? Una nuova maternità è già sufficientemente impegnativa anche senza!

    Da dove viene questa strana prospettiva? Suppongo che derivi dalle norme dell’alimentazione artificiale. In fondo, quando i bambini sono nutriti artificialmente, la sovralimentazione è un rischio reale. Il latte da un biberon scende in maniera così veloce e costante che i bambini hanno poco controllo sulla loro assunzione di formula. Al seno, invece, a causa della rapida alternanza fra flusso lento e veloce, l’allattamento insegna automaticamente ai nostri bambini una sana autoregolamentazione[3]. Per evitare la sovralimentazione durante la nutrizione con formula artificiale, può effettivamente avere un senso soddisfare un bisogno del bambino e dargli da succhiare un sostituto del seno in modo che il suo meccanismo di controllo dell’appetito abbia la possibilità di attivarsi[4].

    Ma anche se questa strategia può essere corretta durante la nutrizione con formula artificiale, non è sicuramente corretta durante l’allattamento. I bambini sanno di che cosa hanno bisogno. Un allattamento felice e soddisfacente è costruito sulla fiducia della mamma nel suo bambino. Solo nei luoghi in cui le regole dell’alimentazione artificiale sono ancora vive nella memoria culturale il “Non lasciare che il tuo bambino usi il seno come un ciuccio” può radicarsi e trainare.

    Se vogliamo rendere il nostro mondo più accogliente nei confronti dell’allattamento, parte del nostro lavoro deve essere screditare queste opinioni sbagliate.

     

     

    (Articolo originale di Nancy Mohrbacher pubblicato su:

     http://www.nancymohrbacher.com/blog/2015/8/21/whatdoes-it-mean-to-use-your-breast-as-a-pacifier  

    Traduzione di Carla Scarsi, revisione di Silvia Scozzafava)


    [1] VEDI QUI: N. Mohrbacher, The clock and early breastfeeding, www.nancymohrbacher.com.

    [2] VEDI QUI: AAP, Breastfeeding and the Use of Human Milk, http://pediatrics.aappublications.org.

    [3] Per ulteriori informazioni su come seno e biberon influenzino il rischio di sovralimentazione e obesità, si può vedere qui uno studio del 2012: Li R, Magadia J, Fein SB, Grummer-Strawn LM. Risk of Bottle-feeding for Rapid Weight Gain During the First Year of Life, Arch Pediatr Adolesc Med. 2012;166(5):431-436

    [4] Dare ad un bambino pause regolari nel flusso veloce della formula pur nutrendolo con il biberon è un modo per prevenire la sovralimentazione ed è un aspetto della nutrizione al biberon descritta nella dispensa For the Caregiver of a Breastfed Babyscaricabile da: www.nancymohrbacher.com

  • Come avviene la produzione di latte?

    Durante la gravidanza e nei primi giorni dopo il parto, la produzione è guidata da un processo bilanciato di ormoni, inizia con la produzione del colostro verso la fine della gravidanza, per arrivare ad un veloce aumento della quantità di latte intorno alle 30/40 ore dopo il parto.

    Dopo qualche giorno, il processo diviene “meccanico” e guidato dal bambino, che da quel momento diventa il protagonista del meccanismo di domanda/offerta.

    Il seno produce latte in base a quanto e a quanto spesso viene svuotato. Poppate più frequenti stimolano una maggior velocità di produzione (è come se i seni pensassero “Ehi, qui ciucciano in continuazione, serve più latte!”), poppate più distanziate la rallentano.

    In altre parole, un seno vuoto (o semi-vuoto, perché in realtà il latte viene prodotto continuamente quindi non sarà mai del tutto vuoto) produce latte più velocemente di un seno pieno.

    Questo ruolo di “indicatore della velocità a cui produrre” è svolto dal FIL (Feedback Inhibitor of Lactation – Fattore di inibizione della lattazione), una piccola proteina contenuta nel siero del latte: la quantità di FIL indica al seno quanto latte produrre: quando c’è molto latte nel seno, il FIL inibisce, od ostacola, gli alveoli dal produrne di più. Quando il latte viene rimosso dal seno – e il FIL non è là a fermare la produzione di latte – gli alveoli si danno da fare e producono più latte. Questo è il motivo per cui è importante offrire il seno spesso e incoraggiare il bambino a svuotare il seno il più possibile ai fini di un'ottimale produzione di latte.

    Puoi approfondire tutti gli aspetti dell’anatomia del seno al lavoro in questo articolo Anatomia di un seno al lavoro.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Come faccio affinché il mio bambino si nutra a sufficienza?

    Se continui ad allattarlo a richiesta, la maggioranza del nutrimento la ricaverà comunque dal tuo latte. Avrà bisogno anche di altri cibi, ma le quantità necessarie a un bambino nel primo anno di vita sono sorprendentemente piccole, spesso molto meno della metà di quanto gli adulti si immaginano che debbano essere. Ecco perché inizialmente si parla di cucchiaini, e non di scodelle. L’importante è che quel poco che mangia sia cibo di qualità e quanto più possibile vicino allo stato naturale.

    È possibile che alcuni bambini con tendenze allergiche tendano a rimandare l’incontro coi cibi solidi per salvaguardarsi da alimenti che potrebbero provocar loro delle intolleranze.

    Per sapere se tuo figlio si nutre a sufficienza, proprio come quando lo allattavi esclusivamente, potrai fare affidamento più sulla sua crescita e salute generale, piuttosto che guardare la quantità di cibo che ha mangiato. Controlla che cresca regolarmente anche in altezza (anche se la sua crescita non sarà così rapida come nei primi mesi), e che progredisca nel suo sviluppo psicomotorio; il pediatra potrà verificare che sia in buona salute e che non presenti sintomi di anemia, tutti segni che tuo figlio si sta nutrendo adeguatamente. Non c’è bisogno di forzare un bambino a mangiare, ma è importante verificare che riceva tutti i nutrienti di cui ha bisogno.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Come possiamo accudire un bambino di notte e riuscire a riposare?

    Per gestire le poppate notturne e minimizzare la fatica di accudire un bambino di notte, le mamme hanno trovato le più svariate soluzioni, tante quante sono le tipologie di famiglie.

    -    Alcune scelgono di dormire insieme al loro bambino, con le dovute precauzioni per un sonno sicuro;
    -    altre accostano la culla o il lettino al letto matrimoniale (sistemazione a “sidecar”) abbassando la sponda laterale e portando i materassi allo stesso livello, senza lasciare spazi tra uno e l’altro. Questa sistemazione è adatta alle famiglie che vorrebbero provare a dormire insieme, ma non hanno un letto abbastanza grande, oppure nei casi in cui il bambino abbia un sonno talmente movimentato da richiedere un proprio spazio;
    -    altre, quando il bimbo diventa più grandicello, avvicinano al letto matrimoniale un letto singolo o a scomparsa, oppure sistemano un materasso sul pavimento (utile e risolutivo quando il bambino non sta bene o ha qualche disagio, per cui necessita della presenza rassicurante dei genitori);
    -    altre ancora, quando il bimbo diventa più grandicello, lo fanno dormire con i suoi eventuali fratelli o sorelle.

    Per approfondire:

    È pericoloso dormire con il proprio bambino?

    Quando comincerà a dormire tutta la notte?

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Come posso conciliare i lavori di casa con l'allattamento di mio figlio?

    In una parola: semplificali! Togli il superfluo. Tanto molto presto dovrai comunque rendere tutto "a prova di bambino". Metti via i gingilli ed i soprammobili, per ora. Se sei ancora incinta, puoi provvedere subito a ripulire e riordinare a fondo tutta la casa, magari facendoti aiutare un po'. Stabilisci quali aspetti di una casa pulita sono più importanti per te e per tuo marito ed impara ad accontentarti di questo (per il momento). Una frase che può aiutarti a ricordarlo è "Le persone prima delle cose". Il tuo bambino è piccolo per così poco tempo! I tuoi piccoli ricorderanno gli abbracci, le gite ed i piacevoli progetti famigliari. A loro non importa se la casa è un po' in disordine! Può essere difficile rinunciare a una casa senza macchia, se vieni da una famiglia dove si era "maniaci della pulizia". Ma, è innegabile, nutrire e accudire un bambino piccolo richiede molte ore al giorno. A qualcosa bisogna pur rinunciare!

    Tieni a portata di mano una scatola o un grembiule con grandi tasche per andare di stanza in stanza e raccogliere oggetti, giocattoli o abiti sparsi per casa. Le stanze sembreranno più ordinate e puoi rimettere ogni cosa a posto in un secondo tempo (o anche nasconderla per sempre :-D!)

    Se il tuo bambino vuole stare in braccio, mettilo nel marsupio e/o nella fascia e impara a fare qualcosa insieme a lui. E' incredibile il numero di cose che una mamma può imparare a fare con il bambino addosso.

    Fai un elenco delle cose da fare e stabilisci le priorità. Un solo lavoro finito cancellato dall'elenco ogni giorno ti darà un'incredibile soddisfazione. Certo non è il momento migliore per affrontare progetti troppo impegnativi: prova a spezzettare ogni compito in periodi di dieci minuti.

    Semplifica anche i pasti. Nei fine settimana, puoi cucinare porzioni doppie e congelare gli avanzi. Usa pentole a cottura lenta in modo da iniziare a cucinare un pasto pronto a metà pomeriggio, quando il bambino è tranquillo, e non all'ultimo minuto, la sera, quando è più irritato. Quando fai la spesa cerca di comprare cibi nutrienti che possano essere impiegati anche come spuntini veloci. Chiedi aiuto, alla mamma, alla suocera, ai parenti, ai vicini di casa per una camicia da stirare, per un piatto di pasta al forno, per un sugo diverso.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

     

  • Come posso incrementare la mia produzione di latte?

    Questo è un problema che interessa tante mamme che allattano. Molte donne non sono informate del fatto di poter incrementare la loro produzione di latte.

    Talvolta l'allattamento procede meravigliosamente, poi accade qualcosa per cui la mamma comincia a chiedersi se sia davvero in grado di produrre abbastanza latte per nutrire il suo bambino. Il piccolo potrebbe voler poppare "tutto il tempo" o il seno potrebbe sembrare più morbido e non più così "pieno" com'era nelle prime settimane dopo il parto.

    Innanzitutto è necessario individuare alcuni "falsi allarmi" riguardo alla produzione di latte.Si può dire che un bambino in salute, nato a termine e allattato sta prendendo abbastanza latte se:

    • A partire dal terzo giorno dopo la nascita, ha almeno 2-5 scariche intestinali al giorno(in bambini che hanno più di 6 settimane sono normali scariche anche meno frequenti).
    • A partire dal terzo o quarto giorno di vita, bagna bene di pipì almeno 5-6 pannolini al giorno(6-8 pannolini in cotone).
    • Il bambino sta aumentando circa 30 grammi al giorno, partendo non dal suo peso alla nascita, ma dal peso più basso raggiunto a circa tre o quattro giorni di età.
    • Il bambino poppa frequentemente, ad intervalli di un'ora o un'ora e mezza fino a tre ore, facendo almeno 8-12 pasti al giorno.
    • Il bambino appare in salute, il suo colorito è buono, la sua pelle tesa, sta crescendo di peso, in lunghezza e nella circonferenza cranica, appare vispo e vivace.
    • Nel periodo compreso tra le 6 settimane e i 2 mesi di età del bambino, il corpo della mamma ha imparato quanto latte produrre e molte donne non sentono più il seno turgido. Questo non è un segno che il latte stia diminuendo, ma significa semplicemente che il corpo della mamma ha compreso la quantità di latte necessaria proprio per quel bambino.

     

    Un bambino può avere vari "scatti di crescita" nei primi mesi di vita. Generalmente questi avvengono intorno alle 2-3 settimane, a 6 settimane e a 3 mesi di età, ma possono verificarsi in ogni altro momento per ogni singolo bambino. Sono periodi in cui il piccolo vuole poppare di più e più frequentemente per stabilire una produzione di latte adeguata alle sue esigenze.

    Assecondare la richiesta del bambino, lasciandolo poppare tutte le volte e per tutto il tempo che vuole, agisce sulla produzione di latte della mamma e le permette di avere maggiore quantità di latte entro alcuni giorni.

     

    Facciamo un esempio per capire perché sia importante lasciar libero il bambino di poppare a richiesta:

    abbiamo molta fame, ma mangiamo solo un piccolo spuntino. Potrebbe non bastare, poiché stiamo facendo attività sportiva intensa che consuma molte calorie (proprio come accade quando un neonato cresce di decine di centimetri e raddoppia il suo peso in pochi mesi) e quindi abbiamo ancora fame. Il nostro corpo vuole mangiare di più e non sarà soddisfatto finché non mangerà abbastanza. Al bambino accade la stessa cosa - tenerlo a lungo senza poppare equivale a far aumentare la sua frustrazione e la sua fame.

    Se davvero c'è bisogno di aumentare la produzione di latte, allora la prima cosa da fare è cercare aiuto. Se il bambino non sta crescendo bene, o sta perdendo peso, è bene mettersi in contatto con il medico. Quasi sempre migliorare la gestione dell'allattamento aiuta a risolvere la questione velocemente, ma in alcuni casi uno scarso aumento di peso può indicare un problema di salute.

    • Un bambino sonnolento potrebbe aver bisogno di essere svegliato e incoraggiato a poppare molto frequentemente, anche durante la notte, per aumentare la stimolazione del seno e la quantità di latte assunta durante le 24 ore.
    • Se la mamma sente dolore, potrebbe esserci invece un problema nella posizionedi allattamento e/o nell'attacco al seno: se non si è sicure che il bambino stia succhiando efficacemente, è bene consultare una Consulente de La Leche League o un altro specialista dell'allattamento che possa essere di aiuto.
    • Se il bambino non cresce bene ed il pediatra ha prescritto aggiunte di formula artificiale, sarebbe opportuno che queste fossero somministrate con modalità che noninterferiscano con la suzione al seno, ad esempio usando un cucchiaio, una tazzina o con un dispositivo di alimentazione supplementare (DAS; vedi qui il video "Come costruire e usare in DAS, dispositivo di alimentazione supplementare"). Il biberon invece potrebbe interferire con l'allattamento. L'aggiunta potrebbe essere anche soltanto di latte materno, tirato e poi offerto nelle modalità scelte dalla mamma.
    • Se si sta somministrando formula artificiale, è rischioso interrompere bruscamente le aggiunte ed è consigliabile quindi diminuirle con gradualitàmentre si sta lavorando per stimolare maggiormenteil seno e quindi si aumenta la produzione di latte. Per essere sicure che il bambino stia mangiando abbastanza, si possono controllare i pannolini bagnati o sporchi, ed è opportuno essere in contatto con il pediatra per un controllo periodico del peso e della salute generale.
    • È utile anche "movimentare" la poppata, cambiando seno due o tre volte, per aiutare il bambino a conservare l'interesse a poppare perché si mantiene veloce il flusso di latte: appena noti che la suzione rallenta o si ferma, puoi porgere l'altro seno. Anche la compressione del seno aiuta. Entrambe queste cose aiutano a stimolare in modo efficace la produzione di latte poiché in questo modo si riesce con più facilità a svuotare i seni.
    • È importante che la mamma si prenda cura di sé stessa, ascoltando il più possibile i propri bisogni per quanto riguarda il riposo, il rilassamento, l'alimentazione e un'adeguata idratazione, anche chiedendo - per quanto possibile - sostegno e aiuto pratico alle persone che le sono vicine, non tanto nella gestione del suo bambino ma in tutto il resto. 

     

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Come si sceglie un tiralatte?

    Prima di decidere se è necessario acquistare un tiralatte e scegliere il modello, è importante avere chiaro l'uso che si intende farne.

    Infatti, ci sono donne che hanno capito di non avere bisogno di un tiralatte dopo avere scoperto quanto sia facile portare con sé un bambino allattato. Altre mamme invece devono lasciare il bambino per alcune ore durante il giorno e hanno in qualche modo bisogno di tirarsi il latte. E altre ancora si trovano perfettamente a proprio agio tirandosi il latte manualmente.

    Se hai effettivamente bisogno di un tiralatte, puoi scegliere tra molti tipi disponibili. Scegliere il tiralatte più adatto è un po’ come scegliere una borsa: ci sono molti tipi e modelli, e quello che va bene per una donna non è necessariamente il meglio per un’altra. Alcuni aspetti da considerare quando si deve scegliere un tiralatte sono il costo, la facilità di trasporto e di uso e l’efficacia.

    I tiralatte manuali, più utili per chi si toglie il latte occasionalmente, di solito sono facili da utilizzare, sono piuttosto piccoli e facili da portare con sé. Alcuni richiedono due mani, altri funzionano solo con una mano. I tiralatte manuali con la pompetta in gomma, che ricordano il clacson di una bicicletta, NON sono consigliati.

    Ci sono anche piccoli tiralatte elettrici di varie marche, alimentati a batterie o con un trasformatore. Sono tutti piuttosto piccoli e maneggevoli, ma non tutti sono silenziosi.

    Quando c’è bisogno di spremere grandi quantità di latte in poco tempo, forse è meglio utilizzare tiralatte elettrici automatici di normali dimensioni, detti anche tiralatte professionali e disponibili anche negli ospedali per le mamme con bimbi ricoverati. Essi riproducono più fedelmente il ciclo di suzione-rilascio caratteristico del bambino, mentre nei tiralatte più piccoli l'aspirazione è continua. Molte donne che li hanno usati riconoscono che sono molto pratici e silenziosi anche se non particolarmente comodi da portare con sé. Di solito possono essere noleggiati in farmacia, nelle sanitarie, talvolta in negozi per bambini: si prende in prestito il motore, mentre tutti i pezzi che vengono a contatto con il corpo della mamma e con il latte devono essere acquistati e rimangono alla mamma (in qualche modello la parte acquistata per l'uso personale può diventare un tiralatte manuale portatile). Il loro costo è variabile in base al tempo che si utilizzano, perché oltre al costo perl'acquisto dei pezzi per l'uso personale, c'è da pagare una quota giornaliera per il noleggio.

    Un’altra possibilità per le madri che necessitano di estrarsi il latte in modo costante è rappresentata dai tiralatte elettrici automatici di nuova generazione. Questi ultimi sono piuttosto cari e sono destinati dalle case produttrici ad un utilizzo esclusivamente personale. Sono contenuti in valigette dal design accattivante e sono dotati di tutti gli accessori necessari per estrarre il latte da entrambi i seni contemporaneamente. Sono ideali per le madri che lavorano fuori casa.

    In genere, nei casi in cui sia necessario aumentare sensibilmente la produzione e in cui il bambino nonfornisca un'adeguata stimolazione al seno (nel caso di un bambino prematuro o in altre situazioni in cui il bambino non poppi affatto o non poppi efficacemente) i tiralatte doppi elettrici di tipo ospedaliero (quelli noleggiabili) sono i più adatti.

    Per facilitare la scelta, potrebbe essere utile parlare con altre mamme per scoprire se abbiano avuto bisogno di un tiralatte e quale abbiano usato. Chiedi loro quali funzioni si siano rivelate più utili e quali difetti abbiano rilevato.

    Tieni presente che in genere i tiralatte sono considerati prodotti di utilizzo esclusivo e personale e che a causa del rischio di contaminazione (è possibile che il latte aspirato venga in contatto con le parti meccaniche interne che non possono essere sterilizzate) non devono essere prestati o presi in prestito, adeccezione dei tiralatte manuali del tipo che può essere sottoposto a trattamento in autoclave e dei tiralatte elettrici professionali.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • È pericoloso dormire con il proprio bambino?

    La Leche League International e il Dott. James McKenna, uno studioso delle pratiche di sonno condiviso, commentano: lo studio pubblicato da Archives of Pediatric and Adolescent Medicine del 1999 non è accurato.

    Schaumburg, USA (30 settembre, 1999) - La Leche League International (LLLI), la principale autorità a livello mondiale nel campo dell'allattamento materno, mette in dubbio i risultati di uno studio pubblicato da Archives of Pediatric and Adolescent Medicine, in base al quale la pratica di dormire con i propri bambini non sarebbe sicura.

    Molti studi in questo specifico campo hanno dimostrato che nel corso dell'allattamento, se la mamma ed il bambino dormono insieme si sviluppa l'attaccamento madre-bambino, i ritmi del sonno della madre e del bambino si regolano armoniosamente, la madre acquista una maggiore esperienza nel cogliere e rispondere ai i bisogni del suo bambino, e sia la mamma sia il bambino riescono a riposare meglio. Dormendo insieme, inoltre, è più facile che la mamma continui ad allattare il bambino a richiesta - un aspetto tutt'altro che trascurabile per consentire che la produzione di latte si mantenga sempre adeguata.

    Il Dott. James McKenna, Professore di Antropologia presso la University of Notre Dame, membro del Comitato di Consulenza Scientifica de LLLI ed esperto in materia di sonno condiviso, ritiene che si corrano maggiori rischi lasciando il bambino a dormire da solo nella sua culla piuttosto che prendendo le dovute precauzioni nell'approntare un ambiente sicuro nel quale bambini e adulti possono dormire insieme, e afferma: "Concordiamo con gli autori dello studio e con altri sul fatto che si devono prendere precauzioni particolari per minimizzare il rischio di incidenti irreparabili. Ma il fatto che tali precauzioni si rendano necessarie, non è un argomento contrario alla pratica del sonno condiviso, ed in particolare della pratica di dividere il letto con i bambini, più di quanto il fatto che si verifichino casi di morte accidentale di bambini strangolati, soffocati o uccisi dalla Sindrome della Morte Improvvisa (SIDS) mentre stanno dormendo da soli nella loro culla, sia un motivo sufficiente per mettere in guardia contro i rischi che si corrono lasciando dormire i bambini completamente da soli". E aggiunge: "Mentre è vero che per un bambino certe caratteristiche strutturali di un letto pensato per il sonno di un adulto possono costituire un pericolo, il fatto che certe caratteristiche esistono non ci impedisce di modificarle né ci deve spingere a pensare che dormire insieme sia pericoloso di per sé." Il Dott. McKenna considera inoltre non giustificate le conclusioni e le raccomandazioni avanzate dallo studio, dal momento che gli autori hanno basato il loro lavoro su prove incomplete o riferite e non su dati scientifici seri.

    Il Dr. McKenna ritiene che il sonno condiviso sia un'esperienza positiva per tutti i membri della famiglia di un bambino allattato al seno e che non dovrebbe essere considerato fonte di alcun pericolo purché i genitori prendano le seguenti precauzioni:

    * I genitori non dovrebbero dormire con i loro figli se sono fumatori e se hanno assunto alcol o droghe.

    * Tra il materasso ed il bordo del letto non ci devono essere varchi

    * Non ci dovrebbero essere cuscini soffici o coperte morbide vicino al viso del bambino

    * Non ci dovrebbe essere spazio tra il letto ed il muro per evitare che il bambino rotoli in quella direzione e rimanga intrappolato

    * Il bambino non dovrebbe essere messo a dormire a pancia in giù.

    traduzione di Raffaella Brignardello

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • È possibile rilattare?

    Vorrei provare a recuperare l'allattamento dopo un'interruzione. Come posso rilattare?

    Qualche volta una madre decide di recuperare l'allattamento, a causa di un'emergenza, quando c'è una scarsità di altro cibo, dopo una separazione ecc. Spesso può ricostruire con successo la produzione di latte, con pazienza e con determinazione (e con un bambino collaborativo!). Il volume L'arte dell'allattamento materno, pubblicato da La Leche League, raccomanda le seguenti strategie per rilattare e indurre la lattazione, o per incentivare la produzione di latte:

    - Attaccare il bambino al seno il più spesso possibile, per nutrirlo e per conforto anche fra i pasti. 

    - Estrarre spesso il latte (manualmente o con un tiralatte). 

    - Usare un DAS, Dispositivo di Alimentazione Supplementare (se è disponibile e se le condizioni sanitarie sono abbastanza sicure per usarlo in maniera corretta) per offrire latte in aggiunta mentre il bambino succhia al seno (è anche possibile costruirlo in casa, puoi vedere come si fa nella sezione dei Video cliccando qui)

    - Leggi anche la risposta suCome posso incrementare la mia produzione di latte? che contiene suggerimenti preziosi per ri-lattare, ed il nostro articolo sucome si produce il latte che contiene informazioni preziose su come la produzione di latte si avvii e si mantenga.

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • E se cominciando con i cibi solidi mi viene un ingorgo, devo smettere di allattare?

    Quando durante la fase di introduzione dei cibi complementari il seno si ingorga, forse si sta procedendo troppo in fretta: il tuo corpo ti avverte che c’è bisogno di procedere più gradualmente e di non diminuire troppo in fretta la frequenza o la durata delle poppate.

    Non è necessario smettere di allattare quando si introducono i cibi solidi, ed è bene procedere in modo graduale per dare al tuo seno il tempo di adeguare la produzione alla minore richiesta di latte. I farmaci per “far andare via il latte”, sono sostanze molto forti, e molto efficaci se assunte nei primi giorni dopo il parto, quando la lattazione viene “stroncata sul nascere”; lo sono molto meno se assunte nei mesi successivi, in quanto non interrompono di colpo la produzione di latte né prevengono o risolvono un ingorgo già in atto.
    Non è necessario usare farmaci per diminuire la produzione di latte, basterà dunque ridurre le poppate con la sufficiente gradualità.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Ho appena saputo di aspettare due gemelli. Che cosa devo sapere per allattarli?

    Se sei incinta di due gemelli (o magari tre?!?), puoi fare molto durante la gravidanza affinché le cose ti siano facilitate in seguito: prima dell'arrivo dei tuoi piccolini trova il tempo per informarti approfonditamente sull'allattamento. Ci sono alcuni libri veramente utili (in lingua inglese) per mamme che aspettano gemelli. "Having Twins" di Elizabeth Nobles e "Mothering Multiples: Breastfeeding and Caring for Twins or more!" di Karen Kerkhoff Gromada parlano delle gioie e delle sfide che derivano dall'avere (ed allattare) due (o più) bambini.

    "L'arte dell'allattamento materno" pubblicato da La Leche League Italia e distribuito dalle Consulenti de La Leche League è il testo più completo per le mamme che desiderano allattare: troverai moltissime informazioni e suggerimenti anche su questo argomento. Le mamme dei gemelli hanno bisogno di molto sostegno e possono trovarlo anche agli incontri de La Leche League.

    È molto importante porre molta attenzione all'alimentazione in gravidanza. Alimentarsi con cibi di alto valore nutritivo aiuterà sia te sia la crescita dei bambini nell'utero e successivamente durante l'allattamento.

    È molto importante anche scegliere attentamente il personale sanitario che ti seguirà nella gravidanza e durante il parto. Cerca di informarti quanto più possibile sul travaglio e sul parto, in modo da sapere che cosa ti aspetta. Molti genitori preferiscono consultare più medici prima di prendere una decisione.

    Una volta scelto il medico o l'ostetrica che fa per te, il passo successivo è quello di trovare per i tuoi bambini un buon pediatra che sia esperto di allattamento. Ecco alcune domande che puoi rivolgere al tuo pediatra potenziale:

    •  Cosa pensa dell'allattamento in generale ed in particolare dell'allattamento dei gemelli?

    •  Crede che sia possibile allattare due gemelli senza alcuna aggiunta di formula artificiale?

    •  Se uno o entrambi i bambini necessitano di cure particolari, posso tirarmi il latte per nutrirlo/i?

    •  Pensa sia giusto incoraggiare le mamme a stare con i loro bambini anche se sono ricoverati in un reparto di patologia perinatale?

    Anche una sola risposta negativa a una di queste domande può farti capire che probabilmente questa persona non ti sarà di grande sostegno con l'allattamento. A volte, durante il parto può essere presente un neonatologo, ed è consigliabile quindi incontrarlo preventivamente, per conoscere i metodi di lavoro e le procedure che utilizza.

    Cerca di frequentare con largo anticipo il corso pre-parto, nel caso in cui tu debba metterti a riposo nelle ultime settimane di gravidanza.

    È importantissimo trovare una persona che ti possa aiutare in casa, qualcuno che appoggi le tue decisioni e non trovi solo occasione di criticarti. Chiarisci subito che si dovrà occupare della casa e non dei bambini, così tu potrai dedicare loro tutte le tue attenzioni.

    Dopo il parto, potrebbe succedere che tu non possa avere vicino i tuoi bambini, è perciò importante imparare a tirarsi il latte. Sarebbe molto utile se l'ospedale potesse fornirti il tiralatte professionale elettrico doppio, che estrae il latte contemporaneamente da entrambi i seni.

    Dopo l'arrivo dei bambini

    L'ideale sarebbe iniziare l'allattamento immediatamente dopo il parto, ma con il parto gemellare è talvolta necessario un parto cesareo e in questo caso può passare qualche ora prima che la mamma possa attaccare al seno i suoi bambini: cerca comunque di farlo prima possibile. Talvolta, le gravidanze gemellari non arrivano al termine: in caso di parto pretermine e se non ti fosse possibile allattare immediatamente dopo il parto, puoi comunque stimolare il seno con il tiralatte per indurre la lattazione. Immediatamente dopo il parto, il tuo corpo inizierà a produrre il latte per entrambi i bambini: è importante far continuare la produzione del latte con il tiralatte, in modo da stabilirne una corretta quantità. È consigliabile utilizzare un tiralatte di buona qualità oppure ricorrere alla spremitura manuale (puoi trovare altri dettagli sui tiralatte alla pagina Come si sceglie un tiralatte?).

    Le mamme di bambini pretermine producono un latte differente da quello delle mamme che hanno portato a termine la gravidanza: i bambini nati pretermine avranno quindi particolarmente bisogno del tuo latte.

    Se entrambi sono nati senza problemi, parla al pediatra dell'allattamento a richiesta, l'ideale sarebbe averli con te (rooming-in).

    Se dovesse essere necessaria l'aggiunta, invece di utilizzare il biberon potresti servirti di altri metodi, quali una tazzina, il dito, un cucchiaino, un contagocce o una siringa. Il biberon potrebbe interferire con la lattazione, perché alcuni bambini sviluppano una preferenza per la tettarella artificiale e questo può rendere più difficile ripristinare l'allattamento.

    Una volta tornata a casa, sarà importante avere cura non solo dei tuoi bambini ma anche di te stessa. Seguire un'alimentazione sana, fare diversi spuntini tra un pasto e l'altro (ad esempio con cracker e formaggi magri, verdure, frutta o yogurt) potranno aiutarti a mangiare bene senza paura di ingrassare. È importante bere molta acqua, succhi di frutta o latte. E' altrettanto importante cercare di riposare contemporaneamente ai tuoi bambini.

    Per quanto riguarda i lavori di casa, puoi cercare di valutare le priorità insieme al papà, organizzandoli e accettando tutto l'aiuto possibile, considerando attentamente che cosa è veramente importante fare: in questo momento al primo posto ci sono le esigenze delle persone, principalmente dei tuoi bambini, poi la cucina, il bucato, la casa.

    Cercare di limitare le visite nelle prime settimane può aiutarti a non sovraffaticarti. I famigliari e gli amici che vengono a trovare i bambini ti possono aiutare in tanti modi: portandoti dei pasti pronti, cambiando i pannolini, facendoti un massaggio, tenendo d'occhio i bambini per un quarto d'ora mentre ti fai la doccia o fai due passi, ascoltandoti e così via. Non farti scrupoli e chiedi aiuto ogni volta che ne hai bisogno, molti sono veramente contenti di darti una mano!

    Sappi che molte mamme di gemelli invece di ricevere incoraggiamento vengono criticate dalle persone che non condividono il loro entusiasmo nei confronti dell'allattamento. Potrai ricevere pressioni a usare formula artificiale, a somministrare altri alimenti prima del necessario o a svezzare i bambini prima che tu sia pronta. Talvolta domande, quali "Sei sicura di avere abbastanza latte?" oppure "Non è troppo faticoso per te?" possono bastare per minare la fiducia della mamma. Ricorda che uno dei fattori più importanti per mantenere un'elevata produzione di latte è proprio la fiducia che il tuo corpo sia in grado di produrre latte per i tuoi bambini. Ricordati che la produzione del latte segue la legge della domanda e dell'offerta: tanto più i tuoi figli saranno allattati e tanto più il tuo corpo produrrà latte per loro. Pensa che quando nel 1931 a Genova venne inaugurato l'ospedale Gaslini, che più che ospedale a quei tempi era un orfanotrofio, ogni balia si occupava di nutrire TRE neonati per volta. E di sicuro noi oggi mangiamo meglio di una donna del 1931!

    Consigli utili per la vita quotidiana con i gemelli allattati

    Allattarli insieme fa risparmiare tempo prezioso. È molto facile durante le prime settimane poi, in funzione delle loro specifiche esigenze, potrebbe essere necessario allattarli uno alla volta.

    Puoi adottare diverse posizioni per allattarli contemporaneamente: puoi posizionare i bambini di fronte a te con le gambine sovrapposte formando una X sul tuo grembo. Puoi usare la presa sottobraccio, sorreggendo le braccia con altrettanti cuscini (può essere utile anche avere un cuscino in grembo) e stendendo le gambe dei bambini lungo lo schienale della poltrona o del divano. Ricorda che se metti i bambini davanti a te, è importante che il loro petto sia contro il tuo e non rivolto verso l'alto. Questo particolare è molto importante sia per evitare dolore, sia per essere sicura che ricevano latte a sufficienza. Puoi trovare altri dettagli sulla posizione all'articolo In quale posizione devo mettere il bambino al seno?

    Usare molti cuscini aiuta a stare rilassate (ciò migliora la fuoriuscita del latte) e a non avere problemi di tensioni e dolori articolari e muscolari: ne esistono di speciali per l'allattamento, ma in caso non li trovassi puoi confezionarne uno da sola o usare vari guanciali.

    Alternare ciascun bambino da entrambi i seni è una buona pratica, sia per soddisfare le loro necessità sia per fornire loro una diversa prospettiva visiva.

    E' molto utile imparare differenti posizioni per allattare. Ad esempio, allattare da sdraiata può essere difficoltoso nelle primissime settimane, ma vale la pena perché ti permetterà di riposare di più nelle fasi successive.

    Preparare diverse "stazioni di cambio" in diversi punti della casa ti aiuta a non fare troppa fatica.

    Non è necessario fare il bagnetto tutti i giorni: è sufficiente assicurarsi che il visino ed i genitali siano puliti.

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Ho i capezzoli piatti o introflessi. Come posso avviare bene l’allattamento?

    Per le mamme con capezzoli piatti o introflessi è ancora più importante curare con attenzione l’attacco del bambino, perché il bambino deve imparare ad aprire bene la bocca per oltrepassare il capezzolo e afferrare una buona porzione dell'areola. Potresti dover sperimentare diverse posizioni per trovare quale sia la più comoda per voi due, oltre che la più efficace. 

    Allattare presto e spesso
    Organizzati in modo da poter allattare il più presto possibile dopo il parto e almeno ogni 2-3 ore dopo il parto, per i primi giorni, almeno finché la produzione non si sia avviata e il bambino abbia cominciato ad attaccarsi con efficacia. In questo modo potrai prevenire un eventuale ingorgo e consentirà al tuo bambino di esercitarsi a poppare prima che la produzione aumenti di volume. Fare molta pratica finché il seno della mamma è morbido, spesso aiuta il bambino a poppare bene anche quando il seno diventerà più turgido (e un capezzolo piatto in questa situazione è difficile da trovare).

    Curare bene l'attacco
    Puoi vedere
    il nostro Video sull'attacco efficace o leggerenumerosi articoli a riguardo, cliccando sul tag "attacco efficace" in fondo alla pagina.

    Calmare il bambino quando è agitato
    Il bambino non deve considerare l'allattamento come un momento di disagio, se si innervosisce interrompi subito la poppata e cerca di calmarlo: offrirgli un dito da succhiare, muoviti, cullalo o cantagli qualcosa. Aspetta che si sia calmato prima di riprovare, altrimenti non riesce a collaborare e diventa un momento molto frustrante per entrambi.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • I pasti e le poppate devono essere ben distanziati?

    Probabilmente ti sarà stato detto che se il tuo bambino poppa, non vorrà più mangiare. Non è così che funziona.

    Il bambino all’inizio non mangia perché sente fame, ma per curiosità: quindi il momento più adatto per proporgli i primi assaggi è proprio quando ha appena fatto uno spuntino al seno, ed è quindi soddisfatto e rilassato, pronto per le novità. Poppare e mangiare seguono due binari diversi e una cosa non interferisce con l’altra.

    Molte mamme offrono il seno al loro bambino prima del pasto in modo che non arrivi a tavola affamato e sia più propenso a sperimentare e assaggiare cibi solidi con consistenze e gusti diversi. Puoi offrire il seno al tuo bimbo anche dopo il pasto: questo gli permette di dissetarsi e di integrare ciò che ha mangiato, lasciandoti sicura che abbia assunto il nutrimento di cui aveva bisogno. Infatti i bimbi si autoregolano per istinto e se li assecondiamo senza forzarli sanno bene quando e quanto mangiare (come abbiamo fatto nei primi mesi allattandoli a richiesta, offrendo loro il seno senza guardare l’orologio ogni volta che lo chiedevano, fidandoci di loro).

    Saranno quindi sempre i nostri bimbi a farci capire quando vorranno poppare meno per mangiare più cibi solidi.

    Puoi anche aver sentito dire che, se ha appena mangiato, poppare gli può rovinare la digestione. Questo non è vero per il latte materno. Il tuo latte contiene enzimi che aiutano a digerire il latte stesso, ma anche qualsiasi altro cibo: quindi una poppata dopo il pasto può essere il “digestivo” che il tuo saggio bambino ti richiede per assimilare al meglio il cibo che gli hai offerto.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Il bambino deve seguire orari precisi?

    Prima dell'arrivo del bambino, l'andamento delle tue giornate era prevedibile e controllabile.

    Da quando la famiglia si è arricchita di un nuovo componente, è cambiato tutto. Molto probabilmente, i ritmi del bambino sono molto diversi da come te li aspettavi. Forse non avevi previsto che ogni bambino è diverso e che ci sono bimbi sani e nati a termine che hanno bisogno di poppare ogni ora mentre altri bimbi crescono benissimo poppando ogni quattro ore. Inoltre, la frequenza delle poppate cambia da bambino a bambino e di giorno in giorno: la vita con un neonato è tutt'altro che prevedibile. Avere strumenti che aiutano ad affrontare le sfide poste dall'arrivo del neonato può rendere meno stressanti i primi giorni.

    Ecco alcune idee:

    • Se pensi che una routine preordinata possa servirti a dormire più a lungo, leggi le sezioni dedicate al sonno dei bambini, o acquista il nostro libro "Sogni d'oro", dove troverai anche altre fonti di informazione utili.

    • Se amici o parenti in buona fede ti fanno pressioni per imporre al bambino una serie di regole, valuta se effettivamente questo vada incontro alle sue necessità o risponda alle aspettative degli adulti.

    • Oltre agli amici e ai parenti, potresti imbatterti in metodi educativi che impongono regole molto precise ai bambini al di sotto dell'anno. Come vedrai più avanti, limitare l'accesso al seno in termini di durata e frequenza delle poppate può essere pericoloso per il neonato.

    Molte mamme non sanno che il latte materno viene digerito molto rapidamente. Invece di guardare l'orologio, la mamma dovrebbe osservare il suo bambino per capire se ha fame, cercando segni quali il riflesso di ricerca (o di "rooting"), se si morde o si succhia le manine o le dita oppure piange. Inoltre è bene sapere che il pianto è un segno TARDIVO di fame.

    Un bambino sano, nato a termine, di solito ha bisogno di poppare ogni 2-3 ore, ossia 8-12 volte nell’arco delle 24 ore. Non bisognerebbe lasciare che un neonato superi l'intervallo delle 3 ore, per due ragioni:

    1) per assicurarsi che il bambino mangi abbastanza e non rischi di disidratarsi

    2) perché il seno sia stimolato a produrre latte a sufficienza.

    Nelle prime settimane i bambini hanno bisogno di poppare dalle 10 alle 12 volte al giorno: le poppate si diraderanno gradualmente man mano che crescono e aumenta la capacità del loro stomaco, anche se ci saranno sempre dei periodi in cui la frequenza potrà nuovamente aumentare. Imponendo a un bambino di meno di sei settimane degli orari che gli impediscano forzatamente di nutrirsi al seno almeno ogni 2-3 ore (o persino più spesso durante gli "scatti di crescita") si può correre il rischio di limitare il suo accrescimento di peso. Recenti ricerche hanno dimostrato che limitando la durata delle poppate e riducendone la frequenza non solo si corre il rischio di ridurre la produzione di latte, ma anche di limitarne il contenuto di grassi. L'allattamento a richiesta è quindi il metodo migliore per garantire che la crescita del tuo bambino.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Il mio bambino allattato sta soffrendo di stipsi? Ha bisogno di un lassativo?

    Mentre la quantità e la frequenza dei pannolini bagnati e delle scariche di un bambino allattato possono essere un indizio significativo del suo benessere, le abitudini intestinali dei bambini possono variare molto ed essere perfettamente normali.

    I PRIMI GIORNI DI VITA

    Nei primi due o tre giorni di vita, sarebbe normale per un bambino bagnare solo uno o due pannolini al giorno. Quando la quantità di latte prodotto dalla madre cresce, la sua emissione di urina crescerà notevolmente. Nei primi giorni dopo la nascita i neonati evacuano feci scure e appiccicose chiamate meconio, sostanza che hanno immagazzinato già prima della nascita. Quando il bambino riceve il latte, questo libera il tratto intestinale dal meconio, ed entro pochi giorni le feci diventano più soffici e di colore molto più chiaro. Le feci normalmente sono gialle, giallo verdi o marroni. È normale che a volte siano verdi. L'odore dovrebbe essere lieve e non particolarmente sgradevole. La consistenza può essere descritta come simile alle uova strapazzate, alla crema, al purè di pera. Nelle feci spesso sono visibili piccole particelle solide come dei semini.

    LE PRIME SEI SETTIMANE

    Dopo i primi giorni e fino a sei settimane di vita, la maggior parte dei bambini ha da due a cinque scariche nelle 24 ore delle dimensioni di una moneta da due euro. Alcuni bambini hanno scariche più frequenti ed è possibile che un bambino sano ne abbia di meno. Se un bambino che ha meno di sei settimane di vita ha meno di due scariche al giorno, la cosa può essere ancora considerata normale se contemporaneamente bagna di pipì un numero adeguato di pannolini, aumenta di peso con ritmo adeguato e se le feci prodotte sono di quantità notevole.

    Dopo i primi giorni un bambino allattato dovrebbe bagnare almeno cinque/sei pannolini normali nelle 24 ore (da sei a otto pannolini se sono quelli tradizionali, in cotone da lavare). Per avere un'idea più precisa di cosa significhi un "pannolino bagnato", versa 2 - 4 cucchiai da tavola di acqua (30 - 60 ml) su un pannolino asciutto. Tieni conto del fatto che esiste una grande varietà di marche e tipi di pannolini con differente capacità di assorbimento. Può essere utile porvi sopra un fazzoletto per valutare l'umidità.

    È normale che le scariche intestinali diminuiscano di frequenza quando il colostro, che ha proprietà lassative, è completamente scomparso dal latte della madre, dopo circa sei settimane di vita. Un bambino di questa età può continuare ad avere anche cinque scariche al giorno, a volte persino dopo ogni poppata, ma per un bambino allattato è normale anche avere una sola scarica ogni pochi giorni. Alcuni bambini sani addirittura evacuano una volta alla settimana. Quando le scariche sono meno frequenti, saranno più abbondanti. Se il bambino cresce bene, bagna di pipì pannolini a sufficienza, è felice e contento non c'è motivo di preoccuparsi per le scariche poco frequenti è non è necessario dare al bambino un lassativo, succo di frutta o "aiutarlo" in altro modo, perché forzare i movimenti intestinali può avere conseguenze dannose.

    Dopo le sei settimane di vita, il bambino può bagnare cinque o sei pannolini tradizionali al giorno ma in questo caso saranno molto bagnati. Quando la vescica del bambino cresce può produrre e trattenere molta più urina per volta. Per giudicare quanto un pannolino di un bambino più grande è bagnato, versa 8 cucchiai (120 ml) di acqua su un pannolino asciutto. Questa è la sensazione di riferimento per giudicare un pannolino bagnato.

    DOPO L'INTRODUZIONE DEI CIBI SOLIDI

    Una volta che il bambino allattato assume anche cibi solidi o altri liquidi, ci saranno molti cambiamenti nelle sue abitudini di evacuazione. Le feci avranno un odore più forte, un colore e una consistenza diversi. È normale trovare nel pannolino pezzetti di verdure, poiché, anche cotte, queste sono più difficili da digerire di molti altri cibi. Ora il bambino potrebbe anche avere problemi di stipsi o di diarrea, che rappresentano segnali evidenti che il piccolo non tollera un nuovo cibo o succo.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Improvvisamente poppa molto più spesso… sarà uno scatto di crescita?

    "La mia bambina ha undici settimane e in questi ultimi 15 gg capita che voglia fare piu' di 7 pasti al giorno e si svegli più volte durante la notte. Ho il dubbio che stia crescendo meno e mi viene da pensare che forse il mio latte non sia sufficiente o non sia più abbastanza nutriente."

    Quanto dovrebbe crescere il bambino con l’allattamento? E che cosa sono gli "scatti di crescita"?

    Secondo le ultime stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, per valutare la crescita dei bambini allattati esclusivamente con latte materno, è necessario utilizzare tabelle di crescita apposite, differenti da quelle utilizzate dalla maggior parte dei pediatri, le quali rispecchiano piuttosto la crescita dei bambini che assumono la formula artificiale.
    Secondo queste nuove stime, nel caso del bambino sano e nato a termine, un bambino allattato a richiesta e senza integrazioni, deve crescere in media 210 grammi a settimana nel primo trimestre, e una media di 130 grammi a settimana in seguito. Ovviamente ci saranno bambini che crescono più di questo livello minimo, ma in ogni caso in media con il latte materno il bambino tende ad avere una curva diversa dei bambini alimentati con la formula e l'aumento di peso, specie dopo i primi mesi, non è più così accentuato. Crescono però bene di altezza e manifestano un ottimo sviluppo psicomotorio.

    Per stare tranquille ed essere sicure che i bambini mangino abbastanza, si possono contare i cambi di pannolini: devono essere almeno 5/6 pannolini usa e getta (6/8 di stoffa) al giorno nelle prime settimane con scariche regolari.

    Ogni mamma può produrre il latte necessario per il suo bambino se lo allatta realmente a richiesta e se lo attacca al seno correttamente; più il bambino "chiede" al seno e più il corpo materno produce latte; è evidente che se la suzione viene convogliata altrove (ciucci, biberon, tisane) il corpo si comporta di conseguenza immaginando che il bambino non abbia bisogno.
    La cosa più importante da sapere è che i bambini hanno degli “ scatti di crescita”: improvvisamente paiono insaziabili, di colpo pieni di bisogni da soddisfare, lamentosi, vogliono ciucciare molto piú spesso. Tipicamente questi periodi sono intorno alle 2-3 settimane, intorno alle 6 settimane ed intorno ai 3 mesi. Ce ne sono poi altri al sesto mese e all'ottavo, ma spesso si notano meno.

    Gli scatti di crescita in genere durano da un paio di giorni ad una settimana. E' sufficiente, ancora una volta, assecondare il bambino ed attaccarlo ogni volta che lo richiede e per tutto il tempo che lo richiede (e solitamente succede che vogliano ciucciare molto durante la notte) e il corpo della mamma in breve tempo aumenterá la produzione (ed il bambino tornerá tranquillo). E' importante non interferire in questo processo con tisane o ciucci: il seno produce tanto più latte quanto piú spesso viene svuotato e stimolato attraverso la suzione. (Quindi se convogliamo la suzione del bambino al ciuccio o se gli riempiamo il pancino con acqua zuccherata sará meno interessato a ciucciare al seno e di conseguenza il seno produrrá meno latte). Questi momenti mettono a dura prova i genitori, ci si sente molto stanchi e ci si sente in ansia. Spesso la mamma si sente stressata e preoccupata nei confronti della sua esperienza di allattamento, specialmente se ha dubbi che il bambino non mangi abbastanza. Ma già il fatto di conoscere l'esistenza degli scatti di crescita aiuta ad affrontare questi momenti con maggior sicurezza.
    L'appetito di ogni bambino è proporzionale alla sua crescita, pertanto tutto ciò che interferisce a spezzare questo meccanismo può creare difficoltà: le aggiunte di formula artificiale, la camomilla o addirittura l'acqua, possono saziare il bambino allungando così l'intervallo tra una poppata e l'altra e diminuendo il tempo di suzione al seno... Ogni aggiunta che il bimbo prende in una giornata può provocare una minore produzione di latte il giorno dopo.

    Gli scatti di crescita, che comprensibilmente preoccupano le molte mamme che non ne conoscono l'esistenza, sono fasi nella vita del neonato in cui esso cerca di più il seno perché effettivamente ha bisogno di più latte; infatti la crescita del bambino non è sempre la stessa: ci sono momenti in cui deve crescere di meno, e momenti in cui deve crescere di più, e quindi deve mangiare di più.
    Allattando più spesso, ogni qual volta che il bambino lo desidera e senza porre limiti di tempo, si produce più latte, secondo la legge della "domanda e dell'offerta"; questo meccanismo è perfetto in quanto permette al bambino di sviluppare una importante capacità che è quella di regolare l'assunzione di cibo in base ai propri bisogni.
    L'ultimo scatto di crescita è quello dell'adolescenza, di cui nessuno si preoccupa perché tutti sanno che esiste, (anzi forse sarebbe preoccupante il contrario) ma soprattutto perché il bambino non è più allattato e la sua crescita dipende da panini e pastasciutte e non più dal seno della mamma!!

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • L'importanza del controllo quantitativo delle evacuazioni del neonato

     

  • La storia di Ilenia e Marisol - "Tutto quello che stavo facendo era per lei"

    La Leche League è entrata nella mia vita un po’ per caso e, come tutte le cose belle, quando arrivano per caso o comunque quando meno te lo aspetti, ti stupiscono e ti lasciano a bocca aperta! La mia storia inizia molto tempo prima di aver conosciuto questa associazione. Ed è un po’ particolare ma straordinariamente favolosa...sì, insomma, un po’ come nelle favole.

    Ho avuto un parto inaspettato, molto prima del previsto, alla 30a settimana di gestazione ho dato alla luce Marisol. La mia secondogenita, una bellissima e fortissima bambina che, ahimè, ha avuto la sfortuna di stare fisicamente lontana dalla mamma per ben 2 mesi e mezzo. Avere un figlio prematuro è un’esperienza che ti stravolge la vita in tutti i sensi e, se già un figlio di per sé è un’esperienza radicale, un figlio prematuro comporta necessariamente anche una mamma, un papà e una famiglia prematura.

    Dover anticipare il tutto ha davvero smosso energie e blocchi che fino a quel momento erano a me sconosciuti. Insomma, anche se ero già mamma, esserlo per la seconda volta in questi termini di sicuro non è stata la stessa cosa. Appena nata Marisol è stata intubata e portata in patologia neonatale e io l’ho vista per la prima volta solo dopo 2 giorni! Ma, alla faccia di chi dice che con un cesareo è più difficile che arrivi la montata lattea, io la notte stessa avevo già cominciato a “lavorare”. La mattina mi sono svegliata con una bella chiazza di colostro nel camice post operazione (la natura è davvero meravigliosa!) e non vi dico la felicità...per me quello è stato l’inizio del mio legame con la piccola Marisol. Per me il momento di tirare il latte era diventato importantissimo!!

    Ovviamente per 2 mesi e mezzo il mio allattamento non è stato “naturale”, non era come tutte se lo immaginano o lo sognano: io dovevo accendere una macchina e far partire una specie di motore che sembrava più una mungitrice che un tiralatte. Mi chiedevo spesso che senso avesse, perché dovevo stare lì ogni 3 ore per 10 minuti a seno, perché doveva essere tutto così “sterile”? Così “innaturale”? Poi chiudevo gli occhi e pensavo che tutto quello che stavo facendo era per lei, solo per lei... non c’era altro che la sua faccia davanti a me e quella luce che era la speranza che prima o poi anche Marisol finalmente sarebbe stata mia e che quel legame sarebbe stato vero e reale.

    Tirando il latte ebbi dei problemi: un ingorgo nella parta alta del seno sinistro che mi spaventò molto, visto che 3 anni prima ero stata operata proprio in quel seno per un fibroadenoma in età giovanile. Già mi immaginavo malata terminale che mi toglievo l’ultimo goccio di latte per darlo a mia figlia e in quel momento mi sono sentita sola.

    I medici e gli infermieri mi dicevano che dovevo andare a farmi un’ecografia per escludere qualsiasi cosa. Quella sera quando tornai dall’ospedale oltre a piangere disperatamente mi trovai ad avere due pietre al posto delle tette.

    Solo l’amore e il calore della mia famiglia mi riportarono alla realtà: mio figlio più grande, sentendomi piangere e singhiozzare dalla cucina, è sceso dal suo lettino e si avvicinò per chiedermi cosa stesse succedendo e, con l’innocenza che solo un bambino di 5 anni può avere, mi disse semplicemente: “Mamma, facciamo una preghierina a Gesù e vedrai che tutto andrà bene.”. Mi lasciai massaggiare il seno e fare una spremitura manuale dal mio compagno che si era amorevolmente offerto di aiutarmi visto che io ero completamente in “tilt” e non sapevo più cosa fare.

    Il primo attacco di Marisol fu in patologia: un momento magico!!!

    Marisol era alimentata tramite sondino naso gastrico, era broncodisplasica e aveva le cannuline dell’ossigeno. Con tutti questi tubi per molti era impensabile che lei potesse ciucciare anche dalla tetta. Invece lei, piccola, furba e tenace, ha riconosciuto subito la tetta, quella sconosciuta che per più di un mese non si era fatta vedere. Marisol veniva nutrita comunque con il mio latte tramite sondino, ma è bastato prenderla in braccio una volta uscita dall’incubatrice, farle sentire il mio odore che quasi per magia l’attacco è stato perfetto.

    Nessuno glielo aveva insegnato ma lei sapeva farlo!

    Purtroppo, non mi fu possibile gioire a pieno per quei momenti, alcune infermiere pensavano che al seno la bambina si stancasse troppo e giocasse soltanto con il seno senza davvero mangiare. Questi pareri mi misero in crisi di nuovo perché mi dissero che dovevo tenere la bambina solo 3 minuti per tetta, poi dare il biberon e infine quello che avanzava dovevo spingerglielo giù con la siringa tramite sondino o, peggio ancora, tramite pompaggio. Un giorno chiesi aiuto a una delle infermiere più anziane e forse ho ricevuto proprio quella parola di conforto che cercavo, un aiuto prezioso e accogliente, diverso dal solito: “Quando ci sei tu, sei tu... dalle solo la tetta”.

    E così feci, perché mi sembrava che questo suggerimento più di tutti gli altri fosse adatto a me e... addirittura mi accorsi che quando Marisol mangiava dal seno desaturava meno, come se quello “sforzo” (così come lo chiamava la maggior parte delle infermiere) in realtà per lei fosse meno gravoso. Sapevo benissimo che in quel momento non stava passando solo latte ma stavo nutrendo mia figlia con tutto il mio amore, che in quella tetta non c’era solo cibo ma molto di più: c’era la mamma.

    Non era facile allattare serenamente su un’orribile sedia dura, con mille occhi che mi guardavano come se stessi facendo del male a mia figlia ma io mi concentravo su di lei e andammo avanti così per circa una settimana.

    All’improvviso però ci fu un inconveniente e, proprio in quel reparto dove era stata salvata un mese prima, si beccò la bronchiolite. Fu il nostro calvario e la nostra sofferenza più grande: siamo state divise per la seconda volta e Marisol fu riportata in incubatrice per altre due settimane.

    La piccola, che finalmente aveva conosciuto la mamma, con cui si stava finalmente instaurando quel rapporto tanto atteso, fu strappata dalle mie braccia per la seconda volta. Questa cosa non me la perdonerò mai: fu dolorosissimo e stavo per andare davvero in depressione, non so in quel momento come sono riuscita ancora ad estrarre latte. È stato grazie alla mia tenacia e perseveranza se sono riuscita ad arrivare ad abbracciare Marisol in pediatria: la mia piccola leonessa in “gabbia” non ce la faceva più, nonostante la alimentassero direttamente con un sondino non riusciva più a crescere come prima. C’era una cosa che medici e infermieri non avevano capito: Marisol voleva la sua mamma, e fu chiaro quando un giorno per rifarle il nido dentro l’incubatrice me la diedero un secondo in braccio e quando me la tolsero per rimetterla dentro lei cominciò a strillare come mai aveva fatto prima. Sentirla piangere mi “tolse il cuore”, era chiaro che voleva stare con me e io volevo la mia bambina.

    Quelle 2 settimane mi sono sembrate un’eternità ma alla fine, data la mia insistenza, si decisero a mandarmi in pediatria per verificare se veramente lei poteva crescere solo con il mio latte.

    Mi dissero di fare la doppia pesata a ogni poppata e appuntare il peso. Ma immaginate quanto fosse difficile gestire una situazione del genere con una bambina di appena 2 kg che voleva attaccarsi spesso, a volte rigurgitava e spesso piangeva. Stavo impazzendo. Così ho deciso di estrarre il mio latte e darglielo con il biberon per riuscire a tenere l’allattamento sotto controllo, accontentare i medici e riuscire a tornare presto a casa. Finalmente tornate a casa il nostro primo e più grande desiderio era di stare insieme, sempre, il più possibile. Ho fatto marsupio terapia per 2 mesi giorno e notte, nonostante mi dicessero che la stavo viziando, che ero io ad avere bisogno di lei, che lei si era già abituata a stare senza di me, ancora oggi mi chiedo come si potevano dire cose così tanto dure a una mamma che già faceva fatica ad accettare una situazione così tanto impegnativa e piena di ostacoli.

    Fu proprio in quel momento che conobbi La Leche League, me ne aveva parlato la prima volta un’altra mamma “prematura” come me.

    Dopo 2 mesi e mezzo non facili tra tiralatte e attaccare Marisol contattai le Consulenti perchè avendo un riflesso di emissione forte, lei faticava a gestirlo, non perchè lei non sapesse farlo ma perchè la stimolazione era diversa... lei era piccola e per quanto brava fosse il mio flusso era troppo forte e rischiavo di perdere quel legame fantastico che con tanta fatica ero riuscita ad instaurare...Le Consulenti de La Leche League mi hanno indicato alcune posizioni per facilitare la gestione del flusso, mi hanno proposto di provare ad allattare un seno alla volta, oppure di provare ad allattare camminando.

    Ho trovato questi suggerimenti efficaci ma la cosa che davvero mi ha riempito il cuore e che ho trovato la più importante, il tassello di cui veramente avevo bisogno era essere compresa e supportata in tutto quello che avevo passato.

    La mia storia in realtà alle mamme volontarie de La Leche League non l’ho mai raccontata dettagliatamente, ma la loro umanità, la loro disponibilità, anche semplicemente ad ascoltarmi, non l’ho trovata in nessun medico... e quasi in nessuno dei miei famigliari.

    Al mondo d’oggi quello che conta è la crescita... il risultato, ma non ci si preoccupa del come... certo anche con il latte formulato si cresce... ma come?? Insomma... l’importanza che ha UNA TETTA... nessuno la sa...

    Ne La Leche League ho trovato mamme esperte che con la loro semplicità e con la loro esperienza di mamme hanno saputo starmi vicino, non solo fisicamente, dandomi preziosi consigli, ma psicologicamente dandomi quell’incoraggiamento che quasi nessuno era riuscito a darmi, soprattutto quella sicurezza che avevo bisogno di concretizzare.

    Mi hanno dato la conferma dell’importanza del “sesto senso”, dell’ascoltare e di mettersi in sintonia con il proprio bambino. Potrà sembrare banale ma quando ti accorgi che è grazie al tuo latte che si è instaurato un rapporto così meraviglioso con il tuo bambino capisci che la tetta non è solo nutrimento ma è veramente “amore puro”.

    La nostra pediatra ancora ad oggi non si spiega la crescita di Marisol, non si spiega come una bambina nata prematura di 1.050 kg per 42 cm abbia potuto recuperare così in fretta, non gliel’ho spiegato ma io e Marisol sappiamo benissimo il perchè...

    Per noi l’allattamento è stata la salvezza in tutti i sensi: è solo grazie all’allattamento se Marisol oggi è quello che è e io non sarei arrivata ad oggi con questa serenità.

    Ma la cosa più buffa è che io mi sono completamente fidata di Marisol, sembra strano eppure quando tu chiudi gli occhi e ti affidi ciecamente a chi hai di fronte sai benissimo che quello che stai facendo è la cosa giusta. Non mi sono più posta la domanda se Marisol stesse crescendo bene o no. Prima di conoscere La Leche League mi stavo incastrando con domande per cui una risposta non c’era: come facevo a sapere quanto mangiava effettivamente dal seno? A sapere quanto cresceva?

    Insomma, le classiche domande che si pone una mamma ansiosa... Ma io non ero quel genere di mamma. Lo ero diventata semplicemente per tutte le raccomandazioni che ci hanno fatto in ospedale. Dopo aver conosciuto La Leche League il rapporto con Marisol è andato sempre meglio. A volte chiamavo le Consulenti de La Leche League avendo già io la risposta.

    In fondo siamo “un po’ tutte La Leche League”: dentro ci siamo tutte noi mamme con i nostri dubbi, le notti insonni e qualche difficoltà.

    L’istinto di mamma mi ha portato a sapere cosa è giusto fare in più momenti difficili, mi ha aiutata anche l’estate scorsa, quando ho avuto un problema di ingorgo che ho trascurato, rischiando di compromettere il mio allattamento, anche in quell’occasione, contattando La Leche League, ho trovato ascolto e comprensione da una Consulente mamma speciale, che mi ha aiutata a valutare e fare le “mie” scelte con consapevolezza. Con Marisol ho imparato a non guardare in faccia nessuno. Nessuna difficoltà o ostacolo possono essere così forti da interrompere il nostro legame. La volontà, la forza, il coraggio, l’ascolto verso se stessi, l’amore, l’importanza dell’allattare fanno “vincere”, danno la forza di non ascoltare tutte le “chiacchiere”: la cosa più importante e più bella è quando abbiamo il nostro bambino tra le braccia e i nostri sguardi si incrociano non si sta nutrendo solo del tuo, del nostro, latte ma di tutto l’amore che abbiamo per lui e vorremmo che questo legame non finisse mai.

     

    Marisol NdR: cliccando qui puoi trovare un video che testimonia l’allattamento di Ilenia e Marisol

  • Mia figlia (2 settimane) ha una schisi del palato molle. Dovrò darle delle aggiunte?

    Aiutare il bambino con una schisi a prendere il latte

    Mia figlia (2 settimane) ha una schisi del palato molle. In ospedale non mi hanno dato particolari indicazioni per l’allattamento. All’ultimo controllo non aveva ancora recuperato il peso della nascita. Dovrò darle delle aggiunte?

    Come per tutti i bambini, bisogna escludere altre cause di una scarsa crescita, e tenere sotto controllo il bambino per essere sicuri che sia ben idratato mentre si lavora sulla gestione dell’allattamento. Probabilmente tuo figlio ha bisogno di qualche accorgimento in più per aiutarlo a prendere abbastanza latte, soprattutto in questa fase iniziale. Una Consulente de La Leche League potrà aiutarti a valutare la vostra situazione.

    Durante il periodo di apprendimento, o durante i mesi precedenti al’intervento della chiusura del palato, si può:

    -    avviare una produzione di latte spremuto sufficiente per nutrire il bambino

    -    aiutare la produzione di latte estraendolo alla fine della poppata

    -    tirare il latte da tutti i due seni contemporaneamente, con un buon tiralatte elettrico ad attacco doppio, con un notevole risparmio di tempo.

    Possono essere utili anche queste letture: 

    Come posso incrementare la mia produzione di latte?

    Allattamento e labio/palatoschisi. Quali sono le difficoltà? (Parte prima – Il sostegno)

    Allattamento e labio/palatoschisi. Quali sono le difficoltà? Gli ausilii

     

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Non vuole il latte vaccino. Che cosa gli do per colazione?

    Finché tuo figlio poppa al seno non ha bisogno di latte di altri animali: il tuo latte fornisce una “colazione” più che adeguata, con tutti i nutrienti, il calcio, le proteine, gli zuccheri che gli occorrono per crescere bene. Quando il tuo bambino non popperà più al seno, o quasi nulla, potrai proporgli una colazione nutriente secondo le abitudini della tua famiglia.

    Questo per alcuni significa il tradizionale latte con i biscotti (ma ricorda che il latte vaccino non va comunque dato prima che tuo figlio abbia compiuto un anno), ma può anche essere una colazione molto diversa, composta ad esempio da frutta, cereali, semi oleosi, o da uno spuntino a metà mattinata.

    Nessun tipo di cibo può sostituire in modo nutrizionalmente completo una poppata al seno, e nessun “latte” è l’equivalente del latte materno: in particolare, non è detto che una bevanda, solo perché è bianca e dolce e viene commercializzata come “latte”, abbia le stesse qualità nutrizionali. Molti latti animali (di capra, di asina, ecc.), che vengono reclamizzati come più “leggeri” o più “simili al latte materno”, non lo sono affatto, e non andrebbero offerti ai bambini umani. Alcuni “latti” vegetali, poi, come ad esempio quello di riso o di mandorla, sono assai poveri di proteine e altri nutrienti essenziali: nulla vieta di offrirli al bambino per colazione; ma non vanno considerati un pasto completo. Il bambino dovrà assumere in altro modo, nell’arco della giornata, i nutrienti che gli occorrono.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Ogni quanto devo allattare il mio bambino?

    Ognibambino è diverso!Alcuni sembra abbiano bisogno di poppare in continuazione, mentre altri lasciano passare più tempo tra una poppata e l'altra. Le mamme possono tranquillamente seguire i ritmi dei loro bambini, facendo solo attenzione che mangino a sufficienza. I bambini allattati, infatti, si autoregolano: prendono quello di cui hanno bisogno, non solo a ciascuna poppata, ma anche da ciascun seno. Inoltre, molti problemi legati all'allattamento - inclusi quelli legati a "carenza di latte" oppure a "eccesso di latte" - si risolvono proprio aumentando la frequenza delle poppate. Pertanto, se il tuo bambino mangia almeno 8-12 volte nell'arco delle 24 ore, puoi lasciar decidere a lui quando farlo. per essere certa che mangi abbastanza.
    Se però, nelle prime settimane, il bambino non mangia con questa frequenza, probabilmente dovrai svegliarlo!

    Molte madri si preoccupano quando i loro piccoli non "tengono l'intervallo" delle due ore e vogliono poppare ancora più spesso, cosa che invece accade di frequente. I bambini che poppano spesso (sempre che siano attaccati correttamente al seno) assumono latte a sufficienza, proprio perché stimolano la produzione del latte materno. Alcune ricerche recenti hanno dimostrato che riducendo il tempo della poppata e aumentando l'intervallo tra una poppata e l'altra, si può ridurre non solo la quantità di latte materno, ma anche il suo contenuto di grassi - ed ecco che il bambino piange, affamato... Alcuni bambini amano ciucciare e dormicchiare in continuazione. Altri mangiano in quantità, restando attaccati a lungo a ciascun seno. Tieni presente che non c'è niente di sbagliato nel seguire il ritmo richiesto dal bambino, perché l'allattamento materno è una relazione a due vie, che richiede alla madre di rispondere non solo alle richieste del bambino, ma anche ai segnali inviati dal suo stesso corpo. Sarà proprio questa capacità di risposta che aiuterà il tuo bambino a formare con te uno stretto legame d'amore.

    Se sei seriamente preoccupata circa la frequenza dell'allattamento, puoi richiedere l'assistenza di una Consulente de La Leche League oppure di un medico con una specifica preparazione nel campo dell'allattamento.

    L'AAP (l'Accademia Americana dei medici Pediatri) ha ufficialmente dichiarato che i bambini sani, nati a termine, dovrebbero poppare 8-12 volte nell'arco delle 24 ore; in altre parole, un pasto ogni 2-3 ore. Dal momento che il latte umano viene digerito molto facilmente, si raccomanda spesso alle mamme di osservare il neonato alla ricerca di "segnali di fame", come il riflesso di "rooting" (cioè di girare la testa nella direzione di uno stimolo tattile posto sulla faccia), morsicarsi o succhiarsi le mani o le dita, piangere. E si raccomanda inoltre caldamente alle neo-mamme di non lasciare che il bambino superi l'intervallo delle 3 ore, per due ragioni:

    1) perché il seno sia stimolato a produrre latte a sufficienza, e

    2) per assicurarsi che il bambino mangi abbastanza prevenendo così la disidratazione.

     

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Perché è importante attaccare il bambino frequentemente soprattutto nei primi giorni?

    Nei primi giorni, le poppate frequenti e l’attacco efficace (vedi il video sull’attacco efficace qui) contribuiscono all’aumento del numero dei recettori della prolattina.

    La particolarità del ruolo dei recettori è di essere presenti sulle pareti delle cellule degli alveoli, protagonisti nella produzione di latte, e di permettere alla prolattina presente nel sangue di muoversi attraverso di loro e stimolare la produzione.
    Solo quando gli alveoli non sono pieni di latte le pareti sono libere e i recettori riescono ad essere contattati dalla prolattina per poter continuare ad aumentare la produzione.

    Poppate frequenti e svuotamento del seno nelle prime settimane dal parto saranno in grado di aumentare il numero dei recettori.
    Questo periodo - che mediamente dura 40 giorni - viene chiamato periodo di calibrazione.
    Anche nel caso in cui la calibrazione non sia stata perfetta, sarà comunque possibile recuperare con la stimolazione del seno attraverso frequenti rimozioni di latte.

    Il bambino ha bisogno di poppate frequenti per stabilire la relazione con la mamma (calore, protezione, consolazione, tranquillità, sguardo…)  tanto quanto ha bisogno di nutrirsi. Assecondando le sue richieste frequenti, la mamma potrà comprendere più facilmente i bisogni del suo bambino.

    Puoi approfondire tutti gli aspetti dell’anatomia del seno al lavoro in questo articolo Anatomia di un seno al lavoro.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Perché il mio bambino si sveglia tante volte di notte?

    Il sonno dei neonati nei primi mesi di vita funziona diversamente rispetto a quello degli adulti perché è costituito da più fasi di sonno attivo (REM), quello più leggero e più importante per il loro sviluppo.
    Man mano che i bimbi crescono il bisogno di sonno REM diminuisce, mentre aumenta il sonno passivo, quello NON-REM.
    Questo significa che gradatamente matura la capacità di dormire più a lungo.
    I risvegli notturni sono quindi fisiologici e rappresentano la norma per la maggioranza dei neonati, che dorme mediamente sedici ore al giorno a prescindere dalla differenza tra giorno e notte.
    Parallelamente al bisogno di fare brevi e frequenti sonnellini, c’è il bisogno di poppare spesso, anche per breve tempo.
    Si è visto infatti che solitamente, nel passaggio dalla fase di sonno passivo a quella di sonno attivo, i bimbi richiedono di poppare; questo permette di regolarizzare meglio il ciclo di sonno-veglia.
    I risvegli notturni possono avvenire anche in seguito ai primi mesi, tra gli uno e i tre anni, per numerosi altri motivi tra i quali la dentizione, un raffreddore, una nuova fase di sviluppo o di cambiamento, il senso di solitudine o ancora la fame (nonostante si introducano cibi solidi anche la sera).

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Posso allattare con le mestruazioni?

    Mi sono tornate le mestruazioni. Mi hanno detto che il latte "diventa cattivo",e che da questo momento non sarà più nutriente per il mio bambino. E' vero?

    No, non è vero.

    Talvolta potrebbe cambiare un pochino sapore, oppure diminuire un pochino la quantità, ma la quasi totalità di bambini non se ne cura e prosegue tranquillamente a poppare. Rispettando la richiesta del tuo bambino potrai continuare serenamente ad allattare senza alcun problema.

     

    Gli esseri umani sanno da secoli che l'allattamento influenza la fertilità, e questo è stato confermato da studi recenti. Le singole variazioni sono, tuttavia, importanti. In generale, più spesso un bambino è allattato, più è piccolo, più tardi si ripresenta il ciclo.
    La gamma di "normalità", tuttavia, è enorme. Ad alcune donne ritornano le mestruazioni subito dopo il parto, mentre ad altre non tornano finché il bambino non è completamente svezzato (che può essere mesi o anni dopo, a seconda di quanto a lungo il bambino è allattato). Dipende dalla sensibilità del corpo materno e dalla frequenza con cui il bambino poppa. Inoltre, alcune donne hanno un ciclo non ovulatorio entro 6 mesi dal parto, ma non hanno ancora mestruazioni per molti mesi.
    Secondo "L'arte dell'Allattamento Materno" quasi tutte le madri che allattano esclusivamente non hanno ciclo mestruale per 3-6 mesi o più. si tratta di "amenorrea lattazionale", in quanto l'allattamento esclusivo inibisce il rilascio degli ormoni che inducono il corpo a iniziare i preparativi per una nuova gravidanza.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Quali sono i segnali della fame?

    A tutte noi hanno insegnato che il bambino va allattato quando piange.

    Questo criterio non è comprovato né dall’esperienza o tradizione, né da evidenze scientifiche.

    Tutti i primati ed i mammiferi evoluti allattano i loro cuccioli al primo segnale di bisogno, ed i loro cuccioli piangono molto raramente.

    Il pianto è un segnale TARDIVO di fame, e il bambino che viene allattato solo quando ha raggiunto lo stadio del pianto è ormai stressato, spaventato, spesso i suoi movimenti sono scoordinati e non è in condizione di poppare bene.

    È importante che una mamma sappia che solitamente i segnali della fame sono 4.

    Il primo corrisponde a uno schiocco della lingua sul palato, o a un movimento del succhiare prodotto con le labbra. È il primo segnale di un blando appetito.

    Il secondo segnale si presenta quando il bambino inizia a cercare il seno girando la testa di qua e di là.

    Il terzo segnale si evidenzia quando il bambino inizia a succhiarsi il dito o la mano, o il polso. Corrisponde più o meno al momento in cui i figli più grandi iniziano a girare nervosamente per la cucina chiedendo " È pronto? E cosa si mangia?"

    Il quarto - e ultimo - segnale della fame si ha quando il bambino inizia a piangere. A questo punto è spaventato, e molto affamato. Potrà attaccarsi al seno in modo scorretto perché troppo agitato: e allattando un bambino soltanto quando piange sarà più difficile eventualmente correggere un attacco impostato male o una posizione inefficace della lingua. Per di più è stanco, per cui incomincerà a poppare, si sazierà del primo latte che scende e -stremato - facilmente si addormenterà senza aver mangiato il giusto quantitativo per la sua fame.

    Fra il primo e il quarto segnale della fame possono passare anche 20 minuti-mezz’ora.

    Se invece di intervenire al primo segnale la mamma attacca il bambino al quarto, per tutte le poppate e tutti i giorni nell’arco di una settimana, il bambino sarà stato allattato un considerevole numero di volte in meno rispetto al suo reale fabbisogno, crescendo meno del suo potenziale; consentendo invece quelle poche volte al giorno in più al neonato di poppare, crescerà meglio e sarà più sereno.

    Per ulteriori informazioni leggi anche Ogni quanto devo allattare il mio bambino?

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Quando comincerà a dormire tutta la notte?

    Proprio come non è possibile sapere con precisione quando il tuo bambino ti regalerà il suo primo sorriso o inizierà a parlare o quando smetterà di fare il riposino la mattina, non c'è modo di prevedere quando comincerà a dormire tutta la notte. E, cosa più importante, non c'è un'età "giusta" in cui "dovrebbe" cominciare: come per qualunque altra tappa fondamentale della sua crescita, il tuo bambino ci può arrivare prima o dopo gli altri.

    Nelle prime settimane di vita, ricorda che se dorme tutta la notte, il bambino rischia di non nutrirsi a sufficienza. I bambini allattati di solito poppano dalle 8 alle 12 volte al giorno, quindi almeno ogni 2 o 3 ore. La maggior parte dei bambini poco per volta prolungherà gli intervalli di sonno notturno, ma avrà comunque bisogno di poppare anche di notte per diversi mesi. Ti sarà capitato di sentire che i bambini che la sera prendono un biberon di formula artificiale o che mangiano le pappe a base di cereali dormono di più la notte: non è affatto vero. Di nuovo, ogni bambino è diverso. Inoltre, l'apparato digerente del bambino non è maturo per ricevere cibi solidi fin verso i sei mesi e assumere alimenti solidi troppo presto può scombussolare il suo pancino.

    Essere svegliati durante la notte può stancare sia le mamme sia i papà. Specialmente nelle prime settimane, cerca di riposare insieme al bambino, durante il giorno, e resisti alla tentazione di fare qualcos'altro: lascia perdere tutti i lavori domestici non indispensabili e chiedi aiuto ad amici e parenti per cucinare, fare commissioni o pulire la casa.Allattando da sdraiata, potrai riposarti un po' di più.

    Per molte mamme, tenere i piccoli vicini a sé durante la notte rende meno faticoso l'accudimento notturno. Madri e bambini hanno sempre dormito vicini: l'idea che il posto giusto per un bambino sia la sua culla, nella sua stanzetta, è piuttosto recente. Molte mamme hanno verificato che dormire insieme al bambino o tenere il piccolo nel lettone risponde alle sue esigenze notturne, riducendo al minimo le interruzioni del sonno degli adulti. Girarsi di lato per allattare il bambino e scivolare di nuovo nel sonno è molto più facile (e d'inverno anche più caldo) che non alzarsi dal letto, raggiungere la culla, restare sedute ad allattare il bambino e poi tentare di tutto per fargli (e farti) riprendere sonno. I timori di soffocare il bambino se lo si tiene nel lettone non sono fondati.

    Per approfondire:

    È pericoloso dormire con il proprio bambino?

    Alcuni "esperti" ritengono che i genitori debbano insegnare ai bambini a confortarsi da soli quando si svegliano di notte, e alcuni arrivano anche a prescrivere per quanto tempo i genitori dovrebbero lasciar piangere il bambino prima di intervenire. Gli studi sul sonno dei bambini e dei genitori hanno mostrato che di fatto queste tecniche sono spesso inefficaci e i risultati non sono duraturi. Non insegnano, come comunemente si dice, “a dormire” (il sonno non è un’abitudine, ma uno stato fisiologico), ma solo a non chiamare i genitori quando ci si sveglia. Sono metodi che per qualche famiglia possono anche funzionare, ma molte altre mamme e molti altri papà preferiscono seguire il proprio istinto e rispondere al pianto del bambino ogni qual volta ci segnala di aver bisogno dei genitori. Aiuta a ricordare che i cicli del sonno di un bambino sono molto diversi da quelli di un adulto, e che un bimbo piccolo ha bisogno di svegliarsi di notte per ricevere nutrimento a sufficienza.

    Molti motivi possono causare i risvegli dei bambini piccoli, e periodi “buoni” possono alternarsi a fasi in cui i risvegli notturni sono molto frequenti: dentizione, balzi di crescita, l’introduzione dei cibi solidi, una giornata eccitante, caldo o disagio, il ritorno della mamma al lavoro: la vita dei bambini nei primi mesi e anni subisce così tanti cambiamenti! Sapere che i risvegli frequenti sono normali e che, a prescindere dall’approccio usato per la notte, tutti i bambini, prima o poi, dormiranno, aiuta a prendere con filosofia questi primi mesi e a non stressarsi troppo nel tentativo di ottenere dal bambino un ritmo di sonno che raggiungerà comunque naturalmente qualche mese più tardi.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Quando posso introdurre la prima pappa?

    Più che di prima pappa si dovrebbe parlare di primi assaggi, perché il bambino all’inizio di solito non assume che quantità minime di cibo solido.

    Il latte materno, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è sufficiente a soddisfare tutti i bisogni nutrizionali fino almeno ai sei mesi compiuti; e anche in seguito rimane il cibo più nutriente che il bambino possa mangiare; avrai solo la necessità di aggiungere piccole quantità di altri alimenti.

    Nella seconda metà del primo anno il bambino comincerà ad aggiungere alla sua dieta a base di latte materno dei pasti solidi, via via più abbondanti; quindi, con l’inizio del settimo mese (ovvero al compimento del sesto), puoi cominciare ad offrire al bambino qualche assaggio di cibo solido.

    Ricordati di evitare, per il primo anno, latte vaccino, miele (può contenere – in rarissimi casi – delle spore pericolose per i bambini fino all’anno di vita), alimenti molto salati e quelli contenenti zucchero o dolcificanti artificiali.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Quante poppate dovrebbe fare il mio bambino?

    Inizialmente il corpo materno non sa di quanto latte avrà bisogno il bambino (quel bambino!) e pertanto, nelle prime settimane di vita, allattandolo frequentemente, almeno tra 8 e 12 volte nell’arco delle 24 ore, la produzione si stabilizzerà sui suoi effettivi bisogni. Ciò avviene secondo il principio della domanda e dell’offerta stimolando un’abbondante produzione di latte.

    Successivamente, dopo il primo mese, la produzione di latte è maggiormente influenzata dal maggior drenaggio del seno che dalla frequenza delle poppate; infatti se il seno è pieno più la velocità di produzione rallenta e al contrario più il seno viene svuotato maggiore è la velocità di produzione del latte.
    Un altro fattore di cui tener conto nella gestione dell’allattamento è la capacità che ha il seno di immagazzinare latte tra le poppate.
    È un fattore che cambia da mamma a mamma, da seno a seno, a volte anche tra un seno e l’altro della stessa madre; di conseguenza può essere molto vario. La cosa importante da sapere è che questa capacità non dipende dalle dimensioni del seno, anche se la taglia è uno dei fattori coinvolti nell’immagazzinamento.
    In pratica una madre con un seno grande che abbia una capacità d’immagazzinamento grande, potrebbe poter attendere più a lungo tra una poppata e l’altra prima di allattare o svuotare il seno. Una madre con un seno di dimensioni inferiori potrebbe avere una capacità d’immagazzinamento minore e quindi avrà bisogno di allattare più spesso per svuotare e calibrare la produzione. In questo modo potrà anche ridurre la sensazione di tensione dovuta al frequente riempimento del seno per non incorrere in un rallentamento della produzione.

    La capacità di immagazzinamento non ha nulla a che vedere con la produzione di latte: seni piccoli sono in grado di produrre latte allo stesso modo dei seni grandi ma a volte portano a gestioni diverse dell'allattamento.

    Puoi approfondire tutti gli aspetti dell’anatomia del seno al lavoro in questo articolo Anatomia di un seno al lavoro.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Se l'allattamento è così naturale, perché non sempre avviene naturalmente?

    È una bella domanda! Prima del parto, si pensa spesso che basti appoggiare il bambino sul seno e farlo attaccare. In realtà, non sempre le cose sono così semplici.

    Certo, alcuni bambini si attaccano bene al seno e non incontrano mai alcun problema. Ma molte di noi hanno bisogno di aiuto. Nel passato, prima del XX secolo, quando ogni mamma allattava e la mobilità delle persone era ridotta, ci si poteva rivolgere alla propria madre, alla nonna o alla zia per un aiuto nella gestione dell'allattamento.

    Purtroppo questa "comunità di allattamento" oggi si è persa. La Leche League riempie questo vuoto.Non a caso, la guida all'allattamento de La Leche Leaguesi intitola L'arte dell'allattamento materno:l'allattamento è in realtà un'arte da imparare.

    Se sei ancora in gravidanza, cerca di pensare a ciò che avverrà dopo il travaglio e il parto, ai mesi di allattamento che ti attendono. La gravidanza è il periodo ideale per prepararsi, partecipando agli incontri de La Leche League.In questo modo potrai costruire la tua rete di sostegno.

    Hai amiche che dicono "Ho provato ad allattare, ma non ha funzionato; mi faceva male; non avevo abbastanza latte; perdevo troppo latte; il mio bambino non sembrava mai soddisfatto, ecc."? Prova ad andare a un incontro de La Leche League dove conoscerai Consulenti e mamme per le quali l’allattamento ha funzionato o funziona tuttora, costituendo un'esperienza piacevole e priva di difficoltà. Se non riesci a partecipare a un incontro, contatta la Consulente de La Leche Leaguepiù vicina a te. Approfitta di queste occasioni per fare domande, entrare in contatto con esperienze diverse e informarti, leggendo anche le pubblicazioni La Leche League.

    Un po' di preparazione ti porterà benefici a lungo termine! Scoprirai qual è il comportamento normale di un neonato e che cosa invece potrebbe costituire un potenziale problema. Per esempio, un neonato che tutti considerano "buono" perché dorme sempre potrebbe correre seri rischi perché non si nutre a sufficienza.

    Allattare è una delle cose più importanti che puoi fare per tuo figlio. Se sei in gravidanza, o una neo-madre in difficoltà, chiama una Consulente e vai ad un incontro. Sarai felice di averlo fatto. Tramite La Leche Leagueincontrerai altre donne cordiali e competenti impegnate a imparare come offrire il meglio ai propri bambini e alla propria famiglia.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Se mangia cibo solido anche a cena, dormirà tutta la notte?

    Uno dei miti del nostro tempo è che i bambini la notte si sveglino per poppare, come fosse una sorta di “vizio”, oppure perché hanno fame e il latte della mamma non li sazia più.

    Nessuna di queste convinzioni ha fondamento.

    I bambini semplicemente nei primi anni tendono a svegliarsi spesso la notte, a prescindere da come sono nutriti: i risvegli sono causati dall’immaturità del loro sistema nervoso, o spesso anche da fastidi tipici dei primi anni, come la dentizione.

    Se il bambino è allattato, quando si sveglia cercherà il seno della mamma per riaddormentarsi. Non si sveglia per poppare, bensì poppa per dormire una volta che si è svegliato.

    A volte il bambino che ha cominciato a mangiare cibi solidi aumenta la frequenza dei risvegli notturni. Questo può avvenire per un paio di motivi.

    In primo luogo, può darsi che ci sia un cibo che non tollera bene: prova a variare la sua dieta e vedere cosa succede, oppure a non offrirgli le pappe proprio prima di andare a dormire.

    Un altro motivo può essere che ha aumentato troppo la quota di pappe e diminuito troppo quella di latte materno: la notte si sveglia e cerca di recuperare la sua quota di latte, di cui ha bisogno per crescere bene e restare in salute. Se sospetti che tuo figlio si stia alimentando meno, prova a migliorare la qualità nutritiva dei cibi solidi che gli offri, e a procedere più lentamente, aumentando la quantità di latte che prende da te durante il giorno.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Se mangia con entusiasmo e poppa meno, il mio latte andrà via?

    Desideri allattare tuo figlio ancora per diverso tempo e sei preoccupata che il latte si esaurisca prima che tu e il tuo bambino siate pronti a farne a meno.

    Questo timore non trova riscontro nell’esperienza delle mamme: la produzione di latte, è vero, diminuisce in proporzione alla minor richiesta del bambino; ma questo non significa che la lattazione finisca. Il latte viene sempre prodotto nella quantità che viene rimossa dal seno, cioè per quello che al bambino serve in un dato momento.

    Le mamme che hanno smesso di allattare molto gradualmente hanno avuto latte disponibile anche quando, per lunghi periodi, il loro bambino poppava appena pochi minuti al giorno o magari saltuariamente e non tutti i giorni. Allo stesso tempo, queste mamme hanno potuto verificare che in caso di necessità, ad esempio se il bambino si ammalava, e riprendeva a poppare più spesso, la quantità aumentava di nuovo per adeguarsi al maggiore fabbisogno.

    Continuare ad offrire a tuo figlio il seno a richiesta è il modo migliore per avere sempre tanto latte quanto gliene occorre.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Se tengo spesso in braccio/allatto spesso il mio bambino, corro il rischio di viziarlo?

    Nel corso della storia, le mamme hanno sempre saputo – così come ora dimostrano le ricerche – che i bambini sono più sereni, più sani e diventano più competenti se vengono tenuti a stretto contatto con le mamme o con altri membri della famiglia per buona parte del tempo.

    Che dormano o siano svegli, che siano tristi o felici, ai piccoli piace sentirsi circondati dall'odore e dal calore delle tue braccia. Le ricerche dimostrano che i bambini crescono più in fretta e imparano prima a conoscere il mondo che li circonda se si trovano allo stesso livello della madre. Un bambino tenuto in braccio, che segue la mamma nelle sue attività quotidiane, può vedere molte più cose rispetto a un bambino che rimane sdraiato nella sua culla o in una carrozzina. Inoltre, in braccio, i bambini piangono molto meno, quindi sprecano meno energie e molti neonati dormono più profondamente quando sono tenuti a stretto contatto con il corpo della mamma. Questo approccio genitoriale, molto più rispettoso dei sentimenti del bambino, viene definito in inglese "attachment parenting" (genitori con attaccamento).

     

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    Per riuscire a muoversi più agevolmente e fare più cose anche con un bambino in braccio, puoi usare una fascia. Molto più versatili dei marsupi, le fasce da portare a tracolla sono comode perché permettono anche di allattare e di reggere il bambino in molte posizioni diverse (rivolto verso di te o verso l'esterno, sdraiato oppure appoggiato al tuo fianco), fino a quando non raggiunge i 12 - 15 kg. Questo approccio è utilizzato anche per molti neonati prematuri, ma dal momento che per questi bimbi il contatto pelle-a-pelle è fondamentale, con il sistema del "kangaroo care" è possibile tenere il bambino con sé "indossandolo" sotto i vestiti. In base alla nostra esperienza di Consulenti deLa Leche League, sappiamo che i bambini accuditi in questo modo acquistano sicurezza e indipendenza,man mano che crescono. Imparano a fidarsi del mondo e degli altri esseri umani e si sentono "a posto". Queste prime sensazioni di amore, sicurezza e rispetto si radicheranno nella mente del tuo bambino e saranno la base dei suoi atteggiamenti nella vita adulta. Comincia tutto da te!

     

    Allattare il bambino a richiesta, non solo ti garantisce un'abbondante produzione di latte (più il bambino succhia, più latte viene prodotto) ma gli permette di trovare conforto, di alleviare un disagio e semplicemente di fornirgli il contatto umano di cui ha bisogno. La sua bocca è la parte più sensibile del suo corpo e succhiare lo fa sentire bene. A differenza di un ciuccio, che può cadere a terra e sporcarsi, i tuoi capezzoli sono sempre perfetti. Non c'è bisogno di guardare l'orologio: ascolta ciò che ti dice il tuo bambino. Magari ha sete, oppure ha voglia di uno spuntino oppure ha decisamente fame. Inoltre, l'uso del ciuccio può confonderlo, anche se in talune situazioni può rivelarsi utile, quindi se necessario usalo comunque con prudenza.

     

    Prendersi cura di un bambino che piange di notte, può essere uno dei compiti più difficili per un neo-genitore, specialmente se amici o parenti intervengono dicendo che se si prende in braccio o si allatta un bambino ogni volta che piange, si finisce per viziarlo. Alcuni dicono anche che il bambino ha bisogno di imparare a "confortarsi da solo" la notte, per potersi riaddormentare senza i genitori. Questo cosiddetto "addestramento al sonno" può funzionare in alcune famiglie, ma molte mamme preferiscono rispondere al pianto dei bambini, giorno o notte che sia. In molti casi, tenere i bambini vicino tutta la notte, nel lettone, nella carrozzina o in una culla accanto al letto, è il miglior modo di rispondere alle loro esigenze, limitando il più possibile le interruzioni al nostro sonno… Per ulteriori approfondimenti, visita la pagina dedicata al sonno.

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    E ora, ti proponiamo un semplice esercizio di immaginazione, che spesso aiuta le mamme a fidarsi dei loro cuori e a smettere di preoccuparsi del rischio di viziare i bambini. Immagina di essere spaventata o triste e di scoppiare a piangere. Cosa proveresti se una persona adulta a cui vuoi bene, pur sapendo che stai piangendo, si rifiutasse di abbracciarti, e ti facesse notare che ti ha già abbracciato non più di un'ora prima? Probabilmente, prima o poi, alla fine smetteresti di piangere da sola, ma non ti saresti sentita meglio se qualcuno ti avesse confortato quando ne avevi più bisogno?

     

     

     

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Sto allattando a richiesta ma inizio ad essere stanca. Come posso allattare più comodamente?

    Una premessa importante riguarda il grande bisogno di contatto che manifestano i neonati: non è solo legato al bisogno di poppare, tanto è vero che i bambini che utilizzano il ciuccio o che vengono alimentati artificialmente spesso richiedono di essere presi in braccio con la stessa frequenza degli altri. I bambini possono chiedere di stare in braccio/ciucciare per mille motivi. Questa consapevolezza dei bisogni fisiologici di un neonato aiuta spesso a tollerare la stanchezza. In ogni caso, per rendere le poppate più rilassanti, è molto importante sperimentare diverse posizioni, in modo da trovare quelle più comode e piacevoli. Molte mamme trovano tre posizioni “alternative” particolarmente utili:

    • Da sdraiata a letto
    • Da semisdraiata con il bimbo sdraiato sul corpo della mamma in senso verticale
    • Con la fascia

    Da sdraiata a letto

    Questa posizione risulta per molte mamme di fondamentale importanza di notte perché consente, una volta avviata la poppata, di abbandonarsi al sonno in tutta sicurezza e senza la preoccupazione di dover spostare il piccolo una volta che ci si è riaddormentati. Imparare ad allattare da sdraiate può essere molto utile anche di giorno, ogni volta che si sente l’esigenza di fare un pisolino o anche solo per rilassarsi un po’.

    Da semisdraiata con il bimbo sdraiato sul corpo della mamma in senso verticale

    Questa posizione è particolarmente rilassante perché la forza di gravità regge il bambino senza che la mamma debba sforzare le sue braccia. In questa posizione le mani sono libere e possono essere usate per accarezzare il bambino o sorreggere una rivista o una tazza ;-). Avere le mani libere è molto utile anche nel caso in cui la mamma abbia bisogno, durante le poppate, di usare tecniche specifiche come massaggi al seno, compressione o nel caso in cui ci si debba tirare il latte dall’altro seno mentre il bambino è attaccato.

    Con la fascia

    Allattare con la fascia permette di risparmiare tantissimo tempo. Mentre si allatta in questo modo si hanno le mani libere, dunque si possono fare le faccende di casa (con la fascia lunga 5 metri legata adeguatamente ci si può anche sporgere molto in avanti in tutta sicurezza), si può passeggiare, fare la spesa, giocare con i fratellini più grandi, addormentare il bambino. Il tutto tra l’altro è anche molto discreto – se questa è una esigenza della mamma - perché, allargando il tessuto, si può coprire perfettamente la visuale. Per imparare ad allattare con la fascia occorre prendere un po’ di pratica con questo strumento, ma le donne che l’hanno usata la considerano uno strumento indispensabile. Se hai difficoltà puoi anche cercare anche fra i tantissimi filmati su you tube su come legare e indossare la fascia. La cosa più efficace è sicuramente cercare la Consulente più vicina per sapere se lei o qualche mamma della zona possono insegnarti ad usarla correttamente durante un incontro. Esistono anche delle mamme che fanno consulenze sul "portare".

     

    Oltre a queste tre posizioni ne esistono tantissime altre: quella classica a culla, a rugby, scivolata, di transizione… La descrizione dettagliata e le foto di queste posizioni, definite posizioni classiche, più le indicazioni per un attacco efficace del bambino al seno, si trovano qui. Puoi personalizzare ognuna di queste posizioni a seconda delle tue esigenze aggiungendo cuscini. Sperimenta liberamente, l’importante è che tu verifichi sempre la presenza di queste condizioni generali, importanti non solo per la vostra comodità ma anche per favorire un attacco efficace:

    • Non indossare vestiti che ostacolino un allattamento comodo
    • Dovresti sentirti ben sostenuta in modo da mantenere con facilità la posizione. Possono essere utili cuscini grandi e piccoli, asciugamani o coperte da posizionare dietro la schiena, sotto le ginocchia o sotto le braccia, sgabelli e tavolini per i piedi… Ci si può trovare comodi su una sedia con schienale dritto e braccioli, su una sedia a dondolo, su una sdraio, su una poltrona… Combinando in maniera diversa questi oggetti si può ottenere una posizione molto dritta o molto adagiata all’indietro a seconda delle preferenze individuali
    • Il bambino deve essere alto e ben accostato al petto
    • Portare il bambino al seno e non viceversa
    • Il bambino deve avere il corpo rivolto verso quello della mamma, pancia contro pancia, inclinato quel tanto che basta per permettere il contatto visivo
    • Il bambino può essere in asse, con orecchio, spalla e fianco in linea, ma anche completamente sdraiato sul corpo della mamma parallelo ad essa, se la mamma è in posizione semisdraiata
    • Puoi tenere il sederino o la coscia con il palmo della mano all’insù, senza spingere. Se hai bisogno di accostare il bambino puoi spingere sulla schiena, tra le spalle in mezzo alle scapole
    • IMPORTANTE: è meglio preparare un tavolino con acqua, asciugamani, riviste, in modo da non doversi alzare durante la poppata o – peggio - patire la sete!

     (articolo di Valentina Safadi)

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Sto tirando il latte per allattare il mio bambino, ma la quantità di latte prodotta sta diminuendo.

    Per prima cosa, osserva che tipo di tiralatte stai usando. Quelli prodotti dalle società la cui unica attività commerciale è costituita dai tiralatte tendono ad essere più efficienti. Se tiri il latte tutti i giorni, puoi passare a un tiralatte a noleggio. Inoltre, prendi in considerazione l'idea di procurarti l'apparecchio che ti permetta di estrarre il latte da entrambi i seni contemporaneamente. Parlarne con la Consulente de La Leche League della tua zona, potrebbe darti chiarimenti a proposito dei diversi modelli disponibili.

    Forse stai tirando il latte per un bambino che si trova nell'unità di terapia intensiva neonatale o perché stai per tornare al lavoro. Conciliare la maternità e il lavoro o tirare il latte per un bambino malato può essere impegnativo, ma è uno sforzo che vale la pena fare. Se sedi e orari sono comodi per te, puoi prendere in considerazione l'idea di partecipare agli incontri de La Leche League nella tua zona. Le altre mamme e le Consulenti presenti ti aiuteranno e ti daranno il sostegno che può servirti per andare avanti.

    Quando sei molto impegnata con la famiglia e un lavoro o un bambino malato, la quantità di latte prodotta può diminuire. Pensa a renderti la vita il più semplice possibile in questo periodo cruciale. Riduci i tuoi impegni esterni. Chiedi aiuto al resto della famiglia per le faccende domestiche e la cura dei bambini. Assicurati di mangiare e bere a sufficienza. E soprattutto, riposa molto e dedica molto tempo all'allattamento nei tuoi giorni liberi o quando vai a trovare il tuo bambino!

    Quando allatti, il corpo produce un ormone chiamato prolattina. Se la quantità di questo ormone diminuisce a causa dello stress, il tuo corpo produrrà meno latte. È semplice: più i tuoi seni sono stimolati, maggiore sarà la prolattina e maggiore sarà la quantità di latte prodotta. Assicurati di attaccare il bambino al seno o di tirare il latte molto spesso, almeno ogni 2 o 3 ore, nel corso della giornata. Per le madri lavoratrici, le poppate notturne sono ancor più importanti perché madre e figlio sono separati durante il giorno. Alcune madri che lavorano risolvono queste poppate tenendo il bambino nel letto con loro per tutta la notte o parte di essa. È anche un modo straordinario per recuperare il tempo dell'unione madre-figlio.

    Se il tuo bambino ha uno scatto di crescita e non riesci a stare al passo, vedi se riesci a trovare un buco per un'altra poppata o un'altra seduta con il tiralatte: basta anche poco tempo. Meglio ancora, se possibile, prenditi un giorno di vacanza e riposati, rilassati e allatta, allatta, allatta. Dopo un giorno o due, sarai ripagata dall'aumento della quantità di latte prodotta.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.